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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

 

Riflessioni sul grado di Compagno d'Arte

Di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

Dicembre 2017

 

Nessun Tempio può essere edificato se non su un solido e concreto terreno piano, e nessuna Pietra potrà essere impiegata nell’Edificazione del Tempio se prima non è stata pazientemente levigata.

Volendo far partire la nostra riflessione sul grado di Compagno dal rapporto dei gradi azzurri con i numeri, ci è sembrato opportuno non far riferimento ai numeri che vengono tradizionalmente associati ai tre gradi (le cosiddette Età), bensì ad un’altra progressione che permette di comprendere meglio il legame dei gradi col processo della manifestazione formale: la progressione 0, 1, 2, 3…

 

A proposito delle Età legate ai gradi, la sola cosa che vorremmo far notare è il loro sfalsamento rispetto allo 0 (la progressione 3, 5, 7 parte da 1, non da 0) - un tema che ci piacerebbe affrontare in un futuro articolo.

Invece il percorso del Massone, come quello di ogni altra creatura vivente, non parte dall’1 ma dallo 0 (il non essere, l’inesistenza del mondo; la trascendenza, il non-manifestato), che possiamo simbolicamente collocare nelle tenebre del Gabinetto di Riflessione.

Riguardo al significato dello 0, molto è stato scritto in esoterismo, a partire da Guénon, che sviluppò stimolanti riflessioni sui paralleli tra il suo significato esoterico e quello matematico. La sua scelta di convertirsi all’Islam ne fu probabilmente influenzata, perché a suo avviso Allah era la figura divina più prossima all’ideale di trascendenza assoluta che lo 0 esprime.

Esistono vari sistemi esoterici illustranti le modalità attraverso le quali l’1 (e tutta la progressione dei numeri) emana dallo 0. Molti pensano che siano tutti sistemi derivati, in modo più o meno diretto, dai Veda e dai loro commentari - un’ipotesi alla quale potremmo di buon grado aderire, non fosse che l’Induismo è la trasposizione religiosa più vicina allo sciamanesimo degli antichi popoli nomadi, e molte sue concezioni ne sono derivate quasi identiche: quindi, parecchie dottrine in cui crediamo di ravvisare la sua influenza potrebbero anche essere sgorgate dall’universo sciamanico direttamente, senza necessariamente essere passate per l’India.

Tra questi sistemi, ne possiamo annoverare parecchi scaturiti dalla gnosi, ovvero dalla confluenza verificatasi nella tarda antichità classica tra il Cristianesimo e vari precedenti sistemi di credenze - ivi inclusa la filosofia greca, e poi la qabbalah ebraica, che è di gran lunga il sistema che sta avendo la maggior influenza sull’esoterismo contemporaneo.

Dal riferimento all’uno o all’altro di essi, e anche da differenti interpretazioni nell’ambito di un sistema comune, emergono idee molto diverse riguardo a come il processo di emanazione del mondo delle forme dal non-manifestato rappresentato dallo 0 si sia effettivamente svolto.

Per esempio, c’è molto disaccordo sul problema se l’origine del tempo e dello spazio possa essere ricondotta all’atto stesso dell’emanazione, o nell’ambito di qualche differenziazione successiva -successiva per modo di dire, ovviamente, perché se prima non c’era il tempo non poteva neanche esistere nulla; però ci sono implicazioni metafisiche molto diverse qualora l’origine dello spaziotempo venga situata nel numero 1 o nel numero 2, o ancora più “giù” lungo la catena dell’emanazione - e anche se al profano potrà sembrare incredibile, l’esoterista sa che quando queste diverse concezioni esoteriche vengono a incarnarsi nel mondo dell’exoterismo (come avviene, per esempio, nelle religioni o nella filosofia), le loro conseguenze possono fortemente ripercuotersi anche sulla nostra vita di tutti i giorni.

 

In tempi abbastanza recenti, la Gnosi di Princeton ha dato inizio a un certo numero di nuove scuole esoteriche impegnate a stendere ponti tra metafisica, matematica e scienze. Così - in conseguenza soprattutto del boom dei computer, e della relativa diffusione del sistema binario - sempre più spesso si sente teorizzare che dallo 0 non emana l’1, bensì lo 0+1, e che l’intero schema dell’emanazione andrebbe rivisto a partire da questo dato (naturalmente, tenendo anche in conto che è lo 0 a contenere in potenza tutti gli altri numeri).

