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di Diego Pignatelli Spinazzola     indice articoli

 

C. G. Jung ed il superamento su Freud: l'avvento della psicologia analitica.  Febbraio 2012

 

Se Freud può essere soprannominato lo scienziato della psicanalisi, Jung ne è lo straordinario innovatore. Il sistematico impianto teorico di Freud e  la straordinaria spinta innovativa di Jung ai metodi di auto-esplorazione e sperimentazione inconscia, figurano come quell'avventuroso incontro con il mistero inconscio, quale istanza fondamentale che ha attraversato il pensiero di questi due grandi precursori. Ma se Freud trovò nella teoria sessuale e nell'etiologia psicosomatica di nevrastenie ed isterie, l'origine psicosessuale del sintomo, Jung ha amplificato concetti che non solo hanno trasceso il pansessualismo freudiano ed il suo quadro di riferimento riduzionistico, ma hanno attivamente aperto brecce nel nodo sintomatico. Un amplificazione ed elaborazione archetipica di istanze che trascendendo la razionalità, muovono verso porte e pareti ignote della regione inconscia. Se Freud ha aperto a noi una stanza illuminandola all'inconscio, Jung ha per noi aperto un intera galleria, un intero ingresso mitologico, preistorico ed archetipico. Jung esplorò il nucleo di quell'innovativo suo sentire l'anima, prefiguratisi in una straordinaria elaborazione teoretica e filosofica agli inizi e nella piena metà dello scorso secolo. Ma il visionario Jung si è spinto più in là dello scienziato Freud, osandoci mostrare non solo una galleria d'arte antica ma un intero museo dedicato ai nostri progenitori ed antenati. E lo ha fatto con teorie che anticipano e precorrono la psiche arcaica, attraversandola ed esplorandola al di fuori dei rigidi confini della psicoanalisi freudiana. Nel 1912 il circolo psicoanalitico viennese non dava alcuna possibilità o garanzia alla libera ricerca scientifica, giacché ogni cosa era vagliata sotto il rigido controllo del suo austero fondatore. Sganciandosi da un ortodossia, Jung avrebbe tentato un percorso solipsistico ed avrebbe dato garanzie a quel suo "sentire"la psiche, un sentire che poteva finalmente essere libero dalla stretta vincolante del maestro.

Mai e poi mai Freud avrebbe potuto capire di come il genio di Jung si sarebbe spinto in quella zona oscura che egli definiva inconscio, ma che nella padronanza filosofica e teoretica di Jung assumeva i connotati di un terreno avvincente e stimolante. Hillman sarebbe più tardi arrivato a reclamare questo campo avventuroso della psiche nel suo teorizzare la psicologia archetipica. Sebbene una teorizzazione immaginale quella di Hillman in senso Corbiniano, ma con implicazioni filosofiche, le teorie di Jung sarebbero state precursive nell'avvento della terapia immaginale. L'immaginazione attiva è quel metodo terapeutico di evocazione dell'inconscio; metodo che lo stesso Jung elaborò come richiamo all'immagine ed al simbolo come al trattamento ermeneutico di queste fantasie spontanee inconsce. L'esse in anima di Jung è un "fare mitopoietico" in cui lo stesso Jung intento a trovare una sorta di Stele di Rosetta, apre un mondo simbolico dove l' homo symbolicus che è parte di questa forza strutturante della psiche inconscia, possa individuarsi. Il simbolo è infatti per Jung un'istanza individuativa di fine e significato; il simbolo in altre parole è il Sè spirituale dell'uomo.

Quest'istanza nell'ipotesi di Jung viene a perdere quel colorito sessualistico che ne aveva dato Freud, quell'"imago sexualis" freudiana, per proporsi come complesso nell'idea originaria di Jung, e determinante archetipica. Acceso di numinoso, sacro, occulto, magico e terrifico, il simbolo che può anche rappresentarsi bipolarmente, diventa nella teoria junghiana un fattore determinante del processo di guarigione dell'anima e dello sblocco sintomatico. L'uomo non è disgiunto, per Jung, dalla ricerca del significato, e la psiche come il processo di individuazione, altra brillante teoria da lui elaborata, assume i contorni di una prospettiva teleologica. In ultima analisi il telos è un ponte con il significato, ed il simbolo per Jung è il suo mediatore e trasformatore energetico. Quando questa dinamica si inserisce perfettamente nella psiche del malato, avviene una nuova sintesi riequilibratrice.

