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Riflessioni sull'Alchimia

Riflessioni sull'Alchimia

di Elena Frasca Odorizzi   indice articoli

 

Viaggio nella Tavola di Smeraldo

tra Protochimica e Filosofia Ermetica.
Origini, significato e attualità.    Dicembre 2010
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Assodato che Ermete Trismegisto, altri non era che un antichissimo Maestro Spirituale,  la storia del ritrovamento della Tabula si arricchì, secolo dopo secolo, di sempre nuovi elementi Biblici, provenienti dalla Genesi, l'unico e il solo testo di Cosmologia accettato dai popoli monoteisti, divenuti Padroni del Mondo antico. Ne derivò una Leggenda parallela, nella quale Ermete non era più l'Inventore dell'Alchimia, ma un “semplice” Divulgatore, perché il primato della scoperta era passato ad Adamo, il primo Essere Umano creato dal Dio degli Ebrei, dei Cristiani e dei Musulmani, progenitore della razza umana, che una volta scacciato dal Paradiso e rifugiatosi  nella valle di Hebron (1), aveva scoperto tutte le Arti, grazie alla scienza concessagli dal suo Padre Celeste (2). I successori di Adamo, Enoch in primis, (che come abbiamo visto era uno degli Ermete esistiti), prevedendo il Diluvio, salvarono queste conoscenze dall'oblio, scrivendole sopra delle Tavole, che per alcuni autori erano in numero di Sette come le Arti Liberali (3), mentre per altri solo Due. Noè riuscì a trovarne e salvarne Una, o forse di più (4), ma in ogni caso, l'Ermete “postdiluviano (5)”, giunto, (non si sa come, da dove, e perché), nella valle di Hebron (6), le trovò tutte (?) e da esse derivò tutta la sua sapienza (7), che trasmise all'Umanità condensandola nella Tavola Smeraldina. La storia, da questo punto, si reinserisce nel tronco della Leggenda principale, perché la Tavola fu poi ritrovata in una caverna vicino a Hebron, da una donna di nome Sara, che la prese dalle mani di Ermete «defunto» (8). Per alcuni studiosi, questa variante era verosimile, perché del tutto compatibile sia con i documenti biblici, che assimilavano Sara alla Moglie di Abramo (9), sia con le fonti alchimistiche, che attestavano l'esistenza di una Tradizione Alchemica Ebraica, la cui più importante rappresentante era stata Maria l'Ebrea, sorella di Mosè (10).
Lo studioso Arturo Reghini, (1878-1946), considerò, questa versione completamente illegittima, ritenendola una dimostrazione della progressiva deformazione dell'aggettivo smaragdi. Secondo lo studioso fiorentino, l'errore di trascrizione di un anonimo copista, aveva trasformato smaragdi in zaradi, poi qualcuno aveva tolto la -i finale, ritenendola un suffisso del genitivo e con la conseguente caduta della dentale eufonica -d, da Zara, aveva ricavato il nome Sara, per semplice “suggestione” sonora. Per dimostrarlo riportò, in un suo articolo, un estratto di una copia del 1692, del de Alchimia, nel quale, non solo Alessandro Magno (11), era indicato come lo scopritore della Cripta di Ermete, ma si leggeva scritto Tabula Zaradi, laddove ci si riferiva, evidentemente, alla Tavola di Smeraldo:

 

«Alessandro il Grande nei suoi viaggi trovò il sepolcro di Ermete, padre di tutti i filosofi, pieno di tutti i tesori non metallici, ma di lettere auree, scritte nella tavola di Zarad, la quale scrittura è anche contenuta negli ultimi libri che Galeno (12) compose...».

 

Al di là delle pertinenti osservazioni del Reghini, già all'inizio del XVII secolo, i ricercatori avevano comunque iniziato a mettere in discussione l'esistenza di Ermete Trismegisto e di conseguenza la validità stessa di molte teorie alchemiche.

