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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

 

Abbandonare la linearitÓ

Di Davide Cavosi

Settembre 2019

 

Il 14 settembre 2013, all’età di settantasei anni, l’anonimo autore di Banshei è scomparso, lasciando a metà un lavoro che probabilmente era già destinato a non essere completato.
Siamo sicuri che in molti si saranno chiesti quanto questa morte rappresenti un intoppo imprevisto e in che misura essa, invece, possa rappresentare un magistrale esempio di banshei, inteso come la penetrazione sottile - per mezzo di cortocircuiti creati ad arte - di stilettate energetiche nei corpi più e meno sottili dei destinatari.
Riteniamo questa seconda ipotesi sufficientemente plausibile da meritare perlomeno di venire presa in considerazione: non si può escludere che la morte dell’autore, effettiva o simbolica che sia, rappresenti una vera e propria azione magica portata avanti dall’organizzazione che governa il mondo nei confronti degli stessi lettori.
E, d’altra parte, non sembra forse un po’ strano che un 7:: (settimo grado dell’organizzazione) possa venire colto alla sprovvista e messo in scacco da una banalità del tutto umana quale la morte fisica? Qualcosa non quadra, e di quadrati - attorno a Banshei - ci sarebbe da parlare a lungo.
I tre libri e mezzo pubblicati rappresentano un perfetto esempio di quaternario, con la chiara caratteristica di lasciare aperto - in espansione - un processo. A differenza degli algoritmi su base tre, il cui funzionamento è passato in dimensione essoterica nel corso del XIX secolo (ogni riferimento alla dialettica hegeliana è puramente casuale) e che si risolvono nella sintesi di tesi e antitesi, non vi è – in un algoritmo a base quattro – alcuna chiusura del circuito. Si ritrovano piuttosto quattro aspetti equidistanti tra loro, volti a veicolare l’attenzione verso un centro di potere dal quale scaturiscono – e nel quale tutti assieme precipitano. Questo centro non costituisce in alcun modo un’unificazione superiore dei quattro elementi del quaternario; si tratta, invece, allo stesso tempo, dell’origine e del fine di ognuno di essi.
Per riferire l’applicazione del quaternario alla realtà oggettiva, possiamo fare l’esempio di alcune delle ultime operazioni portate avanti dall’organizzazione su scala globale. È importante riuscire a portare a livello empirico questo tipo di riflessioni, particolarmente a causa della natura a-logica del processo mentale che si instaura attraverso il quaternario. Siamo convinti che i lettori non avranno difficoltà a ritrovare numerosi esempi di tale applicazione nel mondo contemporaneo, anche molto diversi rispetto a quelli qui sotto riportati. L’azione dell’organizzazione si sta progressivamente palesando al mondo profano e sono ormai innumerevoli gli interessi occulti – sottesi alle dichiarazioni di facciata del politico di turno – emersi alla consapevolezza del grande pubblico.
Se consideriamo l’attuale Unione Europea, ad esempio, sembra non esservi più alcun contatto con gli ideali e i valori attorno ai quali essa si era costituita, o almeno è questa la percezione di gran parte dei suoi cittadini. Ciò al punto di venire ormai avvertita da essi alla stregua di un organo sovrannazionale oppressore, o comunque come una sorta di garante di equilibri di potere - economici, politici e sociali - contrari agli “interessi dei popoli”. La risposta a tale comune percezione è stata l’emergere dei vari sovranismi