Se queste teorie modernissime venissero seriamente sviluppate, ne potrebbe derivare qualcosa di simile ad un sistema metafisico alternativo che avrebbe l’effetto di cancellare tutti i precedenti, e di fare (letteralmente!) ripartire da zero l’investigazione sulle origini del mondo della materia.

Noi non sappiamo se sia il caso di provarci, né se i presupposti matematici di questa ipotesi siano effettivamente fondati; tutto quello che ci sentiamo di dire è che esse non andrebbero stroncate facendo appello al diffuso pregiudizio che, in esoterismo, fa considerare a priori i frutti della modernità come qualitativamente inferiori a quelli della tradizione - è questo un comodo alibi per dispensarci dal mettere alla prova le nostre menti, ma se siamo persone corrette dovremmo basare il nostro giudizio su criteri più approfonditi.

Comunque, se c’è qualcosa che risulta in modo lampante da queste riflessioni è che la metafisica esoterica è un mondo difficile; e senza dubbio, uno dei maggiori meriti del simbolismo massonico è di semplificarlo enormemente, o perlomeno di fornire ad ogni Fratello corretti dati dai quali partire per le sue riflessioni in proposito.

Il processo di emanazione prende le mosse dall’1; ovvero dell’essere, che però nell’1 è ancora indifferenziato. È una pagina bianca, come il grembiule bianco dell’Apprendista appena emerso dalle tenebre. Esistono in lui immense potenzialità di sviluppo, ma nel primo grado è impotente - non gli è ancora dato di intervenire sui flussi dello spaziotempo che si manifestano, si dispiegano e si sviluppano nel lavoro di Loggia.

Quindi, perché il mondo delle forme possa essere percepito dai sensi, il numero 1 non basta: è necessaria una prima differenziazione.

Questa avviene col numero 2, ovvero con l’ordinarsi della percezione sulla base dei due poli opposti che danno origine al piano della realtà oggettiva - alto e basso, bianco e nero, bene e male, eccetera: di qui il Bianco e Nero sul grembiule del Compagno scozzese, e le due Rosette che si possono ammirare sul grembiule dello stesso grado in Emulation.

 

Mentre l’opposizione Bianco/Nero pone l’enfasi sui contrasti che il Compagno deve affrontare, le due Rosette - poste una di fianco all’altra - ci svelano che il piano delineato dal numero 2 è orizzontale, ovvero ci illustrano il Passaggio dalla Perpendicolare alla Livella.

Prima che l’Uomo si immergesse nel piano della realtà oggettiva, il cammino 0-1-2 poteva essere raffigurato come una sorta di discesa verticale; ma nel 2 il mondo si è improvvisamente allargato, e come… la pallina di un flipper cosmico, il Compagno ha cominciato a oscillare freneticamente tra le varie possibilità inerenti al suo nuovo stato.

Possiamo comprendere meglio come la dimensione legata al numero 2 sia orizzontale se riflettiamo che le cose che facciamo normalmente nella vita quotidiana non esprimono a livello immediato un concetto di ascesa: se ascesa o progresso si determinano in seguito alle nostre azioni, questo deriva dal nostro lavoro intellettuale o da circostanze fortunate, ma non è affatto implicito nel modo in cui vanno di solito le cose del mondo: anzi, di solito, per ascendere dobbiamo fare una bella fatica!

Invece, se escludiamo dal discorso il nostro impegno intellettuale ed osserviamo come si muove la vita intorno a noi, tutto potrà venirci in mente tranne che idee di progresso e ascesa: tutto sembra muoversi a caso e disordinatamente, senza un preciso motivo, e il risultato è che la realtà sembra volgere al peggio anziché al meglio - ed un’analoga impressione di inutilità e disperazione la avremo di certo se guarderemo alla vita sociale, alla politica, alla storia, alle arti, ecc. senza saper leggere in esse con la necessaria profondità.

Per imparare a correggere questa prospettiva, il Compagno deve impadronirsi delle chiavi che gli consentiranno di dare un senso alla sua esperienza nel mondo. È proprio questo il senso dell’insegnamento del suo grado; è proprio questo il piano su cui è chiamato ad accumulare saggezza.

Nell’antica Massoneria, il trasferimento del nuovo Compagno dalla Colonna di Settentrione a quella di Meridione era anche definito il passaggio dal greco allo scirocco; con questa formula apparentemente astrusa si voleva esprimere in forma allegorica come egli fosse ora esposto al ricevimento di correnti sottili assai diverse da quelle legate alla sua precedente collocazione.

