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Riflessioni Iniziatiche

Riflessioni Iniziatiche
Sull'Uomo, lo Spirito e l'Infinito

di Gianmichele Galassi

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Sulla discriminazione della minoranza: sessualità, etica e massoneria

Novembre 2012

 

Prima di iniziare è doveroso ricordare le parole del Maestro Voltaire: “Io non condivido le tue idee ma lotterò con tutte le mie forze perchè tu, come me, possa liberamente esprimere il tuo pensiero”.

 

Come in una chiacchierata fra amici, dopo una buona cena, proviamo a riflettere sull’etica massonica e la relativa applicazione pratica, soprattutto nei confronti degli argomenti spinosi che affliggono il nostro vivere quotidiano e che purtroppo ignoriamo come se non incidessero sul progresso della società di cui facciamo parte.

Troppo volte ho sentito parlare di discriminazione nei nostri confronti per non intervenire in aiuto di coloro che oggi vi sono sottoposti.

Affrontando gli enigmi etici di qualsivoglia genere dobbiamo abbandonare i preconcetti indotti vuoi dall’educazione vuoi dal senso comune: ciò che è inteso “normale” coincide con l’opinione dalla momentanea maggioranza, per poi ribaltarsi successivamente alle originali inclinazioni dei più, come banderuole al vento che una volta sradicate vengono rimpiazzate con delle nuove.

Jaspers (1) stesso disse, durante la terza celebre lezione: “La comunità umana è storica: ricorda il passato e se ne arricchisce, fa continui e nuovi progetti per il futuro, si trova sul cammino di un’incessante trasformazione, per la quale non possiamo mai scorgere il principio e la fine”. Questo per sintetizzare il concetto per cui è vero che la società influenza l’individuo, ma è vero anche che l’uomo libero deve influenzarla a sua volta.

Il massone è uomo libero e per la libertà ha sempre lottato. Nei secoli si è scontrato anche con le autorità politiche oppressive, ma soprattutto si è battuto per la libertà di pensiero e di opinione di ogni singolo individuo. I principi ed il convincimento altrui vanno sempre rispettati a patto che non siano, essi stessi od anche il solo professarli, nocivi al prossimo.

Quindi per esercitare quella tolleranza (e non sopportazione) di cui dichiariamo essere sostenitori dobbiamo esaminare le idee, le tendenze e le iniziative difendendole – anche se non le sentiamo nostre - a patto che non limitino l’altrui libertà o, più in generale, l’altrui vivere.

Ecco perciò che possiamo essere in accordo oppure in disaccordo su un’idea, ma l’impegno che ci è chiesto come liberi muratori è non osteggiarla a priori, impedendo così alla minoranza di esercitare i propri legittimi diritti di esseri umani: lo scopo non è quello di imporre una determinata teoria, è sufficiente solo che proviamo a comprenderla, giudicando poi se può essere lesiva in qualche modo.

L’argomento che andiamo ad analizzare appare piuttosto distante dalla nostra realtà quotidiana, da un lato l’esperienza personale non ci può venire in aiuto, ma dall’altro ci rende immuni da fini utilitaristici. Le coppie di fatto sono una realtà numerosa oramai anche nel nostro Paese, patria del cattolicesimo: su questo lo scontro si articola fra i fondamentalisti religiosi e tutti coloro che sono a favore dei diritti dell’uomo e di uno stato laico, avendo compreso appieno il concetto di famiglia nella sostanza e non solamente nella forma. Per secoli ed, in alcune realtà, ancor oggi assistiamo a matrimoni combinati, senza amore, ma benedetti nelle Chiese di ogni credo, con giovani o giovanissime cedute dalle famiglie con fini a noi ignoti. Che dire poi delle coppie sposate, ed in seguito separate, in cui i futuri e rispettivi compagni hanno diritti limitati ed inferiori rispetto a coloro che rimangono tali soltanto nella carta, ovvero i legali coniugi?

