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Riflessioni sulla Tecnosophia di Walter J. Mendizza

Riflessioni sulla Tecnosophia

di Walter J. Mendizza - indice articoli

 

La informazione che non c'è

Luglio 2015

 

È triste notare la differenza abissale esistente tra la capacità tecnologica dei media e la qualità del loro contenuto. Nessuno si salva, anche media importanti come la radio, la tv o le grandi testate giornalistiche. Il giornalista Marcello Foà ebbe a dire: L’impatto delle notizie sulla popolazione è triste: la maggior parte della gente non conoscendo quello che sta succedendo e seguendo le immagini spettacolari (decapitazione e altro) si forma un’opinione molto superficiale e istintiva dove un frame (una cornice) di giudizio viene formato rapidamente e tutto va dentro a quella cornice. La maggior parte o non capisce quello che sta accadendo o non gliene importa niente o pensa che la verità sia quella che viene martellata dalla propaganda ufficiale. Una sconfitta del giornalismo. Eh già, una sconfitta se davvero si pensa che il giornalismo sia libero…

Storicamente il concetto di opinione pubblica cominciò a formarsi con la diffusione dei primi giornali all’inizio del Settecento, ben presto si capì che l’opinione pubblica non era altro che l’opinione pubblicata e così i grandi interessi si disegnavano si formavano e si trasformavano sulla carta stampata a beneficio delle classi agiate che sapevano leggere e scrivere. Le classi sociali più basse erano totalmente emarginate in quanto analfabete; fu solo nell’Ottocento, con l’introduzione dell’immagine, che si incominciò a penetrare nelle ampie masse di sottoproletariato urbano anche attraverso i primi cartelloni pubblicitari che comparvero agli inizi del Novecento assieme ai primi esperimenti di trasmissione senza fili. Nel 1917 si riuscì a trasmettere musica e l’anno successivo ci furono i primi esperimenti con voce. Il 6 ottobre del 1924 ci fu la prima trasmissione radiofonica nel nostro Paese e dieci anni dopo furono effettuate a Torino le prime prove sperimentali di trasmissioni televisive.

La tv inizia come un’opera culturale ma ben presto diventa sempre più “commerciale” e anche le reti nazionali non sfuggono a questa logica. Oggigiorno è diventata un subdolo strumento di persuasione di massa che non siamo affatto in grado di controllare laddove essa sì riesce invece a controllare noi tutti attesa la notevole capacità di persuasione che ha nei confronti dei telespettatori: modifica il pensiero e ci manipola propinandoci la “sua verità ufficiale”, una visione particolare del mondo e lo fa diffondendo notizie su vastissime aree geografiche e a una grande quantità di persone. Senza contare che non si è mai capito il perché certi personaggi siano spessissimo in tv e quindi si prestino ad essere conosciuti (che significa essere poi sub-consciamente votati) come è accaduto con Renata Polverini che da perfetta sconosciuta diventò Presidente della Regione Lazio (2010-2013) perché su di lei fu deciso di effettuare un marketing televisivo su vasta scala. Ma chi l’ha fatto? Chi ha “deciso” di puntare su una sindacalista anonima che in quel momento era segretario della UGL? Gli stessi che adesso si adoperano per la presenza del supertelevisivo Matteo Salvini che dappertutto fa breccia spiattellando un assiduo rosario non stop di propositi guerrafondai, con offese e minacce, procacciandosi un clamore automatico ogni volta che proferisce qualsiasi cosa davanti a un microfono. Le sue vengono subito catalogate come “proposte shock” con lo schiamazzo che si accompagna ai terribili delitti o a qualche notizia fantastica come l’avvistamento di un Ufo. Finisce che i leader di partiti relativamente piccoli, godano di una visibilità mediatica superiore a quella di Obama, il presidente degli Stati Uniti.

Infine dobbiamo spendere due parole tecnosofiche sui titoli che alle volte sono veri e propri atti di teppismo: riporto questo titolo dall’edizione romana del Corriere.it: Nove passanti travolti da auto pirata. Morta una donna, catturata una rom.

Messa così la notizia è a dir poco vergognosa: perché si dice che l’investitrice è una “rom” mentre l’investita è una donna? Forse la “rom” non era una donna? Un giornale politically correct come Il Corriere della Sera, ancorché nell’edizione digitale, ci sta forse suggerendo che la “rom” non appartiene al genere umano? E qualora l’origine etnica fosse oggettivamente importante, perché quella dell’investita non appare? Non era mica una italiana, era una filippina! Un altro dettaglio che emerge da quel titolo scandaloso: l’investitrice aveva 17 anni. Dunque l’aggettivo più naturale per lei sarebbe stata “minorenne”, invece no, essendo rom, la sua etnia prevale sia sul genere, sia sull’età. Immaginiamoci un titolo assolutamente legittimo ma politicamente scorretto alla rovescia: Nove passanti travolti da auto pirata. Morta una filippina, catturata una italiana. Come suona? Male vero? Anche perché con questo titolo rovesciato emerge un verbo che stona molto ma che nel titolo originale passava quasi inavvertito: “catturare”. Catturare è un verbo che si usa per gli animali laddove per gli esseri umani devono essere usati i verbi "fermare" o "arrestare".

Quando ci spiattellano titoli così dovremmo avere il coraggio di denunciarli. Altrimenti vorrà dire che la consapevolezza italica è a livello delle scarpe e la nostra soglia d’attenzione viene raggiunta solo con il linguaggio violento; ed è così che il gioco è fatto, la palla viene servita magistralmente dai media, basta trovare qualcuno che la butti in porta e … zac! arriva puntuale l’idea del leader della Lega, Matteo Salvini, di demolire i campi rom. Dunque a seguito di quell’incidente e della rom “catturata” sopraggiunge la proposta di radere al suolo i campi rom, proposta che si basa evidentemente sulla convinzione che un'etnia intera possa ritenersi responsabile per il comportamento criminale di un suo componente, oltretutto minorenne; ma se al volante ci fosse stato un diciassettenne bergamasco, chi mai avrebbe avuto il coraggio di affermare che dobbiamo radere al suolo tutta Bergamo?

Certo, gli zingari, con i loro stracci, i modi brutti che hanno di fare, l’utilizzo e lo sfruttamento dei bambini, le loro attività al limite della legalità, ecc. non sono piacevoli da vedere. Però proprio per questo dovremmo mettere più attenzione nell’affrontare il problema, atteso che siamo tutti capaci di non essere razzisti con i turisti e le turiste svedesi. È quando ci dobbiamo confrontare con i brutti, sporchi e cattivi, con gli emarginati, che avviene la sfida al nostro cuore e alla nostra mente, che dobbiamo essere capaci di non applicare a un'etnia le colpe di un singolo.

Se non si tiene la barra dritta e puntata sulla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, rischiamo la deriva. Dobbiamo capire e per capire dobbiamo sapere, e quindi dobbiamo essere informati. Come diceva Luigi Einaudi: conoscere per deliberare. Da questa rubrica tecnosofica non possiamo non lanciare un appello per la promozione di una campagna per la piena affermazione dell’Universalità dei Diritti Umani, per la transizione verso un vero Stato di Diritto e la codificazione di un nuovo Diritto Umano, quello alla Conoscenza.

È appena il caso di ricordare che la crescente erosione dello Stato di Diritto, anche negli Stati cosiddetti democratici, nonché la mancanza del rispetto dei Diritti Umani sono da sempre al centro dell'azione del Partito Radicale, che ritiene oggi urgente proporre una risposta a livello trans-nazionale a tale situazione.

 

   Walter J. Mendizza

 

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