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Riflessioni sulla Tecnosophia di Walter J. Mendizza

Riflessioni sulla Tecnosophia

di Walter J. Mendizza - indice articoli

 

Il buco dell'ozono

novembre 2012


Viene subito da esordire dicendo che “i buchi sono tutti uguali” o quanto meno che fanno lo stesso danno, sia che stiano nell’atmosfera come il buco dell’ozono, sia che stiano nel cervello delle persone come gli stereotipi o i luoghi comuni. Mi spiego: da decenni ormai il devastante attivismo neoluddita ci ha impestato con terribili divinazioni sulle conseguenze del buco nell’ozono. Dapprima negli anni ’70 e ‘80 con la paura del freddo e l’era glaciale imminente; poi, visto che il gelido artico non arrivava, c’è stato un cambiamento di rotta: indietro tutta, cioè si erano sbagliati, non era imminente il grande freddo ma il grande caldo, e per evitare che la gente si rendesse conto della giravolta a 180 gradi, è stato battezzato “global warming” (riscaldamento globale), vale a dire che invece di usare l’aggettivo Big (grande) si è pensato bene di sostituirlo con quello più moderno “global”. Il mondo si è globalizzato e tutto è diventato globale, il mercato globale, la finanza globale e anche il caldo non poteva che essere globale.

Tuttavia di questo ennesimo imbroglio ai danni di nostri assopiti cervelli, nel 2012 non si è quasi più sentito parlare. Potenza della profezia dei Maya per i creduloni o di Fukushima per i neoludditi, che hanno polarizzato l’attenzione sul fronte dello scenario del collasso, tanto da rendere obsoleta la logora apocalisse ambientalista del riscaldamento globale. A dimostrazione, semmai ce ne fosse bisogno, che il catastrofismo è un genere che va sempre di moda perché serve a vendere di più: più giornali, più riviste, più format tv. In questa logica, raggiunta la soglia morale di assuefazione, la legge dello spettacolo impone continui cambiamenti negli scenari del collasso. Le ecocatastrofi nel mondo non mancano perché ce ne sono in continuazione e servono per tenerci tutti sotto scacco: centrali atomiche, allarmi oceani, estinzioni di specie, picchi di petrolio, di gas, di materie prime, con conseguenti crisi economiche, bancarotta dei governi, ecc. Tutti scenari di un collasso ambientale che non arriva nonostante gli ambientalisti lo aspettino da anni come si aspetta il ritorno di Gesù. Una eco-parusia mediatica.

La verità è che dopo aver fatto un devastante terrorismo psicologico per anni, gli studi più recenti sul buco dell'ozono si orientano sulla teoria di Fred Singer che sosteneva che lo spessore dello strato di ozono non ha origini antropiche ma dipende soprattutto dalle fasi solari. Dato che le osservazioni condotte fino ad allora coprivano un periodo inferiore a quello delle fasi solari, non potevano tener conto del fenomeno. Di eco-fandonie ce ne sono esempi in quantità. Alcune delle quali hanno provocato ingenti danni: chi non ricorda quella inutile e pervicace battaglia contro il DDT? Un movimento ambientalista si inventò senza prove una pericolosità che non era poi così grande come si fece apparire; però quella eco-castroneria portò all’eliminazione del DDT, e le zanzare hanno ricominciato a portare la malaria in Africa. Gli ambientalisti zelanti assieme ai giornalisti si sono resi complici del contagio di centinaia di milioni di persone e, solo in Uganda, della morte di oltre 20 milioni di bambini, più di 100.000 all’anno.

E’ l’ideologia teocratica, fondamentalista e coloniale dell’ecologismo che non ha voluto che si debellassero definitivamente alcune malattie dovute ad insetti parassiti, come la malaria. Si è entrati nella mentalità di criticare l’uso di pesticidi, gridando al disastro ecologico. Tuttavia i pesticidi sono praticamente  raddoppiati negli ultimi cinquant'anni e non c'e stata alcuna diminuzione della fauna di uccelli insettivori. Per non parlare poi delle risorse che da anni dovrebbero essere esaurite: l'oro entro il 1981, il mercurio entro il 1985, il petrolio entro il 1992, il rame, piombo e gas naturale entro il '93...