E' proprio sotto la spinta di questo processo che la psiche si apre a nuovi significati. L'innovazione junghiana però non si ferma a questi straordinari contributi terapeutici ma trascendendo ancora il quadro concettuale freudiano che relega l'etiologia alla psicosessualità, al sogno con i contenuti manifesto e latente, è proprio nell'introduzione del simbolo come premessa per un incontro con l'archetipo che sottende la vita e la psiche stessa ciò a cui Jung fa affidamento riprendendo la metafora dell'arte di Schiller. Rivolgendosi alle religioni antiche, l'etnologia, l'antropologia e la psicologia della religione con l'inclusione dei culti misterici, del neo-paganismo, dello gnosticismo e dell'alchimia, nonché delle filosofie orientali, il Taoismo e l'induismo, Jung propone una base sovrapersonale dell'inconscio. La teoria da lui fondata sull'inconscio sovrapersonale e collettivo, si basa su questi postulati e su queste aree etno-psicologiche ed antropologiche di ricerca che mappano la psiche in strati antichissimi, e quindi superando l'inconscio individuale freudiano basato su un analisi più che personalistica. La psiche sovrapersonale di Jung si ritiene essere una base impersonale, deposito aprioristico di immagini archetipiche e simboli dell'umanità ancestrale che sono stati attraversati dalle varie culture religiose di tutti i popoli e di tutti i tempi e dalla stessa psiche. Esaltando l'oriente, l'Egitto antico, ma anche la civiltà Maya, i riti polinesiani, l'Africa, gli Elgon, i culti misterici, le sette paleologiche cristiane e copte con lo gnosticismo poi versatosi nell'alchimia araba ed europea, Jung trova interesse in questo profondo materiale mitologico per tracciare le radici dell'occidente e della psiche umana. Il simbolo non è solo un ponte per Jung, ma un’istanza ancestrale, un contenitore simbolico che riproduce quella rotatio alchimistica, quel rutundum, che lo stesso Jung, seguendo l'oriente avrebbe individuato nel mandala tibetano ed indiano. Il rotundum è l'archetipo stesso del Sè, la forza espansiva di una psico-genesi e di un decorso che schiude orizzonti in divenire. L'anticipazione al processo di individuazione, si rivela per Jung anche e soprattutto nella patologia, nei processi psicotici e nella schizofrenia. E' un segnale che deve essere avvertito dal medico che deve intuirne la possibilità risanatrice, il suo nucleo centrale. Ma quella spinta verso il telos, verso il significato, deve essere avvertita dall'individuo, dal malato stesso, dal suo senso etico. In tal modo sotto questa tensione tra forze opposte e strutturanti che Jung definisce essere una complexio oppositorum, avviene una nuovo equilibrio che sana la psiche e come nei riti di trasformazione antichi ne restaura il contatto con autentiche forze risananti. Spetta alle forze numinose, creative ed archetipiche transpersonali assumere il ruolo di istanze soccorrevoli. Sono processi di trasmutazione che Jung faceva risalire all'alchimia, alla coniunctio chimica fra gli elementi. Anche l'astrologia prenderà parte nel territorio di ricerca di Jung che mostrerà indagini sempre più aperte individuando e centrando quelle dinamiche naturali della psiche costituita di conformazioni e modelli organizzatori psico-dinamici come gli archetipi. Con quest'analisi Jung risale al mito e trova nell'antico e nel misterico come nei culti religiosi ancestrali, quel sacro portale, quel "gate" che permette alla coscienza un immediato accesso a quelle regioni dell'inconscio ancora inesplorato ma pronto a fare da simulacro ed autentico tabernacolo ancestrale. L'attivazione dell'inconscio portava in superficie i contenuti ed i motivi mitici e con il materiale di ricerca fornito per un amplificazione mitica, Jung poteva introdurre questa tecnica immaginale di evocazione primigenia non solo nell'analisi dei sogni ma anche nelle sedute analitiche che riteneva essere degli autentici temenos (recinti e spazi sacri). Ogni analisi di Jung è stata la diretta conseguenza di un analisi su se stesso. Il Libro Rosso contiene il materiale incandescente che fornì ulteriori premesse a Jung ed al suo itinerante viaggio nell'Ade, per risanare la psiche attraverso lo stesso "viaggio psicotico"quale radicamento al mondo degli antenati. Proprio per questo fu dato a Jung l'appellativo di veggente di Kusnacht. Nel 1961, anno della morte di Jung, l'edificio teorico profondamente innovativo del fondatore della psicologia analitica, aveva già radicalmente segnato il campo della psicologia e della psichiatria, e precisamente di quella scienza che intendeva dare "servizio" all'anima. Il visionario della psicologia analitica avrebbe non solo trasceso l'intero campo della psicologia del profondo, ma avrebbe sorpassato quel suo antitetico maestro, Freud che non intese altro che svalutare l'intimo significato dell'anima, tenacemente intrappolato nelle sue misteriose zone oscure.

 

     Diego Pignatelli Spinazzola

 

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Bibliografia

Jung C. G., Scritti scelti , a cura di J. Campbell, Edizioni Red. Milano,2007.
Jung C. G., Gli Archetipi dell’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, Torino, 1977.
Jung C. G., Tipi Psicologici, Newton and Compton editori Roma, 2009.
Jung C. G., La psicologia dell’inconscio, Newton and Compton editori, 1989, Roma.
Jung C. G., La libido, simboli e trasformazioni, Newton Compton Editori, 2006, Roma
Jung C. G., Aion: Ricerche sul Simbolismo del Sè. , in Opere Vol 9** , Bollati Boringhieri, Torino 2005.
Jung C. G., Psicologia e Alchimia in Opere Vol 12, Bollati Boringhieri editore 2006 Torino.
Jung C. G., L'inconscio collettivo, Op Vol IX , 1997 Bollati Boringhieri Editore.
Jung C. G., The Red Book (liber novus) edited by Sonu Shamdasani.,Norton publication New York/London 2009.
Jung C. G., La Psicologia del Kundalini Yoga: seminario tenuto nel 1932, a cura di Sonu Shamdasani, Bollati Boringhieri Torino 2004.
C. G. Jung e Kàroly Kerènyi: Prolegomeni allo Studio Scientifico della Mitologia., Bollati Bornghieri 1972 Torino.
Hillman J., Puer Aeternus; Adelphi Edizioni 1999 Milano
Hillman J.,:Il sogno e il mondo infero Adelphi,2003, 3ª ediz., pp. 314
Hillman J., Anima e Psyche, in THe Myth of Analysis, North-Western Univerity Press,Evanston,1972 Harper & Row,New York 1978 (il mito dell'analisi,Adelphi,Milano 1979).
Hillman J., Re-visioning Psychology, Harper & Row,New York 1975 (trad. Re-visione della psicologia,Adelphi, Milano 1983).

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