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di Diego Pignatelli Spinazzola     indice articoli

 

Il linguaggio alchemico nella prassi e nella psicoterapia junghiana.  Ottobre 2012

 

L'alchimia soprannominata da Jung una vera e propria corrente psicologica sotterranea, promotrice di dogmi in un simbolismo allegorico che in parte rifacentesi ai Padri della Chiesa, in parte riprendendo e recuperando la metafora del mito o dei miti pagani in un linguaggio che gli alchimisti rendevano volutamente criptico, riproponeva così un accadimento psichico al pari stesso del dogma della transustanziazione o dell'officium divinum. Gli alchimisti non si fornivano però delle stesse premesse cattoliche protestanti. E' per questo che C. G. Jung individuò nell'alchimia il prototipo o la precorritrice della moderna psicoterapia del profondo. Cogliendo quegli aspetti dell'alchimia, il tertium irrazionale sintesi degli opposti Sol et Luna e paragonandoli alla funzione trascendente da lui postulata, Jung scorse nell'alchimia un intimo gemellaggio con le sue teorie. Avendo poi esaminato al Burghozli di Zurigo, quegli stessi aspetti nella schizofrenia, troviamo un parallelo interessante nella stessa alchimia e nel suo linguaggio figurativo pertinente all'elusivo e magico linguaggio riscontrabile nelle crisi schizofreniche e psicotiche. Gli alchimisti credevano fermamente nelle loro allegorie simboliche ed essi stessi erano suggestionati dalle loro proiezioni inconsce. I simboli in altre parole venivano proiettati inconsciamente come rileva Jung, su un oggetto (p. 226, Psicologia e Alchimia, Op. Vol. 12). La raffigurazione simbolica non era poi diversa dalla proiezione di un contenuto che per Jung diventava prezioso nell'analisi dei sogni dei suoi pazienti. In altre parole quello stesso contenuto aveva le sue proprie fonti e radici nell'alchimia, essendo essa stessa il retaggio psichico della psiche e l'eredità dell'occidente religioso. Potremmo concludere che l'etiologia psicotica e schizofrenica si avvale di questi contenuti, ma non trovando un adeguato supporto o "setting" nella società odierna ove prevale un consensus omnium, il compito di portare a galla il nobilissimus thesaurus (il tesoro difficile da raggiungere) spetti all'analista di fede junghiana.

La fede nei propri simboli, il leone verde, il pellicano, l'unicorno, la vergine, lo zolfo, il mercurio ed il suo parallelo più affine con Cristo, era qualcosa che andava ben al di là del dogma ecclesiale. Non solo l'alchimista trascendeva la teologia di quel tempo, ma il suo spirito di indagine, la ricerca dell'oro filosofico, e la riproduzione in versione microcosmica della Genesi (costui si serviva di storte, athanor, aceto, soprannominato benedetto, acqua forte, vino (vinum ardens) e sostanze attive nell'uso e nell'impiego di miscelare i composti) era un prefigurarsi di un evento psichico, escatologicamente importante, come opus contra naturam.

