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di Daniele Mansuino   indice articoli

 

Le esperienze voodoo del Chavo

Maggio 2019

 

La storia di colui che nella Repubblica Dominicana chiamano El Chavo mi è stata raccontata da un competente divulgatore del misticismo religioso: l’amico Antonio Dentice d’Accadia, curatore della rubrica Misticismo sul Corriere di San Nicola, uno storico quotidiano del casertano con cui collabora (l’articolo originale si intitola Storie dal Vodou, pubblicato il 17 aprile 2019).

Secondo Antonio, El Chavo (al secolo Gianluca Furlan) è un ligure di 53 anni con un passato di collaboratore dei nostri servizi segreti; si è ritirato oggi a Nizao (Repubblica Dominicana), dove fa l’imprenditore.

Anche lui, come il sottoscritto e molti nostri lettori, è un appassionato di voodoo, e in molti anni di permanenza nei Caraibi - facilitato dalle conoscenze maturate nella sua precedente professione - ha accumulato a tale proposito una documentazione invidiabile.

Quello che segue è solo una piccola parte dei suoi racconti, e nel bellissimo articolo che Antonio gli ha dedicato (dal quale ci siamo permessi di trarre le citazioni di El Chavo in corsivo) ce ne sono di più; ma il nostro eroe afferma che, se decidesse di vuotare il sacco, se ne potrebbe tirar fuori una specie di enciclopedia.

Vogliamo cominciare dai consigli che egli fornisce per smascherare gli imbroglioni che si incontrano nel campo delle macumbe.

La prima realtà da cui El Chavo consiglia di guardarsi sono le persone che ti fermano per strada mostrando apparenti miracoli, come il diffuso gioco di prestigio dell’uovo e della catena: si tratta solo di trucchi fondati sulla suggestione.

Poi dalle droghe, che talvolta vengono somministrate sotto il travestimento di acqua benedetta da bere prima del consulto o di cibarie rituali: a volte l’ingenuo consumatore si addormenta e viene rapinato, oppure si tratta di sostanze che lo pongono in uno stato di percezione alterata, facendogli credere di vedere miracoli là dove non ci sono.

Terzo consiglio, accettare di relazionarsi solo con quei brujos che dichiarano di lavorare alla prova: questo significa che accetteranno compensi solo a risultato ottenuto, salvo eventualmente piccole cifre per coprire le loro spese.

Come anche da noi per quanto riguarda i maghi, l’usanza è che al momento del pagamento non venga richiesta una cifra precisa ma un’offerta libera, che il cliente stabilisce in base a quanto ritiene sia giusto.

Naturalmente questa procedura non riguarda i brujos che praticano la divinazione, di solito con carte o conchiglie, o guardando il fumo, eccetera: possono essere loro a fissare il compenso della prestazione, e vanno pagati subito, ma non è considerato corretto che richiedano cifre elevate.

Molti servizi di ogni genere vengono forniti al cliente nel corso delle trances, o possessioni, o cavalcate, che rappresentano la colonna portante di tutte le tradizioni sincretiche afroamericane.

Questo fenomeno non ha niente a che vedere con la possessione diabolica, della quale la teoria del voodoo ammette la possibilità, e se ne cautela attraverso precauzioni ben precise (o in caso di necessità, addirittura esorcismi rituali).

Nel corso delle cavalcate, il brujo parla e agisce a nome di un’entità (che viene definita loa nel voodoo haitiano, misterio in quello dominicano). Si tratta talvolta di trances di forza eccezionale, nel corso delle quali il sacerdote-stregone compie atti fuori della portata di un normale essere umano: per esempio rievocherà nei dettagli qualche esperienza che il consultante ha vissuto in passato, oppure dimostrerà una forza fisica sovrumana, o si infliggerà ferite orribili senza che il fisico ne risenta.

A fronte di casi di questo genere, El Chavo ha provato parecchie volte quello che chiama il metodo dello spillone: ha abbracciato il brujo in trance, e senza nessun preavviso lo ha punto sulla faccia. Quando la possessione è reale, il brujo non solo non sente dolore, ma si diverte molto!

Riguardo alla qualità della trance, egli ritiene che sia più elevata quando il brujo è in grado di ritornare alla realtà rapidamente e nella pienezza delle sue forze, inferiore quando si dimostra affaticato e stordito.

