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Riflessioni sulla Tecnosophia di Walter J. Mendizza

Riflessioni sulla Tecnosophia

di Walter J. Mendizza - indice articoli

 

Aprirsi a nuovi orizzonti

agosto 2012

 

Non molto tempo fa aveva fatto scalpore la presentazione di “Mighty Mouse” un super-topo creato in un laboratorio di Cleveland, dotato di eccezionali capacità fisiche. Chi è della mia generazione ricorderà i cartoni animati di Mighty Mouse, un personaggio che aveva gli stessi poteri di Superman ma in versione topo, difensore dei topi dai gatti cattivi che imperversavano. Il super-topo di Cleveland ovviamente non vola né ha super poteri, tuttavia è dieci volte più attivo del topo comune e può correre per oltre 5 ore senza interruzione a una velocità superiore al km all’ora. Mangia il 60% in più di un topo normale della sua specie ma non ingrassa e resta sessualmente attivo anche in età avanzata. E’ bastato questo ad infiammare la critica dei bioconservatori religiosi per i continui esperimenti dell’uomo nel tentativo di manipolare il creato.

Questa critica è un’enorme bufala. Da quando il mondo è mondo l’uomo ha sempre manipolato il creato. Non esistono in Natura quei bucolici quadri immaginari con campetti verdi e boschetti di alberi di castagno, fiori, ruscelli di acqua limpida, farfalle … Rappresentano immagini idilliache che sono sempre il frutto del lavoro dell'Uomo con continui disboscamenti, piantagioni, realizzazione di ruscelli, ecc. Già in altre occasioni dicevamo che la natura non ci ha regalato i pomodori o le zucchine come si tende a credere. Anzi, quasi tutti i frutti e gli ortaggi sono il prodotto dell’intelletto umano che è intervenuto attraverso passaggi di selezioni ed inseminazioni nell’arco dei secoli partendo da ortaggi simili ma non commestibili. Allora perché la levata di scudi dei bioconservatori? Perché si ha paura del cambiamento, di rompere gli schemi.

Rompere gli schemi apre sempre nuovi orizzonti ed è foriero di nuove opportunità che ampliano la visione mentre una convinzione porta con sé sempre delle limitazioni: ci limita in ciò che pensiamo di poter fare. Quando si presenta la possibilità di rompere gli schemi, in effetti abbiamo molte opportunità in più; quando invece si ha una esistenza convenzionale dove tutto è prestabilito, si è dentro una specie di gabbia e di conseguenza non c’è molta libertà affinché le opportunità possano esprimersi. La paura più grande di tutti noi è la paura del cambiamento. Si usa dire che chi lascia la cosa vecchia per quella nuova sa cosa lascia ma non sa cosa trova, ebbene, questo motto suona un po’ minaccioso sembra un avvertimento che fa sì che le persone si attacchino a ciò che conoscono perché pensano che se cambiano, la nuova situazione potrebbe anche essere peggio. Ma è proprio questo che impedisce alla gente di migliorare nella propria vita.

Ci si attacca alla Natura dimenticando che la Natura più che madre è matrigna per l’uomo; un luogo dove, se non altro, regna imperturbabile una totale indifferenza alla sorte umana. Oltretutto si commette anche un errore di osservazione: nella natura nulla resta uguale, tutto è in perenne cambiamento; se anche la creazione del super-topo fosse l’anticamera del super-uomo, che problema c’è? Perché dovrebbe essere eticamente inaccettabile? Il nostro obiettivo non è rendere gli esseri umani più sani, più intelligenti, più longevi? Se non con la tecnosofia, con la saggezza della tecnica, in che modo possiamo raggiungere tali obiettivi? Ma chi è che vorrebbe mandare a ramengo tutti i medicinali, tutte le protesi, tutte le comodità? Si faccia avanti per favore. Chiunque siano questi bioludditi d’accatto, noi li preghiamo di tornare nel medioevo da dove sono venuti, non è educato sputare nel piatto dove mangiano.

