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Riflessioni sulla Tecnosophia di Walter J. Mendizza

Riflessioni sulla Tecnosophia

di Walter J. Mendizza - indice articoli

 

Tecnosophia e complottismo

giugno 2013


Ci sono molti fattori che alimentano il fenomeno del "complottismo" o "cospirazionismo". I termini sono in parte ingannevoli dato che il problema è non tanto e non solo, quello di credere nei fantomatici e inafferrabili grandi complotti (o forse un unico grande complotto universale), ma piuttosto il vero problema sta nel fatto che moltissimi cittadini sono esposti, anche tramite la grande diffusione di Internet, e dei social network in particolare, a un bombardamento enorme di informazioni, che non ha precedenti nella storia e sapersi orientare fra queste informazioni, essere capaci di riconoscere le informazioni totalmente false da quelle magari anche vere ma poco rilevanti e comunque gonfiate, è molto difficile.

Sono necessarie delle competenze, in qualche caso anche preparazione e capacità molto specifiche e molto elevate, e per ovvie ragioni la stragrande maggioranza dei cittadini non ha queste competenze. Sarebbe necessario anche avere molto tempo (cosa che di solito non accade) e molta pazienza nel verificare certe informazioni, consultando varie fonti e mettendole a confronto. Se poi viene data una informazione falsa che si trova in mezzo ad altre vere e attendibili la questione si complica di molto dato che inconsciamente l’informazione falsa passa più inavvertita e diventa automaticamente verosimile proprio perché si trova in mezzo ad altre che sono palesemente vere.

È poi assolutamente indispensabile sforzarsi di mettere da parte la propria emotività. Essere lucidi, e affidarsi magari a persone particolarmente competenti in tema di "bufale" (ad es. Paolo Attivissimo www.attivissimo.net), e non farsi sedurre troppo dalle informazioni più eclatanti, quelle che maggiormente incontrano le nostre speranze, o le nostre paure. Invece di solito non accade così. La dietrologia ha un fascino irresistibile: abbiamo tutti la sensazione di essere molto più intelligenti, se ci illudiamo di sapere quelli che sono i retroscena di molte notizie di grande rilievo. E poi in certi casi la dietrologia fornisce spiegazioni semplici per fenomeni complessi, e questo è un altro notevole elemento di fascino.

Se accade un attentato, c'è sempre qualcuno che dirà che le cose non stanno come appaiono, o che è una montatura, o addirittura l’attentato è stato organizzato apposta dalle stesse "vittime", per qualche oscuro motivo. Infine, ci sono i pregiudizi. Se una notizia va a favore di un pregiudizio, specie se è un pregiudizio di natura politica, etica, religiosa, allora siamo maggiormente disposti a credere a quella notizia; se viceversa quella notizia urta la nostra sensibilità, e incontra i nostri pregiudizi negativi, allora penseremo che è falsa, e ci inventeremo qualche teoria "complottistica" per smentire quella notizia.

Ad aggravare la situazione, accade spesso che questa attività di valutazione (scorretta) delle notizie, e di supporto alla cattiva informazione, venga già fornita, bella e pronta, da qualche "predicatore", da qualche ideologo politico, che è abilissimo a sfruttare le speranze, le paure, i pregiudizi, la voglia di dietrologia. E che riesce a diffondere credenze errate, avendo in cambio popolarità, e qualche volta anche consensi elettorali.

Ovviamente il cittadino comune, per quanto spesso non si trovi certo nelle condizioni ideali per destreggiarsi nel mare delle informazioni, potrebbe almeno, invece di farsi guidare dal pregiudizio e dai "guru", usare un'euristica elementare: meno è plausibile una notizia (o una teoria dietrologica) tanto più si deve pretendere che siano portate delle prove solide, e conferme empiriche, da parte di fonti molto diverse fra loro; ma non è questo che di norma avviene. La scelta più ovvia dovrebbe essere quella di affidarsi, almeno in prima battuta, alla comunicazione più "istituzionale". Alla comunicazione che viene dalle istituzioni pubbliche di carattere giuridico, o scientifico-tecnologico (ENEA, INFN, CNR, ENI, OMS, Ministero della Salute), oppure alle principali riviste specializzate in specifici settori, o alla voce della comunità scientifica, che è costituita da molte persone, con opinioni diverse, ma che su molte questioni ha una posizione "ufficiale" piuttosto chiara e quasi completamente condivisa.

