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Riflessioni Filosofiche

Riflessioni Filosofiche   a cura di Carlo Vespa   Indice

 

I Solidi Platonici e la nascita della scrittura

di Tiziana Salvi - Aprile 2020

 

Partiamo dalla riflessione su cosa ci caratterizzi come esseri umani. Secondo molti dal fatto che siamo dotati di pensiero e parola. Il pensiero è un’attività del cervello che si genera grazie ad uno scambio energetico fra i neuroni. Questa energia elettrica è anche luce, infatti sono stati scoperti gli astrociti: microtubuli neuronali che stimolati da determinate frequenze vibratorie (suoni) producono energia, in forma di luce e calore.
Un’energia che sarebbe, in grado, addirittura di modificare il DNA. Inoltre, alcuni scienziati seguendo le attività elettriche cerebrali stanno cercando di costruire una macchina che legga il pensiero it.blastingnews.com. Dunque gli impulsi elettrici del pensiero possono essere misurabili e organizzati in strutture analizzabili da macchine. Il pensiero non è più una cosa così impalpabile. Sappiamo anche che i neuroni si organizzano in griglie esagonali per orientarsi nello spazio www.lescienze.it.


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Dunque noi pensiamo e produciamo strutture energetiche luminose, ma non solo. Il pensiero si manifesta anche in altro modo, l’impulso elettrico che ha natura luminosa si materializza anche in vibrazione sonora. La luce quindi racchiude in sé la vibrazione sonora e improvvisamente il pensiero diventa percepibile ai sensi attraverso la nascita del linguaggio. L’intenzione comunicativa trasforma la luce del pensiero in suono pensato.

Quindi, possiamo dire che alla base della natura del pensiero c’è luce e suono che si strutturano in forme geometriche: i solidi platonici. Ci sono alcuni esempi di come la vibrazione crei facilmente le forme geometriche, come mostrano tanti esperimenti di cimatica oppure la luce abbia in sé una forma strutturata, il fotone come un tetraedro stella o forma ipercubica.
Le forme quindi privilegiate di aggregazione di queste onde energetiche nella nostra realtà spazio-temporale (terza dimensione) sono i cosiddetti solidi platonici. Amati e conosciuti fin dal neolitico. Come oggi cercano di rendere visibile il pensiero cercando di costruire una macchina che lo possa leggere, seimila anni fa riuscirono a trasformare la sonorità del pensiero in qualcosa di geometrico e misurabile, attraverso l’invenzione più straordinaria dell’essere umano: la scrittura. Tale tecnologia nacque insieme alla geometria, alla matematica e all’astronomia. Frutto dell’applicazione fisica del pensiero astratto. Se pensiamo che ancora oggi, dopo seimila anni, il 55% della popolazione umana è analfabeta forse possiamo farci un’idea di cosa abbia significato elaborare una simile tecnologia, che, una volta appresa, modifica velocemente il rapporto con lo spazio e il tempo proprio perché conseguente frammentazione delle figure che stanno alla base di questa realtà spazio-temporale. La scrittura, fin dalla sua nascita, mostra il suo legame con la luce, e ovviamente con la sonorità del linguaggio di cui è trascrizione fisica. I Sumeri elaborarono un sistema di scrittura visibile sulle tavolette d’argilla solo se esposte alla luce solare, in altro modo i segni sembrano solo ombre sulle tavolette. Queste lettere anche nella grafica sembrano raggi di luce stilizzati, il simbolo per stella, luce e divinità è una stella a 8 punte.


