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Riflessioni sulle scienze

Riflessioni sulle Scienze

di Alberto Viotto    indice articoli

 

Qualche semplice regola

Maggio 2013

  • Il valzer degli operatori

  • Telemolestie

  • Complicazioni

  • Aggiungo un Gratta e Vinci?

  • Fatemi uscire!

  • Perché no?

 

Tariffe telefoniche qualche semplice regolaIl valzer degli operatori

Le tariffe degli operatori di telefonia mobile sono particolarmente convenienti per chi proviene da un altro operatore: sconti di ogni genere, tariffe ridotte per diversi mesi, annullamento di molte spese. Chi è già cliente, oppure non porta in dote una SIM di un altro operatore, è escluso.

Il risultato è che molte persone alla ricerca del risparmio continuano a cambiare operatore – sfruttano le offerte inizialmente molto vantaggiose e, quando le condizioni ritornano normali, ripetono il giochino, a volte tornando all’operatore di partenza. Più o meno ogni operatore perde tanti clienti quanti ne guadagna (è un sistema chiuso) e gli utenti perdono un sacco di tempo. Per quale motivo le compagnie telefoniche alimentano questo vortice insensato? I dirigenti del marketing hanno come obbiettivo l’acquisizione di nuovi clienti (in base a questo otterranno i loro bonus) e l’abbandono dei vecchi non li preoccupa minimamente.

La soluzione? Basterebbe vietare discriminazioni sulle tariffe a seconda delle caratteristiche del cliente. Quando si va dal salumiere a comperare il prosciutto non si informano se siamo clienti abituali di un’altra salumeria prima di dirci quanto costa: il prezzo è esposto sul bancone ed è uguale per tutti. Dovrebbe essere lo stesso anche per i servizi telefonici.

 

Telemolestie

Telefonano quasi sempre all’ora di cena o nei momenti più inopportuni. Mentre interrompiamo quello che stiamo facendo per andare a rispondere, pensiamo al solito amico che chiama a sproposito e lo mandiamo mentalmente al diavolo ma no, non è lui, è qualche compagnia telefonica che propone un’offerta “convenientissima”.

Come fanno ad avere il vostro numero? Semplice, ci sono gli elenchi telefonici e nessuna vieta di chiamare chi gli pare. C’è un lodevole tentativo di protezione degli utenti, un elenco (il “registro delle opposizioni”(1)) delle persone che non vogliono ricevere questo genere di telefonate e che gli operatori di telemarketing dovrebbero consultare prima di selezionare i numeri da chiamare, ma è una complicazione in più e relativamente poche persone si sono iscritte.

La condizione “normale” dovrebbe essere quella di non poter essere molestati, e si dovrebbe invece istituire un albo di coloro che vogliono ricevere queste “proposte commerciali”; temo però che ci sarebbero pochi iscritti.

 

Complicazioni

Calcolare quanto costa telefonare sembrerebbe piuttosto semplice, ma se si dà un’occhiata alle offerte dei vari operatori si scopre una vera giungla. Alcuni hanno trenta – quaranta tariffe, tra cui è difficile districarsi, con innumerevoli varianti: lo “scatto alla risposta”, la tariffazione a minuti (se parli anche un solo secondo paghi un intero minuto), frazioni di minuti o secondi, i “bonus” di telefonate, l’auto-ricarica, la quota fissa che permette che certe telefonate costino meno, i “bonus” sulle ricariche di un certo importo, le offerte per chiamare due, tre, dieci “numeri amici”, il telefonino “in regalo” (in realtà pagato con un complicato sistema di rateizzazione).

Trovare il piano più adatto alle proprie esigenze è pressoché impossibile, ma forse è proprio ciò che vogliono le compagnie. In questo modo possono guadagnare maggiormente sui clienti pigri, che pagano più del necessario, senza perdere i clienti alla ricerca del risparmio più spinto. E’ chiaro però che l’elaborazione e gestione di offerte tanto complesse è un costo per le stesse compagnie, e questo spreco di risorse si aggiunge al tempo perso dai clienti per districarsi tra offerte cervellotiche.