Era un atto redentivo, un tentativo purgativo, purificatorio e catartico che avveniva dall'interno dell'alchimista, della sua psiche. Associata psicologicamente all'astrologia, ai pianeti corroborati dalla somiglianza con i metalli e le fasi del processo alchemico, in ultima analisi l'alchimista si forniva di un mandala dalle caratteristiche psicologiche, che come un tema natale individuava le dinamiche e le istanze psicologiche nella personalità, nel processo e nell'interferenza con l'habitat esterno e la materia. Da queste premesse comprendiamo che l'alchimia non fosse proprio una rappresentazione iconoclastica di una religione settaria o non settaria, ma di un incontro o di un mescolamento, di un matrimonio preannunciato tra spirito e materia. Era proprio l'auspicato incontro tra i due che fornì all'alchimia non solo delle premesse psicologiche bensì scientifiche. Si tentava un approccio diverso, un unus mundus che univa in sincronia perfetta determinate istanze personali, la trama, la vita ed il percorso individuali dell’alchimista che come l'analizzando si arricchiva di un mitologema, di un tema mitico (leit motif) che veniva a costituire od a "ri-costituire" le sue premesse psichiche e le sue basi mitiche fornite e ri-fornite dall'ampio corredo mitologico e simbolistico che l'alchimia offriva agli occhi dell'analista. L'inconscia partecipazione tra analista e paziente (participation mystique) riproponeva nel fondo tematico il mitologema alchimistico che doveva catalizzarsi nella psiche dell'analizzando e operare come profondo agente trasformativo e catartico. Proprio per aver comprenso ed intuito l'agens alchimistico e le sue istanze risanatrici, Jung affiancò all'analisi dei sogni quel lavoro da lui descritto come metodo di amplificazione. Da quest'incontro di indagine con il materiale alchemico, l'analista era in grado di attingere la simbolistica idonea all'attuale percorso di trasformazione psichica del paziente come del suo stesso percorso trasformativo individuale. Avendo individuato strutture archetipiche, Jung aveva poi messo in relazione queste determinanti numinose di origine ancestrale e primordiale nella vita emotiva dell'analizzando, che esigeva questo processo di integrazione ed assimilazione di natura collettiva. Gli archetipi intercedevano poi nella natura della psiche ed è proprio questa una premessa di natura psicoide: il sottile limen sovradeterminato e la compresenza di simboli archetipici tra psiche e materia costituivano così un vero e propri matrimonio: una sintesi dialettica tra l'ego e l'inconscio. Non addentrandoci troppo nell'indagine dell'unus mundus, percepiamo però che l'alchimia inseguisse il suo rapporto con la totalità, con il cosmo, con gli astri, con i metalli, i colori, le piante ed i minerali. Il filius macrocosmi degli alchimisti era ben diverso dal Cristo dei Vangeli. Era un redentore cosmico molto più simile alla concezione che gli indù hanno del loro avatar. Al deo concedente fideistico di matrice cristiana, l'alchimista contrapponeva un ex opere operantis cosicché egli stesso doveva liberare il divino o la divina Sophia, fatti prigionieri nella materia, ed ottemperare così ad una coniunctio solis et lunae tra il Rex e la Regina. Lo hieros gamos perfetto, tradizione sacra e secolare riviveva così nell'alchimia, che infondeva all'Anima junghianamente rappresentata dall’inconscio maschile ed all'Animus rappresentato dall’inconscio femminile, una compartecipazione che aveva una sua tradizione nei miti di matrice ellenistica. Al dogma trinitario, l'alchimia prendeva atto di una quarta figura: il Diavolo o la Dea Vergine ben esemplificati nel’assioma di Maria Prophetissa detta l’Ebrea (p. 30 Psicologia e Alchimia Vol. 12). Lascio al lettore comprendere perché quest'inclusione nella trinità sia di importantissima rilevanza psicologica nel tracciare il divario ed il contrasto tra il bene ed il male radicatisi nella coscienza occidentale. Perché poi quella quarta persona della trinità abbia trovato un posto che le spettava nel dogma dell'Assunzione (Assumptio Mariae), cosa che Jung si auspicava è di fondamentale importanza. Passando per la simia dei, l'ancestrale Thoth, otteniamo un naturale passaggio che nell'alchimia era ben compreso. Il gibbone è al centro di un mandala ed esso stesso perno e radice dell'homo totus. All'esterno del pittogramma mandalico vi si trova l'anima mundi, il mercurio femminile come circonferenza. E' un immagine della natura rispecchiata (Fluud Oppenheim 1617). L'anima del mondo è la creazione materiale ma la simia dei è al centro del mandala. Gli alchimisti si prefiggevano questo naturale transito (transitus) tra l'anima celeste e l'ignis ghennalis, la simia dei. Jung dà l'importanza che merita sia alla simia dei che all'anima mundi. E se l'una è il Diavolo, l'altra è la Sophia degli gnostici, l'anima del mondo che deve essere liberata e spiritualmente redenta dalla materia. Nell'ignis ghennalis stà il Cristo gnostico rappresentato dalla simia dei, l’Archetipo del Sè. E' un incontro di acqua e fuoco il rito ivi copiato dagli alchimisti, giacché poi l'acqua e l'aqua permanens che sgorga dalle fonti del Mar Rosso, notiamo qui l'importanza del gibbone all'interno del mandala come tradizione evocativa di religioni precristiane, l'Egizia per l’appunto. Bisogna ritornare nelle terre ancestrali degli antenati, nell'Egitto, in quell'ignis ghennalis, l’inferno dell’Ade, percorrendo un viaggio nella nekyìa tra le case planetarie (ostia Nili) per poi congiungersi all'anima del mondo e ritrovare la ben agoniata Arabia felix (l’antica fenice simbolo di rinascita). Il rituale psicocosmico degli gnostici, appartenenti alla più antica tradizione di mistici religiosi di matrice copta è difatti un rituale di descensus et ascensus come anche quello degli alchimisti nel simbolo della rotatio e della circulatio mandalo-astrologica. Da queste premesse deduciamo che l'alchimia ebbe non poco da dire ad uno Jung interessato ad aprire la cripta di un antico ermetismo riproposto nella sua neo psicologia analitica del profondo. Jung intese le due figure corrispettive alla simia dei ed alla Sophia gnostica nella cosiddetta quarta funzione psichica. In altre parole la simia dei (la funzione inferiore) fa da ponte con l’Anima Mundi del mito gnostico per comporre la tretaktys, il mandala perfetto dell’ermafrodito e ricostituire una sizigia sacra, l’unione naturale di psiche e materia. La repressione di questa funzione è per l'occidente un dramma psicologico, la scelta volontaria o non involontaria di essersi separati da un mondo di sconfinata bellezza e profondità simbolica è stata l'inevitabile scelta di una coscienza impoveritasi conseguentemente al dogma unilaterale dei Concili e della scienza meccanicistica e riduzionistica freudiana che nell'attuale coscienza psicologica dell'occidente detiene una grossa responsabilità nell’aver provocato una profonda scissione, non solo figurativa ma simbolica. L'alchimia offre quel varco nascosto verso un mondo di simboli ed archetipi che riconnettono la psiche alla sua autentica natura: al suo autentico linguaggio simbolico. Quell'anima mundi è il perimetro di un anima che libra nello sconfinarsi e che nel mitologema alchimistico seppur trovando ostacoli, si impersonifica regalmente nel volatile mercurio, Re, filius philosophorum e simbolo trascendente le antinomie contrapposte dei canoni dogmatici, e dell'unilateralità uniconsensuale della ragione, percorrendo in verticale quell'avventura eroica che evocava antichi miti di un Odissea capace di diventare viva e pulsante nel solo incontro con il mondo simbolico.

