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Riflessioni Antropologiche

di Andrea Bocchi Modrone
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Ekeko, nel suo mito la speranza di una nuova età dell'oro

novembre 2009

Ekeko, nel suo mito la speranza di una nuova età dell’oroMolti anni prima della conquista spagnola dell’America del Sud viveva, nell’altipiano Andino un uomo aymarà chiamato Iqiqu. Viene descritto come un ometto di bassa statura, umile, dal cuore buono, di carattere allegro e festaiolo. Tutta la gente del villaggio gli voleva bene. La sua bontà era tale che, ovunque andasse, portava armonia all’esistenza, sapeva coltivare buoni rapporti e riusciva a riappacificare gli innamorati. Per altro verso sapeva dare consigli utili e la sua sola presenza garantiva giorni felici a tutti. Si diceva che fosse un “chaman”, uno sciamano dotato di poteri particolari, con la capacità di parlare direttamente coi monti, con gli animali e con le forze della natura. Aveva inoltre la capacità di parlare direttamente con il Padre di tutti gli dei, conosciuto come il Signore delle alte Cime, chiamato in quei luoghi Apu Qullana Qullo. Questo spirito poderoso viveva sulle montagne sacre del Khuno Qullo (Monte Sacro) e, vedendo in Iqiqu tanta misericordia e buon cuore, lo benedisse di qualità meravigliose. Da quel momento iniziò a compiere prodigi come spostare pietre enormi, seccare fiumi interi, aprire o spianare montagne intere. Accettò i doni con gratitudine ed entusiasmo; tutto il creato sembrava obbedirgli e la gente lo seguiva senza vacillare e con piena fiducia. Grazie alla sua presenza il suo popolo godette di una vera età dell’oro, segnata da un periodo di abbondanza e grande prosperità.
Ma nulla è per sempre. Il Signore del male, Awqa, vedendo la grande prosperità di quel popolo fu preso da invidia, non era possibile che gli esseri umani godessero di tanta prosperità, quindi con il suo esercito di demoni invase le sue terre e soggiogò le menti più deboli creando una vera e propria rivolta interna. Il dubbio si insinuò nella mente delle genti e la paura prese il posto della certezza. Awqa era intenzionato ad eliminare Iqiqu a tutti i costi, ma questi, avvertito dai suoi spiriti ancestrali, fuggì prima di venire catturato. Valicò le più aspre regioni delle Ande, attraversò fiumi e foreste. Si nascose in altre terre, cercando di non coinvolgere troppo le popolazioni che lo circondavano perché non diventassero vittime di Awqa. Un giorno, in un paese straniero, entrò in un’assemblea politica, dove i capi stavano discutendo circa le associazioni tra agricoltori. Da sempre Iqiqu aveva a cuore il benessere delle genti. Awqa, che conosceva le debolezze del suo nemico, entrò all’improvviso nell’assemblea e Iqiku, per evitare una strage, preferì consegnarsi al maligno.
Awqa diede ordine di torturarlo e di smembrarlo. Testa, braccia, gambe, tronco… vennero sepolti in posti diversi, e solo a lui noti, nell’Altipiano Andino, per evitare che il suo corpo venisse ricomposto.
Questo avrebbe comportato il ritorno ad una nuova Età dell’Oro. Si dice che quando questo fosse avvenuto la sconfitta di Awqa sarebbe segnata definitivamente. La leggenda dice che con il tempo, le varie parti del corpo di questo uomo divinizzato, si riuniranno e già molte parti sono in cammino verso « Wiñay Marca », la città eterna.
Fin qui la leggenda. Iqiqu passò alla storia col nome di Ekeko e assurse al pantheon come lo spirito dell’abbondanza e della prosperità della cultura Inka Aymarà.
Nel 1781 il governatore della città di La Paz, in Bolivia, tale Sebastian Seguròla, sancì la festa di Alasitas, il 24 gennaio, mercato e festa pagana, a cavallo del solstizio d’estate Sudamericano. In questa festa, in un miscuglio di sincretismo cattolico e antiche manifestazioni pagane, viene commemorato l’Ekeko. La tradizione vuole che chiunque porti in casa una raffigurazione di questo benedetto personaggio, opportunamente consacrata da un rito di benedizione, e gli renda culto con semplici offerte, non subirà mai gli attacchi della miseria, non gli mancherà mai il pane quotidiano e vedrà realizzato ogni suo desiderio, purché non si dimentichi di onorare il simulacro offrendogli frutta, dolcetti, monete, liquori forti e le immancabili sigarette di cui Ekeko va letteralmente goloso. EkekoQuando si desidera ottenere l’esaudimento di una richiesta, tramanda la tradizione, occorrerà appendere all’Ekeko un piccolo oggetto simbolico rappresentante l’oggetto dei propri desideri (banconote se si chiedono soldi, una macchinina giocattolo se si vuole un’auto…). Ottenuta soddisfazione si ringrazierà l’Ekeko con semplici offerte, ma guai, avvertono gli sciamani, guai a non onorare l’Ekeko. Il suo carattere bonario cela comunque lo spirito campesino (contadino) di quei luoghi e pare che l’Ekeko sia piuttosto permaloso. Lui garantisce protezione, ma in cambio chiede qualcosa… ed è naturale… certi smacchi, come i rischi che corre a combattere le forze del male, hanno un prezzo, poca cosa in fondo… due sigarette alla settimana in cambio di un’amicizia che durerà fino alla fine dei tempi.
Nei mercati e nelle zone turistiche di Perù e Bolivia, la statua in terracotta dell’Ekeko è considerata più di un semplice souvenir. Nelle case occupa sempre un posto d’onore e nei negozi lo si vede ammiccare in qualche scaffale, spesso circondato da banconote e dalle immancabili sigarette senza filtro che fanno parte del suo rituale di abbondanza. Esistono statue di tutte le misure, con vestiti colorati ed il cappello tipico degli altipiani, il chullo di lana multicolore.
Per benedire una statua dell’Ekeko, insegnano gli sciamani, occorre eseguire un semplice rituale di benedizione, si tratta di un procedimento tradizionale, che può essere eseguito da chiunque, ma nella maggior parte dei casi è il capofamiglia a consacrare la statua. Per benedire un Ekeko ci si serve di resina di coppale, candele colorate (azzurre e gialle), frutta fresca, sigarette oltre ad altri ingredienti esoterici che vengono venduti normalmente nei mercati rionali di tutte le città andine. Una volta “battezzato” il simulacro è pronto per fumare la sua prima sigaretta, che gli viene posta tra le labbra e che golosamente fumerà fino alla fine, eliminando il male e propiziando l’abbondanza e la prosperità.