Il greco, o grecale, è un vento freddo che soffia da Nord-Est. Finché il Fratello era Apprendista, non aveva la possibilità di rispondere attivamente agli insegnamenti che gli venivano dall’Oriente (quindi dall’Est): di qui la freddezza delle correnti cui finora era stato esposto, nonché l’esigenza che per non stroncare anzitempo le sue possibilità evolutive (il seme, non dimentichiamolo, necessita del caldo per germogliare) egli venisse provvisoriamente affidato alle cure del più tiepido ed amichevole scirocco, vento caldo del Sud.

Tra parentesi, il fatto che il Compagno trasferisca la sua posizione dal Nord al Sud non è mai piaciuto agli esponenti di certe scuole esoteriche tradizionali; le quali, partendo dall’idea che all’asse nord-sud sia legato esclusivamente il simbolismo dell’asse verticale, ovvero quello più evidentemente legato alle possibilità di elevazione o di degradazione dell’uomo, vedrebbero meglio che il Massone, nel suo percorso da Apprendista a Maestro, non subisse mai rallentamenti, bensì continuasse in una progressiva e costante ascesa; e quindi nel grado di Compagno ravvisano una sosta che potrebbe essergli risparmiata, negando che possa essergli utile approfondire in larghezza il piano della materia.

Ora, è talmente palese la buonafede all’origine di questa posizione eterodossa, che spiega perché noi (pur avversandoli fieramente articolo dopo articolo) non potremmo mai odiare gli esoteristi tradizionali o mancare loro di rispetto: sono dei buoni, e più buoni degli altri sono quelli tra loro che spingono la sollecitudine nei confronti dei Fratelli fino al punto di prendersi cura del loro processo di evoluzione così in dettaglio.

Però, a nostro avviso, hanno torto, e quanto possa essere controproducente il fissarsi sull’idea che il percorso massonico debba essere interpretato alla stregua di un costante movimento verso l’alto lungo l’asse sud/nord dovrebbe essere chiaro alla luce di quanto affermano certi esoteristi antimassoni: i quali sono talmente legati all’idea (anzi schiavi dell’idea) che il nord rappresenti la spiritualità/Bene e il sud la materia/Male da riscontrare nel passaggio del Compagno dalla Colonna di Settentrione a quella di Meridione una prova lampante del satanismo occulto della Massoneria, senza mai farsi venire in mente che la raffigurazione dei punti cardinali in base alla quale il nord risulta in alto possa essere nient’altro che una semplice convenzione geografica.

Nota - in realtà, è molto chiaro perché non se lo fanno venire in mente: perché, nella loro logica, il nord non è un semplice punto cardinale, bensì la casa di Odino, Thor eccetera: insomma cercano di appioppare alla Massoneria il simbolismo di scuole esoteriche (o pseudoesoteriche) che poco vi hanno a che fare.

Eppure, parrebbe che non sia necessario essere scienziati per farsi venire in mente che dal sud viene la luce del Sole; ma ahimè, non basta così poco a scoraggiare certi professionisti dell’esoterismo inteso come strumento di divisione, i quali si affannano a ricordarci che negli ultimi giorni Satana è destinato a presentarsi come Angelo di Luce (e quando arrivano certe bollette dell’ENEL vorremmo proprio che lo facesse, ma purtroppo non viene mai), che il Sole/fonte di luce materiale può anche essere inteso come un simbolo di opposizione alla luce spirituale - difatti il suo domicilio è in Leone, e Leone è uno dei nomi attribuiti a Satana nella tradizione qabbalista, eccetera…

Ci sembrano questi magnifici esempi di quell’esoterismo maccheronico - imputabile, purtroppo, anche ad un uso scriteriato della rete -che temiamo fortemente sia destinato (quello sì, non Satana) a scortare il percorso dell’umanità fino agli ultimi giorni; e che oggi sta rifiorendo alla grande in certi teoremi complottisti, nei quali l’equivalenza sud=male sembra essersi talmente radicata da venir presentata ai lettori senza neanche bisogno di giustificarla!

Forse un tempo era facile credere che il Sud fosse la sede del male, quando i pirati saraceni venivano a saccheggiare le nostre coste; ma che nel ventunesimo secolo qualcuno stia provando a rispolverare questa idea (e non solo in funzione antimassonica, ma anche in funzione anti-immigrati!) ci sembra assurdo e vergognoso.

