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di Diego Pignatelli Spinazzola     indice articoli

 

La psicologia della religione in C. G. Jung e l'irrisolta questione etica e religiosa dell'occidente.

 

Attraverso lo spirito del tempo e poi lo spirito del profondo (Shamdasani 2009) Jung avvertiva costantemente una tensione morale del conflitto occidentale religioso nella radicata questione del bene e del male.
La tensione religiosa di Jung si avvertì fin in età precoce, ed adolescenziale ma quella stessa tensione avrebbe portato lo stesso Jung verso l'esplorazione religiosa e l'autoesplorazione personale proprio nella ricerca del simbolismo mitico.
Propriamente il simbolo delle origini era per Jung una questione fondamentale e spirituale: "si tratta di essere o non essere spiritualmente" (Jung Gli Archetipi dell'Inconscio Collettivo, Bollati Boringhieri 1977) nella sollecitata tematica del bene e del male che lo attanagliava.
Il desiderio di liberare l'occidente dal gravido peso della coscienza morale scaturita dal pensiero cristiano era per Jung un modo per affrontare l'etica problematica dell'occidente individualistico.
Pesava infatti la dottrina della privatio boni introdotta dai Padri della Chiesa. Questa stessa dottrina Agostiniana pendeva a scapito di quella che Jung amava definire "coincidentia oppositorum" la riconciliazione dei contrari. Risposta a Giobbe, un opera tarda di Jung sarà oggetto di scalpore e controversia ed il consenso dei circoli teologici non sarà affatto favorevole all'interpretazione teologica di Jung al concetto di un dio che si rivela terrifico nel vecchio testamento, come specchio ed ombra di sè stesso. Cristo è la risposta alla condanna di Giobbe. Cristo è l'Adam secundus che giustifica con il suo sacrificio all'umanità la punizione di Dio nei riguardi di Giobbe.
Cristo viene per salvare l'umanità e per rivalutare attraverso la redenzione delle anime ed il sacrificio della croce il terribile atto di Yawèh a scapito di Giobbe ed a favore del suo figliuolo prediletto: Satana.
In risposta a Giobbe, Jung analizza diverse tematiche che nell'indagine psicologica afferrano il concetto cristiano di sommun bonum per un dio che non era altri che terrifico. La stessa bipolarità la troviamo perfettamente nello Shivaismo e nell'autoctono Bhairava, (il tremendo) e nel suo opposto Shiva, (il benefico).
Ma ciò che più sfugge all'occidente non è tanto la conversione del divino quanto l'unione degli opposti. Jung avvertiva simbolicamente questa complexio oppositorum anche se quale anima occidentale il suo intendimento era di scioglere la complexio all'interno dello stesso occidente, con quelle sue stesse premesse ideologiche cristiane religiose.
Se mi è consentito dire, Jung stava cercando attraverso l'individuazione del conflitto etico-religioso dell'occidente, di liberare la sua stessa anima che da quelle premesse dualistiche si era incagliata.
Discorrendo Aion e Risposta a Giobbe, si possono anche leggere in Jung, tesi a favore della dottrina cristiana giacché il suo credo, la sua anima religiosa, sentiva profondamente il radicamento alla tradizione cristiana occidentale. Ma con le stesse premesse e con l'introduzione successiva della Mater Alchemya, che si rivela un opus fondamentale dell'ermeneutica junghiana e del processo di integrazione dei simboli nel sogno nel metodo sintetico-costruttivo, Jung intende innovare l'interpretazione dell'opus divinum cristiano come nel simbolismo della transustanziazione (Psicologia ed Alchimia Op. 12 Bollati Boringhieri ristampa 2006).
In psicologia del kundalini yoga, conferenza del 1936, (Shamdasani 1996) Jung introduce assieme all'indologo Hauer una magistrale lectio sulla psicologia indiana equiparata alla sua psicologia dell'inconscio. Le premesse sono tutt'altre però, giacché lo yoga orientale non ha mai diviso ne scisso le entità divine ma le ha disposte in territori interagenti come nel mito vedico cosicché i demoni, Asura sono consanguinei degli Dei (Sura) ed insieme si alternano nella sempiterna lotta tra il bene ed il male. Ma l'alienazione e l'espulsione del male, di questo terrifico, scarto numinoso, magico ed occulto nell'uomo occidentale, ha inconfutabilmente provocato una radicale scissione del bene e del male con l'insorgenza della delicata questione del peccato originale propugnato dai padri della Chiesa.
Seguendo l'alchimia da Zosimo, Bohme fino a Paracelso, Jung rivendica la medicina catholica con la medicatrix della lapis philosophorum. Giacchè poi il duplice aspetto di Mercurio filosofico è mercurius duplex la panacea o l'opus alchemycum,questo atto di redenzione dello Spirito dalla materia è ben risaputo agli junghiani.
Jung in seguito si avvicinerà alle premesse filosofiche dell'oriente soprattutto attraverso la ricca terminologia alchimistica con il suo corredo filosofico speculativo e tenterà di guarire la tensione occidentale o quanto più di allentarla nella ricongiunzione simbolica tra le antinomie in questione. Il simbolo come mediatore di significato farà da ponte a quest'attesa ricongiunzione ed a questa rinnovata consapevolezza, sganciata dalle maglie dogmatiche della Chiesa. Essa ha realmente svuotato e suffragato i simboli pagani e pre-cristiani che rappresentavano un antica anima dell'occidente, quasi del tutto occultata dall'operare cristiano, e risvegliata di tanto in tanto solo dal riconoscimento del luciferno, l'antico dioniso pre-cristiano e dal suo potere occulto sulla coscienza. La liturgia mitraica propugna il sacrificio taurino, ma ahimè declassata da un cristianesimo primitivo, quantomai il mitraismo si attestava nell'astrologia archetipica da una antica simbologia solare (Coumont op cit in Jung, La Libido, Simboli e Trasformazioni, Newton and Compton 2006 Roma). Se non altro è la stessa migrazione tematica che dall' Oannes, l'Itchys babilonese, ripercorre l'egiziaco Toth, il racconto mitico di Oro-Osiride e la figliolanza divina, l'Attis e l'Adone romano, l'Helios, il Sol Invictus dei Romani fino a raggiungere una più vasta e complessa unità componenziale nel Gesù Cristo storico (Aion:Ricerche sul Simbolismo del Sè., Bollati Boringhieri 2005).
Il percorso dell'itchys babilonese, primo portatore di rivelazione, si compie nell'apparizione e nella passione di Cristo crocifisso all'amo della suo totalità psichica (Aion: Ricerche sul Simbolismo del Sè., Bollati Boringhieri 2005). Abbiamo forse ormai da tempo sottovalutato gli archetipi per non comprendere fino a fondo il messaggio più conclamante che ci rivela quest'ultimo: l'archetipo del Sè.
