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Meditazione come osservazione della mente

Discorsi di Dharma

di Geshe Gedun Tharchin

Indice articoli

 

Insegnamenti del Venerabile Lama Geshe Gedun Tharchin, Lharampa. Incontri, lezioni e scritti su Dharma, Meditazione e Buddhisimo.

 

 

Otto versi della trasformazione della mente

- Settembre 2019

 

Gli Otto Versi della Trasformazione della Mente

- Preghiera tibetana

 

Considerando tutti gli esseri senzienti
superiori alla gemma che esaudisce i desideri 
per realizzare il fine supremo
possa io costantemente prenderli a cuore.

Quando sarò con gli altri, 
riterrò me stesso come il meno importante,
e mi prenderò cura di loro fin nel profondo del cuore
come se ognuno fosse il più elevato degli esseri.

Vigile, ogni volta che sorge un’emozione negativa
Che possa nuocere me o gli altri,
l’affronterò e l’eliminerò senza indugio.

Vedendo esseri in preda alla malvagità
Intenti a violente azioni negative, sopraffatti da sofferenze,
avrò sempre cura di tali creature così rare,
come se avessi trovato un tesoro prezioso.

Quando altri, per invidia, mi maltratteranno,
mi insulteranno o faranno cose simili,
accetterò la sconfitta e offrirò la vittoria.

Quando qualcuno a cui ho fatto del bene
e in cui ho riposto grandi speranze
mi infligge un danno terribile,
lo considererò il mio santo amico spirituale.

In breve, direttamente e indirettamente, offro
ogni beneficio e felicità a tutti gli esseri senzienti, mie madri;
possa io segretamente prendere su di me
tutte le loro azioni negative e sofferenze.

Possa la pratica non essere mai contaminata dalle idee causate
dalle otto preoccupazioni mondane
e, consapevole che tutte le cose sono illusorie,
possa io, privo di attaccamento, essere libero dal samsara.

 

Questi versi esprimono perfettamente il centro della pratica, infatti non si deve mutare l’anima, ma è necessario trasformare la mente che, nella confusione samsarica, non è in grado di farlo da sola, un tale mutamento può avvenire soltanto nell’apertura del cuore, dell’anima, il cervello non ha nessun ruolo in questa essenziale realizzazione spirituale.

 

“Quando sarò con gli altri, 
riterrò me stesso come il meno importante,
e mi prenderò cura di loro fin nel profondo del cuore”

 

Non si possono amare gli altri con la testa, con la razionalità che pone se stessi sempre al primo posto, il ribaltamento di attitudine è opera del cuore, la saggezza nasce nell’anima che è il nostro centro, il nostro esistere.
L’azione che scaturisce dal cuore è naturalmente amorevole, gentile, saggia, non necessita di giudizio alcuno, di etichette che la qualifichino come buona o cattiva, bella o brutta, è al di là di ogni tentativo di manipolazione, assolutamente impermeabile a qualsiasi contaminazione.
La mente induce inevitabilmente ad uno stato di tensione, di confusione, e questo non è in sé né negativo né positivo, è parte della vita ed è necessaria alla nostra evoluzione poiché, se trasformata nel cuore, ci condurrà nella luce che illumina l’esistenza.
La confusione samsarica in cui siamo inevitabilmente immersi non può essere ignorata, eliminata, è parte della nostra mente, non la si deve combattere, ma trasformarla con la consapevolezza e la compassione che naturalmente ci conducono verso la saggezza.

 

“Vigile, ogni volta che sorge un’emozione negativa
Che possa nuocere me o gli altri,
l’affronterò e l’eliminerò senza indugio.”

 

Dove sorge l’emozione negativa? - Nella mente, nel corpo.
L’emozione in sé è neutra, inevitabile, altrimenti non saremmo umani, ma robot, però è necessario affrontarla ed eliminarla senza indugio quando, consapevolmente, si riconosce il danno che può causare a sé stessi e agli altri.

 

“Vedendo esseri in preda alla malvagità
Intenti a violente azioni negative, sopraffatti da sofferenze,
avrò sempre cura di tali creature così rare,
come se avessi trovato un tesoro prezioso.”

 

Interessante questo verso, noi come agiremmo guidati dalla razionalità e dall’istinto? - Prenderemmo un bastone allontanando con disprezzo e condanna questi individui.
Se riflettiamo con il cuore però comprendiamo che la loro errata visione non è imputabile alla persona, è l’espressione di un disagio che noi non sappiamo né possiamo giudicare e di conseguenza condannare, anzi, il contatto con questa realtà è la vera sfida alla propria pratica spirituale, dovremmo davvero ringraziare questi preziosi amici che, gratuitamente, ci offrono simili occasioni di consapevolezza, di crescita, di maturazione umana nell’amore, compassione e saggezza.