Questo non mi riguarda affatto – sono sposato con rito civile – ma spesso mi chiedo quale sia la ragione effimera per cui, secondo la Chiesa di Roma, l’assassino pentito va perdonato senza riserve, mentre il cattolico fedele ed osservante, abbandonato dal coniuge, non possa esserlo divenendo addirittura indegno a ricevere l’eucaristia.

Comunque, l’argomento che mi sta a cuore dibattere riguarda una piccola rappresentanza di queste coppie: quelle appartenenti alla minoranza gay. Senza dubbio, essendo più lontano dalla “norma” attuale, questo soggetto rimane il più controverso, anche all’interno della nostra istituzione.

Cercherò di analizzare, approfondire ed affrontare le tematiche che più di frequente sono state oggetto di riflessione e talvolta di obiezione, conformandomi naturalmente alla necessaria economia dell’articolo.

Affrontando tale materia dobbiamo chiarirne i concetti fondamentali: in primis capire che l’orientamento sessuale di un individuo ne definisce la direzione dell'interesse sessuale, che può essere rivolta verso membri dello stesso sesso, del sesso opposto o di entrambi i sessi, potendo differire dal "comportamento", nonché dall'identità, sessuale di un soggetto; attualmente si ritiene che tale orientamento sessuale sia il risultato dell'interazione sinergica di fattori ambientali, culturali, biologici e genetici, di conseguenza lo stesso contesto familiare, con i suoi modelli di riferimento, può rinforzare o meno la predisposizione genetica.

 

Identità e cultura sessuale

Fino al momento dei famosi disordini di Stonewall nel 1969 a New York, quando i  clienti di un bar frequentato da gay nel Greenwich Village si scontrarono con la polizia che vi aveva fatto irruzione, la cultura gay era nascosta e si basava su simboli e codici segreti. Successivamente, negli anni ’70, l'arte pop fu il primo movimento artistico ad esserne fortemente influenzato, l'orgoglio omosessuale si affermò sempre con maggior intensità, purtroppo, poco dopo con l'avvento del AIDS la discriminazione riprese a serpeggiare con vigore.

A seguito della diffusione del femminismo e potendo godere di maggiori libertà, la cultura lesbica, l’altra faccia della stessa medaglia, poté anch’essa uscire allo scoperto.

L’ultima identità, in ordine di tempo, rivelatasi è quella bisessuale, che però si trova nella peculiare situazione di non essere accettata, e perciò discriminata, da entrambe le parti, eterosessuali ed omosessuali. In questa posizione si collocano coloro che sentono attrazione per entrambi i sessi, in alcuni casi in egual misura, in altri con una preferenza per uno dei due generi; ricordando lo studio di Kinsey, possiamo pensare che questa sia in realtà la disposizione di una parte consistente dell’umanità, anche se l’atteggiamento della società verso chi possiede un tale orientamento sessuale lo ha condotto a reprimerlo, spesso con maggiore violenza che negli altri casi.

 

Una misura della dimensione del fenomeno

La prima analisi scientifica sull'argomento è stata condotta del Prof. Alfred Kinsey e dal suo team di ricerca: Clyde Martin, Paul Gebhard e Wardell Pomeroy.

Nei suoi libri intitolati originariamente "Sexual Behavior in the Human Male" (Il comportamento sessuale nel maschio umano, 1948) e "Sexual  Behavior in the Human Female" (Il comportamento sessuale nella femmina umana, 1953), meglio conosciuti come 'Il rapporto Kinsey', era contenuto uno dei costrutti teorici più importanti del professore: la "Heterosexual/ Homosexual Rating Scale," una scala a sette punti che quantifica, misurandola, la sessualità e le eventuali tendenze omosessuali di un  soggetto.