La mia esperienza personale (sono un brujo anch’io) è su questo punto leggermente diversa: secondo me, il livello di affaticamento varia in base alle circostanze in cui si svolge la trance, per esempio lo stato di salute del brujo, la situazione astrologica o il clima. È anche determinante se egli debba attenersi ad un programma rigido, come nel caso di un’iniziazione o di richieste particolarmente impegnative da parte del consultante, o se ha la libertà di abbandonarsi liberamente alla trance: in quest’ultimo caso la cavalcata non è mai debilitante, anzi al contrario è energetica.

Sulla base di questa considerazione, mi trovo d’accordo con l’ultimo requisito suggerito dal Chavo per vagliare l’attendibilità di un brujo: che deve essere lui a capire perché sei lì, e cosa ti serve.

Se supera questa prova, non conviene affannarsi a spiegargli la nostra situazione bombardandolo di parole: è molto meglio lasciarlo operare liberamente, e sarà lui a dire e fare tutto ciò che è necessario per noi.

Notevole è l’esperienza del Chavo con una realtà del voodoo pochissimo conosciuta sia in Italia che altrove: quella dei bokor.

Come è noto, nel voodoo dominicano i misterios vengono considerati santi (in quanto intermediari tra Dio e l’uomo) e quindi portatori di un rigido codice morale: per esempio, non è consentito chiedere a un misterio di uccidere qualcuno (soltanto Dio può farlo), è consentito semmai chiedergli di renderci giustizia, deciderà lui come.

Ci sono anche regole piuttosto opprimenti in tema di sesso, fondati sul familismo un po’ ossessivo che si riscontra in tanti paesi latini. Per esempio, poiché il brujo è padre dei suoi discepoli, gli è vietatissimo avere rapporti sessuali con una di loro: sarebbe incesto - perfino nel caso che la discepola sia sua moglie!

Per quanto a noi forse queste norme sembrino esagerate, adempiono allo scopo di trasformare il voodoo in uno strumento di regolamentazione sociale, rendendolo bene accetto ai governi e tenendo i suoi praticanti lontano dai guai; però ci sono anche voodooisti free lance che alle norme sociali rinunciano a priori, e questi sono appunto i temuti bokor (presenti soprattutto ad Haiti, ma anche nella Repubblica Dominicana), specializzati nell’evocazione dei demoni più tremendi.

A differenza di un brujo “perbene”, un bokor non indulge all’organizzazione di cerimonie pubbliche, ma lavora in segreto: infatti sono circondati da un biasimo sociale molto elevato, e nessuno mai li frequenterebbe apertamente, anche se molti si rivolgono a loro.

Un giorno, a Barahona, El Chavo si trovò in visita nella casa di campagna di un suo amico, il vecchio Pantaleo: un proprietario terriero ricchissimo, con ettari ed ettari di coltivazioni.

Tutto pareva normale, ma quando scese la notte vide Pantaleo lasciare un piatto con del cibo fuori la porta di casa.

Incuriosito, rimase ad osservare dalla finestra, e poco dopo vide giungere da lontano qualcosa che sulle prime scambiò per un grosso cane. Ma non era un cane: era una cosa informe e spaventosa, che El Chavo addirittura si rifiuta categoricamente di descrivere.

Mi si gelò il sangue. In quel momento, in piena notte, dal piano di sopra, il vecchio cominciò a ridere ad alta voce. Era qualcosa di infernale, rideva euforicamente, era pura follia. Vedevo quella “cosa” lì, e il vecchio rideva impazzito…

Poi, in un attimo, tutto ritornò normale: Quella cosa era andata via e il vecchio non rideva più. In un attimo la notte ridivenne tranquilla, tutto era successo in un solo breve momento. Non so dire se ero uscito di testa, però ho visto quello che ho visto…

El Chavo sapeva dei “patti con il diavolo” che si stringono in quella zona per tramite dei bokor, che offrono a chi sia disposto a stipularli ricchezza e piaceri; però in cambio richiedono concrete azioni demoniache da parte dei contraenti, perché i demoni dell’isola non si accontentano della tua anima… vogliono anche la vita delle persone.

Il giorno dopo chiese spiegazioni a Pantaleo, e le ricevette senza problemi. In cambio delle sue ricchezze egli doveva innanzitutto provvedere al mantenimento quotidiano di quel mostro orribile, appartenente alla classe che presso i seguaci del voodoo è chiamata baka: una categoria di demoni inferiori, particolarmente feroci e assetati di sangue. Ma non solo: ogni anno doveva compiere un lavoro per la morte di un suo parente, ed ogni anno puntualmente un suo familiare moriva.

