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I principi del Dharma

Discorsi di Dharma

di Geshe Gedun Tharchin

Indice articoli

 

Insegnamenti del Venerabile Lama Geshe Gedun Tharchin, Lharampa. Incontri, lezioni e scritti su Dharma, Meditazione e Buddhisimo.

 

 

I principi del Dharma

- Novembre 2016

 

...è importante condividere questo valore con generosità, con altruismo in un’attitudine che potenzia il proprio sviluppo; la condivisione è il metodo con cui accrescere ogni qualità in se stessi, risponde alla natura interdipendente, alla legge di causa effetto, ma per poterlo fare è necessario innanzitutto riconoscerlo, e ciò non è affatto facile, - come individuarlo dunque? Il valore e i principi coincidono, il valore umano è la dignità, è tutti i principi di vita che costituiscono una risorsa indispensabile alla stabilità mentale e che in questo contesto sono il Dharma, parola sanscrita intraducibile; riconoscere il proprio valore è riconoscere il Dharma, non come entità esterna, ma in se stessi, un impegno veramente arduo, attuabile solo tramite la meditazione, la riflessione, la contemplazione.

Verificando il proprio cuore sarà possibile riconoscere il proprio Dharma, ma cos’è questo cuore? Certamente non ci si riferisce a quello fisico, bensì all’attitudine spirituale di amore e compassione, il più elevato significato nell’esistenza umana. Non è facile discernere in se stessi il Dharma, non si tratta di avvertire le emozioni in tutta la loro potenza, di seguire sentimenti effimeri, si tratta di amore vero, autentico, stabile, è il principio della propria vita, la dignità, e deve necessariamente essere condiviso con gli altri in ogni momento e in tutte le ordinarie attività quotidiane. Cosa sono l’amore e la compassione universali? Non certamente il sentimento che proviamo nei confronti delle persone care, vanno ben oltre, sono una realtà solida, genuina, duratura, già presente in ognuno di noi, dobbiamo soltanto discernerne i segnali e nutrirla, farla crescere.

Noi siamo costantemente turbati dalla sofferenza, dai dispiaceri, dai dubbi, dall'insoddisfazione, dal rancore, dall'attaccamento, poiché' non abbiamo ancora realizzato in noi stessi l’amore universale e la generosità' altruistica, dunque l’insoddisfazione incessante che ci sfinisce non è causata dalla mancanza di oggetti materiali, dalla impossibilità di realizzare i desideri mondani, bensì dall’assenza di amore e compassione. Non pretendiamo di possedere la perfezione dell’amore di Dio o di Buddha, è sufficiente sviluppare il nostro piccolo amore umano, purché' sia puro, altruistico, disinteressato, disponibile, dobbiamo abbandonare la rincorsa affannosa e quasi esclusiva verso gli oggetti mondani, poiché' in questo modo incrementiamo e rafforziamo soltanto la frustrazione di desideri futili e regolarmente inappagabili. La nostra vita è nella natura di sofferenza, e amore e compassione sono l’elemento essenziale che vi imprime un senso profondo, altrimenti tutto sarebbe davvero inutile e sprecato nell'illusione.

La sofferenza è inevitabile, ogni istante ne è impregnato, dobbiamo semplicemente imparare a vederla, a meditarla, malgrado l’attitudine mondana della società moderna suggerisca esattamente il contrario, escogiti ogni mezzo per evitarla e inventi oggetti sempre più sofisticati utili a stordirsi, ignorando che questo è il metodo sicuro per affondare sempre più' nelle sabbie mobili della sofferenza stessa. E’ invece importante esercitarsi quotidianamente ad osservare la sofferenza, a scavare in se stessi, e ogni sera fermarsi a contare, ad analizzarne la quantità, le tipologie, sapendo che questo è la difficoltà fondamentale dell’umanità. Oggi si investiga minuziosamente nei molteplici campi della scienza, ma nessuno vuole affrontare seriamente una ricerca sull’infelicità che pure è la causa prima di ogni problema nella condizione umana, la medicina moderna ad esempio rivolge spasmodicamente ogni energia per nascondere, per negare l’esistenza del dolore, e in questo modo l’aumenta a dismisura.