 

Poderoso Ekeko, Tunupa, spirito dell'abbondanza e della prosperità, nel nome di Apu Qullana Qullo, il Signore delle Montagne, io ti benedico e ti purifico attraverso i fumi di queste resine sacre.

 

Ekeko viene considerato un vero e proprio nume tutelare, esistono vere e proprie orazioni che gli vengono dedicate. Ogni volta che si ottiene una grazia si dovrà sempre ringraziare con riconoscenza lo spirito, offrendogli doni semplici. Alcuni amano mettere davanti alla statua una pentola di coccio piena di semi e granaglie varie mescolate a monete e banconote. Questa particolare pentola viene chiamata la olla de la suerte ed il contenuto della stessa non va mai gettato.
Con i nuovi flussi migratori degli ultimi anni l’Ekeko ha attraversato il mare, accompagnando i proprietari nei loro viaggi verso la speranza. Badanti e madri di famiglia lo hanno portato con se nei loro bagagli, confidando le loro pene e le loro speranze, confidando nella sua benevola intercessione. Viaggiando ha conosciuto terre nuove e cibi diversi, profumi differenti e cibi esotici al suo palato latino. In Germania gli ho visto addirittura offrire un piatto di crauti e nel Bel Paese non manca chi gli metta davanti un buon bicchiere di lambrusco. Ma lui non si scompone, è di bocca buona, come si dice, ed ama sperimentare. La sua magia va oltre i confini dello spazio e del tempo, seguendo i ritmi del cuore e della nostalgia di chi, nel suo sorriso, vede la speranza di un domani migliore ed il sogno di una nuova età dell’oro, mai abbandonato, solo tenuto in un cassetto in attesa di venire aperto.

 

ABM  

 

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