 

“Quando altri, per invidia, mi maltratteranno,
mi insulteranno o faranno cose simili,
accetterò la sconfitta e offrirò la vittoria.”

 

Questo è amore autentico, quello insegnato da Gesù, non: “occhio per occhio”, al contrario: “se ti schiaffeggiano porgi l’altra guancia”, certamente non è facile applicarlo pienamente, ma è necessario svilupparne l’attitudine, la passione, il desiderio di assaporarne la gioiosa potenza nei nostri atti.
Questa è la differenza tra il vecchio e il nuovo testamento, nel primo con i dieci comandamenti si stabiliscono confini precisi tra ciò che è bene e ciò che è male, nel messaggio di Gesù invece si va oltre, l’amore abbraccia tutto e questa è la pratica del Dharma, gli errori umani non sono condannati come peccato, indubbiamente è meglio non farli, ma in ogni caso se ne possono trarre insegnamenti e trasformarli positivamente se si ha il coraggio e la forza di accettare la sconfitta e offrire la vittoria.

 

“Quando qualcuno a cui ho fatto del bene
e in cui ho riposto grandi speranze
mi infligge un danno terribile,
lo considererò il mio santo amico spirituale.”

 

Certamente è difficile, però è l’unica via per trasformare la mente che da sola non potrebbe mai accettare un’attitudine tanto irrazionale, questo valore spirituale è frutto esclusivo del cuore, è impossibile meditare con la testa.

 

“In breve, direttamente e indirettamente, offro
ogni beneficio e felicità a tutti gli esseri senzienti, mie madri;
possa io segretamente prendere su di me
tutte le loro azioni negative e sofferenze.”

 

Questo verso è il centro della pratica, il messaggio fondamentale di amore e compassione autentici, offerti segretamente, senza grancassa, senza pubblicità. Agire in modo palese per dimostrare quanto si è bravi significa nutrire ulteriormente il già ingombrante e pesante ego, invece l’offerta di sé, diretta e indiretta, può essere solo amorevole e segreta, data non per glorificare sé stessi, ma per il bene degli altri, tanto da accogliere con gioia il loro dolore. Non si tratta di nascondere la pratica, ma nemmeno di propagandarla, bisogna agire semplicemente, umilmente, silenziosamente, naturalmente con il cuore aperto.
Proprio avendo maturato quest’attitudine compassionevole i Bodhisattva desiderano sprofondare negli inferi invece di godere la pace del paradiso, del nirvāna, il loro cuore gronda sangue nel vedere una sofferenza tanto grande e il loro più grande desiderio, l’unico, è liberare ogni essere da tanto dolore prendendone su di sé il fardello per pesante che sia.
Quando si è realizzata questa qualità nel cuore ci si ritrova spontaneamente nella libertà totale, la propria crescita umana è completa.
La pratica di compassione non è mai paternalistica, supponente, non è la beneficienza comunemente intesa, ma è un rapporto profondo tra uguali, uno scambio amorevole, silenzioso, di autentica relazione umana, è la realizzazione di compassione e saggezza.
Da compassione e saggezza scaturisce la profonda, autentica, inalterabile gioia del cuore, dell’anima, questo è il significato del mantra “Om Mani Padme Hum”Mani è il gioiello e Padme il fiore di loto, saggezza e compassione, Om, corpo parola e mente, che sono trasformati in corpo parola e mente puri dall’unione di saggezza e compassione e Hum, l’io diventa l’Essere.

 

“Possa la pratica non essere mai contaminata dalle idee causate
dalle otto preoccupazioni mondane
e, consapevole che tutte le cose sono illusorie,
possa io, privo di attaccamento, essere libero dal samsara.”

 

Stiamo parlando della libertà dell’essere che non ha nulla a che vedere con la libertà dell’io. L’io si deve liberare da un’infinità di cose, ma l’essere è libero nella purezza del cuore, nella natura dell’anima che scorre come un fiume che non può essere arrestato.
Liberarsi dal samsāra significa spezzare le catene che legano la mente e il corpo ai ceppi dell’attaccamento, dell’odio, dell’ignoranza, ed è un lavoro ininterrotto, paziente, in quanto sarebbe impossibile e assurdo vivere nel samsāra ignorandone gli aspetti, è necessario dunque assumere consapevolmente questo compito quotidiano, duro ma possibile, a condizione di aprire il proprio cuore, lasciare libero il nostro essere nell’anima.
Le emozioni emergono a livello fisiologico, psicologico, biologico, ma nella meditazione troviamo tutti gli strumenti necessari per svincolarcene, per non lasciarci condizionare dai numerosi mutamenti e ostacoli che avvengono nel corpo e nella mente.
Nella meditazione si accende la luce del cuore, dell’anima, con la consapevolezza, la concentrazione.

 

   Geshe Gedun Tharchin

 

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