di destra, che ora rappresentano nell’immaginario collettivo i difensori degli interessi dei molti e gli oppositori dei disegni oligarchici e totalitari di un’élite di banchieri. Tale perversione delle categorie tradizionali – destra e sinistra, progressisti e reazionari – compromette totalmente una soluzione della questione in termini pratici, in quanto la rinuncia ai diritti civili e alle conquiste sindacali da una parte, e alla libertà fisica, morale ed economica degli individui dall’altra, rappresentano entrambe due non-vie d’uscita da questa situazione di imprescindibile cattività collettiva. In questo modo, la riflessione che portano avanti i cittadini europei sulla propria soggettività e sul rapporto che essi hanno con la collettività nazionale e sovranazionale ne esce condizionata, e si aprono diatribe infinite all’interno delle quali tutti hanno torto e tutti hanno ragione.
Si potrebbe poi pensare alla questione del surriscaldamento globale. Tralasciando i litigi sulla sua esistenza, per tutti coloro che la ritengono autentica essa dovrebbe implicare una risposta rapida, unita e senza obiezioni. La minaccia di un male di portata così vasta – nel senso che coinvolgerebbe l’umanità intera – richiederebbe evidentemente misure adeguate e tempestive, una sintesi che riuscisse a conciliare i bisogni energetici dell’Occidente e dei Paesi in via di sviluppo con la tutela dell’ambiente e della vita. Invece, la percezione comune attorno a questa tematica è una strana forma di ineluttabilità degli eventi, come se in fondo si sapesse già che finirà male e che sarà tutta colpa nostra. Si viene a creare, in tal modo, una specie di giochino interiore, fatto di equilibri emotivi che si alternano e che coinvolgono un sottile senso di colpa collettivo e la consapevolezza di non poterci, singolarmente, fare nulla.
Suggeriamo infine di meditare su come si stia instaurando sempre più un clima di intolleranza ideologica, favorito dalla facilità di espressione che lo sviluppo di internet ha portato nella nostra società. A fronte delle cosiddette fake news e degli interessi economici, sociali e politici che possono essere da queste lesi, la caccia alle streghe 2.0 è stata ufficialmente rilasciata e verrà potenziata negli anni a venire. Non è più possibile esprimere un’idea difforme dal pensiero comune senza prepararsi a pagare lo scotto della lapidazione digitale, e l’opzione del martirio non è tale quando il boia si chiama derisione e la condanna silenzio.
L’immobilismo culturale a cui stiamo assistendo negli ultimi anni è deliberatamente pilotato: fa parte di un preciso disegno volto a instaurare un blocco sul piano mentale e a fissare, in tal modo, il livellamento degli individui sul pensiero collettivo. Da ciò l’estensione del politically correct e l’inclusione nella dimensione del socialmente accettabile di piccole differenze comportamentali, ideologiche ed estetiche: il livello di oppressione mentale deve essere calibrato, al fine di mantenere un sottile equilibrio pressorio ed evitare lo scoppio della situazione.
Per comprendere le modalità attraverso le quali l’aderenza ad un rigido complesso di credenze e regole sociali influenzi la partecipazione dei singoli alla realtà oggettiva, è necessario riferirsi alla costituzione dell’uomo, che non si può ridurre alla mera somma di corpo e psiche. Possiamo prendere a titolo esemplificativo lo schema seguente, riportato da uno scritto di uno dei sottocentri più vicini all’organizzazione:

 

I. La Monade, o Spirito puro, il Padre nei cieli. Questo aspetto riflette i tre aspetti della Divinità:

  1. Volontà o Potere - il Padre;

  2. Amore-Saggezza - il Figlio;

  3. Intelligenza Attiva - lo Spirito Santo.

Con la Monade l’uomo viene in contatto soltanto alle Iniziazioni finali, quando sta per concludere il suo viaggio ed è divenuto perfetto. Essa a sua volta si riflette nell’
II.
Ego, Sé Superiore o Individualità

Potenzialmente, questo aspetto è:

  1. Volontà spirituale - Atma;

  2. Intuizione - Buddhi: Amore-Saggezza, il Principio Cristico;

  3. Mente superiore o astratta - Manas superiore.

L’Ego comincia a far sentire il proprio potere negli uomini avanzati; in modo crescente sul Sentiero della Prova, ed infine alla terza iniziazione il dominio del Sé superiore sul sé inferiore è completo, e l’energia del più alto aspetto comincia ad essere percepita.

L’Ego si riflette nella

III. Personalità, o Sé inferiore - l’uomo sul piano fisico

Questo aspetto è pure triplice:

  1. Corpo mentale - Manas inferiore;

  2. Corpo delle emozioni - Corpo Astrale;

  3. Corpo fisico - Corpo fisico denso e Corpo Eterico.

La compressione del Sé inferiore, e l’impedimento di quelle vere e proprie valvole di sfogo che sono rappresentate dalla ciclica risoluzione di sintesi ternarie, sono funzionali al rinnovamento dei corpi più densi dell’essere umano e all’apertura verso l’alto del sistema. Dall’esasperazione degli attriti sul piano emotivo e mentale – che sono causa, fra il resto, della gran parte dei disagi psichici caratteristici della nostra epoca – origina infatti una spinta espansiva necessitata a trovare in qualche modo spazio ed espressione.
Tale spinta, direzionata dai giusti stimoli da parte dell’organizzazione, sfocia nel riordino dei processi mentali attorno ad algoritmi su base quattro. In questo modo viene trasceso il livello mentale e divengono possibili 1- una visione più chiara della questione del tempo capovolto e 2 - la risoluzione della apparente contraddizione tra spirito e materia.
Il tempo capovolto – tale definizione può essere fuorviante, ma rimane la più indicata per l’assimilazione del concetto da parte dell’umanità attuale – è una delle concezioni che l’organizzazione sta cercando di inserire nel processo percettivo e nel discorso scientifico contemporanei, ed è una vera e propria chiave per la comprensione del quaternario.
Vi sono alcuni eventi nella storia dell’uomo, in cui è particolarmente chiaro un certo tipo di influenza degli stessi su accadimenti che, secondo la visione temporale lineare, li dovrebbero precedere. Ovviamente qualsiasi evento ha una sua influenza su quelli ad esso vicini, sia nella direzione che siamo soliti chiamare futuro come verso il passato, anche se la misura della pressione da esso esercitata dipende direttamente dal suo grado di tellipsot, o fragore.

L’influenza energetica prodotta da un avvenimento futuro sul passato si chiama tellipsot (fragore), e si misura su una scala da 1 a 12. È raro che un avvenimento, per quanto importante, abbia un tellipsot superiore a 0.50: l’abbattimento delle Twin Towers, per esempio, aveva un tellipsot di 0.12, la seconda guerra mondiale di 0.40 circa.
Un modello particolarmente efficace per la comprensione del fragore degli eventi è quello attualmente in uso nel mondo scientifico per spiegare il funzionamento dei campi gravitazionali. Secondo tale modello, essi deformano lo spaziotempo allo stesso modo in cui una palla pesante, posta su un telo elastico, creerebbe un avvallamento destinato ad attrarre ogni altra palla posta in sua prossimità. La deformazione dello spaziotempo, la cui causa viene in questo caso attribuita alla massa di un oggetto, può essere parimenti riferita al fragore di un evento, la cui influenza cresce in relazione alla prossimità spaziotemporale.
D’altra parte, il concetto stesso di spazio-tempo è stato introdotto per incoraggiare interpretazioni non lineari della realtà da parte dei profani, oltre che per suggerire quella stretta connessione che collega il tempo alla massa e la densità dei corpi alla morte che incombe (ossia la natura dinamica degli stessi).
Ogni singolo evento è influenzato dalla totalità degli altri eventi nella storia, secondo un rapporto che trascende la linearità con cui si è soliti intendere il rapporto di causa-effetto e che necessita, per essere inteso, dell’applicazione del quaternario.
L’influenza stessa di Banshei sui suoi lettori avviene in larga misura proprio attraverso il fragore che da esso origina, che modifica le forme percettive di chi ne è catturato avvolgendolo con energie e correnti sottili non comprensibili per mezzo degli ordinari metodi di interpretazione del mondo.
Così il profano, inerme davanti all’inesplicabile, è forzato a trovare una via diversa per esprimere il suo stesso precipitare in banshei, aprendo in tal modo la strada al quaternario nei meandri della propria mente.
Ivi impiantato – esso bussola, esso fragore – si paleserà gradatamente come coscienza aliena, assimilata ad un Sé inferiore ormai aperto sull’infinito.
Preghiamo di prestare attenzione a queste ultime parole, in quanto chiave del grado 1:: dell’organizzazione (Figlio della Liberazione e della Sostanza).
È veramente proficuo soffermarsi sulla percezione della pressione dell’infinito sul corpo sottile, di cui ritroviamo cenni in un autore soltanto apparentemente estraneo all’organizzazione come Castaneda:
“La forza rotante è il tramite attraverso cui l’Aquila distribuisce vita e consapevolezza” disse (don Juan). “Però è anche la forza che, diciamo così, incassa il canone. Fa morire tutti gli esseri viventi” (…). Gli esseri organici luminosi sono colpiti senza tregua dalla forza rotante, fino al giorno in cui i colpi sono eccessivi e li fanno crollare (…). I nuovi veggenti si accorsero che (…) c’erano due aspetti della medesima forza. L’aspetto rotante si riferisce esclusivamente alla distruzione e alla morte. D’altro canto l’aspetto circolare è quello che mantiene la vita, la consapevolezza, la realizzazione, il proposito (…).
Queste, invece, le parole con cui lo stesso fenomeno viene descritto dall’autore di Banshei, nel corso della sua introduzione alla concezione del tempo capovolto:

 

"Il futuro agisce sul presente come una costante pressione. Noi andiamo avanti nel Tempo perché il futuro spinge su di noi: è stato così da subito dopo il big bang (che, come Dio, non è mai esistito; ma è un'allegoria che conviene adottare), e questa è la sola ragione per cui il presunto velo di Maya non sta mai fermo, e lo vediamo cangiare costantemente sotto i nostri occhi (...).  Fa davvero male la spinta con cui il futuro preme costantemente sul nostro corpo sottile e ci spinge avanti nel Tempo; fa male a un punto tale che in seguito alla sua pressione si aprono buchi, dai quali la nostra consapevolezza schizza fuori verso il passato (...) i nostri zampilli di consapevolezza solcano il passato, e tracciano in esso veri e propri solchi di pensiero lineare. Di questi zampilli, i più brevi si fermano a ieri; quelli di media lunghezza possono arrivare fino alla nostra infanzia; quelli più lunghi vanno indietro oltre la nostra nascita, anche molto oltre, e scrivono la storia. In questo modo il futuro inventa il passato, che non c'è e non c'è mai stato: siamo noi a crearlo."

 

La forza che ci mantiene in vita, o per meglio dire che ci rende consapevoli, è traino verso la nostra stessa morte; ma, come intuiamo, abbiamo già oltrepassato l’orizzonte degli eventi, e ciò rappresenta un ulteriore mistero.
Sfociamo ancora una volta nelle descrizioni della fisica teorica – in relazione specifica con la struttura dei cosiddetti buchi neri – e veniamo portati a considerare la natura, necessariamente a posteriori (secondo la concezione lineare), del fenomeno della percezione: come, cioè, ogni evento ed ogni essere, nel suo esprimersi, sia già giunto alla compiutezza della propria fine. D’altra parte, è connaturato all’esistenza di ogni forma il limite stesso che la de-finisce – ab interitu vitam (e la visualizzazione della nostra consapevolezza come schizzi di luce che dipartono dall’estremità dell’origine e ci colpiscono nella zona dell’ombelico rappresenta un ottimo esercizio di applicazione pratica del quaternario).
La via di apprendimento più proficua del quaternario rimane, però, la presa di dimestichezza con l’energia C del sistema a sette, come da istruzioni del quarto volume di Banshei, dove viene presentato il metodo di trasmutazione modernista. Tale metodo consiste nella visualizzazione di alcune figure che rappresentano la microcircolazione di tutte e sette le energie, e che vengono presentate in Banshei; il libro però non fa riferimento alle corrispondenze con la classificazione numerica delle stesse, al fine dichiarato di impedirne l’identificazione.
Anche con questo limite, il quarto volume rimane un fenomenale strumento trasmutatorio che, se applicato correttamente, consente vere e proprie scorpacciate delle sette energie pure (e non quindi predigerite dagli alti gradi nel valzer delle cinque correnti). Di queste, l’energia C è strettamente collegata a quella che abbiamo chiamato poc’anzi pressione dell’infinito.