La soluzione? È difficile imporre la semplicità nelle tariffe, ma qualcosa si può fare, come quando si sono vietate i “costi di ricarica” delle schede prepagate.(2) E’ ovvio che questi costi sono stati recuperati aumentando le tariffe (non si può imporre a qualcuno di abbassare i propri ricavi), ma almeno così i prezzi sono chiari. Ad esempio si potrebbe vietare la tariffazione con scatto alla risposta, l’”autoricarica” e “bonus” vari (ed in questo caso le compagnie dovrebbero diminuire le tariffe per restare competitive).

 

Aggiungo un Gratta e Vinci?

Quando si va alla cassa di un esercizio per pagare provano sempre a farti spendere di più di quanto avevi previsto. Se ordini un hamburger ed una bibita ti chiedono se vuoi anche le patatine, se ordini un menù normale ti chiedono se vuoi il menu extra. In certi esercizi, qualsiasi cosa tu compri, chiedono se vuoi anche un “Gratta e Vinci”. Se domandi al cassiere perché continua a proporre acquisti aggiuntivi risponde candidamente “siamo obbligati”.

E’ una strategia marketing: ai cassieri viene detto che devono sempre cercare di vendere qualcosa in più. L’effetto è molto fastidioso ed è un incitamento a consumi inutili. Lo è sicuramente quello del Gratta e Vinci – in cui più della metà dei soldi vanno a chi gestisce il gioco e alle tasse, ma ancora peggio è incitare a mangiare più di quanto si vorrebbe, in un paese in cui quasi il 45% della popolazione è obesa o in sovrappeso.(3)

La soluzione: vietare queste pratiche. Può capitare che un cassiere occasionalmente proponga qualcosa, ma se si scopre che c’è al proposito una direttiva aziendale ci dovrebbe essere una forte multa.

 

Fatemi uscire!

Una tattica marketing estremamente scorretta consiste nel forzare chi si trova in un certo ambiente a percorrere per uscire un lungo percorso disseminato di prodotti ed offerte, nella speranza che compri qualcosa. Una ricerca dello University College di Londra ha preso in esame a questo proposito una delle principali catene di vendita di mobili. Studiando le planimetrie dei negozi hanno notato come i percorsi siano arzigogolati, fatti apposta per impedire a chi entra di tornare indietro. In questo modo, anche se si entra per comprare un piccolo oggetto si deve restare tra corridoi ed espositori il più a lungo possibile.(4) Si spera che di fronte a tentazioni continue la volontà ceda spingendoci a comperare cose che  non ci servono.

La strategia di intrappolamento del cliente è usata in modo intensivo nelle aree di servizio autostradali. Chi entra per prendere un caffè o per andare in bagno di solito non può uscire dalla porta da cui è entrato, ma è costretto ad una lunga via crucis tra merendine e pupazzi che ballano se si battono le mani. A volte la via verso l’uscita sarebbe breve, ma il passaggio è sbarrato con la beffarda scritta “Passaggio di servizio”.

Anche questa pratica dovrebbe essere vietata. Su segnalazione dei clienti che denunciano difficoltà a trovare la via d’uscita da un esercizio commerciale ci dovrebbe essere una forte multa.

 

Perché no?

Perché non si adottano queste semplici regole? Senza considerare possibili interessi inconfessabili, credo che i motivi siano due. Da un lato si pensa che, in fondo, queste pratiche “stimolino” l’economia (dimenticando che se la gente non ha soldi non può comunque comprare, a meno che si indebiti, entrando in una spirale perversa), dall’altro si pensa che tutte queste attività forniscano lavoro ad un bel po’ di gente, dimenticando che non producono nulla. I “posti di lavoro” devono essere produttivi, altrimenti sono solo un fardello sulle spalle di chi effettivamente produce qualcosa.


     Alberto Viotto

 

Se qualche lettore trovasse questo articolo interessante o ne volesse discutere, all'autore farebbe piacere ricevere delle e-mail all'indirizzo: alberto_viotto@hotmail.com

NOTE

1) www.registrodelleopposizioni.it

2) www.repubblica.it/2007/01/sezioni/politica/liberalizzazioni/bozza-decreto

3) www.agriregionieuropa.univpm.it

4) www.ucl.ac.uk



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