Jung empiricamente aveva introdotto nella sua teoria quest'archetipo quale processo di individuazione. E' la croce che funge da mediatore e simbolo archetipico per questa transustanziazione dal figlio al padre (filus et pater) con l'aggiunta dello spirito santo. Questa visione si rivelerà essere la ferma convinzione di Jung nell'autenticità di nuove premesse che non hanno niente a che fare con un ideologia prettamente od esclusivamente cristiana (Aion: Ricerche sul Simbolismo del Sè, Bollati Boringhieri 2005). Sono premesse che portano Jung ad una attesa relativizzazione dell'anima occidentale scissa tra due istanze:il bene ed il male, la coscienza e l'inconscio. La nuova mediazione proporrà una dialettica di congiunzione tra le istanze opposte e precedentemente separate dalla coscienza morale del peccato. C'è da ravvisare che il dogma del peccato originale, questo vecchio trucco dei padri della Chiesa, non sia altro che un istituzionalizzazione patriarcale della coscienza attraverso la repressione ipertrofica delle dominanti e componenti dinamiche emotive. La castrazione paterna prende atto nella conseguente repressione delle componenti dinamico-emotive come anche fa notare esaustivamente Erich Neumann in Storia delle Origini della Coscienza, (Neumann, Casa Editrice Astrolabio 1978). Così forse spiegata la contemporanea questione pedofila che grava sulla Chiesa e sull'orda di preti e cattolici, screditati ormai da mass media, ma intenti a rivalutarsi ed a rivalutare propagandisticamente la Chiesa ad ogni occasione con la vincente arma della retorica profusa sulle masse.
L'archetipo di Cristo invece rivendica tutt'altro dogma. E' senz'altro per gli junghiani ed i seri studiosi di mito, una metafora dell'eroe che riscatta la morte attraverso il contenitore simbolico che ruota intorno al concetto di bene e male, morte, mistero e resurrezione. Ma se avessimo gettato un veloce sguardo agli antichi misteri di morte e rinascita pre-cristiani e pagani, riscontreremmo quelle stesse premesse che la Chiesa ha dogmaticamente espulso dalla psiche umana occidentale. Un universo di simboli ci attendeva,ma l'irrefrenabile brama di guardare la luce al di là dell'orizzonte incoscio ci ha allontanato dal buio delle tenebre e dal mistero che tutto pervadeva. Questo mysterium vive e si riproduce dietro il retroscena psichico. E gli junghiani ben conoscono le dinamiche religiose della psiche ed il loro autoctono rivelarsi nella psicopatogenesi dell'individuo.
Espugnando quel mysterium tremendum et fascinans abbiamo espulso gli dèi e li abbiamo riconsegnati ad un pantheon ormai diviso nell'anima dell'occidente.
La relativizzazione e la complexio oppositorum delle istanze psichiche era per Jung una questione fondamentale.
Ciò che lo storico di psicologia della religione Sonu Shamdasani definisce l'opus privato di Jung, il Libro Rosso (Shamdasani 2009) era per lo stesso psicologo svizzero una questione privata. Il suo personale coping religioso come tentativo di risoluzione del dualismo occidentale. Attraverso le conversazione con entità mitiche che gli apparivano al suo orizzonte psichico, prima con Philemone, poi con Salomè, poi con Elia ed infine con Abraxas il dio/satana rospo di matrice medievale alchimistica, Jung percorre il sentiero della sua immaginazione attiva contrassegnato da eventi che lo metteranno al cospetto degli dei. Ed è proprio prendendosi gioco di essi che Jung vincerà temporaneamente la questione etica e morale e riconquisterà la sua anima caduta nell'incertezza.
Questa nekya è per Jung un viaggio nell'Ade, un afferrare l'anima ed un riguadagnarsi un posto di primato fra gli eroi semi-dei. La deificazione di Jung nel Libro Rosso avviene nell'identificazione con Cristo e nella morte e resurrezione di un ego che farà da dynamis al processo di individuazione junghiano. Ecco perché la lettura del Libro Rosso è una lettura filosofica, dialogica ed ermeneutica della personale tribolazione psicotica di Jung, ma di fondamentale ed inestimabile importanza sono le sue premesse etiche. Non è un caso che nell'epilogo, Jung faccia coincidere il serpente bianco a quello nero e faccia parlare lo stesso Cristo al cospetto di Philemone, il suo psicopompo messaggero e guida nell'attraversamento dell'Ade junghiana.
Il dialogo con Salomè ed Elia suo padre profeta, propone invece nel Libro Rosso di Jung la tensione dialettica tra eros e logos. Una tensione che assaliva Jung travolto dalle sue passioni che sfuggivano alla logica ed al raziocinio dello scienziato e che però guidate diligentemente da esso conducevano ad una coerenza morale, sommum bonum per la questione filosofica ed etica di Jung.
Concludendo, sembra che postulando le premesse della suo ouvre, il Libro Rosso e di quella che sarà un estensiva speculazione filosofica e teoretica, Jung si sia costantemente preoccupato di risolvere la questione etica dell'occidente partendo da quelle stesse premesse, e arricchendole con il contributo filosofico orientale in cui la scissione tra il bene ed il male sembra non troppo radicata ne contestualizzata come per l'occidente. Perseguitata da un originale senso di colpa, dalla cacciata di Adamo dall'Eden, il radicarsi di questa autocoscienza, sembra però essere per i post-junghiani un naturale processo della coscienza (Hollis, Il Progetto Eden) conclusasi poi nel matrimonium e nella perfetta unione sizigiale.
Ma sarebbe il caso ancora per gli junghiani di ricondurre questa complexio oppositorum all'unione di sizigie sacre, autentica rappresentazione del .
Attraverso questo processo l'io si raffigura nell'altro ed apre il passo verso l'individuazione.
Così anche le figure mitiche che circondano Jung nel Libro Rosso sono il misteriosamente Altro per dirlo con Marie-Louise Von Franz. Quell'altro che anela a parlare è proprio l'anima che Jung reclamava in quelle presenze autoctone e mitiche, contenuti della sua psiche creativa.
La radicale scissione tra il bene ed il male propugnata nel peccato originale ha espulso quasi definitivamente il misteriosamente altro, quell'insorgenza numinosa dallo strapotere occulto, sacro e magico ma anche terrifico e luciferino. E' la stessa radice ctonia della psiche che viene a parlare in esso e lo viene a rivelare alle molteplici manifestazioni dell'anima.
Può darsi che Jung non si sia mai liberato fino in fondo dalla tensione morale e dal dualismo religioso che avvertiva come un urgenza catartica del suo più profondo Sé ma se non altro le sue premesse empiriche hanno portato preziosissimi contributi ed innovazioni al recentissimo campo della psicologia del profondo e allo zeitgeist del suo tempo.

