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Riflessioni sull'Ottava di Michele Proclamato

Riflessioni sull'Ottava

di Michele Proclamatoindice articoli

 

La storia Millenaria dei Cerchi nel Grano (Parte Prima)   gennaio 2010
Speciale dedicato ai cerchi nel grano apparso nell'agosto 2009 sul mensile Hera – ACACIA Edizioni
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Una città, un re, un eremita

 

Scrivo da sfollato aquilano dalla riviera abruzzese, in questo momento, e devo dire che non è affatto piacevole pensare ad alcuni  personaggi storici, oggi inesistenti, quasi come la mia città. Ma  conosco abbastanza bene il potere delle parole come la forza della storia che esse spesso sono in grado di sorreggere, quindi il mio sarà sicuramente uno dei tanti modi di tenere in vita una “luogo” che oggi lotta disperatamente per non: “scomparire”. Utilmente farò quindi riferimento ad un periodo storico in cui il futuro capoluogo abruzzese, appena nato, già era in grado di lasciare un indelebile traccia in una storia destinata, a distanza di secoli, a ritornare fra noi inaspettatamente utile e attuale. Immaginate quindi la fine del 1300, in Europa, e immedesimatevi nei poteri “forti” di allora gettati  nel caos più totale da un ostinato vuoto “papale” dettato dalle gelosie patrizie di quelle poche famiglie romane ormai da anni abituate a stabilire, fra le mura capitoline, il Santo Padre del mondo cristiano. Ora mentre concepite con la fantasia le corti di tutta Europa immobilizzate nelle “loro” successioni regali, da più di due anni , di incertezza  pontificia, un RE francese, Carlo D’Angiò e suo figlio Carlo Martello, affrontando un lungo e periglioso viaggio si recheranno, quasi in pellegrinaggio,  alle falde di uno dei luoghi più selvaggi e solitari d’Abruzzo, la Maiella. Tutto ciò per un unico motivo: convincere un Eremita, ormai famoso presso tutte le corti europee e non solo, Pietro da Morrone, a diventare il futuro PAPA di un Soglio, in quel momento, ostaggio del potere temporale. La storia vorrà quindi un RE e un futuro RE , “supplicare”, un recalcitrante Eremita ormai vecchio e sazio della sua pia opera religiosa, allo scopo di superare il “distruttivo” impasse Pontificio. La storia non dice però, COME e PERCHE’, su un eremo scosceso e selvaggio della Maiella  probabilmente presero inizio gli eventi che portarono a diventare l’Aquila  la vera custode di un sapere oggi destinato a diventare sempre più “scienza”, di quello stesso sapere, oggi  dimenticato, che da decenni ci ha fatto definire i Cerchi nel Grano: un MISTERO. “Vagheggiate” ora  una persona qualsiasi come me, che colta da un sano interesse storico, seguito da un  presupposto insano interesse esoterico, comincia a sfogliare e leggere tutto ciò che riguarda questo futuro Papa cittadino, passato alla storia come Celestino V, il quale, comincia a notare delle strane coincidenze temporali, storicamente verificabili, ed inizia ad esaminarle, accostarle, unirle. Fino a quando un inaspettato filo logico numerico si profila in tutti gli eventi di un Eremita pressoché ancora oggi sconosciuto ai più. “E probabilmente” sorgerà anche  in voi la mia stessa curiosità  quella che mi permise  di rendermi conto di come dal momento in cui Pietro da Morrone decise di accettare la proposta regale tutto nella sua vita avvenne rispettando un “PIANO TEMPORALE” partorito e seguito secondo canoni che allora non mi erano affatto chiari. Intanto tenacemente  ottenne dalla CHIESA stessa, il permesso di diventare Papa, non a San Pietro, ma, unico nel suo genere, nella basilica di Collemaggio a L’AQUILA da “lui” fortemente voluta e costruita.