Il filologo Isaac Casaubon, nel suo De rebus sacris et ecclesiasticis exercitationes XVI, del 1614, dimostrò su base critico-testuale che il Corpus Hermeticum, tradotto da Marsilio Ficino nel 1463, risaliva al massimo ai primi secoli dell'era cristiana e quindi non poteva essere stato scritto da Ermete Trismegisto. Il famoso studioso Athanasius Kircher (1602-1680), notò, a sua volta, che la Tavola non si trovava citata prima del Medioevo, così come il riferimento ad Alessandro Magno e comparandola con il Testi Ermetici, dedusse che anche la Tavola di Smeraldo era della stessa epoca (13). Queste rivelazioni furono considerate irrilevanti dalla maggior parte degli alchimisti, in parte perché, all'inizio, queste notizie non ebbero una così rapida diffusione, in parte perché, alla fine, per tutti contava la Dottrina, e quindi il ritrovamento della Tabula, poteva benissimo essere accettato come una suggestiva allegoria, il cui scopo era quello di  mantenere vivo il messaggio alla base della storia, cioè che chiunque si fosse messo a cercare la “cripta nascosta di Ermete”, avrebbe trovato nei testi alchemici, le conoscenze necessarie a comprendere i segreti dell'antica Arte Trasmutatoria.
Ciò che provocò una vera frattura tra Alchimisti, Spagiristi e primi Chimici, fu, invece, la pubblicazione, nel 1661, del Chimico Scettico, di Robert Boyle, che segnò l'inizio della separazione tra le pratiche alchemiche empirico-filosofiche e quelle chimico scientifiche, cioè verificabili e riproducibili.

 

IL TESTO IN LATINO E LE SUE TRADUZIONI

 

Tavola di SmeraldoIl testo della Tavola di Smeraldo, dalla sua “scoperta” in poi, è stato pubblicato e ripubblicato continuamente. Appare nel Segreto dei Segreti dello pseudo-Aristotele (14) (XII secolo), nel de Alchimia dello pseudo-Alberto Magno (15) (XIII secolo), nel De Secretissimo Philosophorum opere chemico del Trevisano (XV secolo) enel Commentarium del misterioso Alchimista Hortolanus (XVI secolo). Venne tradotto e commentato anche dal filosofo francescano Ruggero Bacone, (Doctor Mirabilis, 1214–1294), dall'Abate benedettino Trithemius, (1462-1516 ), dal fisico Heinrich Khunrath, (1560-1605), che la pubblicò sottoforma di illustrazione nell'Amphitheatrum Sapientiæ Æternæ(16), dal medico Michael Maier, (1568–1622), dal fisico Newton (17), (1643-1727), dall'esoterista Eliphas Levi, (1810-1875), dalla teosofa Madame Blavatsky, (1831 – 1891), dal misteroso Fulcanelli, (fine XIX, metà XX secolo) e da Augusto Pancaldi, (1918 - 1986), che, nel suo libro Alchimia Pratica, riporta il commento di Christoforo Enrico Keil del 1736. Per quanto riguarda il testo usato  in questo saggio, ho scelto La Tavola di Smeraldo di Chrysogonus Polydorus, pseudonimo di Andreas Osiander, (1498-1552), edita in Latino, a Norimberga nel 1541 (18) ed estratta dal De Alchimia :

 

Tavola di Smeraldo

TABVLA SMARAGDINA
HERMETIS TRISMEGISTI

Verum, sine mendacio, certum et uerissimum. Quod est inferius est sicut quod est superius. Et quod est superius est sicut quod est inferius, ad perpetranda miracula rei unius. Et sicut omnes res fuerunt ab uno, meditatione unius. Sic omnes res natae fuerunt ab hac una re, adaptatione. Pater eius est Sol, mater eius est Luna. Portauit illud uentus in uentre suo. Nutrix eius terra est. Pater omnis telesmi totius mundi est hic. Vis eius integra est, si uersa fuerit in terram. Separabis terram ab igne, subtile a spisso, suauiter, cum magno ingenio. Ascendit a terra in coelum, iterumque descendit in terram, et recipit uim superiorum et inferiorum. Sic habebis gloriam totius mundi. Ideo fugiat a te omnis obscuritas. Hic est totius fortitudinis fortitudo fortis; quia uincet omnem rem subtilem, omnemque solidam penetrabit. Sic mundus creatus est. Hinc erunt adaptationes mirabiles, quarum modus hic est. Itaque uocatus sum Hermes Trismegistus, habens tres partes philosophiæ totius mundi. Completum est quod dixi de operatione solis.

 

Le Traduzioni della Tabula, divergono leggermente una dall'altra, per cui ho scelto di utilizzarne e confrontarne almeno due: quella fatta da Sabina e Rosario Piccolini, che si trova  nel 1° Volume di «Il Filo di Arianna, 42 trattati di Alchimia dall’Antichità al XVIII secolo (19)», e quella del filologo Febaroli, che si trova nella collezione Arcana Mundi, 2° Volume, Divinazione, Astrologia, Alchimia, basata sull'edizione del Kopp del 1869 (20). La differenza più evidente emerge fin dalle prime righe:


Traduzione Sabina e Rosario Piccolini del Testo latino riportato dall'Hortolanus, un alchimista anonimo del XV secolo.