In verità, basterebbe ruotare il disegno dei punti cardinali di 90° per scoprire che all’asse Nord-Sud è applicabile anche il simbolismo dell’asse orizzontale; e se questa soluzione vi puzza troppo di relativismo, e se già avete trovato in essa la conferma che Mansuino e Domma sono due inguaribili controiniziati, per favore chiedete a Dante Alighieri…  per il quale, non c’era proprio discussione sul fatto che il Sud (come disse a chiare lettere nel Purgatorio, e in modo più velato nel Convivio) fosse man destra; ovvero che l’iniziato (nel suo caso il Fedele d’Amore, nel nostro il Massone) debba considerarsi spiritualmente orientato verso l’Oriente - mentre l’asse Nord/Sud, in quanto portatore della contrapposizione freddo/caldo, piuttosto che ad esprimere un’improbabile idea di ascesa risulta più adatto a tradurre in simbolo il rapporto dell’uomo con le coppie di opposti che caratterizzano il piano della realtà oggettiva.

Dovrebbe quindi essere chiaro (o almeno, ce lo auguriamo) che il simbolismo del sud, come viene inteso nel Tempio massonico, non ha proprio niente a che fare con il male.

Piuttosto, il sud massonico può essere fruttuosamente considerato il punto cardinale-simbolo della manifestazione formale; e su scala più microcosmica il simbolo della vita organica sulla Terra, che del Sole del Meridione si nutre, e se ne sviluppa.

Dopodiché, se avremo correttamente metabolizzato questo punto, allora saremo maturi per anche per disquisire sui valori negativi che al sud è corretto associare: come ad esempio lo stato di frammentazione (delle Pietre e delle anime) che è tipico del piano orizzontale su cui il Compagno è costretto a operare, fino a partire dai giorni - oggi lontanissimi - in cui la Caduta ha sbalzato gli esseri umani nell’illusione della molteplicità.

Il duplice messaggio portato dallo scirocco, se vogliamo simpaticamente tradurlo in parole semplici, è dunque: fai attenzione - da un lato il mio tepore ti riscalderà, sottraendoti per qualche tempo al gelido rigore della spiritualità pura; ma dall’altro, il tuo forzoso intercorso con le limitazioni legate al mondo materiale rischia di avvincerti per sempre, se non sarai all’altezza di trascendere le inconcludenti dinamiche suggerite dal numero 2 con uno scatto in avanti.

Questa concezione del mondo della manifestazione formale non come sede dal male assoluto, bensì di un male relativo e a suo modo provvidenziale (in quanto, se correttamente interpretato, è suscettibile di rappresentare per l’uomo un ausilio nel processo di reintegrazione) è un’eredità che la Massoneria ricevette dalla qabbalah ebraica; e rappresentava nel diciottesimo secolo una novità che ancora oggi ci appare sorprendentemente attuale, soprattutto se consideriamo che anche la Chiesa postconciliare sta lentamente portandosi su analoghe posizioni.

Parecchi giovani Fratelli di indirizzo esoterico appaiono insofferenti quando l’insegnamento del Compagno viene loro somministrato, perché in esso abbondano i temi collegati all’exoterismo. Questo grado gli appare quindi come estraneo a quello che essi considerano il tema fondamentale del lavoro massonico - la presa di coscienza dei rapporti che legano l’Uomo all’Assoluto - e tendono, per questo, a trascurarlo.

Si tratta di un errore senz’altro comprensibile e scusabile: è del tutto normale che l’impazienza di progredire porti i giovani a considerare le tappe intermedie del percorso come qualcosa di transitorio.

Ma hanno riflettuto bene su quanto le prerogative che il grado di Compagno ha concesso loro siano importanti? Possono ora parlare nel Tempio; mettersi in luce per l’umiltà e il senso della misura nei dibattiti; farsi conoscere dai Fratelli per le loro migliori qualità… non sarà forse questo un momento davvero magico e irripetibile del cammino di un Massone? Attenzione a non sprecarlo!

Un buon modo per metterlo a frutto potrebbe essere, per esempio, partire da questa riflessione: che, per quanto il numero del grado di Compagno - il 2 - sia il numero passivo per eccellenza, pure il lavoro sulla sua Pietra che il Compagno è chiamato a svolgere in questo grado è destinato a produrre risultati attivi sul mondo delle forme.