Abbiamo un segmento diagonale che percorre l’atomo di corrente bianca diametralmente (…). Questo segmento non è un piano trasversale, è proprio un segmento, come una sorta di sottile vagina diagonale. Uso il termine vagina per meglio sottolineare la forza con cui le energie del terzo campo si abbattono entro di lui furiosamente. La prima conseguenza di questa furia è che il segmento non è fisso: si estende. Davvero, la caratteristica fondamentale dell’energia C – che fareste bene a ficcarvi debitamente nel cervello – è che i suoi atomi si espandono. La loro spinta diagonale li gonfia spropositatamente e mostruosamente. Questa costante pressione è ciò che nella psicologia umana si definisce inquietudine o insoddisfazione (Banshei vol. IV, cap. 4 - Energia C, pp. 51-52).
Una delle caratteristiche dell’energia C è, infatti, l’aumento esponenziale – in chi se ne fa portatore – dell’attitudine al sincretismo, rivelandosi collateralmente un vero e proprio antidoto ai colpi di coda degli idealismi che hanno caratterizzato il secolo scorso (e l’era dei Pesci in generale). Tale attitudine è stata sempre presente nei membri dell’organizzazione - tanto da poter costituire un serio indizio dell’appartenenza di un personaggio storico ad essa - e si rivela preziosa tanto per comprendere le forme sociali che si stanno installando a livello globale quanto per una corretta comprensione dello spaziotempo (che - attenzione - non è la semplice sintesi di spazio e tempo: infatti la concezione dello spaziotempo su base quattro implica la rinuncia all’utilizzo delle categorie di passato-presente-futuro come comunemente intese e la ri-direzione dell’indagine sul tempo-processo del cambiamento secondo l’idea di evoluzione, includendovi l’evento ri-corrente della morte e il profondo impatto epifanico che essa stessa ha sul mondo - si potrebbe meditare a lungo sullo stretto legame tra morte e tellipsot).
Vediamo quindi l’estrema importanza nella dottrina dell’organizzazione del superamento dei concetti di tempo e pensiero lineari (tanto collegati tra loro da non potersi pensare l’uno spogliato dell’altro) in favore di un’apertura nel quattro inclusiva del tre, nella quale - per intenderci - il ternario sia manifestazione del quaternario sottostante.
Se, infatti, l’evoluzione del mondo profano e la stessa costituzione della modernità hanno avuto spinta e radice nella diffusione del ternario all’interno della consapevolezza umana, dietro a questa proliferazione di algoritmi su base tre opera da sempre - e si sta intensificando - una corrente più raffinata basata proprio su un Algoritmo 4:

 

Come nel “quarto rituale maggiore” tra i qabbalisti vennero selezionati i Sabbataisti della cerchia interna, nel quinto (rituale maggiore) tra gli esoteristi tradizionali vengono scelte le persone destinate ad agire in un piccolo sottocentro, il cui nome non sono autorizzato a svelare. Soltanto la corrente prodotta da questo sottocentro è destinata agli scienziati (…). È questa una corrente molto più raffinata, e molto diversa, da quella che l’organizzazione indusse con il quarto rituale maggiore (…), un “Algoritmo 4”, il quale - a voler essere pignoli - non è del tutto distinto dall’“Algoritmo 1”: sarebbe più corretto definirlo un suo sottoalgoritmo, o ancora più precisamente la sua versione quaternaria (per cui, come per l’“Algoritmo 1”, si può correttamente affermare che l’“organizzazione” lo abbia posto alla base della manifestazione umana fin dalle origini). (Daniele Mansuino, 666, pp. 104-105)

 

