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di Diego Pignatelli Spinazzola     indice articoli

 

Alchimia come riflesso speculare di C.G. Jung ed antecedente storico dell'indagine analitica.  Novembre 2012

 

Doernus, John Dee, Michael Maier, Arnaldo da Villanova, Raimondo Lullo e Pietro Bono, queste le massime autorità dell'alchimia che Jung identificava nei pionieri della psicologia analitica del profondo. Le affinità tra il metodo psicoanalitico di Jung e l'alchimia erano tali al punto che si potrebbe considerare quest'ultima non solo come un suo antecedente storico ma come un riflesso speculare (da speculum: riflettere dentro) delle concettualizzazioni analitiche di Jung a livello teorico-clinico.

Con l'alchimia, la therapeia non rende solo servizio all'anima ma a quel ricco e vasto patrimonio di immagini secolari e secolarizzate che l'alchimia sconfinava nella proiezione di un symbolicum virtualmente reale. Non dobbiamo pensare difatti all'alchimia come a qualcosa di surrealistico ma di intimamente connesso con le radici storiche e simboliche della psiche inconscia. Il loro regno non era tanto la magia che promanava quella coniunctio di elementi opposti della natura, quanto una sintesi di quegli stessi elementi. La Coniunctio Solisetlunae era difatti un' allegoria simbolica che prendeva possesso dell'ordine della natura per esaltare la natura stessa. Le antitesi nell'alchimia si muovono in un tertium non datur, ciò che Jung indicherà come funzione trascendente, una sintesi dinamica che congiunge gli elementi del firmamento, dèi compresi e li fa interagire in un tessuto archetipico che rivela il senso di una relazione o di un evento psichico. La specularità dell'alchimia è tale che Jung vi vedeva riflesse le sue intime speculazioni sulla natura etica, filosofica, teoretica e dialettica dell'uomo e della psiche. Non solo ma l'esse in anima di Jung era un esse in anima nell'alchimia e già intorno al 1944/56 le sue maggiori produzioni filosofiche sul soggetto (Psicologia e Alchimia Op. Vol. 12 e Mysterium Coniunctionis Op. Vol. 14) renderanno omaggio all'alchimia speculare di Jung come scienza secolarizzata ma attuale nel panorama delle scienze analitiche. Se attualmente comprendiamo meglio la dinamica del transfert/controtrasfert, questo lo dobbiamo all'alchimia che aveva già prefigurato un interazione dinamica (projectio) degli elementi e dei contenuti simbolici dell'inconscio proiettati da ambedue le parti (analista-paziente).

Lo speculum alchemico di Jung è ancora in quel suo fornire la coniunctio degli elementi Deo concedente. La materia andava redenta e così la prima materia costituiva un terreno di sperimentazione psichico, una nekyia sotterranea per affrancarsi ad ulteriori processi che come riti purificatori antichi la trasmutavano per un ex opere operantis dell'alchimista che identificatosi nel figlio dei filosofi, rendeva la sostanza arcana, materia sublunare ma anche solare, plimum mobile, o come direbbe Jung una copula martialis perfetta Coniunctio Solisetlunae.

Intendere il processo di individuazione come lapis philosophurum o pietra angolare, era questo l'intendimento di Jung che aveva avuto un intimo rapporto con il "lapis"in fanciullezza, con la pietra che getterà le fondamenta del suo edificio teorico-clinico.

E' con Jung, difatti che l'alchimia è intesa come indagine del profondo o come precorritrice di quella che sarà la sua indagine analitica futura. La proiezione di contenuti magico-simbolici nella psiche inconscia vista come materia prima da cui esalarli al fine di produrre il lapis philosophorum, cioè il contenuto psichico autonomo dell'inconscio che funge da tertium trascendente i contrari; era questa la dinamica che Jung affiancava alla psicologia analitica per "esalare" quel tertium comparationis che si ritrovava nel suo metodo di amplificazione dei miti e dei simboli ti tutte le religioni e di tutti i popoli.

