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Riflessioni in forma di conversazioni

Riflessioni in forma di conversazioni

di Doriano Fasoli

Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera - Indice


La bambina che mangiava i comunisti

Conversazione con Patrizia Carrano di Doriano Fasoli per Riflessioni.it

- Aprile 2022

 

Si intitola "La bambina che mangiava i comunisti" il romanzo di Patrizia Carrano, appena andato in libreria per i tipi della Vallecchi. In questa vicenda ambientata nella Roma del 1955 si muovono personaggi d'invenzione, mescolati ad altri realmente esistiti, tutti appartenenti al milieu intellettuale della sinistra o all'apparato del Pci, da Emanuele Macaluso a Nilde Jotti.  La bimba del titolo si chiama Elisabetta, ed è una ragazzina di 9 anni che giunge a Roma al seguito della mamma, funzionaria a via Botteghe Oscure. Con sua madre, la piccola frequenta la sede del Partito, le sezioni, le trattorie dove incontra poeti come Cardarelli e pittori come Mafai, scrutati da lei con uno sguardo infantile, ingenuo, ma aguzzo. E dunque capace di cogliere le crepe, le contraddizioni, i malesseri che già agitano il mondo comunista. L'apprendistato politico e umano di Elisabetta terminerà nel 1956, l'anno in cui compirà 10 anni, Roma verrà imbiancata della celebre nevicata, Krusciov rivelerà le mattanze di Stalin e i carri armati sovietici invaderanno l'Ungheria.


La bambina che mangiava i comunisti - Patrizia Carrano


Partiamo dal titolo, che rovescia l'anatema contro i comunisti, accusati dalla propaganda cattolica dell'immeditato dopoguerra di mangiare i bambini.
È un titolo volutamente paradossale, che rimanda al violento scontro di quegli anni fra Pci e Democrazia cristiana, fra occidente e repubbliche socialiste sovietiche. Scontro che, con altre modalità, oppone anche oggi l'Est e l'Ovest del mondo, dopo l'invasione dell'Ucraina.  Ma il mio è soprattutto un romanzo sulla grande fatica di crescere che tocca a ogni bambino, ora come allora.

Nell'esergo si legge "chi vuole di nuovo il Pci è un pazzo, chi non lo rimpiange è senza cuore".
Non ho mai avuto la tessera del Partito, perché sono per carattere un "cane sciolto". Ma quella solidarietà affettuosa e partecipe delle grandi masse democratiche è un patrimonio dolorosamente perduto. Ricordiamo che la parola "compagno" deriva da "spezzare il pane con". Oggi, per ragioni troppo lunghe da ricordare, mangiamo da soli anche quando siamo in compagnia.

Parte del romanzo è ambientato a Campo Parioli, dove la piccola Elisabetta va al seguito della madre.
Quell'insediamento fu sgomberato, con qualche disordine, nel 1958, e ai suoi occupanti furono assegnate delle case popolari. Su quei terreni sorse il villaggio Olimpico, per gli atleti delle Olimpiadi del '60. È la medesima zona in cui c'è anche l'Auditorium. Da bambina sono stata qualche volta fra quelle catapecchie, di cui ha scritto anche Fausta Cialente sull'Unità del 1953. Era un mondo a parte, miserrimo e sofferente, innestato nel centro cittadino. Lì il Pci cercava di fare lavoro politico.

Perché scrivere oggi un libro sulle prime crepe del comunismo italiano?
Perché quel che ho voluto raccontare non è mai apparso nelle molte cronache del centenario del Pci. E poi lo sguardo infantile di Elisabetta permette nuovi scorci, nuove angolature. Anche nel raccontare i dissidi fra artisti, fra cineasti. Elisabetta non è una bimba saputella. È una bambina e basta. Che sa, come nella favola di Andersen, accorgersi che "Il re è nudo". Una ragazzina che - come ci ha ricordato Elsa Morante - può salvare il mondo. Che mai come in questo momento ha bisogno di cure.


   Doriano Fasoli

 

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