 

     Diego Pignatelli Spinazzola

 

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Bibliografia

Jung C. G., Scritti scelti, a cura di J. Campbell, Edizioni Red, Milano 2007.

Jung C. G., Tipi Psicologici, Newton Compton editori, Roma 2009.

Jung C. G., La psicologia dell’inconscio, Newton Compton editori, Roma 1989.

Jung C. G., Aion: Ricerche sul Simbolismo del Sé, in Opere Vol. 9**, Bollati Boringhieri, Torino 2005.

Jung C. G., La libido, simboli e trasformazioni, Newton Compton Editori Roma, 2006.

Jung C. G., Psicologia e Alchimia in Opere Vol. 12 Bollati Boringhieri, ristampa 2006.

Jung C. G., Opere Vol. 14 (1955/56)/ Mysterium coniunctionis., Curato da: Massimello M. A., Editore: Bollati Boringhieri., Collana: Gli archi 19.

Jung C. G. (1902–1905). Psychiatric Studies. The Collected Works of C. G. Jung Vol. 1. 1953, ed. Michael Fordham, London: Routledge & Kegan Paul, and Princeton, N.J.: Bollingen. This was the first of 18 volumes plus separate bibliography and index. Not including revisions the set was completed in 1967.

Jung C. G. (1904–1907) Studies in Word Association. London: Routledge & K. Paul. (contained in Experimental Researches, Collected Works Vol. 2).

Jung C. G. (1907). The Psychology of Dementia Praecox. (2nd ed. 1936) New York: Nervous and Mental Disease Publ. Co. (contained in The Psychogenesis of Mental Disease, Collected Works Vol. 3.

Jung C. G. (1907–1958). The Psychogenesis of Mental Disease. 1991 ed. London: Routledge. (Collected Works Vol. 3).

Jung C. G. (1912). Psychology of the Unconscious : a study of the transformations and symbolisms of the libido, a contribution to the history of the evolution of thought. trans. Hinkle, B. M. (1916), London: Kegan Paul Trench Trubner. (revised in 1952 as Symbols of Transformation, Collected Works Vol.5.

Robb A., Alchimia e Mistica., Taschen Koln, 2011.

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