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Meditazione come osservazione della mente

Discorsi di Dharma

di Geshe Gedun Tharchin

Indice articoli

 

Insegnamenti del Venerabile Lama Geshe Gedun Tharchin, Lharampa. Incontri, lezioni e scritti su Dharma, Meditazione e Buddhisimo.

 

 

Il valore spirituale nella vita quotidiana - Prima lezione

- Gennaio 2018

 

La Vita: Vagoni, catene e libertà

 

Buon giorno a tutti, sistematevi comodamente poiché è importante che vi sentiate bene, rilassati sia a livello fisico che di coscienza e spirituale, avendo lasciato andare ogni aspettativa, desiderio, attaccamento, avversione, ignoranza e oscurazione mentale.
Il corpo deve essere a proprio agio, senza tensioni e la mente libera da qualsiasi tipo di agitazione, sia positiva che negativa, svuotata da inutili e pesanti pensieri, affrancata dalle catene d’oro e di ferro che solitamente la costringono in una angusta prigione.
Questo è il vantaggio della spiritualità, la completa libertà umana che è in grado di sganciare il peso del passato, quel lungo treno che ogni anno aggiunge vagoni stracarichi, e altrettanto permette di abbandonare l’illusione di un futuro immaginario; la libertà è vivere nel presente, è il valore tangibile, reale e non l’astrazione di una possibile lontana illuminazione o di un nirvana fantastico.
Obnubilati dalla rincorsa verso questi desideri siamo preda di una inutile sofferenza fondata su miraggi che non portano affatto all’illuminazione, anzi ne costituiscono un ulteriore ostacolo, l’illuminazione è completa pace e la si raggiunge sul sentiero della libertà, nell’essenza concreta dell’essere.
Il primo passo verso la libertà consiste nella capacità di slacciare, di lasciar andare tutti i vincoli mentali del passato, siano positivi che negativi, in quanto tutti indiscriminatamente sono contaminati dai condizionamenti mondani e dunque causa di sofferenza e allo stesso modo non ha alcun significato divagare sognando un futuro inesistente e totalmente fantastico.
Le emozioni, le catene d’oro o di ferro delle esperienze, si traducono inevitabilmente in dolore, in lamentazioni, invece dobbiamo liberarci da questi fardelli, lasciare tutto, essere come neonati che non hanno nulla, che sono nella naturale innocenza, non frastornati dai pensieri; questa è la più grande purificazione della mente, che non si trova nel cervello, bensì nel cuore.
Lo spirito dell’uomo è nell’essere, null’altro, dimora nella stessa esistenza, mentre tutte le complicatissime ed elaborate elucubrazioni mentali costruite artificialmente sono soltanto inutili sovrastrutture disturbanti.
Il proprio centro, la libertà umana, la vita, non è nella testa, ma nel cuore e il suo nome è spirito o anima.
I vari ragionamenti, le classificazioni “giusto - ingiusto, bello - brutto, corretto -sbagliato…” sono al 99% errati e comportano unicamente una gran perdita di energia, sono il risultato di una pigra, inconsapevole abitudine, mai di saggezza.
La nostra intelligenza è certamente nutrita dalle molteplici conoscenze esteriori, ma la saggezza è altra cosa e in nessun caso proviene dall’esterno, ma sorge nella sua essenzialità dalla propria coscienza, dallo spirito, dall’anima. Ciò significa imparare a seguire il proprio cuore, ascoltare la coscienza.
La coscienza umana non può mai essere condizionata, inquinata, da un determinato livello di capacità intellettiva, dalla furbizia, è innocente, pura, libera.
Ascoltare la propria natura pura significa ascoltare l’innocenza dell’intera natura, il respiro di ogni albero, fiume, pietra, la natura è testimone della purezza dello spirito innocente. Quando il Buddha raggiunse l’illuminazione ne fu testimone la terra, non il suo maestro, né i suoi discepoli, soltanto la purezza della natura, libera da ogni condizionamento esteriore.
La forza che nasce da questa purezza è l’energia necessaria alla vita quotidiana, perché qui e ora dobbiamo affrontare i problemi, consapevoli che questi non sono imputabili a specifici oggetti esteriori, non nei nemici, nella crisi, nelle cose che non vanno come vorremmo, ma sono quella realtà complessiva della vita di ogni giorno, così come si presenta in tutti i suoi aspetti.
Si possono possedere tutte le ricchezze del mondo, ma si è ugualmente infelici intrappolati nei condizionamenti mondani che distorcono completamente la percezione della realtà inducendoci a individuare inesorabilmente il colpevole esterno, unico presunto responsabile della nostra sofferenza e mai, nemmeno per un istante, abbiamo coscienza di esserne in effetti gli unici veri artefici.
Nella meditazione cominciamo a riconoscere questa realtà e scopriamo di poter scegliere consapevolmente come vivere, sperimentiamo in noi stessi la potenza del valore spirituale.
Meditando ogni giorno riceviamo un aiuto immediato incredibilmente forte nella normalità delle azioni quotidiane, approfondiamo la conoscenza del Dharma, il valore morale e spirituale dell’esistenza umana.
Questo valore è spesso frainteso poiché lo si percepisce istintivamente come rivolto esclusivamente a sé stessi, al proprio benessere, alla propria comodità, tutto per sé, invece non è affatto così, anzi è esattamente il contrario, noi siamo qui per gli altri, senza gli altri la nostra presenza sulla terra non avrebbe alcun significato.
La confusione che invece ci tormenta, la sofferenza che scaturisce dalla consueta attitudine egocentrica deriva dall’ignoranza fondamentale.
Se non fossimo qui in condivisione con gli altri nella semplicità, libertà e naturalezza, che senso avrebbe l’esistenza? Non è affatto necessario cercare qualcuno da aiutare, l’importante è esserci con naturalezza con e per gli altri, senza discriminazione, in totale equanimità.
Essere di aiuto al prossimo non significa affannarsi nel trovare il miglior sistema di azione, né dover essere efficienti ad ogni costo intervenendo magari pesantemente in base al proprio punto di vista, poiché un tale atteggiamento è pericoloso e può diventare controproducente.
Forse è un esempio un po’ estremo ma rende l’idea: quando Mao invase il Tibet credeva, almeno in parte, di fare cosa buona, di aiutare queste popolazioni così arretrate a causa della religione che non ne permetteva lo sviluppo moderno e che dunque era definita “oppio dei popoli”. Mao probabilmente intendeva aiutare un po’ i tibetani, ma intervenendo con la forza e la devastazione irresponsabile della rivoluzione culturale distrusse invece tutto, in Tibet e nel suo stesso paese.
L’azione va bene, il “fare” è necessario, ma deve partire dall’essere, dalla spiritualità che permea ogni atto della quotidianità, solo nell’essere costruiamo, affrontiamo positivamente le difficoltà e i problemi che inevitabilmente accompagnano i nostri giorni. La sofferenza dipende dalla nostra attitudine interiore e da null’altro, e questa insoddisfazione fondamentale, questa scontentezza è un’impronta che possediamo ereditariamente nei nostri geni, è già presente alla nascita.

 

   Geshe Gedun Tharchin

 

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