A queste presunte eco-catastrofi si è aggiunta da qualche anno quella transgenica. Vasta eco mediatica ha avuto qualche settimana fa l'accusa di tossicità mossa da alcuni ricercatori francesi nei confronti di un mais Ogm della Monsanto perché i topi usati nella sperimentazione avevano sviluppato dei tumori. L’Ogm della Monsanto è utilizzato nel mondo da 15 anni senza problemi, quindi ad uno sguardo un po’ smaliziato la cosa appariva senz’altro strana. Alla fine è venuta fuori la verità: gli stessi ricercatori hanno ammesso che i topi usati per dimostrare la presunta pericolosità del mais NK603 non erano soggetti adatti per quella sperimentazione, poiché sviluppano fisiologicamente tumori entro i primi due anni di vita nell'82% dei casi. La prima cosa che viene da chiedersi è perché si è fatta una sperimentazione con questi topi. Cui prodest? Perché questo “verdismo” dall’unghia lunga sente l’irrefrenabile bisogno di cavalcare tante bugie? Perché continua a produrne una dietro l’altra da decenni ormai? E perché non si denunciano queste frodi pilotate a comando dato che si stanno rivelando come una delle attività più perniciose per l'umanità?

I nostri pseudo-ambientalisti volendo sfuggire a tutti i costi alle infami e malvagie multinazionali finiscono per essere strumentalizzati dalla banda opposta, quella che considera più buono, più sano e più sicuro tutto quanto è “naturale”; anche se non c’è niente di più culturale dell’idea di natura che è inseparabile dal pregiudizio che la sottende. Alla stessa stregua di una nuova religione, il verdismo ambientalista ha fatto suo un sistema di implicazioni semantiche assai bizzarro: naturale = sicuro = innocuo = moralmente buono. Gli imprenditori che hanno capito questo non fanno altro che investire nel packaging “naturale” con pochissimo sforzo ottenendo sicuri guadagni perché c’è una risorsa inesauribile: gli imbecilli che lavorano gratis per loro. E’ noto a tutti che esistono prodotti di sintesi meno dannosi di alcune sostanze ammesse in agricoltura biologica e addirittura con un impatto ambientale assai minore. Ciononostante non si possono utilizzare perché la filosofia del biologico vieta l’uso di prodotti di sintesi. Come dire che il biologico fa bene sì, ma solo a chi lo produce!

Ritornando al global warming, notiamo che si è arrestata l'eco mediatica probabilmente a seguito dello scandalo dei ricercatori che avevano palesemente manipolato i relativi dati. Un nuovo documento scientifico pubblicato sulla prestigiosa rivista “Climate of the Past” dimostra come in passato le temperature siano state più elevate rispetto al giorno d’oggi. Gli studiosi B. Christiansen, dell’Istituto Meteorologico Danese, e F. C. Ljungqvist dell’Università di Stoccolma hanno scritto un articolo intitolato “The extra-tropical Northern Hemisphere temperature in the last two millennia: reconstructions of low-frequency variability” nel quale si ricostruisce il clima degli ultimi due mila anni. In questo documento scientifico si smentiscono le influenze antropiche sui cambiamenti climatici e si vede peraltro che mille anni fa le temperature erano più elevate rispetto ad oggi. E’ possibile scaricare l’intero documento al seguente link: www.clim-past.net/8/765/2012/cp-8-765-2012.pdf

Dunque è giunto il momento di denunciare i ragionamenti di questo “verdismo” miope e intransigente che attacca la scienza e difende posizioni antirealiste col supporto ignavo e indolente di vasti strati della cultura umanistica occidentale, rappresentando in questo modo un pericolo imminente a quelle conquiste cognitive con le quali proprio nel nostro occidente così bistrattato sono maturate le idee e le pratiche di libertà e responsabilità di cui dovremmo essere fieri.

 

   Walter J. Mendizza

 

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