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Del dott. Giacomo Bo   indice articoli

  

 

Lardopitecus
L'evoluzione/involuzione dell'uomo moderno

Marzo 2012

 

Lardopitecus L'evoluzione/involuzione dell'uomo modernoL'uomo nel corso della sua storia evolutiva ha sempre lottato per il cibo e ha vissuto – salvo rare eccezioni – con poco cibo, raccolto, cacciato o coltivato con grandi sforzi.

Ancora la generazione dei nostri nonni ha sofferto la fame ed è sopravvissuta ai rigidi inverni solo con il cibo coltivato negli orti e allevato nelle fattorie. La gente era magra e spesso denutrita; le malattie infettive molto diffuse a causa della sporcizia dell’ambiente in cui si viveva e anche di sistemi immunitari deboli per la mancanza di vitamine, sali minerali ecc.

La generazione dei nostri padri ha vissuto invece l’arrivo dell’abbondanza. Nel 1957 aprì a Milano il primo supermercato è fu un evento epocale, tanto da attirare l’attenzione della stampa nazionale. Dai racconti di quel tempo si legge dello stupore della gente sulla possibilità di riempire un carrello di cibo. Da allora l’Italia, così come tutti gli altri paesi occidentali, si è continuamente riempita di cibo, tanto che oggi è normale vedere carrelli strapieni all’uscita da un ipermercato.

Tutto questo cibo ha migliorato la qualità della vita? Sicuramente ha tolto la fame ma ha portato anche conseguenze serie per la salute. I nostri padri sono caduti ingenuamente nell’errore di abbuffarsi senza controllo, spinti dalla fame delle generazioni precedenti, e i loro figli, cioè noi, abbiamo continuato lungo questa strada. La conseguenza ormai sotto i gli occhi di tutti è il sovrappeso e l’obesità; afferma il dr. Marini, specialista in medicina dello sport: “Nel nostro paese, come in tutto il mondo occidentale (con maggior incidenza nel nord America e nella Gran Bretagna), il problema del peso corporeo, inteso come sovrappeso, interessa un numero sempre maggiore di individui. Secondo le ultime stime si calcola che nel mondo il numero degli obesi abbia raggiunto l'incredibile numero del miliardo: in Italia solo il 53% della popolazione può rientrare nella fascia dei "normopeso".
La causa di questa situazione è duplice: da una parte c'è una sempre maggiore disponibilità di alimenti, dall'altra uno stile di vita sempre più sedentario.”

Il sovrappeso e l’obesità non sono di per sé una malattia, ma creano un ambiente ottimale per lo sviluppo di infiammazioni e infezioni. Inoltre sempre più studi scientifici le correlano con numerose malattie degenerative quali diabete, ipertensione arteriosa, ischemia miocardica, insufficienza cardiaca, colecistopatia, nefropatie e danni osteoarticolari, in particolare a carico della colonna vertebrale e del piede. Anche alcune forme di cancro sembrano essere associate all’eccesso di cibo. Di conseguenza, negli individui obesi la speranza di vita è significativamente più ridotta.

Se una volta il sovrappeso era tipico di una certa età, oggi anche i bambini ne sono colpiti in modo massiccio; i dati sono gravi e scoraggianti: più di 1.115.000 bambini in Italia sono in sovrappeso e obesi, l’11% dei bambini non fa colazione, il 28% la fa in maniera non adeguata, l’82% fa uno spuntino troppo abbondante a metà mattina e il 23% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura. E ancora, solo 1 bambino su 10 fa attività fisica in modo adeguato per la sua età (almeno 1 ora al giorno), 1 bambino su 4 guarda la televisione per 4 ore o più al giorno, 1 bambino su 2 ha la televisione in camera.

Il quadro della situazione è tale che diviene difficile non ipotizzare conseguenze drammatiche per la salute della nostra società, oltre che per quella individuale. L’evoluzione dell’uomo è – a nostro avviso – entrata in un vicolo cieco da cui occorre tornare indietro.

Il deposito o la rimozione del grasso dal nostro corpo avviene in due modi: mangiando troppo o poco, oppure muovendosi poco o molto; quindi per controllare il peso è essenziale che vi sia un corretto bilancio energetico, mentre per perdere peso questo bilancio deve essere negativo, intendendo con ciò una situazione in cui il dispendio supera l'apporto delle calorie. In parole semplici: meno cibo e più attività fisica. La dieta quotidiana deve essere ben bilanciata in termini di proteine, carboidrati, vitamine e sali minerali, e non dovrebbe superare per un adulto le 1.500 kilocalorie. Oltre alla quantità è importante la qualità degli alimenti e dei loro costituenti. I lipidi non sono tutti uguali e quelli insaturi sono decisamente meglio dei saturi. Le proteine vegetali sono più digeribili di quelle animali. Gli zuccheri complessi (gli amidi) sono migliori di quelli semplici ( come il saccarosio). Vitamine e sali minerali si assimilano meglio in frutta e verdura fresche che negli integratori.

Secondariamente, l’attività fisica: deve essere svolta ad un'intensità medio-bassa, al fine di permettere una lunga durata dell'esercizio stesso; infatti nella corsa ,ad esempio, tempo e distanza percorsa sono molto più importanti dell'intensità, intesa come velocità, al fine di ottenere un elevato dispendio energetico. Indicativamente, un’ora al giorno di movimento è più che sufficiente.

Affinché tutto ciò abbia successo è necessario comprendere quanto sia importante modificare il nostro stile di vita moderno che si è allontanato dal buon senso della natura e della ragione. Tutto questo cibo non ci fa bene. Possiamo utilizzarlo in modo più intelligente e donarlo a chi ne ha ancora bisogno, perché nel mondo la fame è tutt’altro che debellata. A fronte del nostro miliardo di obesi ce n’è un altro che muore di fame.

Siamo convinti che il cambiamento sia alla nostra portata. Non sarà facile perché richiede sacrificio e forza di volontà, ma garantirà un futuro sano, per noi e per i nostri figli.

 

Nadia e Giacomo Bo
www.ricerchedivita.it


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