Compito dell’Algoritmo 4 è di condurre le percezioni – perché si perviene alla percezione del mondo proprio attraverso gli algoritmi che ci abitano – ad un’espansione maggiore rispetto a quella ottenibile mediante i ternari. Soprattutto, non si tratta in questo caso di un’espansione compiuta – alla quale è data quindi una forma – ma di una vera e propria apertura dell’apparato percettivo alla visione energetica di ciò che sta dietro alle cose.
Tale risultato è reso possibile dalla particolare natura dinamica del quaternario, che riflette la necessità più volte ripetuta in Banshei di passare dalla concezione dell’Assoluto statico a quella dell’Assoluto dinamico, al fine di liberarsi dal conflitto tra spirito e forma. Si perviene, attraverso il quaternario, ad un’apertura al sociale che implica il sacrificio, ad una consapevolezza che sfugge al controllo dell’individuo e rimarca l’insufficienza della realizzazione personale, tutta tesa com’è alla realizzazione del disegno collettivo che l’organizzazione definisce amalgama.
L’amalgama è l’obiettivo più a lungo termine attualmente svelato dall’organizzazione, e può essere sintetizzato nella conduzione delle menti di tutti gli esseri umani esistiti nel corso della storia alla condivisione della stessa forma di consapevolezza espansa.
Ovviamente, non è possibile tradurre in parole un processo mentale ed energetico che si pone per sua stessa natura al di là del logos; ma ci è concesso sinteticamente di ricordare come il quaternario si nasconda nella coincidenza dell’evoluzione con la realtà del tempo capovolto.
Cogliere tale convergenza non è certamente automatico. Abbandonare la linearità in favore di una visione più estesa, quadridimensionale, che tenga conto di ciò che sta al di là delle linee razionali a cui siamo abituati a fare riferimento, implica la necessità di sviluppare gli strumenti percettivi di ciò che sta al di là dell’orizzonte logico.
Il quarto volume di Banshei è un vero e proprio manuale per l’applicazione del pensiero non-lineare, e soprattutto una palestra per lo sviluppo di quegli organi sottili indispensabili alla percezione energetica. Chi si fosse realmente esercitato con quello che esso definisce il metodo di trasmutazione modernista, visualizzando le microcircolazioni con regolarità ed esplorandole con il tatto interiore, avrebbe ora tutti gli strumenti necessari a comprendere - o sarebbe meglio dire vedere - il quaternario; e tale visione avrebbe risvolti non solo squisitamente trasmutatori, ma anche e soprattutto di natura pratica.
In tal senso è forse il caso di introdurre il discorso sull’energia nucleare e sulla magia dei gruppi, ossia quel corpus di conoscenze magiche che l’organizzazione mette a disposizione dei membri dei gradi inferiori e che questi ultimi hanno rielaborato anche autonomamente in senso operativo (gli stessi esempi di applicazione del quaternario di cui si è scritto ad inizio articolo sono rileggibili alla luce del lavoro dei gruppi).

 

Quello dell’energia nucleare è un tema centrale per la comprensione delle energie dell’organizzazione, e potremmo affermare senza troppe esitazioni che è proprio attraverso un certo tipo di radioattività che banshei agisce sui corpi sottili dei suoi lettori. Questo è il metodo didattico e trasmutatorio proprio dell’organizzazione, ed è inteso ad avviare un processo di estensione mentale e rieducazione energetica attraverso i concetti e fra le parole:

 

Banshei (al di là del fatto che la parola è collocata a inizio frase, qui si sta parlando di banshei con l’iniziale minuscola; ovvero inteso come tecnica operativa, e non come titolo del libro) è la forma letteraria di questo libro. Essa agisce sulla mente mediante un oculato processo di accostamenti. Sulle prime avrete forse la sensazione che banshei ostacoli il processo di assimilazione del discorso, ma non durerà a lungo: esso tende piuttosto a spezzare i normali processi logici di apprendimento. Questo però, non al fine di stimolare nel lettore il pensiero analogico (come era il caso ad esempio della tecnica adottata da Fulcanelli), bensì di approfittare degli attimi di interruzione tra un filo logico e l’altro per affondare nella mente spilli di energia. (Banshei, vol. 1, Introduzione, p. 9)

 

Attraverso la continua stimolazione da parte di questi spilli, il lettore arriva - gradatamente – ad avvertire una crescente pressione, che tanto ricorda l’azione delle forze che scavano nel suo ombelico, secondo la direzione del tempo capovolto:

 

Il fenomeno della pressione interiore si spiega in base all’interazione della terza, quinta e settima energia. In questa interazione entrano in gioco non solo fattori meccanici: la consapevolezza della materia gioca un ruolo importante nel determinare la pressione, in base allo stesso principio che tutti abbiamo sperimentato quando – in un sogno – temiamo all’improvviso che possa verificarsi un avvenimento, e questo subito avviene. Insomma, la consapevolezza gioca un ruolo importante nel ternario legato al movimento delle energie, nella fattispecie un ruolo passivo; e siccome qualsiasi modalità della manifestazione materiale è provvista di un proprio livello di consapevolezza (…), ne deriva che la pressione interiore si verifica in ogni corpo in risposta ad essa. È questa la premessa necessaria ad ogni forma di studio delle particelle subatomiche, l’interazione tra le quali costituisce una vera e propria mappa del modo in cui la consapevolezza si esprime nella sostanza da cui un dato corpo è formato. (Banshei, vol. 1, Cap. 12, pp. 235 – 236)

 

Siamo qui arrivati al nesso con il quaternario e alla comprensione della portata operativa della questione.
Secondo Banshei, infatti, in qualsiasi corpo e nella realtà oggettiva in generale, la mappa di espressione della consapevolezza è strutturata sulla base di cicli di 28 anni, comprensivi di quattro distinte fasi della lunghezza di 7 anni ciascuna. Proprio sulla base di questi cicli si struttura il lavoro dell’organizzazione, il cui metodo si limita infatti a prendere atto del modo in cui la consapevolezza della materia reagisce alla pressione interiore - ma questo consente all’uomo di operare attivamente con le energie superiori stesse, canalizzandole a proprio piacimento e regolandone la quantità.
Dati i tempi estremamente lunghi - dal punto di vista umano - dei progetti portati avanti dall’organizzazione, lavorare sulla base di cicli di 28 anni è una consuetudine che potrà sorprendere l’esoterista solitario, ma che risulta agile e pratica per un gruppo di esseri che non appartengono al regno umano e non ne seguono, di conseguenza, le logiche e le limitazioni.
Tuttavia, specialmente a livello di gruppi, gli strumenti per un’applicazione rapida del lavoro magico basato sul quaternario non vengono certo a mancare. I membri dell’organizzazione non sono tenuti all’applicazione di dettami ascetici, e le personalità che incarnano le energie dell’organizzazione ne possono attingere - in una certa misura - anche a fini strettamente individuali:

 

La possibilità offerta dalla magia dei gruppi di integrare il lavoro sul simbolismo dei quattro regni (includendo in quest’ultimo anche il lavoro sugli elementali) con le forme ortodosse di applicazione dell’energia nucleare è assai appetibile (…). Vi si dedicano in particolare molti membri giovani, che lavorano scambiandosi via internet le informazioni: nell’ambito dei gruppi vengono detti scherzosamente i “bombaroli” (…). (Banshei, vol. 1, Cap. 12, p. 244)

 

I bombaroli hanno approntato uno specifico rituale basato sull’applicazione dell’energia nucleare, la cui analisi è profondamente illuminante per la comprensione del funzionamento del quaternario e per individuare l’azione dell’organizzazione sul mondo profano. Comprendere gli obiettivi dell’organizzazione richiede di trascendere le analisi basate sul concetto di sintesi e, in un certo senso, sulla stessa concezione umana di obiettivo:

 

Nel rituale che i bombaroli hanno messo appunto, il solo fattore che può definirsi costante è la collocazione del lavoro sul regno dell’umanità (quello cioè che determina l’esplosione energetica) all’ultimo posto; ma il fattore in base al quale la ritualità deve essere impostata rimane fluido, può essere qualunque dei quattro; e così pure, nelle fasi precedenti possono essere adottate qualsiasi combinazione e/o ordine fra i tre regni della natura e i tre fattori rimanenti. I quattro fattori (la cui individuazione, mi fa piacere svelarlo, fu interamente opera di un geniale membro italiano del quarto gruppo) sono i seguenti:

 

1 - Afflusso e impatto energetico (si combina di preferenza con l’elemento Acqua, anche se nei Paesi anglosassoni lo si associa preferibilmente al Regno Minerale); la fase rituale che ad esso viene collegata, qualunque essa sia, prevede una meditazione sui concetti di soggettività e oggettività.

