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di Diego Pignatelli Spinazzola     indice articoli

 

Liber novus: lo spirito del profondo di C. G. Jung.  Aprile 2014

 

Se quella di Jung non fosse stata una nuova profezia per il campo della psicologia analitica, finita nell'Eone dei pesci in questo XXI secolo forse non si parlerebbe neanche di Liber novus, l'intima rappresentazione artistica ed ermeneutica di C. G. Jung. Una rappresentazione di un cosmo dinamico, multi-caleidoscopico ma anche teatrale, lirico, satirico ed elusivo. Se Jung non esigeva eleggere ad Arte il suo Opus, l'arte lo richiedeva implicitamente al suo inconscio, dilagante spirito del profondo che lo condusse ad ansie notturne e veglie ipervigili al fine di ritrovare o "ripristinare" quel rapporto privilegiato con il suo Dio, con la sua anima. Anche se le concettualizzazioni iper-articolate che sfoggiano le traiettorie insidiose, rivelano uno Jung sensibilmente ed ossessivamente preso dal complesso dell'esilio e della perdita dell'anima, fu in ultimo il sui interiore Abraxas a sorreggerlo nell'impresa del Libro Rosso. Fu Phanes e poi Salomè, e poi Elia e Filemone, personaggi mitici cocreati dalla fantasia spontanea dell'autore del Liber novus, atti a depolarizzare e relativizzare l'inferos di Jung, la sua drammat(e)urgia pregna di un acuta sofferenza intrapsichica. Fu difatti la psicosi episodica di Jung a presagire il conflitto e lo scoppio mondiale. Ed ancora oggi quando pensiamo a Jung nella sua profetica veste di divinatore del profondo, pensiamo a Filemone e di come il potere della magia e delle forze esplosive ed implosive di un artista possono rivelarsi sintesi di una funzione trasformativa e mitopoietica della psiche guaritiva.

Crogiolo di ossessioni concettualistiche il Liber novus si rivela dare poco spazio alle immagini mitiche giacchè il trattamento ermeneutico delle fantasie spontanee di Jung seguiva un percorso di ascensus e descensus all’interno del Libro Rosso ma rilevando quegli scarti immaginali a spese di un laborio concettuale e speculativo. E' il segno che Jung stava ancora soffrendo. E' il segno che Jung era stretto nella morsa di una terribile prospettiva: la perdita del . Questa necessaria profugazione del regno mitico attraverso l'articolata speculazione di un pensiero tribolato ci fa pensare che nel Libro Rosso sia ancora assente il symballein, il mana guaritivo che si infonde pian piano in un percorso dell'autore al cospetto del suo angelo buono, dell’anima; con l'anima femminile di Salomè implicitamente connessa con l'anima teurgica di Filemone. Ma se Schiller elesse l'arte a simbolo, nel Liber novus è proprio l'arte che primeggia, l'intima prefigurazione artistica ed estetica ove però Jung stesso non aveva ancora avuto accesso alla funzione trascendente dell'immagine primordiale, da come si rileva nei suoi scritti posteriori: Psicologia e alchimia (1944) e Mysterium coniunctionis (1956). Furono questi a prospettare quelle che dovevano essere le forze autentiche transpersonali e guaritive, delle autentiche mana, pharmakon in grado di ripristinare la funzione simbolica ed in grado di depolarizzare e depersonalizzare l'intimo dramma interiore. Se Il Libro rosso schiuse questa possibilità, l'opus a venire di Jung premise l'integrazione di una personalità individualizzata nella sintesi trascendente dei simboli promuovendo in essere l'alessifarmaco di una caos ordinato secondo istanze transpersonali che nel Liber novus tuttavia sembrano assenti. Lo scarto dell'immagine primordiale ritornerà però esaustivamente nelle opere posteriori (Op. Vol XII,vol. XV, vol. IX) dove la mitologia si rivela fons guaritiva e krater indiscutibilmente noetico per il processo di sintesi terapeutica. Nel Liber novus sembra assente il potere catartico dell'immagine mitica che avrebbe poi ridestato la sua numinosità nell'opus alchymicum (ibid) dello psicologo svizzero.

Con queste premesse il lavorio più concettualistico che sintetico del Libro Rosso rimane un presagio senz'altro affascinante per il seguito e per i futuri sviluppi delle idee di C. G. Jung. Un intimo dialogo con l'anima attraverso il pensiero che non tradì lo psicoanalista svizzero ma lo condusse alle ambite porte di un descensus ad inferosed al cospetto di divinità che dovettero arrendersi alla sua ragione.

L’interiore etica del Liber novus condusse Jung verso il primo stadio della funzione trascendente. Ai seguenti stadi dove lo Jung anziano ebbe incidenti a-casuali (1951) ed al seguito di Aion (1951) e Psicologia alchimia (1944), vediamo stanziarsi e prendere più cospetto il numinosum per eleggersi autentico portale di comprensione dinamica e di sintesi terapeutica.

Se il pharmakon del Libro Rosso tese ad una analisi concettualistica perchè tribolata dal daimon personale dello psichiatra svizzero, le restanti opere ivi inclusa La libido, simboli e trasformazioni (1912) schiudono in essere quel portale immaginale che a distanza di un secolo ci permette di apprezzare il genio e lo spirito visionario di C. G. Jung.

 

     Diego Pignatelli Spinazzola

 

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Bibliografia

Jung C.G., The Red Book, a cura e con introduzione di S. Shamdasani, Norton, New York/London 2009 (tr. it. Il Libro Rosso, a cura e con introduzione di S. Shamdasani, Bollati Boringhieri, Torino 2010);
Jung C.G., (1955-1956), Mysterium coniunctionis, a cura di M.A. Massimello, in Jung C.G., Opere, vol. XIV, Bollati Boringhieri, Torino 2008;
Jung C.G., Studi sull’alchimia, in Opere, vol. XIII, Bollati Boringhieri, Torino 2002;
Jung C.G., (1951), Aion: Ricerche sul simbolismo del Sé, in Opere, vol. IX, Bollati Boringhieri, Torino 2005;
Jung C.G., (1944), Psicologia e alchimia, in Opere, vol. XII, Bollati Boringhieri, Torino 2006;
Jung C.G., La libido, simboli e trasformazioni, Newton Compton Editori 2006, Roma;
Jung C.G., (1921), Tipi psicologici, Newton Compton, Roma 2009.

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