Secondo  Kinsey "Mettendo in evidenza la continuità delle gradazioni tra individui esclusivamente eterosessuali e individui esclusivamente omosessuali, è sembrato opportuno sviluppare una sorta di classificazione che  potrebbe basarsi sulle quantità relative di esperienze eterosessuali e omosessuali nella storia riportata da ciascun individuo [...] Ad ognuno si può assegnare una posizione all'interno di questa scala, per ogni periodo della sua vita [...] Una scala a 7 punti sembra avvicinarsi abbastanza fedelmente alla realtà delle gradazioni che esistono in natura" (Kinsey, 1948, pp. 639, 656).

 

Sulla discriminazione della minoranza: sessualità, etica e massoneria

 

0 - Esclusivamente eterosessuale, con nessuna componente omosessuale

1 - Prevalentemente eterosessuale, solo occasionalmente omosessuale
2 - Prevalentemente eterosessuale, ma più che occasionalmente omosessuale
3 - Egualmente eterosessuale e omosessuale
4 - Prevalentemente omosessuale, ma più che occasionalmente eterosessuale
5 - Prevalentemente omosessuale, solo occasionalmente eterosessuale
6 - Esclusivamente omosessuale

 

I risultati della ricerca furono sconvolgenti: Kinsey affermò l'impossibilità di determinare il numero di persone che sono "omosessuali" o "eterosessuali".  Per Kinsey è possibile solo rilevare il comportamento di un individuo durante periodi specifici.

Le percentuali di intervistati che riportano almeno una esperienza sessuale, fino all'orgasmo, con partner dello stesso sesso, rappresentano il 37% degli uomini (Kinsey, 1948, p. 650) ed il 13% delle donne (Kinsey, 1953, p. 475). In particolare il 10% degli uomini intervistati erano prevalentemente omosessuali tra l'età di 16 e 55 anni, l’8% lo erano esclusivamente per almeno 3 anni, nell'età compresa tra i 16  e 55 anni ed, infine, il 4% degli uomini intervistati erano esclusivamente omosessuali da l'adolescenza fino al momento dell'intervista (Kinsey, 1948, p. 651). Fra le donne una percentuale compresa fra il 2% ed il 6% erano esclusivamente omosessuali nell'età compresa tra i 20 e i 35 anni (Kinsey, 1953, p. 448) mentre dall'1 al 3% delle donne non sposate erano esclusivamente omosessuali nell'età compresa tra i 20 e i 35  anni (Kinsey, 1953, Tabella 142, p. 499).

Al di là dei sorprendenti risultati, Kinsey ha avuto il grande merito di introdurre una nuova idea della sessualità, purtroppo, rimasta per secoli legata all’irreale dicotomizzazione tipologica basata sulla normalità/anormalità, mentre la realtà dei fatti dimostra che, in genere, non esistono distinzioni nette, create solo dall’habitus umano, ma una serie di sfumature fra i rari eccessi.

La conclusione più ovvia è che non esistono solo il bianco e nero, molto più frequenti sono le sfumature di grigio, quindi è irragionevole demonizzare un essere umano, catalogandolo e relegandolo in compartimenti stagni, come quello dell’anormalità.

 

La ricerca scientifica

Alcuni recenti studi condotti negli Stati Uniti, vista l'impossibilità di un censimento reale, stimano l'omosessualità (in forma esclusiva) maschile in una percentuale che varia dal 3% al 10% dell'intera popolazione adulta maschile; aggiungendo ai risultati anche la popolazione femminile adulta, si presume una popolazione gay piuttosto numerosa, ovvero tra i 7 ed i 15 milioni di individui. Considerando poi le intere famiglie, questo fenomeno potrebbe interessare circa 50 milioni di persone nei soli Stati Uniti, giungendo, così, a ricoprire una dimensione consistente nel tessuto sociale americano.

