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Le emozioni

Di Angela Scibetta - Aprile 2012

 

Tra il dire e il fare c è di mezzo il mare,

ognuno di noi è sopra una barca e sta in quel mare,

si può solo guidare il timone in quelle correnti che sono le nostre emozioni,

ma le correnti ci saranno sempre finché si è vivi. (Angela Scibetta)

 

Questo capitolo verrà iniziato con dei “Se”; è l’unico modo che ho per introdurre cosa sono le emozioni.

 

Se non riesco a dirti con le parole ciò che vorrei dirti,

se non riesco a dirti con gli occhi ciò che vorrei trasmetterti,

se non riesco a dirti con la mia carezza ciò che vorrei comunicare.

Se non riesco a dirti con i miei silenzi ciò che vorrei darti, allora guardami almeno un  istante… Ho bisogno di te. (Angela Scibetta)

 

Avere un bisogno. Tutto nasce da una necessità. “Il contatto”, qualsiasi sia l’oggetto animato o non, la necessità di una interazione spinge l’essere vivente a ricercare quella comunicazione che lo porta a dare e a ricevere emozioni. Si potrebbe fin da adesso spiegare tecnicamente cosa sono, ma questa volta preferisco dare vita a ciò che esprimono e poi magari rivolgiamo l’attenzione a qualche elemento chimico.

 

Quando conobbi la saggezza mi accorsi di diventare folle, adesso che sono folle conosco la saggezza, non c’è molta differenza tranne che: nella follia ridi, nella saggezza piangi. E’la noia che ti lascia in sospeso, non riesci a ridere, non puoi piangere, se puoi dire buon giorno durante la notte, devi dire anche buona notte durante il giorno. (Angela Scibetta)

 

Anche in queste frasi tante parole esprimono emozioni, ma non ci sono solo le parole parlate o scritte. Tutta al più questo sistema appartiene solo alla razza umana, tutti gli esseri viventi solitamente usano comunicare questo bisogno tramite il cosiddetto linguaggio non verbale, ovvero atteggiamenti corporei ed espressioni facciali capaci di trasmettere l’intensità del piacere o del dolore che si sta vivendo.

Come si può classificare l’intensità? Per convenzione dobbiamo distinguere le emozioni dai sentimenti, affermando che: le emozioni hanno durata minore e minore intensità, i sentimenti sono più prolungati nel tempo e avrebbero espressioni più distinguibili se si tratta di dolore o di piacere, ma questo ancora non ci dà l’idea di cosa sia l’intensità di una emozione.

Forse un esempio potrà chiarire meglio il significato: quando un bambino inizia a muovere il suo corpo, le braccia e le gambe inizia a provare sensazioni; sa che muovendo la sua energia ne assapora la potenza e quando inizia a sbattere i pugni su un tavolo inizia a prendere coscienza che può decidere se provare dolore o no. Prendere coscienza del proprio agire, autoregolando il proprio corpo nello spazio e nel tempo, si chiama “responsabilità”, cioè essere capaci di calcolare la probabile conseguenza di un azione. L’intensità delle emozioni è la possibilità di dare la forma a delle percezioni rendendole manifeste, tramite le sensazioni. Dopo di ciò, con il corpo verranno ad essere contratti tutti i muscoli (distrettuali espressivi) per comunicare se si desidera socializzare o isolarsi.

L’intensità quindi è la coscienza di ciò che si sta provando: le emozioni. Preoccupazione, passione, tenerezza, disprezzo. Ogni lingua lo pronuncerà in modo diverso ma quell’essere assumerà atteggiamenti che trasmetteranno il suo stato d’animo in quel momento e in quel tempo, con la consapevolezza che il proprio corpo è in disagio e non in equilibrio.

Diversa è la coscienza di cosa si sta vivendo: sono i sentimenti. Amore, odio, colpa, nostalgia, qui l’essere vivente trasmette il suo stato d’animo sia  con il corpo sia con i pensieri, spesso nei sentimenti troviamo le “opinioni e le richieste”. Nei sentimenti che sono più intensi e più prolungati nel tempo, in raffronto alle emozioni, si attivano delle ricerche o azioni che portano il proprio corpo e la propria coscienza a equilibri meno distruttivi, insomma meno tensivi. Esempio: certamente ci si emoziona nell’abbracciare alcuni personaggi, tipo il Papa, un presidente di uno stato, un attore, questa è l’emozione, il vigore è elevato, ma limitato nel tempo (il ricordo dell’intensità si affievolisce rapidamente). Un abbraccio dato alla persona che desideriamo nostra, non solo l’intensità è elevata, ma produrrà una ricerca continua, attivando sentimenti come l’attaccamento e/o amore.

La premessa iniziale era che si tenderà sempre a stare nella scala dei positivi, ed infatti questa creerà dipendenza, mentre stati di animo nella scala dei negativi darà origine a cambiamenti.

Ci sono sentimenti che sono universali come l’amore, scala delle dipendenze, ma anche qui abbiamo gradazioni diverse; affetto (voler bene) e amore con la a maiuscola. Questo produce ripercussioni sulla socializzazione. In base a quanta dipendenza si ha dall’altro essere o oggetto, si assumono atteggiamenti di comunicazione idonei affinché si venga a instaurare o ricercare un equilibrio psicofisico.