2 - Variazione dei rapporti subatomici: come si può immaginare, è la parte più difficile del rito. Il praticante deve accedere alla possibilità di operare, almeno in parte, tali variazioni con la sola forza della mente. È molto curioso, anzi buffo, che alcuni semplici apparati elettronici creati nell’ambito del settimo gruppo per allenarsi a tale bisogna siano poi stati volgarizzati e commercializzati nella veste di… giocattoli per bambini (il riferimento è a quei giochi elettronici che consentono di spostare piccoli oggetti con la forza del pensiero).

3 - Fissazione dei nuovi rapporti ottenuti. Sarebbe ancora più difficile, anzi del tutto impossibile, se il praticante dovesse fare affidamento sulle sue forze individuali. Fin dai primi studi sulle possibilità di integrare le applicazioni dell’energia nucleare con la “magia dei gruppi”, fu chiaro che a tale scopo doveva essere stornata una parte dell’afflusso energetico; il vero lampo di genio dello scopritore dei fattori fu individuare nei meccanismi che portarono alla sconfitta delle Forze dell’Asse (il testo allude qui al ruolo svolto dall’organizzazione nella seconda guerra mondiale) la chiave delle modalità in base a cui tale parte di afflusso doveva essere applicata (…). La fissazione poteva essere ottenuta mediante l’applicazione - alla materia che è stata fatta oggetto della variazione dei rapporti subatomici - di un blocco telepatico analogo a quelli utilizzati sull’umanità per alleviare gli effetti della quarta corrente (…). Arrivati a questo punto del rituale dei bombaroli, è ora compito dell’operatore sostenere a livello mentale la tensione crescente che la fissazione determina sulla materia con cui sta operando (…): si crea un agglomerato sottile, sempre più esasperatamente compresso, la cui esplosione determinerà, nell’obiettivo desiderato, un’istantanea dissoluzione delle forme (…).

4 - Invocazione. Lo scoppio energetico e la proiezione dell’agglomerato si ottengono - in questo fattore analogicamente corrispondente al regno umano - con la rivendicazione del praticante delle proprie facoltà divine, la cui natura di Fuoco agisce sull’agglomerato come un innesco. (Banshei, vol. 1, Cap. 12, pp. 244-247)

 

Rileggere la realtà che ci circonda utilizzando come una sorta di mappa delle correnti il rituale qui sopra può rivelarsi realmente illuminante. Tuttavia, vi consigliamo di applicare questo schema anche ad un’altra realtà, ben più estesa di quella oggettiva: gli stessi volumi di Banshei, nel loro percorso, seguono infatti precisamente questa struttura.
Vi preghiamo, in questo senso, di considerare la morte dell’autore - effettiva o simbolica che sia - come parte del terzo volume, anche se viene annunciata nel quarto. Di fatto avviene prima, rendendo possibile l’apertura del lettore alle sette energie, che in questo modo non fanno in tempo a venire spiegate e messe in ordine (inscatolate!), e chiamano ad un serio sforzo l’esoterista che le voglia comprendere.
E così, ecco che su base quattro l’elemento epifanico della morte da cui procede - all’inverso - la manifestazione, conferisce una sorta di senso superiore alla dipartita stessa dell’autore. La pressione interiore dell’irrisolto ha lavorato su noi lettori nostro malgrado, e ci ha portato - chi più, chi meno - ad un contatto con l’organizzazione.
È proprio in questo modo, permanendo nella non risposta, nell’estrema nudità dell’apertura e della solitudine davanti all’infinito, che si procede a passo saldo verso l’Unica Porta, che la tradizione vuole più sottile del capello di un angelo.
Si avanza contro Dio e contro l’Uomo; e, sì, anche questo è banshei.

Davide Cavosi

 

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