
Errori di Pensiero
di Ivo Nardi - indice articoli
Appello alla Natura
Febbraio 2026
Quante volte abbiamo sentito frasi come "è naturale, quindi fa bene" oppure "è chimico, quindi è dannoso"? Questo modo di ragionare, apparentemente innocuo, nasconde in realtà uno degli errori di pensiero più diffusi: l'appello alla natura (in latino argumentum ad naturam).
L'appello alla natura è un errore logico che consiste nel ritenere che qualcosa sia buono, giusto o desiderabile semplicemente perché è "naturale", oppure che sia cattivo, sbagliato o dannoso solo perché è "artificiale" o "non naturale".
In altre parole, questo ragionamento fallace attribuisce automaticamente un valore positivo a tutto ciò che proviene dalla natura e un valore negativo a ciò che è stato creato o modificato dall'uomo. È come se esistesse un'equazione magica: naturale = buono, artificiale = cattivo.
Il problema fondamentale di questo ragionamento è che confonde due piani completamente diversi: quello dei fatti (se qualcosa è naturale o artificiale) e quello dei valori (se qualcosa è buono o cattivo, giusto o sbagliato).
La natura, in sé, è moralmente neutra. Non è né buona né cattiva: semplicemente è. Pensiamoci un momento: in natura esistono sostanze benefiche e sostanze letali, comportamenti cooperativi e comportamenti violenti, fenomeni meravigliosi e catastrofi devastanti.
Caschiamo in questo errore perché siamo biologicamente programmati per diffidare delle novità chimiche sconosciute e per cercare rifugio in ciò che conosciamo da millenni (come i frutti della terra). È un istinto di sopravvivenza che però, nel mondo moderno, può condurci in errore.
L'appello alla natura si insinua in moltissimi ambiti della nostra vita, influenzando decisioni profonde:
In medicina e salute, molte persone preferiscono rimedi "naturali" a prescindere dalla loro efficacia dimostrata, diffidando dei farmaci perché "chimici". Eppure l'arsenico è naturale, ma tossico, mentre l'insulina sintetica salva la vita a milioni di diabetici ogni giorno.
Nelle discussioni etiche e sociali, l'appello alla natura viene spesso usato per giustificare certi comportamenti o strutture sociali. Spesso si sente dire: "L'omosessualità non è naturale" oppure "È naturale che l'uomo domini sulla donna". Qui l'appello alla natura diventa un'arma per giustificare discriminazioni, ignorando che la cultura umana serve proprio a elevarci sopra gli impulsi biologici più crudi (come la violenza o la legge del più forte).
Nell'alimentazione, il dibattito è particolarmente acceso. Gli alimenti "naturali" vengono automaticamente considerati superiori, mentre tutto ciò che è "processato" o contiene "additivi" viene guardato con sospetto, indipendentemente dalle evidenze scientifiche sulla loro sicurezza, anche quando quegli additivi servono a rendere il cibo più sicuro e nutriente.
Il marketing ama questa fallacia. Prodotti etichettati come "100% naturale" vendono di più, anche se non significa che siano migliori. Ad esempio, lo zucchero "naturale" di canna è chimicamente identico a quello raffinato, ma l'etichetta "naturale" ci fa sentire virtuosi.
Cadere nell'appello alla natura può avere conseguenze concrete e talvolta serie.
In primo luogo, può portarci a scelte sbagliate per la nostra salute. Rifiutare cure mediche efficaci in favore di rimedi naturali non verificati, oppure consumare prodotti potenzialmente dannosi solo perché "naturali", sono errori che possono avere un costo elevato.
Questo ragionamento può anche ostacolare il progresso scientifico e tecnologico. Se tutto ciò che è artificiale viene automaticamente visto con diffidenza, rischiamo di rinunciare a innovazioni che potrebbero migliorare significativamente la nostra qualità di vita.
Inoltre, l'appello alla natura può essere usato per giustificare ingiustizie sociali. Quando si sostiene che certe disuguaglianze o discriminazioni sono "naturali" e quindi accettabili, si sta commettendo un doppio errore: logico ed etico.
Nel pensiero critico e nelle decisioni quotidiane, questa fallacia ci rende vulnerabili a manipolazioni. Pubblicità, influencer e movimenti ideologici la usano per vendere prodotti o idee. Imparare a riconoscerla ci aiuta a valutare le cose per ciò che sono.
Il primo passo per evitare questa trappola mentale è riconoscere che "naturale" e "buono" non sono sinonimi. Dobbiamo imparare a valutare le cose per quello che sono e per i loro effetti concreti, non in base a etichette superficiali.
Quando ci troviamo di fronte a un prodotto, un'idea o una pratica, le domande giuste da porsi sono: funziona? È sicuro? Quali sono le evidenze? Quali sono i benefici e i rischi concreti? Non: è naturale o artificiale?
È importante sviluppare un pensiero critico che vada oltre le semplificazioni. La realtà è complessa e sfumata: esistono sostanze naturali dannose e sostanze sintetiche benefiche, così come esistono comportamenti istintivi distruttivi e costruzioni culturali preziose.
Questo non significa, ovviamente, che tutto ciò che è artificiale sia automaticamente migliore, o che dovremmo ignorare i benefici di molti prodotti e stili di vita più vicini alla natura. Significa semplicemente che dobbiamo valutare caso per caso, basandoci su ragionamenti solidi e prove concrete piuttosto che su associazioni mentali automatiche.
L'appello alla natura è un errore di pensiero particolarmente insidioso perché fa leva su un'intuizione profonda: il senso di connessione con il mondo naturale e un certo sospetto verso l'eccesso di artificialità della vita moderna. Questi sentimenti hanno una loro validità, ma non possono sostituire il ragionamento critico.
Riconoscere questo errore logico ci permette di fare scelte più consapevoli e razionali, basate su ciò che funziona davvero e non su semplici etichette. Ci aiuta a distinguere tra il fascino delle parole e la sostanza delle cose, tra lo slogan pubblicitario e la realtà dei fatti.
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