 

      Diego Pignatelli Spinazzola

 

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Riferimenti
E. Neumann, Storia delle Origini della Coscienza, Astrolabio Ubaldini Editore 1978 Roma.
E. Neumann, La Grande Madre: fenomenologia delle configurazioni femminili dell’inconscio; Astrolabio-Ubaldini Roma 1981.
C. G. Jung, Scritti scelti , a cura di J. Campbell, Edizioni Red Milano 2007.
C. G. Jung, Gli Archetipi dell’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, Torino, 1977.
C. G. Jung, Tipi Psicologici, Newton and Compton editori Roma 2009.
C. G. Jung, La psicologia dell’inconscio, Newton and Compton editori 1989 Roma.
C. G. Jung, La libido, simboli e trasformazioni, Newton Compton Editori 2006 Roma
C. G. Jung, Aion: Ricerche sul Simbolismo del Sè. , in Opere Vol 9**, Bollati Boringhieri, Torino 2005.
C. G. Jung, Psicologia e Alchimia in Opere Vol 12, Bollati Boringhieri editore 2006 Torino.
C. G. Jung, The Red Book (liber novus) edited by Sonu Shamdasani, Norton publication New York/London 2009.
C. G. Jung, La Psicologia del Kundalini Yoga: seminario tenuto nel 1932, a cura di Sonu Shamdasani, Bollati Boringhieri Torino 2004.
J. Hollis, Progetto Eden. La problematica dell'investimento paradisiaco nelle relazioni di coppia e nel sociale, Zephyro Edizioni 2002.

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