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Lo stesso numero 8 per indicare la luce lo troviamo nella cultura dei Dogon, che hanno una visione del cosmo assai complessa e avanzata. Ma questo numero è alla base della concezione vibratoria dell’universo in moltissime concezioni e indica la matrice da cui tutto parte. L’otto è il numero della vibrazione che crea e trasforma il suono in materia. La nascita della scrittura secondo la tradizione norrena è dovuta a Odino, appeso all’albero chiamato spesso col nome del suo cavallo a otto zampe. E l’albero è simbolo legato alla luce e ai suoi raggi. Inoltre, nel 2800 a.C il cinese Fo-hi ideò otto simboli su tre semplici linee che sta alla base dell’ I’Ching. Prendiamo un esempio su tutti: la tradizione millenaria indiana spiega molto bene la genesi della trasformazione e unione della vibrazione in materia, e dell’otto che ha al suo interno il 5 (solidi/vocali) . In questo caso vi è la descrizione di come l’unione delle 2 divinità maschile e femminile (atto androgino creante) provochi l’emissione di 3 suoni vocalici dalla gola della dea: A,I,U le quali creano un’eco e danno vita ad A-I-U con un suono di durata maggiore, questo suono risveglia il maschile addormentato che aprendo gli occhi e vedendo la bellezza della dea pronuncia i 2 suoni semivocalici : RA e LA. L’unione di questi suoni dà vita alle 8 (2x2x2) madri della parola. Le modalità di pronuncia di questi suoni sono 5 (2+3) (gutturale, palatale, linguale, labiale, dentale) a cui si aggiungono i 2 suoni E (A+I) e la O (A+U). In totale abbiamo 7(2+2+3) pronunce o Dakini che si materializzano e prendono dimora nei sette chakra principali dando vita al corpo.


I Solidi Platonici e la nascita della scrittura


La genesi vibrazione suono-luce-materia è molto chiara anche nei suoi passaggi numerici.  Il 3 e l’8 rappresentano lo stato vibratorio dell’energia mentre il 7 e il 5 la solidificazione di essa. Che i solidi fossero suoni, anzi i suoni creanti, ossia le vocali, era già stato forse intuito nel Rinascimento quando alcuni disegni identificano i due aspetti.


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Noi però andiamo oltre e ipotizziamo che siano proprio i solidi e le loro combinazioni numerico-geometriche a identificarsi, non solo con i suoni, ma con la griglia geometrica(1) da cui viene poi ricavata la scrittura e gli alfabeti. Noi sposiamo la tesi sostenuta da D’Amato nel suo libro (AUM, il linguaggio perduto di Adamo) secondo cui l’evoluzione dell’alfabeto non deriva dalla scrittura ideografica, ma la precede o al più ne è contemporanea. Questo perché l’astrazione geometrica che sta alla base dell’elaborazione delle varie scritture non ideografiche nasce con la scrittura stessa(2). Osserviamo Il numero delle lettere che compongono diversi importanti alfabeti: 22 (ebraico e fenicio), 24 (egizio e Futhark), 20 (Ogam), 27 (greco-corinzio), 30 (accadico) 50/64 (sanscrito) 64 I’ Ching. Anche il sistema cinese, sebbene ideografico, nasce dalla forma delle grate di porte e finestre o dalle forme delle zampe degli uccelli, e si rimanda al simbolo della stella a otto linee(3).


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A loro volta dovremmo distinguere le vocali dalle consonanti. Le vocali sono il suono creante e le distinguiamo nel sacro suono AIU da cui derivano tutte le altre lettere o suoni a cui seguono gli altri due suoni E, O (dati dalla somma di A+i e A+o). Siamo di fronte al 5 dato dal 3 che contiene il 2. Il tre è il numero di origine della vibrazione creante che si solidifica nella prima figura spaziale, ossia il triangolo che a sua volta formerà il tetraedro, il solido che compone le altre figure platoniche. Il sacro triangolo formato da 3-4-5, indica, spazialmente, le tre figure piane (triangolo equilatero, quadrato e pentagono) che strutturandosi nella dimensione tridimensionale diventano i 5 solidi platonici. Gli stessi solidi platonici, seguendo la successione di Fibonacci, si distinguono fra loro in un rapporto 3/2 (primi tre danno come somma dei vertici 21, ultimi due 34). Possiamo quindi dedurre che i primi tre corrispondano alla vibrazione creante AIU e abbiano una qualità spaziale, mentre gli altri due ( EU “nascosti”) temporale.