 

Traduzione Feberoli del Testo latino riportato dal Kopp (XIX secolo).

E' vero senza menzogna, certo e verissimo.
Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per fare i miracoli della cosa una.
E poiché tutte le cose sono e provengono da una, per la meditazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento.
Il Sole è suo padre, la Luna è sua madre, il Vento l'ha portata nel suo ventre, la Terra è la sua nutrice. Il Padre di tutto, il Telesma di tutto il mondo è qui; La sua forza o potenza è intera se essa è convertita in Terra.
Separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo spesso, dolcemente e con grande industria. Sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende in Terra, e riceve la forza delle cose superiori e inferiori.
Con questo mezzo avrai la gloria di tutto il mondo e per mezzo di ciò l'oscurità fuggirà da te.
È la forza forte di ogni forza: perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida. Così è stato creato il mondo. Da ciò saranno e diverranno meravigliosi adattamenti, il cui metodo è qui.
E' per ciò che sono stato chiamato Hermes Trismegisto, avendo le tre parti della filosofia di tutto il mondo. Ciò che ho detto dell'operazione del Sole è compiuto e perfetto.

 

La verità è senza menzogna, è certa è autentica.
Ciò che è sotto è identico a ciò che è sopra e ciò che è sopra è identico a ciò che è sotto; questo permette di penetrare le meraviglie dell'unità.
Tutte le cose derivano da sempre dall'Uno, dal Logos dell'Uno; così tutte le cose sono state create dall'Uno, in conformità.
Suo padre è il Sole, sua madre la Luna. Il Vento lo portò nel suo grembo. La Terra è la sua nutrice.
Costui è il padre di ogni realizzazione in tutto il mondo.
Il suo potere è totale quando si è mutato in terra.
Separerai la terra dal fuoco, l'impalpabile dal compatto, ma con delicatezza e con grande attenzione.
Sale dalla terra al cielo e poi ridiscende sulla terra, e associa il potere di quanto è sopra e di quanto è sotto.  Così avrai la gloria di tutto il mondo e ogni tenebra si allontanerà da te.
Questa potenza è potente più di tutta la potenza, perché dominerà ogni cosa impalpabile e penetrerà ogni cosa solida.
Così il mondo fu creato.
Da qui sorgeranno mirabili corrispondenze; questa è la loro regola.
Per questo io sono chiamato Ermete tre volte Grande, perché io governo le tre parti della saggezza del mondo tutto.
Si è concluso quanto io ho detto circa l'azione del Sole.


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NOTE

1) Il danese Oluf Borch, meglio noto come Olaus Borrichius, (1626 – 1690), pone la nascita dell'ermetismo prima del diluvio, e cita Tubalcain «qui aliis nationibus Vulcanus est» (riportato in Le origini dell’alchimia di Paolo Lucarelli). Tubalcain era stato citato nella genealogia Ermetica, un secolo prima, in uno scritto dell'alchimista Gerhard Dorn, (1530 – 1584), discepolo di Paracelso, che riporta la tradizione nel modo seguente: «Adamo, il primo che praticò ed inventò le arti e questa (la chimica), per mezzo del lume concessogli da Dio, della cognizione di tutte le cose prima e dopo il peccato, presagì che il mondo sarebbe stato rinnovato per mezzo del-l'acqua, o piuttosto castigato, e poco meno che distrutto. Per questo avvenne che i suoi successori eressero due tavole di pietra sulle quali scolpirono tutte le arti naturali dai loro principii, e in caratteri geroglifici, in modo che questo presagio venisse notato anche dai posteri, e venisse osservata una matura previsione nel tempo dei futuri pericoli. Passato il diluvio Noè trovò una delle tavole in Armenia sotto il monte Araroth, per mezzo della quale si designavano i rapporti del firmamento superiore e del globo inferiore e i corsi dei pianeti (11). Pertanto le nozioni universali, in questo modo dedotte particolarmente in diverse, restano diminuite nelle loro forze, in modo che questa separazione rende questi astronomo e mago, l'altro cabalista, ed il quarto alchimista, il quale vulcanico Abrahm Tubalchain astrologo ed aritmetico massimo le portò dall'Egitto nelle regione di Chanaan)»; (GERARDI DORNEI, Congeries paracelsicae Chemiae de trasmutatione metallorum, in Theat. Chem., 1613, II, 592. Vedi anche Mangeti, II, 444. Gli scritti del Dorn apparvero nel 1567, 68, 69. - riportato in ARTURO REGHINI, Primi contatti tra Ermetismo e Massoneria, «Era Nuova», 1925, n. 4.). http://www.hyssopus.org/cms/files/Reghini,%20Primi%20contatti%20tra%20Ermetismo%20e%20Massoneria.pdf