Dagli anni 70 sino ai nostri giorni la ricerca scientifica si è concentrata maggiormente nello studio dell'orientamento sessuale degli individui, indirizzandosi, talvolta, all'analisi di alcuni aspetti sociali che rivestono particolare importanza al livello del tessuto familiare. Tale copiosa produzione scientifica condusse a un importante risultato: nel 1975 l'Associazione Americana di Psicologia (American Psychological Association) eliminò dall'elenco ufficiale dei disturbi mentali l’omosessualità, 5 anni più tardi, nel 1980, anche l'Associazione Americana di Psichiatria (American Psychiatric Association), prendendo la medesima posizione, affermò che "l'omosessualità in sé non comporta menomazione nel giudizio, stabilità, affidabilità, attendibilità o riguardo le capacità generali in ambito sociale o professionale".

Numerosi studi di eminenti psicologi americani (2) hanno più volte dimostrato come l'idea che gli individui gay e lesbiche non siano adatti come genitori al pari degli eterosessuali sia una credenza priva di fondamento, non trovando alcun riscontro empirico.

 

Brevi cenni sulla sessualità nella cultura

Nella cultura precristiana in genere ed in quella ellenica in particolare si hanno molti esempi del costume omosessuale, visto addirittura come una consuetudine dei più, spesso incoraggiata dai riti pagani che non ponevano particolari freni morali al piacere sessuale, basti pensare alla poetessa Saffo oppure ai fedeli di Bacco che, in epoca non sospetta, professavano l’«amore libero» da vincoli etici.

Successivamente, con l’avvento del cristianesimo, l’atteggiamento verso la sessualità umana cambia radicalmente, partendo dall’Antico Testamento abbiamo una prima traccia riguardante gli atti omosessuali nel libro del Levitico:

 

18,22:  «Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio».

20,13: «Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di essi».

 

Naturalmente, come è spesso avvenuto, la traduzione ha risentito di imperfezioni: Boswell, commentando questi  due versetti, afferma che il termine ebraico toevah,  in questa versione tradotto con “abominio”, di solito non significa qualcosa di cattivo in sé, come la violenza o il furto (trattati altrove nel Levitico), ma qualcosa che, secondo il rito, è impuro, come gli atti di mangiare maiale o avere rapporti sessuali durante il periodo mestruale.

Con il passare del tempo la situazione peggiora: durante il Medioevo, la Chiesa di Roma e la religione di Maometto radicalizzano le loro posizioni a sfavore di qualsiasi forma di sessualità che esca dai ristrettissimi limiti imposti dalla rispettiva legge divina. Così facendo, come in molti altri settori del vivere umano, si è caduti progressivamente nell’ignoranza e nella discriminazione più feroce nei confronti del “diverso” e del più debole: anche la donna è considerata inferiore, divenendo solamente un oggetto; entrambe le culture le assegnano un ruolo di secondo piano che ricorda spesso la schiavitù.

Col trascorrere dei secoli, fino a pochi decenni orsono, l’omosessualità assurse al ruolo di atto contro natura tantoche a tutt’oggi ci sono alcuni che lo pensano ancora. D’altronde sino alla metà del secolo scorso accadeva lo stesso per i matrimoni fra individui di razze diverse: ce ne hanno dato largo esempio, Hitler che intendeva mantenere pura la razza ariana, considerata superiore e molti statunitensi che prima vedevano di mal occhio l’unione con i nativi americani, considerati solo selvaggi, poi consideravano contro natura le coppie miste con afroamericani, ricordate la pellicola denuncia “Indovina chi viene a cena” con Spencer Tracy?

Tutto ciò solamente allo scopo di ricordare due esempi della frequente e diffusa intolleranza verso i nostri simili.

E’ bene poi sottolineare il significato del termine “contro natura” che definisce un comportamento contrario al complesso delle qualità e delle proprietà che un essere possiede in sé, ma naturalmente vista la diffusione di atteggiamenti omosessuali sia nell’uomo che in molte altre specie animali – basti ricordare il fenomeno nei canidi, equini ed anche la famosa coppia di pinguini gay dello zoo di Central Park a New York – possiamo affermare con certezza che il caso in questione esula da tale definizione. Per rendere più chiaro il concetto, un esempio di “comportamento contro natura” nell’uomo è la coprofagia (3), frequente invece per i cuccioli di cane.