Capirei se i bioconservatori toccassero un altro tema conseguenza della tecnologia spinta: la messa in discussione dell’uguaglianza di tutti gli uomini. In effetti l’uguaglianza è un principio politico più che un fatto scientifico, quindi spingendo sulla ricerca si passerà ad esempio da una farmacologia a dimensione universale (un farmaco utile a tutti) ad una farmacologia che disegna medicinali ad hoc per una persona o un insieme di persone. Questo sì che è un problema da mettere sul piatto: la tecnosofia potrebbe escludere a priori alcune etnie dalle cure per ragioni economiche! Ma questo problema non passa minimamente per la testa ai bioconservatori che sognano invece strutture permanenti e uguali per tutti.
La storia ha dimostrato che i conflitti nascono proprio là dove le persone vogliono creare delle strutture permanenti. Noi lottiamo contro l’universo che cambia sforzandoci di fare che le cose siano e rimangano permanenti, ma ci sono dei periodi in cui le civiltà non vanno più avanti, rimangono invischiate nella farraginosità delle loro regole in quanto le loro attività si basano su convinzioni stabilite molto tempo prima. La via d’uscita consiste nel creare un nuovo paradigma e tuttavia coloro che hanno il controllo della società hanno talmente tanta paura del cambiamento da reprimere magari con la forza e trattenere la gente dal mettere in atto i cambiamenti che si profilano all’orizzonte. Uno sforzo vano quanto inutile. Non si può fermare il progresso, molto meglio accompagnarlo e governarlo piuttosto che osteggiarlo.

Una credenza forma dentro di noi una rigidità e più si investe in quella credenza più si diventa rigidi, e più si diventa rigidi più è difficile liberarsi di quella credenza. Un circolo vizioso. Se invece accettiamo il cambiamento sarà più facile muoversi verso il futuro invece di cercare con ogni sforzo di rimanere fermi dove ci troviamo. Non ci rendiamo conto che così facendo stiamo solo sabotando noi stessi. Per fortuna i bioludditi sono nella stragrande maggioranza persone anziane. Le persone giovani sono per definizione più portate verso il nuovo, più capaci di donare sé stesse, di nutrire l’umanità con il loro entusiasmo e la loro curiosità. I tecnofobi sono una popolazione che si riduce sempre di più, quindi presto arriveremo a un punto critico per il nuovo equilibrio nascente in cui saranno di più le persone protese alle nuove strutture rispetto a quelle più anziane che si aggrappano alla struttura vecchia. E queste persone più giovani che oggi sembrano scollegate costituiranno le fondamenta della generazione futura: con nuove tecnologie, nuove idee, nuovi stili di vita.

Sta avvenendo lo stesso processo che si verificò in natura milioni di anni fa, quando si passò dai rettili ai mammiferi. Le cellule si organizzavano meglio nel nuovo sistema e quindi a poco a poco i rettili come i dinosauri scomparvero per lasciare spazio alla nuova forma di vita, più snella e più competitiva. Allo stesso modo, possiamo affermare che c’è un grande e radioso futuro in arrivo, aperto per i giovani il cui potenziale ora non è minimamente utilizzato; le nuove generazioni saranno quelle che porteranno avanti questo futuro grazie al fatto di non essere legati al mondo convenzionale. La tecnosofia dovrà creare un passaggio, una transizione dal vecchio mondo corporativo, “rettiliano” in cui viviamo, a un mondo più (eco) sostenibile, più “mammifero”. Ci stiamo lasciando alle spalle una coscienza rettiliana primitiva per una nuova autocoscienza più evoluta. Un nuovo pensiero riguardante lo spirito, la consapevolezza, la sostenibilità. Le fonti di energia e le nuove tecnologie costituiscono il passaggio quasi necessariamente morale. Di una morale tecnosofica e quindi lontana da ideologismi e partigianerie contestuali e contingenti. Oggi più che mai.

 

   Walter J. Mendizza

 

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