Basilica di CollemaggioUna  tenacia costruttiva  sottolineata dalla “lungimirante” data di consacrazione della basilica stessa, decisa, ben al di là del termine dei suoi lavori, di fronte ad OTTO vescovi nel Giugno del “1288”. Data , che non mi colse del tutto impreparato poiché  stranamente, veniva scelta, anche  in Francia dove, avevo appreso, era stata nuovamente consacrata e consegnata ai fedeli la cattedrale di AMIENS, dopo che sfortunate vicissitudini, un terribile incendio, avevano indotto i suoi costruttori a rimettere mano in tempi record, per allora, all’iniziale progetto portandolo al temine rispettando l’inaspettata concomitanza temporale italiana. Concomitanza che durante il brevissimo periodo di investitura papale di Pietro da Morrone sembrò ripetersi con una certa ricercata frequenza. Forse non tutti sanno infatti che il vecchio eremita trascorse all’Aquila esattamente “72” giorni papali, ma soprattutto pochi hanno osservato le date da “lui” scelte per la sua investitura. Egli infatti divenne Vicario di Cristo il giorno “28\8 “del 1294, non solo, durante la sua investitura vennero eletti “8”  vescovi mentre, sempre quella data, venne prescelta per indire l’unica ricorrenza religiosa rispettata dalla città dell’Aquila per secoli fino ad arrivare ai giorni nostri, con il nome di Perdonanza. Se poi si aggiunge che tale ricorrenza religiosa nonché temporale poteva avvalersi a Collemaggio dell’Apertura della Prima Porta Santa del Mondo, voluta espressamente dal piccolo eremita, credo possiate capire come e quanto Celestino abbia ottenuto in un arco di tempo ben preciso. ”Quindi fui costretto a domandarmi perché una tale massa di eccelsi eventi rispettassero tempi e date così precise da sembrare numericamente multipli e frazioni di sé stessi”. Una domanda che non ebbe chiaramente risposta fino a quando la mia vita non venne travolta dalla bellezza di un Rosone, quello centrale della basilica celestiniana, che diede inizio a quella corsa conoscitiva che ancora oggi perdura con grande amore, corsa destinata ad approdare nei campi di grano Inglesi.


Rosone Centrale


Un rosone parlante

 