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Ma insieme sono dimensione spazio-temporale strettamente correlate, come i solidi dentro la sfera. Non a caso l’unità spazio-temporale per i Sumeri era il Beru, indicato indistintamente dal numero 12 o 60, ma se fate caso questi numeri sono proprio dentro al 3-4-5, che indicano le basi di nascita dei solidi. Il suono che diventa scrittura ha proprio la qualità di permettere al pensiero di strutturarsi nello spazio e nel tempo. Il suono-pensiero (dimensione spaziale) diventa protagonista anche della dimensione temporale (scrittura). I solidi agiscono e plasmano lo spazio e il tempo e da essi derivano la strutturazione della realtà e del pensiero, quindi anche della scrittura. Come abbiamo visto gli alfabeti hanno determinati numeri di lettere o sillabe, le cui combinazioni permettono al pensiero di prendere corpo. Questi numeri derivano dai numeri precessionali(4) contenuti nei solidi che stanno alla base della scansione fisico-cosmologica del tempo, e che ben si applicano anche alla tecnologia che manipola il tempo attraverso lo spazio (scrittura). Per spiegare la scelta di quei numeri ricorriamo sempre all’esempio dell’alfabeto sanscrito perché ci fornisce dinamiche molto chiare e precise della natura delle lettere e del loro legame con i solidi e con la vibrazione. Le 8 vocali madri che nascono dalla gola attivano le 3 energie vitali che risiedono nel corpo della dea in tre diversi luoghi nell’atto della creazione. Le sillabe della gola scendono e si depositano nei petali dei chakra: 12/10/6/4, arrivate all’ultimo chakra risalgono, ma questo movimento dà vita alla nascita delle 8 piccole madri (consonanti), che compiendo il movimento a ritroso depositano 4/6/10/12 consonanti che, unendosi alle vocali precedenti, danno vita a 32+32 sillabe creanti l’universo.  Se noi osserviamo i chakra notiamo un numero importante: il 32 che è dato dalla somma degli ultimi 4 chakra, mentre i primi due danno 18. Il settimo chakra è la risultante di tutte le 50 sillabe moltiplicato per 20 e non governa nessun organo del corpo, è un punto di collegamento fra alto e basso. Quindi, all’interno della suddivisione dei chakra troviamo il 32 che corrisponde ai chakra più “corporei” e 18 che corrisponde a quelli più “mentali”. Se osserviamo i nostri solidi hanno anche loro questa suddivisione numerica, infatti, considerandoli come gruppi di 3/2, se sommiamo Ve F dei primi tre troviamo 18 e sommando Ve F degli altri due troviamo 32. Se poi decidiamo di continuare con la logica del 3/2 e sommiamo 3 a 18 e 2 a 32, troveremo magicamente ricomparire i numeri della serie di Fibonacci. Per quanto riguarda la nascita e la dinamica delle lettere altre tradizioni non sono così precise e omettono molti particolari, ma possiamo comunque dare uno sguardo alle rune o Futhark composto da 24 lettere divise in 3 parti (che possono essere considerate anche come la scansione del tempo: presente, passato, futuro), abbiamo il 3 volte 8. Oppure l’alfabeto ebraico con il 21+1 (lettera aleph considerata colei che dà luce alle altre lettere) alle quali si aggiunge la scansione in 3 lettere madri 7 doppie e 12 semplici, 22=10+12. Notiamo che tutte queste scansioni numeriche dei vari segni alfabetici hanno sempre come base la suddivisione 3/2 ossia quella originaria dei solidi e le loro combinazioni moltiplicatorie. Esempio, il 24 (2x2x2x3), il 30 (2x3x2+3), il 27 (3x3x3) etc. I solidi platonici sono stati da sempre oggetto di studio e, in epoche più antiche, di riverenza. Proprio perché si sapeva che queste geometrie “vibratorie” stanno alla base della nostra dimensione, ciò che non si è mai sottolineato, o per lo meno non in tempi vicino a noi, è che oltre che determinare lo spazio agiscono necessariamente anche sul tempo. Visto che spazio-tempo li ipotizziamo come due facce della stessa medaglia. Una tecnologia come quella della scrittura ci permette, non solo di rendere “immortali” i pensieri varcando il limite del tempo che scorre, ma ha dentro i suoi segni la possibilità di dialogare col tempo stesso che è unione di presente, passato e futuro. Non a caso la scrittura aveva in origine un carattere sacro e divinatorio. Alcuni alfabeti hanno mantenuto questa “purezza” originaria perché non sono mai stati “volgarizzati” e lì troviamo la loro potenza, nella capacità di dialogare col tempo. Vedi il Futhark o L’I ‘Ching, oppure anche quella particolare scrittura ideografica che sono i tarocchi, i quali mantengono la struttura numerica degli alfabeti (vedi gli Arcani Maggiori). Se ci soffermiamo anche sull’ Ogham un altro antico alfabeto, da alcuni ritenuto il più perfetto(5), notiamo che esso è collegato allo scorrere del tempo e al ciclo stagionale della natura e degli alberi, tanto che viene identificato anche con un calendario formato da tredici mesi lunari (le consonanti) più cinque giorni intercalari (le vocali).  A ciò aggiungiamo che secondo la tradizione tantrica sulla terra cadono 13 raggi lunari percepibili come suono-luce e chiamati con sillabe. Ritroviamo quindi sempre l’equazione, suono-luce e scrittura. Ma essa è legata anche al tempo come esplicitamente affermato dalla scrittura Ogam.