Finché avesse avuto nella propria disponibilità parenti da sacrificare, Pantaleo avrebbe continuato ad accumulare spropositate ricchezze. Egli sperava di riuscire a diventare il più ricco dell’isola prima di esaurire la scorta.

El Chavo ha un’idea molto chiara della differenza percettiva che si può registrare tra i luoghi dove si praticano il voodoo haitiano e quello dominicano. Nei primi c’è uno stato di tensione, qualcosa di inquietante; nei secondi, un clima carico di energia ma piacevole.

Anche quando i brujos dominicani lo stupiscono con le loro prestazioni sovrumane, non si sente mai spaventato. Perfino i misterios dominicani più oscuri, come quelli petrò - considerati gli spiriti del potere - non sono mai demoniaci: per quanto tenebrose e inquietanti possano essere state le loro prestazioni, se ne vanno augurandoti BENEDICION! BENDICION! BENEDICION! e subito ricevi una scossa di adrenalina. Vai via con il sorriso. Sei felice.

Ma Haiti no, Haiti, no! La chiamano l’Isola del Diavolo. Si sente subito che è un luogo di potere. Tutta l’isola (nota: El Chavo si riferisce, ovviamente, alla metà dell’isola di Hispaniola occupata dalla Repubblica di Haiti). Tutta Haiti… è completamente, nel modo più forte, avvolta in un’atmosfera strana, che a tratti ti fa davvero paura. Non si tratta di entrare in un edificio particolare, o in un preciso luogo di culto, una casa… no: tutta Haiti, dalla costa all’ultima baracca, è in questo clima. In vita mia non ho mai sperimentato una cosa simile. Non so cosa ci sia in quest’isola, ma è così forte che fa paura.

(nota: mi permetto di segnalare, a quanti vogliano comprendere più a fondo questa riflessione del Chavo, il mio articolo n° 82, La forza dell’Occidente).

Il nostro amico ha visitato Haiti in compagnia di un giovane brujo di nome Victor:

Victor mi preparava. Mi faceva fare delle esperienze. Se non fosse stato per lui, da molti posti non sarei tornato vivo. In più conosceva il creolo, fondamentale per capire e farsi capire da tanti haitiani.

Alla protezione magica di Victor, El Chavo attribuisce il suo essere uscito vivo da varie situazioni di grave pericolo. Per esempio, durante una lite, una persona gli puntò addosso una pistola e premette il grilletto, ma l’arma si inceppò. Un’altra volta, durante una visita in Italia, ebbe un gravissimo incidente stradale, da cui la macchina uscì completamente distrutta ma i passeggeri incolumi.

Ad Haiti, Victor lo avvertì: Vedrai cose che non sono di questo mondo. Devi saperti difendere.

E lui commenta: In alcune zone non ti è permesso andare. Devi ascoltare la paura. La paura ti aiuta sempre. Capisci il limite delle tue facoltà mentali, della tua sopportazione. Devi comprendere quando fermarti, prima che qualcosa “entri troppo” dentro di te e ti faccia “perdere”. Serve tanta consapevolezza.

Victor lo accompagna in una zona vicino a Port-au-Prince a visitare un brujo molto importante, in un’area dove le case sono costruite col fango. Un vecchio incontrato per caso gli indica la strada, e gli dice: Ti apriranno, alla casa.

Arrivati alla meta, la porta si apre un istante prima che possano bussare… esce un gatto, e dentro ci sono varie persone impegnate in un rito.

Ricordo che c’erano le persone, ma non riesco a ricordare i volti di nessuno. Come se si fossero cancellati dalla mia memoria. Tutto nero. Un blackout che riguarda solo i volti, solo in quella circostanza. Ricordo solo il foulard rosso del brujo.

Si siedono su una panca di legno, ed assistono come semplici spettatori.

Lì in mezzo, comparivano serpenti dal nulla. Prima non c’erano e poi, semplicemente, c’erano. Non capisco se fosse suggestione.

Eppure ero sobrio, lucido, non avevo accettato cibo o da bere, non potevo essere stato drogato e l’illuminazione era buona. Certe stronzate le smaschero subito, le riconosco al volo. Ma lì non riuscivo a darmi nessuna spiegazione. La mente davvero si ferma, va in tilt.

