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di Diego Pignatelli Spinazzola     indice articoli

 

Mater Alchimia: le emblemata della Atalanta fugens, la ricerca del lapis, e l'indagine del profondo di C. G. Jung.  Luglio 2012

 

C. G. Jung si interessò del Viaggio di Michael Maier alle sette bocche del Nilo. Nell'antro della Sibilla si perveniva alle iniziazioni di Venere. Il motivo delle sette sfere planetarie (Paut Neteru) è poi ripreso da Jung in Psicologia ed Alchimia (1944) nella descrizione del mercurius duplex composto dal simbolo e dal numero 7 e dalla ambivalenza che tale simbolo comportava. Pericolo e panacea (orco/Pollicino, Psicologia e Alchimia pag. 68, in Opere Vol 12, Bollati Boringhieri) si compenetrevano nella simbologia dell'elusivo mercurio, motivo di ricerca ermetica per filosofi ed alchimisti. La doppia faccia di quest'enigma regis si riscontrava nella Pietra Filosofale (lapis philosophorum), che possedeva le caratteristiche del mercurio e dello zolfo (magnesia) distillate nel sale di una sapienza alchimistica, che nei processi di cottura: distillatio e fermentatio, si preoccupava di solvere e coagulare questi elementi, al contempo arcani e miracolosi. Non solo, ma queste distillazioni avvenivano nelle fasi di proiectio e calcinatio della materia grezza e del vile metallo. L'oro degli alchimisti doveva attraversare le quattro fasi come anche i sette stadi del processo, un tema ricondotto alle sfere planetarie che di numero sette, intendevano essere la compagnia degli dèi. In astrologia richiamano ai pianeti disposti all'interno delle case planetarie. Dat Rosa melapibus,i sette petali della rosa del movimento rosacrociano, equivalgono ad i sette gradini e fasi della trasformazione individuale. Maier, rosacrociano, era stato il medico personale dell'Imperatore Rodolfo II, alla cui corte si radunavano i migliori scienziati occulti dell'epoca. Si deve a Theodor De Bry, l'esposizione ad Oppenheim, dell'Atalanta fugens, il capolavoro in emblemata di Michael Maier (Maier 1618) da cui Robert Fluud, altro rosacrociano come Maier, rilevò il monumentale "storia dei due cosmi" (Robb A., Alchimia e Mistica, pag. 15, Taschen Koln, 2011).

La florida attività filosofica dell'alchimia di stampo ermetico attraversava le Indie e la Spagna fino a spianare la strada per Francoforte e Lipsia. Il movimento dei rosacroce nel XVII sec. aveva fatto la sua fortuna. Ma dell'alchimia e della filosofia ermetica restò ben poco da quando Paracelso e Jacob Bohme, questi due ultimi precursori, spezzarono la linea di continuità e pressappoco l'alchimia sperimentale sarebbe subentrata a quella filosofica teorica. La ricerca della pietra filosofale, del mercurius philosophorum e dell'argentum vivum, aveva aperto questioni ed interrogativi di carattere ermetico-filosofico, svelando simboli nascosti in un linguaggio criptico, matrice linguistica degli alchimisti. Una matrice quella ermetica, che proveniva dagli antichi insegnamenti di Ermete Trismegisto, il Tre volte grande Thoth. La Tabula smaralgdina, testo ermetico par excellence, interessò persino Isaac Newton ed altri fisici e matematici.

Nel XX sec. con C. G. Jung, l'alchimia riscopre il significato ermetico e con esso la affinità con la psicologia del profondo. I processi di proiezione ed introiezione psichica, corrispondevano sempre più, alla proiectio di un contenuto psichico sulla materia, ed in un ultima istanza è questo che solevano fare gli alchimisti. Un avvenimento interno e psichico per Jung,un supremo atto di redenzione psichica, e quindi di auto-guarigione. Eludendo il dogma cristiano di un deo concedente, anzi era proprio l'alchimista che anziché agire ex opere operare, agiva invece ex opere operantis. L'alchimia si impregna con Raimondo Lullo di profondi significati teologici, allegorie cristiche, che si inserivano perfettamente in quel retaggio pagano-ermetico.

La familiarità dell'alchimia con la psicologia analitica è non solo nel procedimento sintetico costruttivo in cui l'analista perviene ad una specie di prospettiva e sintesi teleologica, il , ma anche e soprattutto nell'analisi di dinamiche di proiezione di contenuti autonomi psichici od endopsichici.

