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di Diego Pignatelli Spinazzola     indice articoli

 

Mysterium coniunctionis di C. G. Jung: dall'unio mentalis di Dorneus agli enigmi della neuroscienza.   Gennaio 2014

 

Come C. G. Jung si interessò alle implicazioni psicologiche del pensiero di Gerardus Dorneus così l'Unus Mundus rappresentava esplicitamente un mandala metafisico dove il corpo veniva trasceso in superatione corporis da anima e spirito nella dogmatica dell'unio mentalis. Nel rappresentare il ligamentum matrimonii tra i poli opposti, Mercurio come mediator congiungendi indicava quell'istanza trascendentale che Jung volle come corrispettivo di quella Coniunctio tra spirito e materia.

La substantia caelestis naturae che Dorneus indicava quasi come un essenza metafisica nascosta, il Centrum era per Jung il corrispettivo psicologico del processo di individuazione. Appunto per questo motivo Dorneus fu considerato dallo stesso Jung un precursore delle moderne ricerche della psicologia del profondo. Anche se non completamente conscio della proiezione all'interno del suo materiale estratto e dissertato figurativamente e chimicamente, Dorneus mise sul tavolo tematiche che quasi precorrono oggi l'ampio inventario della psichiatria e delle neuroscienze.

Siamo infatti in un epoca dove neanche i dogmi di allora sono convalidati mentre antichi enigmi si ripropongono al medico come sostituti scientifici di ciò che fu una volta l'amalgama di corpo e mente, spirito e materia, ferro e rame, Marte e Venere.

Il puzzle metafisico e neuroscientifico fu difatti brillantemente risolto da Dorneus, alchimista del XVI secolo e da Jung che ne introdusse la filosofia di un libero pensiero che senza svilirsi nella metafisica si impregnava però di istanze di un pensiero magico e primitivo, che noi forse definiremmo allucinatorio ma in esso era l'antico medicamentum spagiricum, alveo massimo della medicina di quel tempo.

Come l'antico "medicurrius" il medico mediava le istanze opposte non solo a livello magico ma anche a livello etico. Si può considerare Dorneus un autentico antenato dell'analista junghiano, il cui orientamento trascendeva la dogmatica consensuale.

Se sul piatto della bilancia delle neuroscienze abbiamo oggi lo split-brain, la body/mind issue e i vari disordini psichiatrici di tipo schizofrenico e depersonalizzati, l'alchimista del sedicesimo secolo intuendo l'agensnel suo rapporto con il patiensinquadrava all'interno di questo bipolare rapporto (analista-paziente) l'emblematica amalgama dei tre metalli alias tre colori e sostanze che quali corrispettivi psichici di un possibile Uno metafisico ne promuovevano in essere l'euristica peculiare.

Ma mentre il microcosmo della scienza è oggettivo e disincantato, quello degli alchimisti era incantato da quella segreta unione di lapis rosso e lapis bianco, Marte e Venere, zolfo e mercurio esalati come oro dall'aquapermanens, bacillo mercuriale di quella meditatio che si prefigurava nel metodo dell'immaginazione attiva che Jung tanto intese esplorare nelle sue dinamiche inconsce ed archetipiche.

Ma il pretesto per carpire l'immaginazione dell'opus fu pur sempre l'alchimia che nei suoi ultimi sviluppi concretati dalla realizzazione e dalla fabbricazione dell'aurum non vulgi, vide in Gerardus Dorneus uno di quegli artifex/artefici in cui si configurò quello scisma che da Jacobe Bohme in poi si costituì alchimia medica e sperimentale, allorchè l'artifex fu solo recepito dalla psicoanalisi junghiana in ambito clinico-terapeutico.

Se quell'argentumvivum come segmentum di quell'aqua doctrinae misteriosa non ci dice un granchè, è nell'alchimia tardo-gnostica che scorgiamo le sue più occulte radici. Fu solo grazie all'alchimia che Jung scoprì l'empiria del processo di individuazione, portatrice esoterica di un antico telos che rivisse tanto nel concetto di lapis philosophorum degli alchimisti tanto nel concetto pseudo-classico del Nous degli gnostici di un Democrito o di uno Zosimo di Panopoli. Dove i primi si arenarono nel materiale della proiezione immaginale e creativa all'incentivo del Lapis, gli ultimi prefigurarono l'antico mito del krater, vaso contenente il Nous, corrispettivo della sostanza mercuriale degli alchimisti.

L'inventario di un Dorneus diviene così un terreno preziosissimo per l'analisi junghiana non tanto come metodo finalisticamente terapeutico quanto ermeneutico di symbolae, che C. G. Jung con una certa audacia e spregiudicatezza espresse attraverso le inusuali proiezioni che interagivano nel ricco territorio simbolico dell'alchimia di un fantasticare mitopoietico che proveniva da un esigenza altra e che aveva l'auspicio di unire in ligamentum matrimonii spirito e materia attraverso il tenace Mercurio, mediator macrocosmi dall'aurea istanza simbolica e subliminale.

 

     Diego Pignatelli Spinazzola

 

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Bibliografia

C. G. Jung, Opere Vol. 14 (1955/56)/ Mysterium coniunctionis., Curato da: Massimello M. A., Editore: Bollati Boringhieri., Collana: Gli archi 19, Torino, 2008.

C. G. Jung, Psicologia e alchimia in Opere Vol. 12, Bollati Boringhieri, 2006, Torino.

C. G. Jung, Aion: Ricerche sul Simbolismo del Sé, in Opere Vol. 9**, Bollati Boringhieri, Torino, 2005.

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