 

Credenza popolare e scienza

Due sono le principali obiezioni sollevate in relazione alle famiglie con madre lesbica. La prima riguarderebbe una presunta crescita sessuale atipica nei bambini che, sotto tale ipotesi, svilupperebbero una qualche forma di confusione riguardo la propria identità sessuale; la seconda ipotesi consterebbe in un elevato tasso di disordini psicologici aggravati da difficoltà nelle relazioni interpersonali. Anche in questo caso, vari studi (4), uno dei quali centrato su bambini nati in famiglia eterosessuali e poi affidati a madri lesbiche dopo la separazione o il divorzio, hanno smentito questa ipotesi tramite l'evidenza empirica: non sono state evidenziate differenze significative, sotto tale ipotesi, fra bambini o bambine appartenenti a famiglie lesbiche ed i loro corrispondenti in famiglie eterosessuali. A sostegno dell'infondatezza di tali ipotesi, due studi inglesi (5), (6) hanno confermato che la stragrande maggioranza dei bambini cresciuti in famiglie lesbiche hanno un orientamento prettamente eterosessuale in età adulta. L'unica differenza chiaramente significativa emersa da questi studi è che la co-madre in famiglie omosessuali è molto più coinvolta rispetto ai padri in famiglie tradizionali.

L'ultima e più infamante accusa rivolta ai genitori omosessuali riguarderebbe la loro propensione alle molestie verso i propri bambini, questo a dimostrare come l'ignoranza, supportata dalla volontà dei fanatici e dei poteri forti, sia ancora utilizzata per secondi fini, purtroppo sempre distanti dalla verità. Infatti, non esiste alcun fondamento, di nessun genere, che permetta di collegare l'omosessualità alla pedofilia; sono due cose assai distinte: l'orientamento sessuale, sia omosessuale che eterosessuale, è definito come l'attrazione tra due adulti, mentre la pedofilia prevede attrazione sessuale, e perfino perversione, di un adulto verso un bambino. A testimonianza di ciò un altro studio (7) su 269 casi di abuso sessuale su minori ha rilevato due soli casi che coinvolgevano omosessuali, molto più alta (74%) la percentuale di uomini, con normali relazioni eterosessuali, che hanno molestato sessualmente bambini maschi. Naturalmente, causa la notevole difficoltà di reperimento e rilevamento di tali dati, affidabilità ed efficienza delle ricerche potrebbero esserne conseguenzialmente influenzate, inficiandone talvolta i risultati; ma resta il fatto che tutte tracciano la stessa direzione che presumibilmente, ovvero sino a prova contraria, rimane quella statisticamente e scientificamente più valida.

 

Democrazia e leggi sulle unioni gay nel mondo

Negli ultimi tempi, si discute molto più seriamente anche a livello politico l'opportunità di riconoscere le coppie omosessuali e la possibilità concreta di dare loro bambini in adozione: in Gran Bretagna, già da 2002, è stata legalizzata l’adozione di bambini da parte di donne lesbiche, indipendentemente dal fatto che esse convivano o meno con un partner dello stesso sesso; così come, alcuni membri del Parlamento inglese hanno votato per permettere l'adozione anche a coppie non ufficialmente sposate, al di là del loro orientamento sessuale.

Nel 2004, nello Stato del Massachusetts (Stati Uniti), sono stati celebrati i primi matrimoni di coppie gay legalmente riconosciuti da un governo dell’Unione; l’anno successivo, precisamente nel settembre del 2005, il parlamento dello stesso Stato ha poi respinto la proposta di referendum per l’emendamento costituzionale che tendeva a vietare le nozze omosessuali. L’atteggiamento dell’opinione pubblica e dei deputati è decisamente cambiata nel corso di un anno: nel 2004 una folla di centinaia di oppositori si era riunita davanti al parlamento portando i deputati a votare 105 a 92 a favore del referendum, mentre nel 2005, la situazione è notevolmente mutata, pochi gli oppositori e 157 deputati contrari contro 39 rimasti favorevoli. A conferma della storica svolta un commento del senatore repubblicano Brian Lees, in precedenza firmatario dell'emendamento: «Il matrimonio gay ha avuto inizio e la vita non è cambiata per i cittadini, tranne che per quelli che ora si possono sposare. L'emendamento, che era una misura o un compromesso adeguato un anno fa, ora non lo è più».