Sembra quasi che C. G. Jung, ricercasse nell'alchimia una conferma alle sue teorie subliminari della psiche individuale e dell'inconscio collettivo, da lui postulato appunto come affine all'alchimia, e quindi a quel retaggio ancestrale patrimonio dell'occidente ed ai vari mitologemi che tessono l'arazzo della vastità simbolica e ne diramano un percorso non solo individuale, ma collettivo, filogenetico dell'intera umanità. Sarà la psiche individuale, cioè il contenuto psichico autonomo, il nous della tradizione ermetica, ad intraprendere il viaggio nella materia e nell'oltre-materia. Un viaggio irto di pericoli, di stadi, di incontri e di trasformazioni personali che come le embemata della Atalanta fugens, guidano l'io-eroico per varie tappe, e quindi l'ego per vari stadi al fine del processo di individuazione. La allegoriae christi sono anche dei mitologemi che ricompongono il destino individuale di chi attraversa questo profondo materiale simbolico, rilevante per l'analista al fine di individuare i processi dinamici di trasformazione.

L'incesto endogamico con la soror mystica trova corrispondenze nell'analisi del transfert. Nell'alchimia che riproduce tali raffigurazioni sia nelle emblemata di Maier (1618), che nel Mutus Liber di Altus (1677), e nel Rosarium philosophorum (1550), le corrispondenze trovano una sincronia con gli avvenimenti esterni di un individuo. Queste sono sottili diapositive che non solo predicono ma anticipano un futuro decorso al processo di individuazione. Il materiale inesorabilmente avvincente dell'alchimia, era la ricerca del mercurio filosofale, che nell'attualizzazione del Lapis, faceva riconoscere la duplice natura all' io, la sua tendenza a proiettare immagini e contenuti ed introiettarli, rappresentando così la natura magica della psiche e della sua projectio negli elementi. Dell'alchimia, di ciò che è interessato nell'implicita connessione con la psicologia del profondo, è la raffigurazione di un vasto simbolismo ermeneutico-simbolico. C. G. Jung scoperchiò il sigillo, la cripta che nascondeva questi significati. Significati che portavano tracce di una civiltà, quella egizia ed ellenistico-pagana ormai depistate e seppellite dall'atteggiamento unilaterale del dogma cristiano.

Il fugace mercurio, il cervus fugitivus identificato teologicamente con il Cristo Lapis, leone, aquila ed unicorno, veniva ricercato al di fuori del dogma ed è per questo che canonicamente i simboli della Mater Alchimia, non sono potuti penetrare nell'ufficialità dello spirito cristiano. Ma quegli alchimisti anche se non erano mesmeristi e non si vantavano di un fluido magnetico, cosa che subentrò nella corrente del mesmerismo, nel XVII sec., erano però degli psichici, precursori della mystika.

Se la teologia da un punto di vista concretamente unilateralistico, rappresenta un dogma rude e povero, consensualmente accettato, dobbiamo però riconoscere che la Mater Alchimia si delineò nel suo difficile percorso di ricerca, come vera e propria teologia, e l'ulteriore apporto alla psicologia della religione, e junghiana, vengono proprio da quei capisaldi del tesoro ermetico, che mai uomo intese screditare se non quello accecato da pretese materialistiche.

 

     Diego Pignatelli Spinazzola

 

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Bibliografia

Jung C. G., Scritti scelti , a cura di J. Campbell, Edizioni Red Milano 2007.
Jung C. G., Gli Archetipi dell’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, Torino, 1977.
Jung C. G., Tipi Psicologici, Newton Compton editori Roma 2009.
Jung C. G., La psicologia dell’inconscio, Newton Compton editori, Roma, 1989.
Jung C. G., La libido, simboli e trasformazioni, Newton Compton Editori 2006 Roma.
Jung C. G., Aion: Ricerche sul Simbolismo del Sè, in Opere Vol 9**, Bollati Boringhieri, Torino 2005.
Jung C. G., Psicologia e Alchimia in Opere Vol 12, Bollati Boringhieri, Torino, 2006.
Robb A., Alchimia e Mistica., Taschen Koln, 2011.
Hillman J., Anima: anatomia di una nozione personificata, Adelphi, Milano.

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