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Riflessioni sulla Tecnosophia di Walter J. Mendizza

Riflessioni sulla Tecnosophia

di Walter J. Mendizza - indice articoli

 

Tecnosofia e scuola

Ottobre 2016

 

Il primo contatto dei bambini con i libri è qualcosa di meraviglioso. Attraverso le pagine che leggiamo loro, da piccoli, si dischiude un mondo incantato, è come se entrassero nel Paese delle Meraviglie. Tutto è fantastico, immaginario, irreale, sorprendente. Un mondo fatato che si distacca da quei segni scritti nelle pagine e vola via con l’immaginazione. Semplice ed incantevole. E così resta per qualche anno. Il libro rappresenta una sorta di sfera magica nella vita quotidiana, una tana prodigiosa e incantata dove ci si può sempre rifugiare. A mano a mano che i bimbi crescono però, accade che quel mondo meraviglioso che c’è dentro ogni pagina di un libro, non si avverta più. Non so se accada nella scuola materna o nella media, fatto sta che quando si approda alle superiori, l’avversione per il libro è totale. Il disinteresse assoluto e il libro è oggetto nemico da rifuggire, noia inflitta nel migliore dei casi.
A mano a mano che si cresce, si viene diretti verso un mondo di responsabilità e di doveri fatto di studio, di disciplina, di metodo. Tutte cose innaturali per i nostri ragazzi, che si difendono scappando. Gli insegnanti che obbligano alla lettura, allo studio, alla comprensione dei testi, in realtà applicano un appiattimento educativo e cerebrale che sclerotizza la personalità dei ragazzi, rendendoli incapaci di associare le idee. Il problema è a monte in quanto il ruolo di insegnante, nella scuola non coincide con quello di educatore, nel senso di e-ducere (portare fuori ciò che ciascun ragazzo ha dentro). Per tutta risposta, i ragazzi finiscono per intrupparsi nel proprio gruppo normalizzandosi nei scimmieschi vasi comunicanti fatti di parolacce e sms a raffica.
Chiunque sia sopravvissuto all’appiattimento educativo fino ai quindici anni, è un eroe. Perché già a quell’età si è irrimediabilmente persi. Qualunque richiamo misterioso viene subito piallato dal sistema: o dall’insegnante che non sa affascinare, non sa costruire un rapporto empatico e deve inevitabilmente comportarsi come un sergente prussiano se vuole che i ragazzi mantengano l’ordine, o dai propri compagni che tendono a parlottare e ridacchiare attraendo lo sprovveduto che cerca di andare incontro al segreto della vita, agli arcani della scienza o ai misteri della poesia, in una ragnatela di ignavia, di pigrizia mentale e di indifferenza qualunquista. Così, se qualcuno cerca di alzare il proprio livello di aspettative finisce per incappare in una sorta di Paese dei Balocchi, prigioniero del dilagante autismo che vige tra i giovani.
L’intruppamento giovanile avviene perché in definitiva i ragazzi non hanno dovuto lavorare duramente per ottenere quello che hanno, e non avendo dovuto farlo non danno alcun valore a quello che possiedono. Dunque la colpa dell’ignavia, della pigrizia mentale, dell’indifferenza qualunquista risiede nell’idea malsana che quanto realizzato finora sia il migliore dei mondi possibili e che non vi sia più nulla da desiderare dato che il benessere raggiunto nessuno ce lo toglierà. Niente di più sbagliato. Ci aspettano tempi bui, tempi in cui sarà messo in discussione il nostro welfare ancora di più, molto di più di quanto non lo sia già. Tempi in cui nel nome del “rispetto” ad esempio per altre culture o altre religioni, finiremo per non accorgerci che, invece, vorranno a poco a poco eliminare la nostra libertà di espressione prima e di parola poi e magari, se possibile, anche di pensiero. Non dobbiamo tollerare, nel modo più assoluto, che la libertà, la democrazia, e i diritti civili duramente e faticosamente conquistati dai nostri genitori e dai nostri nonni, vengano considerati una sovrastruttura e che nel nome di altri valori possano essere tolti di mezzo. La nostra libertà, la nostra democrazia, i nostri diritti civili non sono contrattabili, su questo non si può mollare neppure un centimetro.
Perciò, nell’idea più intensa e forte di crescita dovrebbe esserci quella dell’impegno, del dovere di modificare e di creare. Non tutto ciò che hanno conquistato i padri può essere necessariamente consegnato ai figli. Abbiamo già visto che non è così. Già oggi i nostri figli hanno sulla loro testa un debito di oltre 20 mila euro. In più non ci sarà nessuno che pagherà loro le pensioni. Si impone una riflessione non facile ma necessaria e urgente, laddove le città sono invase di cartelloni che promettono recuperi scolastici prodigiosi ed esami indolori, messaggi diseducativi poiché veicolano l’idea che chiunque può auto-condonarsi “comprandosi” un diploma, allo scopo di far felice qualche genitore e incorniciarlo in camera, ma di certo non si è risolto alcunché. I problemi sono ancora tutti lì, nell’Italietta da (6-) “sei meno”, l’Italietta di quel voto scandaloso e pornografico che è l’inno più dannoso, nocivo e malefico alla mediocrità. Perché è con questo voto mediocre “sei meno” che la stragrande maggioranza viene promosso.
La scuola non è cambiata, forse perché non è possibile cambiarla, forse perché la si vuole proprio così com’è. La “Buona Scuola” è un provvedimento tampone e gattopardesco che non risolve i problemi drammatici di fondo: non si investono risorse e non si pretendono risultati e si resta immersi nei cartelloni che fanno sperare nei recuperi scolastici, con testimonial di calciatori famosi che hanno fatto i milioni con la terza media in tasca, prova vivente di come si possa diventare ricchi e famosi rimanendo ignoranti.
I programmi televisivi non danno una mano alla scuola, anzi, sono tutti leggeri e superficiali. E sono anche perniciosi proprio perché in quanto “leggeri” Impongono alle ragazze un modello occulto subdolo e violento perché vengono continuamente sollecitate ad essere belle. E il colmo è che riteniamo di essere superiori alle culture islamiche che impongono il velo (!). Non lo siamo affatto da questo punto di vista. Ce lo spiega bene la scrittrice marocchina Fatema Mernissi quando ci spiega che l’uomo musulmano usa lo spazio per stabilire il dominio maschile escludendo le donne dalla pubblica arena, invece, “l’uomo occidentale manipola il tempo e la luce. Egli dichiara che la bellezza, per una donna, è dimostrare quattordici anni. Così la frontiera dell’harem europeo separa la giovinezza bella dalla maturità brutta. Tuttavia, gli atteggiamenti degli occidentali sono decisamente più pericolosi e sottili di quelli musulmani perché l’arma usata contro la donna è il tempo. Il tempo è meno visibile, più fluido, dello spazio. Questo chador occidentale definito dal tempo è più pazzesco di quello definito dallo spazio e sostenuto dagli Ayatollah”.
Ritornando alla scuola, dobbiamo constatare che tutto questo è quanto di più lontano ci possa essere dallo spirito della tecnosofia e data l’importanza dell’argomento sicuramente merita un approfondimento, per ora non posso che concludere pessimisticamente dato che temo che sia troppo tardi. Fa paura questa Italietta dove qualsiasi ragazzo o ragazza può conquistare la ribalta televisiva solo perché fisicamente bello e socialmente disponibile. Fa paura questa Italietta dalla cultura speciosa e dalla conoscenza degradata ad inutile orpello, che prepara nella sua ignavia un condono educativo per i nullafacenti.

 

   Walter J. Mendizza

 

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