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Un altro modo di raccontare U.G.

di Pierluigi Piazza

 

Indice - 2004 - 2005 - Racconti anno 2006 - 2007

- Ottobre 2006. Arona.
- Dicembre 2006. Le parole giuste al momento giusto.
- Dicembre 2006. La prima domanda che ti feci.

U.G.: “Cos'è che c'è lì?"

D.: "Io non so cosa, ma sento che qui.....".

U.G.: "Sentire non significa nulla vedi, sentire è ancora pensare. Tu vuoi usare la parola sentire e fai questa distinzione tra pensare e sentire, ma entrambe sono la stessa cosa. Non potrai mai conoscere i tuoi sentimenti fintanto che tu usi il pensiero, non importa di che sentimento si tratti: felice, infelice, miserabile o altro".

D.: "Ma tu vuoi dire che non esisto? Quando tu dici: "non c'è niente lì ....".

U.G.: "Niente lì che debba essere cambiato. Tu sei solo interessato a cambiare qualche cosa; migliorare, cambiare, modificare, trasformarti in qualche cosa di diverso da quello che sei. Lì non esiste altro che questo tuo tentativo di cambiamento. Questo è quanto io sottolineo tutto il tempo, questa è l'unica cosa che vi è. Se questa tua domanda di cambiamento non è presente quello che resta è molto difficile da vedere e da sperimentare. Tu non puoi sperimentare niente a meno che non abbia la conoscenza di quello che stai sperimentando. Ciò che non conosci non puoi sperimentarlo e tutto quello che conosci è tutto ciò che è stato immesso in te dalla cultura; tutto ciò che gli altri hanno detto e pensato, indipendentemente da chi siano gli altri. Ecco perché io parlo di cose semplici: perché il tavolo è qui, questo maglione è beige ecc.. Sai, gli occhi fisici non guardano al maglione  come beige. Cos’è la parola beige?
La separazione avviene solo quando la conoscenza che hai delle cose là fuori e qui dentro diviene operante, altrimenti tu non avresti modo di conoscere nulla nè di sperimentare nulla, neanche le cose più  semplici, nella tua vita. Che quel prato è verde tu non lo sapresti mai a meno che guardi a quello come verde; chi ti ha detto che è verde? Non sto dicendo che non sia verde e che sia rosso, blu, o bianco, ma il fatto è che noi siamo stati educati in questo modo. Ogni volta che tu guardi al prato tu lo chiami verde, perché devi fare ciò? Nessuno te lo chiede, perché devi comunicare con te stesso tutto il tempo, mantenendo così questa divisione in te?  Questo è il dialogo, per usare un termine altisonante, che si protrae all'interno di te.
Tu devi conoscere. Se tu non conoscessi che sei infelice, che sei miserabile, che sei avido, che sei questo o quello, se non  conoscessi che quello è verde o blu o bianco, che io sono uomo e che quella è una donna, se tu non conoscessi tutto questo, tu  non ci saresti! Così tu puoi esserci e mantenere quell'identità tutto il tempo, sia che sia sveglio sia che stia dormendo, solo attraverso la conoscenza che hai delle cose. E questa conoscenza è stata messa in te dalla cultura o dalla società.
Se tu non facessi questo, anche per una sola frazione di secondo, tu, come conosci te stesso e come sei solito sperimentarti saresti finito. Non ipotizzare cosa troverai quando la conoscenza sarà andata via, non stare a sentire quelli che ti parlano di beatitudine, immensità, amore, non credergli, tu non potrai mai sapere cosa troverai in quel momento.  In questo senso io  posso dire non c'è niente qui non c'è niente lì ma tu non puoi  dirlo! Come puoi dirlo?".

 

Segnaliamo su Facebook U.G. in italiano gruppo dedicato a U.G. Krishnamurti curato da Pierluigi Piazza

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