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Del ladro gentiluomo
di Davide Riccio
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Sovente sui giornali mi imbatto in notizie di ladri definiti gentiluomini. E quando si definisce un ladro pure un gentiluomo, beh, io mi chiedo se il disvalore del rubare (come tale “ufficializzato” fin dai tempi dei Dieci Comandamenti) non sia così diventato una sorta di attraente e avventuroso valore, socialmente e culturalmente apprezzato e apprezzabile. No, giusto per capire… Dal momento che non ho mai rubato e me ne rimango un povero salariato forse fallito o fallibile per questo nel giudizio di molti, guadagnando di quando in quando e tutt’al più qualità e nomignolo (tristi invero) di brav’uomo o buonuomo… Chissà, magari, scoprissi che è così fico rubare ai ricchi, meglio se con modi signorili, potrei sempre svoltare finalmente e farmi anche una fama niente male di “ladro gentiluomo”. Le qualità a tal proposito non mi mancherebbero: sono colto, forbito, d’aspetto ancora (spero) gradevole, ci metterei senz’altro una certa classe. Chi non ha amato e parteggiato, in fondo, per le imprese di Arsenio Lupin?
Di queste notizie, ne prendo solo due ad esempio, le più vicine tra loro, da La Repubblica del 10 agosto e dalla Stampa del 12 agosto 2005. Se vi prestate attenzione, ne troverete senz’altro delle altre a venire su questo tono.

Manette in autorimessa per il Lupin delle veterane (In tre anni rubate 16 vetture d’epoca). Le puntava ai raduni storici, poi le fotografava nei garage e con due complici le guidava fino in Lussemburgo.
Riassumendo, l’articolo di Federica Cravero esordisce dicendo che il malvivente in questione era l’Arsenio Lupin delle macchine d’epoca, l’incubo dei raduni di vetture storiche: era lì che osservava e fotografava le auto e prendeva il numero di targa, ne scopriva nome e indirizzo dei proprietari al Pubblico registro automobilistico, poi, con l’aiuto dei suoi complici faceva sopralluoghi, organizzava il furto. Guidava infine le auto fino in Belgio dopo aver eluso i controlli falsificando anche i certificati di proprietà, e qui, come in Lussemburgo, venivano rivendute. Questo esperto ladro e trafficante d’auto era già stato arrestato nel 1995 per essere stato a capo di un giro di 132 vetture di grossa cilindrata rubate e riciclate sul mercato del Benelux.

L’altro articolo è dedicato a Luciano Lutring, che il primo settembre di quest’anno festeggerà i quarant’anni dal suo arresto a Parigi e di cui Gallimard pubblicherà le memorie. Il cosiddetto “solista del mitra” oggi preferisce dipingere e scrivere sulle colline del Lago Maggiore. Bene, meglio. Lutring, negli anni ’60, rubò di tutto, di più, passando disinvoltamente dalle rapine (anche tre gioiellerie alla settimana) alla Ferrari mordi-e-fuggi per un solo giro di notte con la bella o la pelliccia in vetrina per la sua fidanzata, “per galanteria” (dice così, Lutring, intervistato da Marcello Giordani della Stampa: “Noi (ex ladri gentiluomini) non c’entriamo niente con la malavita di oggi. Avevamo un codice e guai a chi non lo rispettava: niente droga ai ragazzi, amicizia e senso dell’onore ferrei, nessuno avrebbe mai colpito una persona inerme. E poi oggi, chi ruberebbe per galanteria? Quando la mia donna, una vigilia di Natale vide una pelliccia etc. le dissi di andare a casa. Alle 5 del mattino, quando non c’era più nessuno, spaccai la vetrina e le portai la pelliccia”. France Soir lo definì già al tempo “le voleur gentilhomme”… Bene, ora pare che vi faranno anche un film alla memoria. Quasi come “Ladri di biciclette” di Vittorio De Sica… E pensare che quel povero cristo di operaio disoccupato, finalmente litichino municipale senza più la sua bicicletta, indispensabile per il suo nuovo lavoro, la quale deve così riscattare al monte di pietà facendo impegnare alla moglie le lenzuola di casa… In breve, appena comincia il nuovo lavoro, mentre attacca ai muri i primi manifesti, gli rubano la bicicletta, che cercherà dappertutto finché, esasperato dall’indifferenza e dalla ostilità della gente, pensa di rifarsi rubando a sua volta una bicicletta incustodita, ma è così malaccorto che viene subito beccato e quasi linciato… Solo il pianto del suo bambino lo salverà dall’arresto. Ecco, questo film, è stato l’unico italiano segnalato dal British Film Insitute nell'elenco dei 50 film più educativi da vedere assolutamente entro i 14 anni. La cosa mi fa riflettere: com’è che un povero disperato che ruba, e lo fa pure male, viene considerato un esempio assoluto di educazione al disvalore del furto, mentre uno che ruba sistematicamente auto d’epoca o di grossa cilindrata, o un altro come Lutring, sono definiti “ladri gentiluomini”, quasi a nobilitarne le gesta semplicemente finalizzate ad arricchirsi e a vivere nel lusso (lo stesso dicasi per Lupin, s’intende)? Ma i giornali se lo pongono il problema, quando fanno uso di certi appellativi? Si chiedono che impressione di ammirazione e appetibilità possono creare in sprovveduti lettori parlando di certi malviventi (che malviventi restano) in questi eroici o comunque bei termini di valentuomini (valentuomo è un sinonimo di galantuomo, gentiluomo… Ma il più beffardo di questi sinonimi è “onestuomo”!).

E d’accordo, questo è il meno: sottigliezze di un educatore ed ex giornalista. Riconosco a Lutring una vita ben più interessante da raccontare in un libro o in un film (Jean Genet insegna). Il problema è che nel fare d’erba un fascio o nel gran fascio d’erba (o malerba) di questi tempi, si dà visibilità insopportabile davvero a chiunque (Lutring non me ne voglia, ché l’ho già collocato vicino ai Genet).

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