C’è poi una bellissima immagine di Gioacchino da Fiore che esemplifica bene quello che stiamo dicendo.


I Solidi Platonici e la nascita della scrittura


Il tempo universale e quello individuale sono collegati ai quattro solidi, mentre il quinto è ciò che tutto contiene, ma al centro tutto nasce da un suono AUM che si lega alla ruota ad 8 raggi. Se notate i raggi hanno dei caratteri che richiamano l’alfabeto Ogam, che si ritrova scritto anche poco più sopra. Da più fonti e direzioni ci arriva lo stesso messaggio: il nostro pensiero è una vibrazione di luce che rispecchia l’energia platonica di cui è composto tutto l’universo. Necessariamente l’espressione linguistica del pensiero avrà la stessa geometria creante. Ma cosa più importante, probabilmente è possibile attraverso una giusta emozione o stato d’animo contemplativo, agire con il pensiero e con i segni che lo riflettono (scrittura) sulle strutture del tempo. Questi argomenti verranno ampliati in un futuro libro.


Tiziana Salvi


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Note
1) Vedi libro AUM, Giuseppe D’Amato, 1913, publishing edizioni.
2) Nei miti tramandati dagli antichi, le divinità che presiedono alla nascita della scrittura sono quelle che fanno nascere anche la geometria, la matematica e l’astronomia (Thot, Nisaba, Oannes, etc)
3) Aum, op.cit, pag 201.
4) Prendete i numeri che indicano le facce, spigoli e vertici dei solidi. Tenete a mente la suddivisione 3/2 di Fibonacci. Se li moltiplicate troverete i numeri della precessione equinoziale.
5) Secondo l' Auraicept na n-Éces , Fenius viaggiò dalla Scizia insieme a Goidel mac Ethéoirt, Íar mac Nema e un seguito di 72 studiosi. Arrivarono nella pianura di Shinar per studiare le lingue confuse  della torre di Nimrod. Scoprendo che i relatori si erano già dispersi, Fenius mandò i suoi studiosi a studiarli, rimanendo presso la torre, coordinando lo sforzo. Dopo dieci anni, le indagini furono completate e Fenius creò in Bérla tóbaide "la lingua selezionata", prendendo il meglio da ciascuna delle lingue confuse, che chiamò Goídelc, dopo Goídel mac Ethéoir. Ha anche creato estensioni, chiamato Bérla Féne , dopo se stesso, Íarmberla , dopo Íar mac Nema e altri, e il Beithe-luis-nuin (l'Ogham) come un sistema di scrittura perfetto. L'Auraicept afferma che Fenius Farsaidh scoprì quattro alfabeti, l'ebraico, il greco e il latino, e infine l'Ogham e ritrae l'Ogham come il più perfetto perché fu scoperto per ultimo. Dopo il crollo della torre le lingue si confusero, e da questa confusione emerse la lingua perfetta chiamata Ogham collegata al numero 72.

 

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