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Dal vuoto iniziale, inconcepibile e insondabile

Di Isabella Di Soragna - Agosto 2016

 

 

Ecco emergere una punta di spillo, in cui avviene o sembra avvenire una differenziazione, lo yin e lo yang. In fisica si chiama un protone… un neutrone… un fotone… un elettrone... un atomo…, ecco la divisione e la nascita di un "pensiero". Un minuscolo spermatozoo e un ovulo s’incontrano, sono carichi d’informazioni potenziali, si suddividono e fanno apparire una forma specifica. Da lì avranno inizio il senso di essere, lo spazio e il tempo (che si riveleranno immaginari!).
Da questa infima, invisibile origine nasce una forma, un neo-nato che nulla sa e nulla sente. Forse già tramortito dall’incredibile violenza del parto e le cui fasi si ripeteranno più o meno dettagliate nel corso dell’esistenza. Su di lui pesano già tutte le informazioni date dal suo ambiente, che tuttavia il bimbo potenzialmente già possiede, come tasti di un pianoforte che aspetta il tocco del pianista. Siamo pre-programmati finché si accende il computer che ce li mostrerà.
Cos’è nato veramente? Il tempo che è durata. Lo spazio che è la culla. Indivisibili, ma permettono la percezione di un oggetto, di “qualcosa”. Sono il primo pensiero assieme al senso di essere che verrà recepito quando il macchinario sarà messo in moto nello spazio-tempo.
Allora dobbiamo trovare una spiegazione, un “perché” ed eccoci infilati nell’immaginaria causalità: ed ecco milioni d’informazioni provenienti da un unico tema.
Karma-memoria è un’apparenza di causalità che è attuale, ma SEMBRA svolgersi da milioni di anni e in numerosi luoghi, ma in realtà... lo spazio-tempo si è rivelato anche scientificamente un’illusione che appare con la manifestazione del pensiero, quando è cominciato l’apprendimento dei vocaboli e dell’ “altro da sé”, del prima e del dopo.
Le cause sono infinite come gli effetti e spesso l’effetto precede la causa, in realtà tutto è sincronistico e la dualità un’apparenza a cui la mente divisa dà valore. Il passato è una memoria “presente”, il futuro un’aspettativa ‘’presente’’ che proviene da una memoria (passato).
Consideriamo ad esempio una sensazione che ci accompagna in numerose circostanze, dall’infanzia:

 

le imposizioni:
- familiari, istituzioni, dittature, costrizioni, prigioni, abusi, violenze
- rivolta soppressa,
- paura di gridare ciò che si sente dentro,
- effetti sul soma (malattie sistema endocrino ecc.) sono un unico riflesso di

 