2) Già in epoca politeista, era stato compiuto il tentativo di associare Thot con Adamo, ma con finalità esclusivamente Simbolico Operative. Questa proposta venne da Zosimo di Panopoli, il primo alchimista di cui si possiedono tracce storiche, (III-IV d.C.), e anche se non riguarda direttamente la Tavola di Smeraldo, potrebbe in qualche modo aver favorito l'inserimento del Trismegisto nelle storie bibliche come contemporaneo di Adamo e Mosè. ZOSIMO DI PANOPOLI, Visioni e Risvegli, a cura di Angelo Tonelli, Testo greco a fronte, Milano, BUR, 2004, pp. 8-16 e pp. 132-136.

3) In ARTURO REGHINI, Primi contatti tra Ermetismo e Massoneria : «Il primo instauratore dell'arte chimica, dopo il suo oblio in seguito al diluvio, fu Ermete Trismegisto, come si legge nei libri memoriali della storia delle antiche gesta, in Imperiale, e nell'esposizione della tavola smaragdina fatta da Claveto... Di quest'uomo (Ermete) si legge nelle scritture (Bibliis), che entrò per il primo nella valle di Ebron, e quivi rinvenne sette tavole di pietra, sulle quali erano scritte dai Sapienti, prima che avvenisse l'inondazione delle acque, le sette arti liberali, ciascheduna soltanto nei suoi principii, perché non cadessero in oblio... A partire dal diluvio Ermete precedette tutti in questa scoperta, per mezzo delle tavole da lui trovate nella valle di Ebron, nel quale luogo Adamo si era posto dopo l'esilio dal Paradiso Eden. Da Ermete pervenne a molti altri per mezzo del libercolo che scrisse: tavola smaragdina» Bernardi Trevisani, (1406-1490), De Secretissimo Philosophorum opere chemico, in Theat. Chem., 1602, 1,774.

4) Ivi: «Adamo, il primo che praticò ed inventò le arti e questa (la chimica), per mezzo del lume concessogli da Dio, della cognizione di tutte le cose prima e dopo il peccato, presagì che il mondo sarebbe stato rinnovato per mezzo dell'acqua, o piuttosto castigato, e poco meno che distrutto. Per questo avvenne che i suoi successori eressero due tavole di pietra sulle quali scolpirono tutte le arti naturali dai loro principii, e in caratteri geroglifici, in modo che questo presagio venisse notato anche dai posteri, e venisse osservata una matura previsione nel tempo dei futuri pericoli. Passato il diluvio Noè trovò una delle tavole in Armenia sotto il monte Araroth, per mezzo della quale si designavano i rapporti del firmamento superiore e del globo inferiore e i corsi dei pianeti.». Vedi Gerardi Dornei, (1530-1584), Congeries paracelsicae Chemiae de trasmutatione metallorum, in Theat. Chem., 1613, II, 592.

5) Michael Maier, (1552 – 1622) nel Symbola Aurea Mensae duodecim nationums, (MDCXVII, lib. 1) scrisse che «..egli (Ermete) visse nei tempi prima dei Faraoni, re d'Egitto all'incirca nell'anno del Mondo 1956, cioè 300 anni dopo il diluvio, 2007 prima della nascita di Cristo... Cosicché precedette l 'uscita di Abramo da Charan, città della Mesopotamia, di circa 44 anni: quest'epoca peraltro coincide con l'età in cui Oceano, Osiride ed Iside, primi dèi dell'Egitto (seppure favolosi) si suppone abbiano regnato, cioè prima della Dinastia degli Egiziani, con la quale i pastori cominciarono a presiedere al regno, nell 'Anno del Mondo 2139». citato nell'articolo: Le origini dell’alchimia di Paolo Lucarelli.

6) In ARTURO REGHINI, Primi contatti tra Ermetismo e Massoneria :  «Altri preferiscono Ermete Trismegisto come principe della chimica facoltà scritta in alcune tavole di pietra trovate presso la città di Hebron» in Joanni Francisci Pici Mirandulae, (1463-1494), De Auro, in Mangeti, II, 563.

7) Ivi: «Alcuni vogliono questa scienza derivata da Enoch, il quale prevedendo il diluvio scrisse sopra delle tabelle le sette scienze liberali (tra cui la chimica), e le lasciò ai posteri. Ermete infatti, entrato nella valle Hebron trovò quelle che oggi si chiamano smaragdine, e di lì apprese la sua sapienza». Vedi Philaletae, (fine XVII secolo), Tractatus de Metallorum Metamorphosi, Cap. II, in Mangeti, II, 679.