Invece è proprio alla verità "ufficiale" che spesso va la massima diffidenza dei cittadini. Sicuramente in questo atteggiamento della gente incide molto anche il degrado della politica, il clima molto teso e sfiduciato a causa della crisi economica, la corruzione e gli scandali emersi un po’ dappertutto negli ultimi anni. E poi lo sterile gioco delle parti, tipico dei talk show televisivi, dove nessun discorso arriva mai a una conclusione, e ogni opinione, anche la più autorevole e sensata, viene sempre per forza incasellata politicamente in una fazione e dunque automaticamente svalutata. Dove tutto è opinione, dove tutti, a volte, citano perfino numeri, statistiche, importi; numeri che però spesso sono diversi fra loro, e che comunque supportano posizioni diametralmente opposte, non c'è più spazio per la razionalità, per il riscontro empirico dei fatti. Ed ognuno finisce per scegliere la propria verità, su basi assai poco razionali.

Questo riguarda la politica, la cronaca, l'etica, ma anche la salute, l'alimentazione, l'ambiente. In sostanza anche la scienza: l'informazione scientifica viene omologata a quella politica, e subisce la stessa sorte:  distorsioni, confusioni, giudizi emotivi. Dopo aver suscitato, per alcuni periodi, troppe speranze, la scienza oggi viene intesa in qualche modo corresponsabile del disagio della società. La distorsione dei media poi amplifica il problema, esagerando prima le aspettative, e poi esagerando i pericoli, e i veri o presunti fallimenti. La scienza oggi viene più facilmente associata all'idea della bomba atomica piuttosto che alle migliorate condizione di salute, e di longevità. Che pure sono sotto gli occhi di tutti, almeno in Occidente.

Chi crede che le informazioni prese da fonti istituzionali siano sempre, o molto spesso, falsate dalle lobby, dagli interessi di parte, dalla corruzione delle multinazionali, ecc. ... si trova in una situazione paradossale. Come si fa a sapere se le informazioni sono vere o sono false? L'obiettività vera dove la trova? Ci sono dei casi in cui il cittadino, anche se non è superesperto, può arrangiarsi a ricostruire faticosamente la "verità", da solo, magari con grande dispendio di tempo. In altri casi è praticamente impossibile arrangiarsi da soli, e allora bisogna per forza scegliere, fidarsi di qualcuno, e non ragionare in modo dietrologico.

Tempo fa ci siamo impegnati ad analizzare la pericolosità dell’energia nucleare e abbiamo mostrato che se contiamo il numero dei decessi per Terawattora (Twh) si vede una realtà diametralmente opposta a quella che ci viene presentata dai media: il petrolio fa 37 morti/Twh, il carbone 25, la lignite 18, la torba e le biomasse 12, il gas 4, l’eolico 1. L’idroelettrico si colloca sotto l’unità: mezzo decesso per TWh. E il nucleare? Ebbene, il nucleare batte tutte queste fonti: fa solo 0,1 morti/TWh. Come dire che il petrolio porta sulle spalle un numero di decessi di quasi 37.000 per cento in più rispetto al nucleare!

Il complottismo può nascere, ad esempio, quando qualcuno comincia a pensare che Tecnosophia possa avere interessi occulti nel campo dell’energia nucleare; oppure che l’associazione abbia il dente avvelenato perché non ha ricevuto finanziamenti da parte dell’Eni o delle sette sorelle. Invece niente di tutto questo, Tecnosophia ha semplicemente cercato le informazioni e le ha messe a disposizione. Sono anche stati fatti dei ragionamenti che nessuno ha mai contestato. Eppure, mentre alcuni cercavano di esporre con delle argomentazioni lineari le analisi e le conclusioni cui eravamo arrivati, altri, con spirito terrazzaro che si manifesta nella forma cialtrona dell’interdizione al pensiero altrui, pontificavano parlando di oscure lobby sotterranee e di interessi inconfessabili.

I complottisti, sanno sempre tutto, senza fare alcuna fatica, parlano nel rifiuto delle domande vere e nella miserabile preconfezione di risposte false e svianti. Dietro il complottismo si cela la dietrologia che è una scorciatoia ingegnosa e solerte, e in più ha un grande vantaggio: è semplice da usare, non richiede impegno, non si fa alcuno sforzo e si arriva sempre alla conclusione più gradita. Non c’è la necessità di studiare alcunché, né di maturare alcuna competenza. E con un po’ di consumato mestiere si riesce persino a passare per "guru".

 

   Walter J. Mendizza

 

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