Quale può esserne la ragione? Che, al di là del 2, una benevola terza forza sta operando occultamente, e gli guida la mano; ma ancora il Compagno non è in grado di rendersene conto, perché il suo è un lavoro che richiede la massima concentrazione: la prospettiva del suo grado gli consente di portare a compimento le possibilità offertegli dalla sua posizione individuale nello spaziotempo, ma non ancora di progredire nel processo di decifrazione del piano del GADU.

Per questo è corretto definire il lavoro del Compagno sulla sua Pietra come un compito particolare, ancora in gran parte somigliante alle attività profane nel senso che - come esse - non permette di cogliere il piano collettivo dell’edificio; ma che, a differenza di esse, è destinato al più trionfale dei risultati, ovvero la collocazione della Pietra nel posto che il piano del GADU le ha riservato.

Qui vorremmo inserire alcuni riferimenti alla ritualità del Marchio, che descrive impareggiabilmente il momento in cui il lavoro del Compagno giunge alla piena maturità: quando egli presenterà la sua Pietra ai Sovraintendenti.

È messo in risalto innanzitutto come il Compagno possa progredire nell’arte anche a sua insaputa (cfr., in proposito, ciò che Daniele Mansuino ha scritto nell’articolo sulla seconda attenzione castanediana): è stato infatti il Grande Sovraintendente dell’Universo a guidargli la mano, consentendogli di produrre una Pietra che è misteriosamente diversa da tutte le altre, ma al tempo stesso fondamentale perché l’Edificazione del Tempio sia terminata.

Il fatto che neppure il Compagno si sia reso conto di aver creato un capolavoro risulta chiaramente dal suo incontro con tre Maestri, che - reputandosi migliori degli altri - sono caduti vittima della loro orgogliosa cecità intellettuale; al punto che, trovandosi di fronte alla magnifica Pietra che il Compagno gli presenta, poiché è diversa dalle altre decidono di buttarla via, senza che egli sia in grado di spiccicare due parole in difesa del proprio lavoro!

Allora il Compagno, disperato e amareggiato, esclama: Povero me, il mio lavoro è perduto! Ma egli ancora non sospetta che, quando ci si renderà conto dell’errore, la sua Pietra verrà affannosamente ricercata e recuperata (La pietra che i costruttori avevano scartato è diventata pietra angolare - Salmo 117: 22).

Questo stupendo rituale ci mostra come uno choc sia necessario per illuminare il Compagno riguardo al senso del proprio lavoro.

La Pietra di cui tanto andava fiero, il frutto di tutte le sue fatiche, gli si è svelata all’improvviso nella propria natura duale - da un lato un oggetto raro e importante, che il Maestro Venerabile ha ammirato complimentandosi con lui per la sua perizia e il suo ingegno, dall’altro… la cosa più spregevole e insignificante possa esistere al mondo, anzi addirittura l’avevano già buttata nella spazzatura; e lì sarebbe rimasta, se un’intelligenza superiore non fosse intervenuta a svelarne il significato nel grande progetto corale che soltanto ora il Compagno riesce a intuire.

Sarà proprio questa sua nuova capacità di trascendere la dualità delle cose ad essere simboleggiata dalla terza Rosetta, quando essa sboccerà a completare il Triangolo sul grembiule di Maestro.

Zolfo, Mercurio, Sale. Oltre il velo dei conflitti tra la forza attiva e la forza passiva che agitano il mondo, una forza neutralizzante è sempre presente a dargli un senso - al di là dello scontro fra tesi e antitesi c’è sempre una sintesi, e questa è ciò che gli ha permesso di portare a termine il suo lavoro.

Si è chiusa ora la parentesi del dibattersi e dell’affaticarsi nel mondo orizzontale del 2: il velo è caduto. Il Fratello guarda in alto, e può ora vedere la Luce; e comprendere che il 3 che è sempre stato con lui, come 1+2 = 3.

Sempre, ovvero fuori dal tempo; o meglio ancora, al di là del tempo e dello spazio.

Poi il Fratello guarda in basso, e con sommo stupore può constatare che al Triangolo col vertice in alto ne corrisponde un secondo, ad esso è intrecciato; ed a partire dal suo vertice inferiore l’infinita progressione dei numeri procede al galoppo, come un gran fiume di montagna che tumultuando precipita a valle.

A questo punto, il Massone può dire di avere ben compreso l’Arte; e sarà proprio questa sua nuova comprensione a conferirgli il potere di esercitare segretamente la sua influenza sul piano della manifestazione.

 

  Daniele Mansuino e Giovanni Domma

 

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