A Montreal, il 1 aprile 2004, si è celebrato il primo matrimonio omosessuale in territorio canadese fra Michael Hendricks e René Leboeuf, successivamente con il Civil marriage act in vigore dal 20 luglio 2005 sarà legalizzato in tutto lo stato.

In Olanda, in aggiunta al matrimonio, aperto ai gay dal 1 aprile 2001, sono in vigore leggi che permettono le unioni registrate per coppie di sesso diverso o dello stesso sesso del tutto simili alle nozze tradizionali, esiste, poi, la regolamentazione delle convivenze di fatto. Lo stesso è avvenuto in Belgio, secondo Paese al mondo che riconosce il matrimonio tra individui dello stesso sesso (30 gennaio 2003), legge approvata solamente quando il partito dei cristiano-democratici non era al potere, come in Olanda. L’unico distinguo, l’impossibilità di l'adozione e, qualora esistano dei figli avuti da un precedente matrimonio, il partner che non è genitore biologico non diventa parente legale dei figli del coniuge; ma lo scorso anno è stata intrapresa la discussione parlamentare per cambiare la legge, permettendo l'adozione anche a coppie dello stesso sesso. In origine la legislazione belga impediva il matrimonio omosessuale fra stranieri, ma dal 2004 la situazione è mutata: alle coppie con uno dei partner stranieri si richiede di risiedere nel Paese almeno tre mesi prima di poter contrarre il matrimonio.

Anche la Spagna, cambiando il proprio diritto di famiglia (art. 44 del codice civile), con la legge 13/2005 in vigore dal 3 luglio 2005, ha esteso la possibilità di contrarre matrimonio civile anche alle coppie di omosessuali, affermando il loro diritto di adozione congiunta, oltre che quello di adottare l’uno i figli dell’altro, biologici o meno che siano. Affiancati al matrimonio, ma giuridicamente e concettualmente differenti, continuano ad esistere in Spagna leggi e registri delle coppie di fatto sia eterosessuali che omosessuali.

 

Legislazione sulle unioni di fatto in Italia

In Italia, le novità più salienti su questo tema risalgono ai primi mesi del 2006, infatti dopo la Regione Puglia, anche la Liguria ha inserito le unioni di fatto nella legge che stabilisce a chi bisogna garantire diritti ed aiuti economici in tema di servizi sociali e sociosanitari (8). Nel Titolo I «Norme generali», articolo 23 comma 5: «Gli interventi e i servizi destinati alla famiglia sono estesi ai nuclei di persone legate da vincoli di parentela, affinità, adozione, tutela e da altri vincoli solidaristici, purché aventi una convivenza abituale e continuativa e dimora nello stesso Comune». Quindi i 150 milioni di euro previsti della normativa valgono per tutti, l’importanza dell’approvazione di questa normativa è che pone le basi per i passi successivi verso i PACS; lo conferma l’affermazione di Marco Nesci (Rifondazione Comunista): «È il riconoscimento dei diritti civili e sociali delle coppie conviventi, indipendentemente dal sesso della coppia. È un momento storico, perché lo Stato non potrà che prendere atto». Anche la Corte di Cassazione, sez. IV penale, è intervenuta su questo tema con la sentenza 05.01.2006 n° 109 (Mario Pavone) affermando che ai fini del calcolo del reddito per l'ammissione al gratuito patrocinio, il rapporto di convivenza non si interrompe con lo stato detentivo, in considerazione della "significativa evoluzione sociale, normativa e giurisprudenziale registratasi negli ultimi tempi", sentenza quindi finalizzata a dare rilievo sociale e giuridico alla convivenza "more uxorio". Ma la discussione nel nostro Paese rimane molto accesa e apparentemente lontana da una conclusione definitiva in uno o nell’altro senso: alle voci di deputati come l’on. Alessandra Mussolini o, nello schieramento opposto, dell’on. Livia Turco, entrambe a favore di un allargamento dei diritti alle coppie di fatto, si contrappongono le sfavorevoli, dal ministro Tremonti o alla Chiesa di Roma appoggiata da tutti i partiti ad essa legati. La fazione dei contrari ribadisce il concetto di famiglia tradizionale, indissolubilmente legata all’idea di matrimonio fra persone di sesso diverso, ricordandola così come la descrive la Costituzione Italiana (Tit. II, art. 29) (9): “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sulla eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.”; ma allo stesso modo i favorevoli ricordano che quello stesso testo sancisce pari diritti a tutti i cittadini (Principi Fondamentali, art.3).