La malattia fa paura a tutti, ma non serve a nulla nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi, dobbiamo accoglierla come parte della vita, così come la morte. Ognuno deve compiere questa ricerca in se stesso, non è possibile meditare sulla sofferenza altrui, è necessario osservarla nella profondità del proprio essere. Una domanda essenziale che dobbiamo porci è: “Perché l’amore e la compassione sono importanti?” - “Per darci ricchezze e beni?” - No, affatto, in quanto la vita è natura stessa di sofferenza e soltanto l’amore e la compassione sono in grado di rendere gioiosa questa innata condizione. E' sbagliato considerare la sofferenza come evento esclusivamente negativo, frutto del peccato; qualsiasi azione è permeata da insoddisfazione, da malattie sempre più' misteriose e diffuse, da pene immense e dunque dobbiamo affrontare questa realtà consapevolmente, vivendo ogni istante di vita pienamente, accogliendone il senso profondo, sapendo che è preziosa occasione di crescita.

Non servono a nulla le sovrastrutture, le etichette dietro cui si barricano le confessioni religiose, l’unico messaggio autentico di Buddha, di Cristo, di Dio, è amore e compassione. Esiste un ulteriore motivo che imprime la natura di sofferenza alla vita, ed è l’impermanenza di tutte le cose. E’ un errore comune e grave quello di proiettare le proprie paure e i desideri su un futuro ignoto, temere l’inferno e aspirare al paradiso. L’inferno e il paradiso sono già' qui, questa è la nostra opportunità per comprendere, per vivere pienamente, cosa avverrà dopo la morte nessuno lo sa e non ha importanza, ciò che conta è non sprecare la meravigliosa opportunità' della vita presente e concreta. Riconoscere la natura di impermanenza della realtà è fondamentale, tutto è impermanente, noi sprechiamo l’intera esistenza per rincorrere le ricchezze, il denaro, illudendoci che questo sia il senso della vita, ma in un solo istante tutto svanisce, il nostro stesso corpo è fragilissimo.

La principale causa di sofferenza è ritenere che ciò che appare ai nostri sensi sia permanente, mentre ogni evento si trasforma, vola via in un soffio, si è appena nati e già si comincia a morire. L’attaccamento a queste illusioni è innaturale e per questo soffriamo, la nostra vera natura è dare, condividere con compassione, con amore universale, tutti siamo allo stesso livello, non c’è ragione di alimentare emozioni distruttive quali l’invidia, la gelosia, la rabbia, l’attaccamento, ogni essere è immerso nell’identica condizione di sofferenza.

Non dobbiamo meditare per raggiungere l’illuminazione o il nirvana il più presto possibile, ma piuttosto fermare il pensiero, giorno e notte, sulla sofferenza dell’umanità che tutto permea in assoluta equanimità e sviluppare autentici amore e compassione, così è stata la vita di Gesù Cristo, di Buddha, di San Francesco e di tanti altri. Questo significa trasformare la vita nei principi e nel valore del Dharma. La morte e resurrezione del Cristo rappresenta la sofferenza dell’umanità, la vita è sofferenza, è chiarissimo e immenso il messaggio del crocifisso anche se purtroppo molti cristiani, chiusi in una visione fanatica, lo fraintendono non comprendendone l’essenza vasta e completa.

E' fondamentale e magnifico meditare sul significato profondo della passione, crocifissione e resurrezione di Gesù Cristo, i tre elementi fondamentali del cristianesimo. La sofferenza si trasfigura nella resurrezione, nel paradiso, nella purezza, il dolore si tramuta in amore; il meccanismo è questo, non si tratta di miracoli lontani, di magia, di sublimazioni, mostra in completezza assoluta la realtà della natura di sofferenza della vita umana e si trasforma nella natura amorevole della compassione; dalla croce alla resurrezione.

E’ essenziale meditare consapevolmente e incessantemente sulla natura di sofferenza della vita e sull’impermanenza della realtà sapendo che tutto è uguale, perfettamente equanime, perché' ignorare questo significa andare incontro a tragedie ben più' devastanti, ad esempio i terremoti ci sono sempre stati sulla terra, ma ora a causa dell’avidità, degli interessi del mercato, quando accadono provocano un’infinità di morti. Un tempo in Tibet si viveva in una tenda con qualche yak e capra, serenamente, e quando succedeva un terremoto nessuno si faceva male, ora invece morte e distruzione sono incalcolabili, le case mal costruite crollano seppellendo tutto. Questo è soltanto un piccolo esempio, ma tutto il comportamento umano egocentrico e insensato sta provocando danni inimmaginabili.

 

Lezione tenuta nel 2012 all'Istituto Lamrim di Roma

 

   Geshe Gedun Tharchin

 

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