E se l'alchimia ha i suoi simboli allegorici essa ha però anche le sue ferite:il leone verde, il pellicano, l'unicorno sono anima-li feriti. Sono la quintessenza del processo di individuazione; quel guaritore ferito capace come il pellicano, di guarire le ferite altrui. In questo caso parliamo dell'analista stesso. Altro se non l'alchimia quel rendere servizio ad un anima ferita e rinsaldarla con processi di cottura, di distillatio e calcinatio attraverso quel temenos che rappresenta lo spazio protettivo, la collaborazione segreta tra analista e paziente. Il temenos come un incubatore creativo foriero di quella funzione trascendente che l'alchimia individuava nel filius noster o filius sapientiae, la sintesi della natura più perfetta che di quella natura è un portento ma anche una nuova possibilità trascendente. E' proprio nell'incubatore analitico o direi nell'"amplificatore junghiano" che Marte e Venere copulano e che Latona si cinge in matrimonio con Mercurio o che la Mater alchimia stessa sia guarita con soluzione spagirica. Queste allegorie che dal 1500/600 saranno dei canoni ecclesiali dell'alchimia entrarono di prepotenza nel repertorio teorico e nel livello di conoscenza già allora gnostica di Jung che strumentalizzò in modo del tutto positivo quelle fonti che si rifacevano al corpus hermeticum, al Theatrum chemicum (Visio Arislei Artis Auriferae), alla Philosophia reformata ed al Museaum hermeticum, o al De Lapide philosophico di Lambsprinck (1678) massimi riferimenti alchemici alla metà e seconda metà del seicento.
Gli alchimisti erano per Jung miti su cui elaborare le proprie speculazioni in modo da rendere vivo l'ermetismo e l'arte alchemica intimamente connessa con la natura quando ancora non aveva fatto irruzione l'illuminismo della ragione, ed il mito della natura e dell'arte per definitionem risentivano ancora dell'influenza neoplatonica.

E da buon gnostico, Jung sapeva che quella scienza unita all'astrologia planetaria ed alla scienza chimica della trasformazione dei metalli, della magnesia come Venere, veritas e substantia caelestis, era un dogma di tutto rispetto. La secolarizzazione dell'alchimia per mano dell'illuminismo e poi del relativismo cartesiano materialistico-meccanicistico ha propugnato la fine dell'alchimia come punto di riferimento scientifico. Un alchimia che seppe "rivivere" nell'avvincente elaborazione di Jung come "speculum" o anima mundi delle sue riverberazioni e che prefigurarono quell'analisi teorico-clinica che oggi è un ampio forum di dibattiti in quella che è l'arena analitica come non mai fedele al pensiero di C. G. Jung.

 

     Diego Pignatelli Spinazzola

 

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Bibliografia

C.G. Jung, Op. Volume 9** Aion: Ricerche sul Simbolismo del Sé, Bollati Boringhieri, ristampa 2005.
C.G. Jung, Scritti scelti, a cura di J. Campbell, Edizioni Red, Milano 2007.
C.G. Jung, Gli Archetipi dell’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, Torino, 1977.
C.G. Jung, L’inconscio collettivo in RCS libri 2011, Milano.
C.G. Jung, Ricordi, Sogni, Riflessioni, raccolti ed editi da Aniela Jaffè, Bur 2008.
C.G. Jung, Tipi Psicologici, Newton Compton editori, Roma 2009.
C.G. Jung, La psicologia dell’inconscio, Newton Compton editori, 1989 Roma.
C.G. Jung, La libido, simboli e trasformazioni, Newton Compton, Editori, 2006 Roma.
C.G. Jung, Psicologia e Alchimia in Opere Vol. 12, Bollati Boringhieri editore, 2006, Torino (p. 30).
C.G. Jung, Opere Vol. 14 (1955/56)/ Mysterium coniunctionis, Curato da Massimello M. A., Editore: Bollati Boringhieri, Collana: Gli archi 19.
J. Hillman, Puer Aeternus; Adelphi Edizioni, 1999 Milano.
J. Hillman,, Il sogno e il mondo infero Adelphi, 2003, 3ª ediz.

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