 

Discussione e conclusioni

Come si può notare dalle numerose ed ampie discussioni, che si protraggono da lungo tempo, il tema qui affrontato, anche se scientificamente abbastanza chiaro, mantiene notevoli spigolature che si traducono spesso in credenze, artatamente indotte con informazioni non corrette, nell'opinione pubblica. In tale situazione, spetta a noi, che ci definiamo "illuminati", più che ad altri, far si che questo problema sia prospettato con la dovuta serietà. Vorrei, infatti, concludere ricordando un articolo (10) apparso sul Washington Times a commento dell'infelice rapporto dell'Accademia Americana di Pediatria che, proponendo l'introduzione di una legge che istituisse l'adozione da parte di co-genitori per i bambini nati da coppie lesbiche, si è resa rea, secondo questa eccellente fonte, di aver sacrificato l'integrità scientifica per scopi politici, rischiando, in tal modo, di compromettere il presente ed il futuro di quei bambini. Dovendo sempre e comunque tendere al bene dell’umanità, il nostro compito si esaurisce così nella presentazione del problema tramite l’utilizzo di argomenti scevri di ogni preconcetto, per consentire il formarsi di una libera opinione secondo la coscienza di ognuno.

 

Gianmichele Galassi

Da Sulla discriminazione della minoranza: sessualità, etica e Massoneria. Hiram vol.3/06, pg.47-61, Erasmo Editore, Roma, 2006.

 

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NOTE

1) Karl Jaspers. Ragione ed  esistenza. I classici del pensiero, Fabbri Editori, 1996.

2) Gibbs, 1986; Cramer, 1988; Falk, 1989; Patterson, 1996.

3) La coprofagia (dal greco copros, feci, e phagein, mangiare) è un comportamento animale o umano che consiste nell'ingoiare escrementi propri o altrui.

4) Patterson CJ. Children of lesbian and gay parents. Child Dev 1992; 63: 1025-1042
  Golombok S. Lesbian mother families. In: Bainham A, Day Sclater S, Richards M, eds. What is a parent? A socio-legal analysis. Oxford: Hart Publishing., 1999.

5) Golombok S, Tasker F. Do parents influence the sexual orientation of their children? Findings from a longitudinal study of lesbian families. Dev Psychol 1996; 32: 3-11.

6) Tasker F, Golombok S. Growing up in a lesbian family. New York: Guilford Press, 1997.

7) Carole, J. Are Children at Risk for Sexual Abuse by Homosexuals? (1994). Pediatrics, 94 (1).

8) Paola Setti. “Il Giornale”, n. 62 del 15-03-2006 pagina 11.

9) Costituzione della Repubblica Italiana in Bartolini F., Dubolino P. (2005). Il Codice civile. Casa Editrice La Tribuna, Piacenza, pag.36.

10) Dobson JC. Pediatricians vs children. Washington Times 2002 Feb 12.


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