Anche l’odio, scala dei cambiamenti, è un altro sentimento universale ed anche qui abbiamo gradazioni diverse; rancore, vendetta, rabbia, ed ugualmente qui gli atteggiamenti psico-corporali mostreranno espressioni o ricerche specifiche.

In comune hanno nella razza umana e nel regno animale che: l’odio  ha sempre significato di rivalità e competizione, insomma legge della sopravvivenza, quindi fame, sete e accoppiamento; l’amore ha significato di condivisione per  crescita della prole, oppure unione per rafforzare le proprie forze. Di diverso nell’uomo oltre a tutto questo, abbiamo l’emozione dell’inganno al fine dell’ambizione di onnipotenza.

E’ un elaborazione mentale complessa corrisponde “alla fantasia”. La capacità di inventare e creare il nuovo, passare dalla necessità, che è l’emozione, allo sviluppo che è il sentimento. La paura e il coraggio sono il pane quotidiano di ciò che siamo e di come viviamo, vivere le emozioni è vivere la vita e grazie alla fantasia si riesce a vivere in vari modi.

L’essere umano strutturalmente non ha possibilità di sopravvivere facilmente su questa terra se non fosse andato oltre la propria chimica; l’uomo riesce con la ragione e fantasia a modulare i sentimenti puri come l’amore e l’odio, ottenendo poi a dare forme ad una varietà di espressioni che alla fine si riducono in ricerca di qualcosa o all’allontanamento. Tutto per lo scopo di proseguire nel tempo.

A questo punto è inevitabile parlare di neuro biochimica. Forse  risulterà privo di emozioni, ma tu caro lettore continua a leggere perché c’è un perché. Il mesencefalo o cervello di mezzo è composto in via sommaria da: una zona chiamata ipotalamo, una zona chiamata talamo e una ventricolare. Mentre ipotalamo e talamo sono formati da masse di nuclei neuronali la zona ventricolare è composta da spazi dove si trova del liquido, che serve per l’omeostasi della pressione endocranica e a ridosso di queste membrane di demarcazione, troviamo anche qui nuclei molto attivi sul controllo delle emozioni inconsce dell’uomo; il sistema dei gangli basali fa parte del mesencefalo. Ci sono termini in anatomia che si sono aggiunti nel tempo perche si cerca di dare più punti di riferimento in una zona dove basta una membrana a dividere quell’ammasso di neuroni che cambiano le funzioni fisiche e/o psicologiche. Nel Tegumento si produce Dopamina che ha azione per la ricompensa e autostima interpersonale; nel Nuclei del rafe troviamo Serotonina, sostanza che regola i legami affettivi e le sensazioni viscerali; il Locus coeruleus secerne noradrenalina, neurotrasmettitore capace di scatenare azioni energiche e di vigilanza; infine nel Neceli pendulo pontini l'acetilcolina partecipa ai processi dell'apprendimento e della memoria. Anche qui ho elencato una serie di sostanze e di nomi di vari nuclei, senza poter specificare chi di questi sia determinante nelle emozioni. Ebbene qui subentra la sorpresa: questi nuclei danno delle risposte nel momento in cui la corteccia fa domande, le domande nascono nel momento in cui in questi nuclei ci sono eccessi. Ogni zona del nostro cervello ha interazioni con il centro e il centro viene modulato dalla corteccia, la zona frontale elabora il pensiero manifestando quello che poi farà si che l’essere dimostri palesemente e consciamente ciò che desidera, in poche parole: “si esprime”. La zona parietale è quella che attiva e riceve gli input dal resto del corpo, modificandolo nella postura (zona prerolandica e zona postrolandica), la zona occipitale è invece deputata a modulare le immagine visive in entrata e in uscita, mentre la zona temporale è la parte che elabora suoni e memorie a breve termine. Basta un danno in dei punti specifici che si hanno ripercussioni in vari distretti. Il dott Vincent scrisse che: la scissione tra neurologia (''buchi'' nel cervello) e psichiatria (disfunzioni senza buchi) non è pertinente; mi associo affermando che non si può scindere la psicologia dalla medicina generale e viceversa in quanto potendo avere maggiori conoscenze della componente umana, si potrebbe creare molta prevenzione sulla componente psicologica.

 

E se un giorno non potessi più sentirti e, se un giorno non potessi più vederti e, se un giorno non potessi più toccarti e, se un giorno non potessi più amarti o odiarti significa che non ho più emozioni. (Angela Scibetta)

 

Angela Scibetta

 

Angela Scibetta è medico chirurgo e psicoterapeuta.

Insignita nel 1998 con la medaglia d’oro al valor civile dall’allora ministro degli interni Giorgio Napolitano, attuale Presidente della Repubblica, con la motivazione: eccezionale l’abnegazione dei soccorsi prestati che consentivano di trarre in salvo numerose persone in occasione di una violenta tromba d’aria abbattutasi il 20 luglio del 1997 a Bibione (Venezia).
È autrice del libro “Solitudine e sesso virtuale su internet” (Editrice Leonardo).

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