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Aletheia di Emanuela Trotta

Aletheia

di Emanuela Trotta - indice articoli


Autostima

Dicembre 2022


Viviamo in una società competitiva, in cui la persona non vale per quello che è, ma in relazione agli altri. Paragonarci agli altri rischia di diventare il sistema di misura delle nostre presunte mancanze. Quando cadiamo in questa trappola il confronto ci opprime e ci rende infelici. Quando ci si imbatte nel limite, la fiducia nel proprio valore si trasforma in fallimento.

L’attenzione costante e ossessiva a quello che gli altri sono o che gli altri hanno sottrae tempo ed energia per occuparsi di sé. La conseguenza è un circolo vizioso di insoddisfazione, frustrazioni e fallimenti, che rallenta fino a bloccare la crescita e il miglioramento personale.

L’essere umano ha sviluppato la tendenza a confrontarsi con l’altro per il bisogno di verificare le sue opinioni e le sue competenze, è un sistema usato per ottenere la misura del nostro vivere all’interno della società. Dato che non esistono strumenti oggettivi al di fuori del contesto sociale che misurino il valore, ci guardiamo intorno in cerca di un punto di riferimento che ci aiuti a capire se stiamo agendo bene o male: nel lavoro, nelle relazioni, nella vita in generale. Secondo Kierkegaard, confrontarsi agli altri ci allontana dalla nostra essenza, impedendoci di essere autentici e creando bisogni che prima non pensavamo di avere. Esasperare il confronto ci condurrà inevitabilmente verso il tentativo di soddisfare sempre più nuovi bisogni con lo scopo di ottenere la felicità, ma in realtà finiscono col renderci perennemente insoddisfatti. Per sfuggire da questa trappola dobbiamo provare ad andare oltre il confronto.

Dovremmo imparare a guardare dentro di noi e capire cosa davvero desideriamo per noi stessi, desideri autentici, che provengano da noi, non quelli imposti dai paragoni con gli altri. Durante questo processo iniziamo a valorizzarci per ciò che siamo, iniziamo a pensare realmente a come vogliamo vivere e quali cambiamenti ci renderebbero davvero felici, senza confondere le aspettative altrui con le nostre, come se disattendere quelle richieste significasse non valere abbastanza. Ognuno di noi ha delle caratteristiche che ci differenziano dagli altri, ognuno ha le sue attitudini, i suoi valori, le sue priorità. Conoscere le caratteristiche che ci contraddistinguono, saperle utilizzare nella misura opportuna, sapersi proporre obiettivi realistici, sentirsi adeguati in ciò che si fa e non presumere di essere quello che non si è, riuscire ad ammettere le difficoltà, senza sentirsi sminuiti, sono tutti aspetti di una corretta autostima.

La realizzazione e la felicità passano necessariamente dalla coerenza con noi stessi, senza condizionamenti. Accettare i valori imposti dall’esterno per dimostrare il nostro valore, ci allontana da noi e ci porta a vivere una vita fatta di continue frustrazioni. Ogni scelta rappresenta un’incognita, nessuno avrà la certezza che saranno quelle giuste. Sbagliare non equivale a fallire. Dobbiamo imparare a perdonarci, ricordandoci che l’unica mappa che abbiamo per orientarci in tutte questa incertezza è data da quello che sentiamo qui ed ora: dai nostri bisogni, dalle nostre motivazioni, dai nostri valori. Accettare i nostri limiti ci spinge a migliorarci, senza denigrare gli altri, perché nessun confronto potrà mai definire il nostro valore. Solo la fiducia nelle nostre potenzialità potrà garantirci di sviluppare una vita spirituale che si alimenti di relazioni umane sincere e autenticamente vissute, riconoscendo all’altro il reale valore e permettendo di custodire la propria anima e il proprio equilibrio. La fiducia in sé non può essere fornita o elargita dagli altri, ma è il frutto dell’esperienza e del giusto relazionarsi con gli altri. In questo processo di costruzione e di sviluppo di sé ci vengono in aiuto le parole di Catone “Quello che ti manca chiedilo in prestito a te stesso”.


Emanuela Trotta


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