Per chi non lo sapesse, accanto alla basilica aquilana un tempo vi era la sede di ciò che fino a pochi anni fa era definito: manicomio. Ebbene, proprio nell’imminenza della sua chiusura, presi a visitare  con una certa frequenza Collemaggio, rapito più dal suddetto rosone che dalle sue meravigliose geometrie interne. Converrete con me come la mia assidua presenza in loco non passasse completamente inosservata, specialmente agli occupanti dell’ospedale psichiatrico, i quali furono tremendamente attratti da un soggetto costantemente  in piedi con la testa in su e lo sguardo fisso, rapito, a loro insaputa, da un gioiello costruttivo medievale capace di creare stati d’animo in me, simili probabilmente a quelli prodotti da un “mandala”. Fu così che nel giro di pochi mesi le mie assidue osservazioni divennero meta di molti “pazienti” del luogo a cui non tardarono ad affiancarsi le indulgenti presenze di infermieri e dottori incuriositi anche loro dalla “mia” strana  forma di “pazzia”. Sostanzialmente appena potevo trascorrevo ore nell’attenta osservazione di ogni particolare di quel Rosone, il quale, ne ero superbamente sicuro, era in grado di nascondere qualcosa di eccelso, unico, quasi divino. Ancora non sapevo infatti come alcuni processi cognitivi  direi “eccezionali” potevano essere attivati da determinate forme geometriche e simboliche, soprattutto non coglievo quale tipo di rapporto poteva esserci fra quel Rosone e le date Celestiniane. Morale: per mesi non oltrepassai, se non raramente, la soglia della basilica poiché “sentivo” che ciò che cercavo era da secoli custodito da quelle Braccia in Pietra. Fino a quando, un mattino d’estate, improvvisamente cominciai a: CONTARE. Si, presi una spuntata matita dalle mie tasche, e dopo aver ripetuto più volte il conteggio, all’inizio stentato, delle braccia di quel testardo rosone,  presi nota di tutto sul raffinato opuscolo divulgativo dell’imminente Perdonanza. Era l’Agosto del 2004  e nulla poteva presagire cosa sarebbe successo da li a poco, nella mia mente, forse più nel mio cuore, sicuramente nella mia vita. Esaminai con molta attenzione i “dati” da me colti e lentamente mi resi conto del progetto, numerico-simbolico, celato ormai da secoli all’interno di quella meravigliosa e sferica  opera medioevale. Parte centrale del RosoneSemplicemente il Rosone risultava suddiviso in 5 parti così ripartite: una “prima” parte centrale, contraddistinta da OTTO PETALI raccolti intorno ad un riferimento sferico,a cui faceva seguito una “seconda” costituita da 12 Braccia. La “terza” parte appariva, chiara, al termine delle Braccia stesse, costituita da dei “buchi” particolari, che allora definii I Mezzibusti al termine delle bracciaMezziBusti per la loro rassomiglianza televisiva. Di seguito, la “quarta” parte era costituita da 24 braccia, mentre la “quinta” sezione nuovamente appariva contrassegnata dai già citati “Mezzibusti”. Numericamente il rosone appariva quindi  costituito da 12 + 24 Braccia a cui corrispondevano 24 + 48 Mezzibusti. Appariva quindi chiaro come  numericamente l’opera Celestiniana poteva essere riassunta in 36 Braccia e 72 Mezzibusti entrambi suddivisi in 1\3 e 2\3 della loro rispettiva somma.  Era quindi ravvisabile nella “sua” esecuzione un progetto numerico, ma quale poteva essere il fine?
Parte della risposta non tardò ad arrivare. Incrociai infatti i dati moltiplicandoli ed ottenni  un risultato sinceramente inaspettato. Numericamente le Braccia per i Mezzibusti erano in grado di darmi un riferimento numerico pari a: 2592 unità. Fu un attimo, direi una frazione di secondo, quella che mi servì per rendermi conto di come quel Rosone fosse in grado di PARLARE, “pronunciando” attraverso i numeri poche ma incredibili parole: “Precessione degli Equinozi”. I 25920 anni  precessionali del nostro pianeta erano stati magnificamente riassunti in modo anche architettonico durante il medioevo e posti sulla facciata centrale della creatura Celestiniana. Perché? Perché la lentissima corsa assiale pari ad un grado celeste ogni 72 anni veniva computato attraverso un articolata opera architettonica di più di 700 anni fa? Che senso poteva avere tutto ciò alla luce del fatto che nulla per caso il piccolo Eremita aveva voluto e fatto per costruire la “sua” Basilica e portare a termine il “suo” brevissimo incarico papale. Ripensavo ai 72 giorni Celestiniani, inaspettatamente condivisi dal Rosone come dall’Asse Terrestre e mi rendevo conto di come  invece di ricevere risposte sempre più affastellavo domande, sul momento irrimediabilmente senza risposte. Vi vedo allibiti, quasi preoccupati, vi state chiedendo se quello che state leggendo sia un numero speciale dedicato ai Cerchi o un inutile cronaca di "fatti" medioevali intrisi di piccole vicissitudini personali a sfondo esoterico. Benissimo allora voglio farvi un piccolo esempio. Nel 1999 a Windmill Hill, nello Wilthshire, Inghilterra, appare un Crop definito allora, vista la sua stentata similitudine, Croce Templare.


cerchi nel grano

 

Nessuno può o riesce a dare altri significati a quel Crop, e fu un vero peccato poiché le 4 zone in cui era suddivisa la presunta Croce custodivano 288 piccoli cerchi suddivisi in gruppi di 72. Un caso? No cari signori, un fatto, il cui significato parte da molto, molto lontano come vi avevo preannunciato e probabilmente se avrete pazienza alla fine di Agriglifi ne saprete sicuramente di più.

 

Michele Proclamato

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