Accade anche altro là in mezzo, che tanto Antonio quanto il sottoscritto hanno deciso di non riportare:

era terrificante. Qualcosa di tremendo e feroce. Lì avevo paura ed ero pronto a scappare. In più, mi sentivo lo sguardo di quel brujo addosso. Non so spiegarti, ma sapevo che aveva l’attenzione su di me. Sentivo che stava per accadermi qualcosa.

Era come un’apparizione, tipo come quando appare la Madonna ai fedeli, ma era terrificante. Era fisico. Una statua che piange sangue è cento volte meno choccante di quello che avevo avanti. Ho provato una paura che è superiore alla paura della morte. Ho rischiato di morire varie volte, ma non mi sono mai sentito come mi sentivo lì. Antonio, non ho le parole per descrivertelo. Appena usciti, Victor mi fa: quello che hai visto era di un altro mondo, non di questo.

Per quanto i commenti razionali siano superflui in casi del genere e appaiano anche un po’ ridicoli (davvero l’ultimo dei miei desideri è fare coi lettori la figura del saputello), va detto che quanto El Chavo ha descritto in questo caso - e anche, precedentemente, nel racconto della sua esperienza con Pantaleo - non sono altro che gli spostamenti del punto d’unione ben descritti da Carlos Castaneda: in certi momenti di forte sollecitazione energetica, la struttura che abitualmente ci consente di percepire il piano della realtà oggettiva sposta il suo baricentro, dando accesso a correnti energetiche provenienti da altri stati dell’essere.

In numerosi articoli di questa rubrica ho trattato di questo fenomeno (che per me, e per molti altri brujos, è abituale) tanto dal punto di vista teorico che da quello pratico. Per quanto concerne la pratica, soprattutto negli articoli concernenti la scuola polinesiana del mana (che appartiene alla categoria di quelle che io definisco scuole sciamaniche dirette, ovvero volte a trasferire la consapevolezza del brujo in stati dell’essere diversi da quello della realtà oggettiva, e nelle quali dunque gli spostamenti del punto d’unione sono molto più ampi e frequenti che non nel voodoo); per quanto concerne la teoria, un’esposizione abbastanza completa della teoria del punto d’unione si può trovare nel mio libretto Signori di volontà e potere.

El Chavo e Victor escono dalla casa senza correre: semplicemente si alzano dalla panca, non salutano e vanno via, lasciando tutti lì.

Lungo la via del ritorno, El Chavo sente intorno a sé grida, sibili e voci, che non capivo da dove venissero: sapevo solo che dietro di noi c’era qualcosa.

Ma Victor lo ammonisce: Non guardare indietro. Se ti giri diventi pazzo, o puoi morire per quello che vedi.

Osservazione, quest’ultima, molto significativa; perché il mito della moglie di Lot ci insegna come le esperienze di questo genere debbano essere associate al simbolo alchemico del sale, o in termini gurdjieffiani alla forza neutralizzante.

Il voodoo, non dimentichiamolo, è una scuola sciamanica indiretta, nella quale cioè l’obbiettivo non è trasportare il brujo in altri stati dell’essere, bensì raccogliere e capitalizzare le energie degli altri stati dell’essere per applicarli alla realtà oggettiva: per questo gli spostamenti duraturi e rilevanti del punto d’unione corrispondono al sale, ovvero alla ricezione di correnti che consentiranno - una volta ritornati alla normalità - di coordinare ed interpretare gli input sensoriali provenienti dalla realtà oggettiva ad un livello più alto.

Uno sforzo incredibile per non guardare indietro. Mi sono aggrappato a me stesso e alla mia fede. Il ricordo di mia madre e quello di mio nonno sono stati fondamentali. Non so se mi capisci. Continuiamo a camminare, fin quando non siamo lontano da quella zona stranissima. E come se non bastasse, lungo l’andata… c’era una casa, in un certo punto… e lungo il ritorno quella casa non c’era più, come se non fosse mai esistita. Eppure mi ero accostato per bene la prima volta, ci avevo anche guardato dentro. C’era un cavallo nel cortile. Se mi sono confuso, non riesco ancora a capire come abbia fatto a confondermi tanto. Eppure eravamo in due, non ero solo.

El Chavo e Victor si dirigono poi a Batey Sete, nella Repubblica Dominicana, lungo il confine con Haiti. Qui risiede una comunità haitiana dedita a celebrare - una volta all’anno - la Festa Congo: una celebrazione dei rituali appartenenti alla tradizione detta congo, portata in America dagli schiavi.