8) Vedi JACK LINDSAY, Le origini dell’Alchimia nell’Egitto Greco-Romano, op. cit., p. 194.

9) In ARTURO REGHINI, Primi contatti tra Ermetismo e Massoneria: « "La tradizione per la quale, secoli dopo il diluvio, questa tavola in un antro vicino ad Hebron fu dalla donna Zara tratta dalle mani del cadavere di Ermete, regge in ogni sua parte, se si intende riferita a Sara, moglie di Abramo". A questo punto il Kriegsmann, che in altra sua opera si era ingegnato a dimostrare che Ermete non è altro che Chanaan, nipote di Noè, osserva che vi è concordanza di tempo e luogo, giacché Chanaan e Sara sono del medesimo tempo e il luogo, dice il nostro autore, va benone, essendo stata la città di Hebron costruita da Heth, figlio di Chanaan ossia di Ermete, alla quale sede si era fissato Abramo. »  

10) Conosciuta per aver descritto e forse inventato il tribikos, l'alambicco a tre bracci, è citata soprattutto da Zosimo di Panopoli e si pensa che sia realmente esistita una donna alchimista con questo nome, che visse poco dopo Bolo-Democrito. Il Balneum Mariae, la tecnica del bagnomaria, per cui è maggiormente ricordata sembra sia stata citata per la prima volta dall'alchimista Arnaldo da Villanova solo nel XIV secolo. JACK LINDSAY, Le origini dell’Alchimia nell’Egitto Greco-Romano, op. cit., , pp. 243-254.

11) Vedi: Alberti Magni - De Alchemia in Theatrum Chemicum, 1692, Vol. II, pag. 527, citato in ARTURO REGHINI, Primi contatti tra Ermetismo e Massoneria.

12) Secondo il Lindsay il nome Galeno, che deriva da Galienus Alfachim, sarebbe in realtà una  corruzione di Balinas , cioè Apollonio di Tiana. Vedi JACK LINDSAY, Le origini dell’Alchimia nell’Egitto Greco-Romano, op. cit., pp. 193-194.

13) Riportò la sua teoria nella sua opera, l'Œdipus Ægyptiacus, del 1652-55.

14) Derivato dal Kitâb sirr al-asrâr. Da notare che il Libro si presenta sotto forma di lettera, che Aristotele in età avanzata avrebbe scritto al suo ex allievo Alessandro il Grande, il quale, come abbiamo visto, avrebbe scoperto anche la Tavola di Smeraldo nella Cripta di Ermete.

15) Il testo è attribuito al Vescovo e Filosofo Alberto Magno, (1206-1280), detto Doctor Universalis per la sua erudizione nelle scienze naturali. Si dice che non sia l'autore delle opere alchemiche a lui attribuite. Vedi: TITUS BURCKHARDT, L'Alchimia, Torino, Boringhieri, 1961, p. 168. Altre fonti lo collocano invece nel De mineralibus.

16) Illustrazione immaginaria della Tavola di Smeraldo incisa su una montagna in HEINRICH KHUNRATH, Amphiteatrum Sapientiæ Æternæ Solius Veræ, Christiano-Kabalisticum, Diuino-Magicum, nec non Physico-Chymicum, Tertriunum, del 1595, visibile in  ALEXANDER ROOB, Il Museo Ermetico,Alchimia & Mistica , op. cit. , p. 9.

17) Una traduzione del Testo è stata trovata anche tra le carte di Newton. Vedi, Newton's Commentary on the Emerald Tablet of Hermes Trismegistus, in Merkel, I. e Debus, A. G. , Hermeticism and the Renaissance. Folger, Washington 1988.

18) Il Testo l'ho trovata su Internet e l'ho confrontato con altre versioni. In ogni caso, anche se non fosse effettivamente il testo di Chrysogonus Polydorus è conforme ad altri più recenti, salvo qualche variante che ho segnalato più avanti.

19) Vedi Il Filo di Arianna, 42 trattati di Alchimia dall’Antichità al XVIII secolo, scelti e tradotti da Sabina e Rosario Piccolini, vol. I, Collana Mimesis, Milano, 2001, p. 25.

20) Vedi: Divinazione, Astrologia, Alchimia, a cura di Georg Luck, Arcana Mundi. Magia e Occulto nel mondo greco romano, Vol II, Fondazione Lorenzo Valla, Rocca San Casciano (FO), Arnoldo Mondadori Editore, 2000,  p. 373, nota 129.


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