
Errori di Pensiero
di Ivo Nardi - indice articoli
Bias di proiezione
Aprile 2026
C'è un errore di pensiero che commettiamo ogni giorno senza accorgercene: dare per scontato che gli altri vivano il mondo come lo viviamo noi. Che abbiano i nostri stessi gusti, le nostre stesse paure, i nostri stessi valori.
Questo errore si chiama bias di proiezione.
È un meccanismo automatico del cervello: per capire gli altri, la mente usa sé stessa come riferimento. Immagina come si sentirebbe lei in quella situazione, e poi attribuisce quella stessa sensazione all'altro. Un processo rapido, per lo più inconscio.
Quando abbiamo fame, tendiamo a pensare che anche gli altri abbiano fame. Quando siamo entusiasti di un'idea, ci stupisce che qualcun altro non lo sia. Quando siamo tristi, fatichiamo a credere che qualcuno intorno a noi possa star bene davvero.
Il bias di proiezione non riguarda solo gli altri, ma anche noi stessi nel tempo. Quando prendiamo decisioni per il futuro, tendiamo a immaginare di provare allora le stesse emozioni che proviamo adesso. Chi ha fame fa la spesa e compra troppo, perché non riesce a immaginare di essere sazio. Chi è arrabbiato pensa che sarà arrabbiato per sempre.
Questo crea distorsioni nelle nostre scelte: sottovalutiamo quanto cambieremo, quanto cambieranno i nostri gusti, quanto le circostanze trasformeranno ciò che vogliamo davvero.
Il bias di proiezione si insinua in quasi ogni ambito.
Nelle relazioni. Offriamo spesso ciò che vorremmo ricevere, non ciò di cui l'altro ha effettivamente bisogno. Se per noi è importante ricevere parole di apprezzamento, diamo per scontato che lo sia anche per l'altro.
Nei conflitti. "È ovvio", "come si fa a non capirlo?" — queste frasi nascondono spesso una proiezione. L'evidenza che sentiamo non è universale: è nostra.
Nel lavoro. Un manager che ama l'autonomia potrebbe strutturare il team assumendo che tutti la preferiscano. Un leader che trova motivante la pressione potrebbe non capire perché gli altri la vivano come stress.
Nel giudizio sugli altri. Valutiamo le scelte altrui come se ci trovassimo noi in quella situazione; ma con il nostro vissuto, la nostra storia, le nostre risorse.
Nessuno è immune da questo errore, ma alcune pratiche aiutano.
La prima: chiedersi esplicitamente se stiamo dando per scontato che l'altro senta come noi, oppure se lo stiamo davvero verificando. Una domanda al posto di un presupposto cambia la qualità di una relazione.
La seconda: tenere conto che i nostri stati cambiano. Le decisioni prese "a caldo" andrebbero riesaminate "a freddo" prima di essere definitive.
La terza: coltivare curiosità verso la differenza. Quando qualcuno reagisce in modo inatteso, invece di giudicarlo, chiedersi quale vissuto rende comprensibile la sua risposta.
Il bias di proiezione ci ricorda che la nostra esperienza interiore non è un metro universale. Riconoscerlo non significa relativizzare tutto: significa fare spazio all'alterità, alla possibilità concreta che l'altro abiti un mondo interiore genuinamente diverso dal nostro. E che proprio questa differenza, se accolta con curiosità, possa diventare una fonte di arricchimento.
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