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Tassati e Tartassati

Origini e storia delle tasse di Donata Allegri

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Oltre ai terreni dati in locazione, i municipi disponevano di capitali mobiliari (pecunia publica) provenenti da cespiti diversi, una di queste era costituita dalle locazioni delle botteghe, per occupazioni di spazi ed aree pubbliche con tende mobili e banchi di legno da parte di venditori di cibi e bevande (solarium); per l'utilizzo della presa d'acqua dagli acquedotti.
Sotto Caligola fu istituita anche la tassa sulla prostituzione (vectigalia prostitutarum): le prostitute si facevano pagare 2 assi (quanto una fetta di pane) ed in un giorno incassavano anche 1000 assi (250 sesterzi), di questi proventi dovevano pagare il 20% di tasse. A proposito pare che risalga a quest'epoca il vocabolo fisco, infatti, ficus era un canestro di vimini per conservarvi il denaro delle tasse versate dal popolo residente nelle Province imperiali, ed era amministrato dall'Imperatore il quale lo usava per la maggior parte per il mantenimento delle Forze Armate e in parte per pagare i giuochi pubblici o le opere così, mentre il termine latino "fiscus" ha fatto nascere il termine italiano "fisco", per i latini, come Eutropio e Varrone, "fiscus" indicò la cassa dello Stato. Il municipio riscuoteva pure imposte derivate dal portorium corrispondente alla dogana, le decumae, tributo in natura, dovuto da coloro che avevano avuto in affitto le terre incolte seminative, e la scriptura per il diritto all'uso di pascoli e boschi. Le guerre puniche assorbirono molte risorse per cui i Romani misero tasse sul sale prodotto nelle saline di Ostia ed in tutti gli altri depositi trovati. Per il trasporto del sale costruirono la via Salaria, lo utilizzarono anche per pagare i soldati, da qui deriva la parola "salario". Vespasiano mise le tasse persino sulla pipì, dato che a quell'epoca nelle case non esistevano latrine, ne esistevano solamente alcune pubbliche ed altre gestite da privati. Dopo la fine della dinastia dei Severi (193-235 d.C.), Roma vive un periodo di grande incertezza, determinato dal succedersi al trono di numerosi imperatori e da elementi di disgregazione che minavano alla radice la sicurezza della struttura imperiale romana. In particolare il declino economico e demografico del III secolo che vedeva Roma , sempre più al centro di movimenti migratori, e la penisola italica, fortemente depressa dal punto di vista demografico e suddivisa in latifondi abbandonati a se stessi.
A Diocleziano (284 al 305 d.C.) si deve l'introduzione dei prezzi di calmiere delle merci, dell'equa distribuzione del carico tributario su tutte le province, di due tasse (capitatio e iugatio) e della prima forma di Agenzia fiscale che si conosca, rappresentata dalla figura e dall'operato dell'ordo decurionum. La capitatio (da caput, capitis che indica il capo, la testa) o imposta diretta che gravava sugli individui in età lavorativa dai 14 ai 65 anni. Il termine caput da quel momento in poi fu utilizzato per designare l'unità fiscale rappresentativa di ogni tipo di ricchezza. La iugatio (da iugerum, iugeri, misura agraria) che gravava invece sulle unità di superficie coltivabile. Diocleziano affidò la riscossione delle tasse a un organo chiamato ordo decurionum con vari rappresentanti dislocati su tutto il territorio nazionale. All'ordo decurionum era affidata la gestione dell'attività dei municipi e delle colonie romane. I decurioni erano definiti cosi perché a questa struttura accedeva un decimo dei coloni e ogni membro era considerato il capo di una decuria di coloni. In ogni città vi erano 100 -150 decurioni che erano sia rappresentanti della curia locale che responsabili del gettito fiscale prefissato d'autorità nel territorio di competenza. In seguito con la suddivisione dell'Impero in diocesi si ebbero i rationales summarum, ufficiali finanziari con competenze in materia di contabilità fiscale, e i magistri rei privatae con incarichi di supervisor sul demanio imperiale.
Costantino (312 al 337 d.C.) perfezionò queste leggi aggiungendo nell'ambito dell'amministrazione finanziaria imperiale il comes rerum privatarum, responsabile del patrimonio della corona e il comes sacrarum largitionum, responsabile del patrimonio dell'erario.
L'Impero romano aveva sempre più bisogno di soldi per mantenere le legioni, per costruire strade, per sfamare le plebi urbane, per questi motivi doveva continuamente conquistare nuovi paesi, però, in questo modo, gli oneri militari rovinarono l'economia, infatti le tasse raggiunsero oneri tali che le molte terre furono abbandonate, molti cristiani fuggirono nel deserto e diventarono anacoreti.
Seguirono alcuni secoli durante i quali, non essendoci più uno Stato, i cittadini non dovettero più pagare tasse. Però la Chiesa aveva bisogno di soldi anche per sostenere il clero così ogni diocesi, ogni chiesa applicò tasse sui proventi dell'agricoltura e di altre attività, queste tasse erano chiamate decime in quanto corrispondevano al 10% dei proventi. Le decime erano citate anche nell'Antico Testamento ed erano conosciute anche nell'antica Grecia.
Secondo alcuni economisti il crollo dell'Impero romano lasciò molte città libere da condizionamenti politici. Con il tempo le città, centri naturali per lo sviluppo di attività commerciali e artigianali, aumentarono il proprio potere che poterono così impiegare nella trattazione politica ed economica con re e signori. A questo stato di cose si fa risalire la nascita del capitalismo e si spiega il perché abbia avuto la sua genesi in Europa. Cioè il capitalismo crebbe negli interstizi del sistema medievale.

 

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