Anche in questo caso, il racconto del Chavo pone in risalto alcune situazioni estreme. Durante il congo i fedeli bevono enormi quantità di rum (offrendolo in questo modo ai loa), si passano il fuoco di candele e fiaccole sul corpo e poi in gola, quindi si dedicano alla parte del rito più ripugnante: il cibarsi ritualmente di carne putrefatta, lasciata marcire sotto terra per quindici o venti giorni.

È questa un’informazione della quale El Chavo è l’unica fonte: non abbiamo mai letto che un rito del genere venga praticato nelle Feste Congo delle varie comunità haitiane.

A Batey Sete, al Chavo viene presentato El Babakoko: si tratta di un demone incarnato in forma umana, ovvero di un brujo il cui stato di trance non ha un termine - è costante.

Quel Babakoko si presenta come un uomo con la barba lunga ed il volto totalmente ricoperto da api o vespe, che gli vivono addosso. Si vedevano solo gli occhi e la bocca. Lo sguardo era fisso e terrificante, potevi sostenerlo per massimo trenta secondi… non lo reggi, ti gela. È troppo pesante. Davanti a te hai un predatore

Soprattutto - spiegano al Chavo - un Babakoko non deve essere MAI toccato, perché la sua reazione può essere imprevedibile: infatti, vivendo in uno stato di possessione costante - e non da parte di uno spirito benefico - la sua forza fisica è smisurata e fuori controllo.

Le persone lo salutavano senza offrirgli mai la mano. Altrimenti te la staccava. Lo salutavano e lo toccavano solo usando degli ossi lunghi, grossi come quelli di un prosciutto, per capirci. Non potevi stringergli la mano. Ho visto cosa accadeva all’osso quando lo stringeva… una forza tremenda. Avrebbe potuto spezzare le ossa di una mano e poi strapparla via. Tutto in un attimo.

A un certo punto Victor mi dice che dobbiamo andare via, che non è più sicuro. Non capisco il perché, forse deve accadere qualcosa di particolare, o sono arrivate persone pericolose. Quindi torniamo al mezzo e lasciamo quel posto. Senza una persona come Victor, è impossibile entrarci o uscirci vivi, o almeno con tutti i pezzi a posto.

L’incontro più recente del Chavo è avvenuto con Hansel, un giovane brujo che abita a Villa Guera, nella monteria della città di Bani, nel sud della Repubblica. Purtroppo, il nostro amico non ci ha permesso di rendere pubbliche le circostanze legate a questo consulto, ma solo alcuni tratti generali relativi ad Hansel, che riportiamo volentieri.

Malgrado la giovane età è considerato da tutti un operatore molto potente, con la particolarità di lavorare con un solo santo, il petrò San Bartolomeo (Gran Bwà Ileò): con il suo aiuto compie guarigioni, e qualche medico ha l’abitudine di mandargli i pazienti che non riesce a curare.

Racconta El Chavo che Hansel mi chiese di portare un melone e delle candele come offerte al misterio. Per quel che so, Hansel lavora in due modi: o attraverso il fumo del sigaro, o incorporando in possessione San Bartolomeo e facendo fare a lui.

Quando il brujo deve chiamare San Bartolomeo, si allontana dall’altare dove sono gli altri santi e si porta in una zona della casa senza il pavimento, dove i piedi sono a contatto diretto con la terra: quello è il punto del petrò.

Hansel inizia i consulti appena sveglio, alle quattro del mattino. Per riuscire a essere ricevuto da lui, occorre parlare con la madre e prenotarsi, anche una settimana prima. La fila è enorme, le persone vengono anche da altre regioni per incontrarlo.

Può capitare che, sebbene una persona si sia prenotata, ancora prima di essere ricevuta il brujo le faccia sapere che l’intervento dei misterios non è necessario. Ad esempio, una donna preoccupata per i problemi di una sua nipote venne contattata da un assistente di Hansel il giorno prima dell’appuntamento: Andrà tutto bene. Non è necessario far scendere gli spiriti. Sarebbe uno spreco di denaro.

Poiché San Bartolomeo ama i bambini, quando tra le persone in attesa c’è anche un bambino Hansel dichiara che è festa, e tutte le visite sono gratis; e i fedeli, ci assicura El Chavo, si guardano bene dall’abusare di questa regola.

 

Daniele Mansuino

 

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