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Il mondo di NonCredo

di Paolo Bancale   indice articoli

 

Il non credente e la conoscenza

Gennaio 2012

 

Sapere aude, ovvero “abbi il coraggio di cercare di sapere”, felice messaggio riferibile a Siddharta, Socrate, Kant e a tutto l’Illuminismo, vuole esaltare la forza del pensiero indagante e quella del dubbio metodologico, la scintilla anche romantica del “sapere” come conquista dell’Uomo contro l’ignavia della conservazione e la piatta entropica del dogma, la ricerca della prova logico-sperimentale contro fascinazioni fideistiche di (talvolta truffaldina) ultraterrenità. È una visione della vita che è esaltante per molti, ma per molti di più è ben scomoda, difficile, usurante.

I credenti di qualsiasi religione riposano sulla delega ad altri, tacita o espressa, circa la scelta della via e delle categorie etiche e cognitive da seguire nella propria vita. Può trattarsi di comoda fiducia nella malleveria altrui o di accidia intellettuale o di quietismo temperamentale, capaci di tacitare ansie e dubbi, ambizioni e curiosità. La ricerca del sapere viene sostituita con l’imparare testi indiscutibili ma edificanti: bibbie, corani, catechismi, rivelazioni ed esoterismi vari. Come l’animale in cattività baratta la perdita di libertà con vitto, alloggio e protezione dal predatore, così molti preferiscono abdicare alla libertà di pensiero e di eretica trasgressione con la beatificante, tranquillizzante, pacificante, moralmente suadente, comunitariamente aggregante, tradizionalmente rispettosa accettazione del “libro di testo” da imparare, accettare, osservare e non discutere. E i non credenti? A loro non è concesso questo alibi cognitivo, debbono arare loro stessi il territorio culturale che invocano; imparare è un verbo inconiugabile a vantaggio del capire, del porsi domande, dell’infrangere tabù. È il riscatto di sé come Uomo e non come mammifero. Ma è poi così? I credenti normalmente sanno assai poco dei recessi della loro dottrina e si contentano di pochi luoghi comuni identitari. Di nuovo: e i non credenti? Ahimè, ve ne sono troppi cui basta dire di sé: sono ateo, sono agnostico, io non credo, le religioni sono stupidaggini, quando l’unica stupidaggine è contentarsi di definizioni vuote non suffragate da ricerca, dubbi, missione di sapere e fatica di tentare di capire. Apprezzo molto una frase del non credente Cacciari: «chi non si è mai posto il problema di dio è uno che non pensa». È soltanto domandando a se stessi e cercandosi attorno che si arriva ad una consapevolezza responsabile della propria non credenza. Le pagine di NonCredo vorrebbero dare una mano a questo fine.

 

Paolo Bancale
Dalla rivista "NonCredo"

 


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Religioni? Il mondo di NonCredo NonCredo rappresenta l'unica pubblicazione culturale italiana totalmente dedicata alla informazione e documentazione dei NonCredenti, cioè di quei cittadini che, nel primato della laicità dello Stato, per qualsivoglia motivo NON SI RICONOSCONO IN ALCUNA RELIGIONE, ma soltanto nel rispetto delle leggi, di un'etica condivisa e nella solidarietà, optando in termini culturali per la cultura del dubbio contro ogni dogmatismo, per una consapevole autonomia della coscienza e per la più totale libertà della conoscenza e del pensiero.

 

 

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