… un episodio di una fase di blocco durante la nascita (che in realtà proviene per così dire da una “foto istantanea” al momento della fecondazione) che si trasforma in esperienze simili durante tutto lo svolgersi della vita. Ciò è paragonabile a un filo che esce da un gomitolo iniziale – come quello del ragno paragonato alla tela di “maya”-( o un pezzetto di elastico che si tende), che è la vita nello spazio-tempo lineare e che si riflette, in un magico specchio sempre presente, in infiniti eventi simili di un’unica sensazione-base. Un ologramma in cui un’infima parte si riflette in una miriade di eventi che appaiono diversi, ma la cui sensazione-matrice è sempre la stessa.
Gli esempi sono tanti, per illustrare in breve la reazione ad un medesimo evento a cui ognuno reagisce secondo il proprio condizionamento iniziale:
prendiamo ad esempio una grossa perdita di denaro da parte di persone agiate. Per qualcuno è vista come l’impossibilità di comprarsi frivolezze come prima, per altri uno sprone a riacquistare ciò che è andato perso, per altri ancora un sopruso delle banche, per alcuni fa emergere la paura dimenticata di perdere il necessario per vivere. Non avendo preso coscienza di questo si continua a ripetere incessantemente la vicenda in mille modi finché o è compresa o si finisce per somatizzare e soffrire in modo diverso, ma per la stessa questione irrisolta.
Un’altra reazione, diversa ma sullo stesso tema: siamo davanti a un meraviglioso paesaggio durante un viaggio. Per alcuni rivela una sensazione di armonia e di pace, per altri uno stimolo alla creatività pittorica, per altri ancora... una possibile speculazione edilizia. Ognuno vede solo se stesso e finché si “reagisce” si rimane nell’impostura e separazione. Vediamo solo noi stessi.
Le guerre, il terrorismo, la violenza fa già parte del programma e condannarle significa convalidare la dualità e la battaglia degli opposti, già insita nel concepimento e nel parto (il parto cesareo darà luogo ad altri fenomeni, ma non migliora la condizione iniziale). Nel nostro corpo è in atto ogni giorno una battaglia, un cataclisma più o meno visibile che poi alcuni affronteranno nel film della vita in modo più spettacolare. La divisione è “conflitto”, non lo si celebra e non lo si deplora.
Si ha l’impressione che genitori, società, media, religioni ci programmino sin da principio: siamo pecore ignare, siamo in una trance, d’accordo, ma non siamo stati noi stessi a cadere in questa trappola?
“Siamo in questo programma” ...precotto, karmico, di un ineluttabile destino o ce lo siamo inventati di sana pianta, proiettandolo su un’ipotetica “realtà esterna” anch’essa di nostra esclusiva produzione?
Possiamo incolpare, i vaccini, gli antibiotici, o le troppe sterilizzazioni, il fluoro e quant’altro (anche se è provato che indeboliscono il sistema invece di rinforzarlo) possiamo inveire contro gli antenati, l’inquinamento, l’indottrinamento mediatico o i poteri occulti, ma siamo sicuri che quello che osserviamo “là fuori” è veramente separato dalla nostra mente? O siamo sempre sotto l’effetto della mela avvelenata che sia quella di Eva o della strega cattiva?
Ci auto-condizioniamo in modo tale che pochi si pongono la prima domanda se tutto questo è reale e poi se è possibile uscire dalla trance.
È molto nota la risposta di un saggio alla richiesta di un discepolo che gli chiedeva un‘immagine della vita vera.
“Una stanza fatta di specchi ovunque, in mezzo alla quale vi è una candela riflessa in un cristallo ruotante. Ogni specchio anche il più minuscolo produce una luce simile e dà l’impressione che vi siano milioni di lumini in moto. Se il padron di casa entra, lascia aperta la porta e il suo cane lo segue, questi abbaierà, ringhierà ai milioni di cani che crede gli abbaiano contro e finirà per morire!”
Risalendo all’indietro alla ricerca dell’origine di tutto questo circo equestre, si rimane dapprima come sull’orlo di un baratro poiché la mente cerca sempre un oggetto, finché lasciamo la presa e “oh! miracolo!” ci ritroviamo nella nostra Vera Natura nell’ignoto che sempre siamo e che abbiamo rivestito di inutili ornamenti, maschere di un’energia potenziale inesauribile sempre in atto.
A questo proposito traduco alcune frasi di considerazioni scientifiche confermate da varie fonti affidabili e ormai note:
“Vediamo come nasce un’immagine che siamo soliti giudicare “esterna”: un panorama, un bambino, un incidente o un incontro. Tutto questo si produce, in realtà, in un punto oscuro nel retro del cervello di soli pochi centimetri cubici. Quando diciamo “vedo”, vediamo in fondo l’effetto che i raggi di varia natura formano nel nostro cervello e sono convertiti in segnali elettrici: osserviamo quindi solo i segnali elettrici nel nostro cervello. Il cervello è sigillato e il suo interno oscuro non ha nessun contatto con, né emette luce. Quando osserviamo una candela accesa davanti a noi, il retro del cervello è in assoluta oscurità. La luce della candela non illumina affatto il nostro cervello, né il centro della visione, eppure osserviamo una fiammella e un mondo pieno di colori e di forme variegate, ma sempre nel retro oscuro della nostra testa. Lo stesso dicasi per tutti gli altri sensi che sono sempre percepiti e sviluppati nel nostro cervello da segnali elettrici. Quindi noi non vediamo qualcosa di “esterno”, ma quello che si forma all’interno del nostro capo. Siamo ingannati nel credere di vedere materia “al di fuori” del nostro corpo.
Quando osservi le stelle con un telescopio o un film alla TV, non sei IN una stanza come credi di essere, ma al contrario la stanza è… nei tuoi occhi. Vedi il tuo corpo e pensi di essere all’interno di esso, invece il corpo è un’immagine formata all’interno del tuo cervello. Allora come essere sicuri che un mondo “là fuori” esiste veramente? Non si può. Possiamo solo verificare le percezioni della nostra mente.
(anche il cervello poi si rivela un’iridescente gamma di segnali, come una tastiera pronta ad esprimere un suono e che in ultima analisi è solo un meccanismo apparente)
La stessa cosa dicasi per quanto succede nei sogni. Anche durante il sogno puoi vedere, toccare, ascoltare eppure non hai orecchie, mani, credi a una realtà materiale, ma sei solo ingannato poiché sei sempre rimasto tranquillamente nel tuo letto, mentre vivevi voli spaziali o feste danzanti indiavolate. Chi è all’origine o osserva questi sogni, questi inganni? La materia è altrettanto vuota quanto lo spazio che la contiene, anzi la parte invisibile si rivela infinita e senza limiti!
Ogni minuscolo punto dell’universo contiene l’ILLIMITATO. I fisici scoprono la non-località: ogni cosa dappertutto e da nessuna parte. Si è scoperto il Grande Vuoto anche tra un’ottava e l’altra nei suoni e ognuna rappresenta una dimensione che poi si sovrappone a tutte le altre.
Ma qual è la vera paura che si legge negli occhi di un fisico quando si parla di… “misura”? Da un punto immaginario o convenuto che cosa e dove si comincia a “misurare”? Se un punto di partenza è inventato (nascita o inizio) come può prodursi qualcosa? La Misura è la Madre, la Matrix o la Maya che per il sistema cinese è... il primo pensiero e corrisponde all’elemento terra! Il velo di nebbia è evaporato al sole della visione delle vera natura.
Tutto proviene quindi dall’IGNOTO, è la Vacuità, ed è materializzata dalla prima vibrazione-pensiero IO-SONO, ma se si indaga a fondo anche questo si rivelerà l’illusione più radicata: la Matrix, LA MADRE DEL PRIMO PENSIERO, IL PRIMO INGANNO. Vedere questo è essere oltre la libertà.

 

Isabella Di Soragna

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