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Meditazione come osservazione della mente

Discorsi di Dharma

di Geshe Gedun Tharchin

Indice articoli

 

Insegnamenti del Venerabile Lama Geshe Gedun Tharchin, Lharampa. Incontri, lezioni e scritti su Dharma, Meditazione e Buddhisimo.

 

Le Quattro Nobili VeritÓ:

4) Motivazione: La Compassione

- Aprile 2020

 

La radice della pratica del Dharma è la motivazione. Il Dharma dipende dall’intenzione che guida la nostra azione; la motivazione è determinante nella possibilità di trasformazione di ogni azione della vita in Dharma.
Alla domanda relativa a ciò che è motivazione del Dharma e ciò che non lo è la risposta è davvero semplice: ogni azione altruistica è una motivazione dharmica, mentre ogni attitudine egoistica non lo è.

La mente altruistica è articolata su tre livelli:

  1. il primo è la Compassione e la Gentilezza Amorevole;

  2. il secondo è la Compassione Illimitata e la Gentilezza Amorevole Illimitata;

  3. il terzo è la Grande Compassione e la Grande Gentilezza Amorevole.

Tre livelli di mente altruistica che ci portano ad azioni positive.
Il primo livello, “della compassione e della gentilezza amorevole”, è innato in ogni essere senziente, è parte naturale e fonte di speranza e incoraggiamento. Tutti, anche i più piccoli, possiedono in sé questa qualità naturale, è dunque doveroso avere sempre grande rispetto, senza distinzioni, per ogni essere. È importante essere consapevoli dell’esistenza di questa qualità in noi perché solo avendone coscienza siamo in grado di scegliere se utilizzarla o meno, essa esiste in noi comunque ed è essenziale riconoscerla.
Se ignoriamo la presenza in noi della naturale capacità di compassione e di gentilezza amorevole e non la sviluppiamo, ci arrechiamo un grave danno perché questa qualità è la fonte della nostra felicità, nel presente e nel futuro.
Quando ci sentiamo felici soffermiamoci ad osservare se abbiamo consapevolezza della presenza della compassione e, in caso affermativo, siamo in pace con noi stessi, completamente rilassati, perché è necessario alcuno sforzo per ottenerla essa è insita nella natura di ognuno, è il nostro tesoro più vero, e possiamo rivolgerla a chiunque.

Il secondo livello, “della compassione illimitata e della gentilezza amorevole illimitata”, richiede invece uno sforzo, un impegno da parte nostra. In essa sono inclusi anche i nostri nemici, accoglie tutti gli esseri che possiamo percepire e questo è anche il suo limite, perché coloro di cui non abbiamo conoscenza ne sono esclusi. È realmente una compassione illimitata, con un limite, perché non è ancora assoluta, non è ancora la grande compassione.

Il terzo livello, “della grande compassione”, include tutti gli esseri, senza eccezioni, ed è causa immediata di Bodhicitta, risveglia automaticamente il Bodhicitta.
La consapevolezza dei tre livelli di compassione permette che essi siano trasfusi nella quotidianità della vita.

La compassione si distingue ancora in tre categorie:

  1. la compassione rivolta agli esseri senzienti;

  2. la compassione rivolta alla natura impermanente degli esseri senzienti;

  3. la compassione rivolta alla natura vuota degli esseri senzienti.

I tre livelli di compassione visti prima, “naturale, illimitata e grande”, appartengono alla prima categoria, quella rivolta agli esseri senzienti.
La seconda categoria, la compassione rivolta alla natura impermanente degli esseri senzienti, ci mostra chiaramente la natura impermanente degli esseri e scende più in profondità.
La terza categoria, la compassione che ci rende consapevoli della natura vuota degli esseri senzienti, raggiunge la profondità massima.
Questo potrebbe già di per sé essere un percorso completo che conduce all’illuminazione, i passi del sentiero sono la meditazione, la pratica e la visualizzazione prima della compassione innata, poi della compassione illimitata rivolta a una, due, cento, mille o più persone, e, infine, quando tale capacità è completamente sviluppata, si può affrontare l’ultimo passaggio nella contemplazione e pratica della grande compassione.
Il cammino nella compassione che ci rende consapevoli della natura impermanente degli esseri senzienti è un punto davvero fondamentale, perché se nutriamo compassione nei loro confronti ma li vediamo come esseri permanenti, la nostra compassione non è pura né completa, solo attraverso la consapevolezza della loro impermanenza essa sarà autentica.
Infine, per raggiungere la completezza e la purezza della compassione dobbiamo sviluppare la consapevolezza della natura vuota degli esseri. La tradizione Buddhista distingue tra compassione contaminata e compassione incontaminata, e solo la compassione consapevole della natura vuota degli esseri è incontaminata.
La compassione incontaminata può essere il nodo che unisce metodo e saggezza ed è necessario praticarla per raggiungere l’illuminazione.
Il concetto di Compassione nel Buddhismo non è affatto semplice, è articolato in molti aspetti e rappresenta di per sé un sentiero che può essere praticato senza bisogno di altro. Compassione non significa solo essere gentili e amorevoli, ma in essa è compresa la saggezza, la consapevolezza dell’impermanenza e della natura vuota degli esseri.
Nel Vajrayana tutti i rituali e le pratiche iniziano con la consapevolezza della Vacuità. La compassione emerge all’interno della Vacuità, la compassione emerge all’interno della realtà impermanente.
Se siamo persone sensibili, gentili e compassionevoli, ma osserviamo noi stessi e gli altri come esseri permanenti, la nostra compassione non è pura e può ingenerare grande confusione fondata su una visione erronea della realtà, sarebbe come voler prendere un treno diretto a Roma e salire su un convoglio che va nella direzione opposta, a Milano.
È molto importante, fondamentale, comprendere bene e con grande chiarezza come la realizzazione della compassione pura e completa passi attraverso la consapevolezza della natura impermanente e vacua della realtà.
Parliamo spesso di compassione, ognuno ha la sua idea in proposito, ma è indispensabile abbandonare ogni preconcetto e conoscere in modo approfondito le sue categorie e i suoi livelli in modo da poterla praticare realmente sviluppandola completamente.
Per conoscere la motivazione delle nostre azioni è necessario percorrere, uno dopo l’altro, gli stadi della compassione così da acquisire la consapevolezza e il criterio essenziali alla corretta scelta di ogni atto nel Dharma. Diviene così possibile ad esempio verificare che, rispetto ad una specifica situazione, ne abbiamo una visione distorta perché la percepiamo come permanente e dunque sappiamo quali strumenti attivare per correggere l’errore, evitando ulteriori complicazioni e confusione.


   Geshe Gedun Tharchin


3) Le Quattro Nobili VeritÓ - 5) Prima Nobile VeritÓ

 

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