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Solo cadendo posso rialzarmi

Di Daniela Muccio - Maggio 2019

Quella notte aveva un profumo differente.

Mi ritrovai insonne a riflettere sullo strano odore, dolciastro ed aspro, che percepivo nell'aria. Avvertivo una sorta di inadeguatezza, di disagio, senza riuscire a comprenderne il motivo.
Sdraiata nel mio letto osservavo il soffitto dando vita alle ombre sul muro proprio come facevo da bambina quando dietro ogni ombra si celava spesso un personaggio. Finché, inavvertitamente, quasi per caso, mi sfiorai il seno e lo scoprii.

Ho sempre pensato di essere una persona sufficientemente in grado di affrontare qualsiasi avversità, fortificata da quel conflitto interiore che mi porto dietro da sempre, causato da un trascorso infantile ed adolescenziale piuttosto doloroso e triste ma che, ad ogni modo, ho sempre cercato di gestire con determinazione e coraggio.

La maggior parte delle mie scelte di vita sono state ponderate e piuttosto azzeccate, riscattandomi dal pesante fardello del passato. Certo è piuttosto arduo ambire a depurarsi completamente da ciò che è stato, quel velo di tristezza è in agguato, riaffiorando inevitabilmente. Ma la fame di allegria e felicità è una mia nota peculiare e riesce a prendere il sopravvento. Eppure come si reagisce dinanzi alla scoperta di un cancro?

Probabilmente quella strana protuberanza era da attribuire a sforzi in palestra oppure ad una semplice cisti, tra l'altro indolore, per cui potevo star tranquilla. Ma il sospetto iniziava ad insinuarsi divenendo sempre più pressante e mi rifiutavo che prendesse il sopravvento tra i miei pensieri.

Nonostante che l'ultimo accertamento diagnostico risalisse a poco tempo addietro, decisi di sottopormi ad un ulteriore esame con il subdolo timore che quel 26 luglio mi avrebbe segnata per sempre.

Quel giorno il radiologo venne a chiamarmi personalmente e ciò mi parve subito piuttosto inconsueto. Pensai a quanto coraggio avessero tutti i medici per affrontare ogni risvolto e sfaccettatura del loro fondamentale quanto difficilissimo mestiere.

Nel momento in cui si ha conferma di essere vittima di un cancro la mente elabora una sola parola... FINE. Si ha la percezione della morte, la si vede passarti accanto, sfiorarti e rendersi evidente. Il cancro ha rappresentato da sempre l'idea del male assoluto, un atavico ed ineluttabile tabù mentre noi siamo soliti celarci dietro la mera illusione di indossare solo i panni dello spettatore. Ci addoloriamo e rammarichiamo al cospetto di coloro che ne sono colpiti ma la mente esclude a priori che possa succedere anche a noi. Così in un attimo l'infinito si trasforma in finito, la luce in buio, il sole in nebbia, tutto perde consistenza ed il terrore diviene prepotente ed invasivo. L'idea della sofferenza è lancinante e soccombe. Mi hanno sempre definito come una persona solare e condivido appieno questo giudizio. Non a caso amo il giorno, la luce, il sole, l'estate. Di giorno mi sento allegra, colma di speranza ed ottimismo, mentre le notti mi hanno da sempre disorientata. Il buio ha il potere di far riaffiorare diapositive tristi della mia vita che invece durante le ore solari appaiono sbiadite ed affievolite. Così le mie notti divennero ancora più insostenibili, insonni e terrificanti. Cominciai a chiedermi incessantemente il perché, in cosa avessi sbagliato.

Sono sempre stata un po' maniaca riguardo l'alimentazione, ho cercato di adottare uno stile di vita meno sregolato possibile, mai fumato, mai bevuto alcolici, attività fisica regolare. Sarà forse stata la mia indole sensibile, saranno stati alcuni avvenimenti piuttosto incresciosi che hanno caratterizzato questi ultimi anni a condurre la mia mente verso questa terribile somatizzazione? Quesiti su quesiti che sfociavano sempre nella stessa domanda "perché?".

Fissai un appuntamento con un chirurgo della mia città per valutare con esattezza il mio caso. D'altronde poteva consistere in un nodulo benigno nonostante la strana espressione del radiologo.

Conobbi il risultato definitivo qualche giorno dopo.

Si trattava di un carcinoma con linfonodi già in metastasi.  Era necessario intervenire con una mastectomia ed asportazioni dei linfonodi interessati.

Il minuscolo barlume di speranza fu spazzato via definitivamente, un doloroso percorso mi attendeva da lì a poco. Cominciai a chiedermi come si sarebbe conclusa la mia storia, sia dal punto vista fisico che psicologico. Un dato era comunque certo, sarebbero mutate tutte le mie prospettive e, semmai ci fosse stata qualche complicanza, avrei certo desiderato morire presto, senza immani ed estenuanti sofferenze. Quel giorno fu contrassegnato dall'angoscia e dal terrore, l'universo addosso e la disperazione pronta ad annientarmi.

Ma incancellabile resterà anche quell'apparizione inaspettata, lì nella saletta d'ospedale che mi sarebbe diventata tanto famigliare nei mesi successivi.

Una persona cara, quella sorella che, con non poca costernazione, non vedevo da mesi. Lei era lì piangente ed addolorata, accanto ai miei. Non seppe spiegarsi e chiarire esattamente come si trovasse in quel posto, a quell'ora, cosa l'avesse condotta da me. Attribuì quella involontaria ed inconscia sensazione di raggiungermi ad un sogno in cui nostra madre, scomparsa anni addietro, le comunicava la difficile situazione in cui ero precipitata.

Ci siamo abbracciate e ritrovate. Come il mio male non sia venuto a caso... Non sono mai stata fatalista, ho sempre nutrito scetticismo e dubbi riguardo le religioni, ma a volte si innescano situazioni così assurde e strane da indurre a modulare e mettere in discussione alcune convinzioni prima tanto radicate.

Cosa mi ha indotto ad accorgermene appena in tempo? Avessi atteso l'anno successivo per la consueta visita non starei qui a parlarne. Turbinio di pensieri.

Cominciai a focalizzare la mia mente sugli altri. Su coloro che si trovano ad affrontare situazioni peggiori. Bambini afflitti dal cancro, situazioni intrise di sofferenza ma anche di coraggio che spinge ad andare avanti sempre e comunque. Finché non smisi di chiedermi il perché, che senso aveva porsi questa domanda, quanto era inutile e stupido tale quesito e lo spazzai via inesorabilmente. Era giunto il momento della forza, la vita è così bella ed io la amo immensamente. Adoro tutto ciò che finora ho realizzato e ciò che avevo ed ho in serbo di realizzazione; mi sento intrisa di vita, amo viaggiare, amo circondarmi di bellezza in ogni sua forma e sfaccettatura, consapevole che la ricerca della bellezza sia il vero motore dell'esistenza. Durante la preparazione e l'attesa dell'intervento iniziò la lotta interiore tra ottimismo e disperazione.

 

Il cancro resta ancora il male più temuto e cominciai a valutarne l'entità. Il cancro al seno colpisce donne di ogni età. Ogni anno se ne diagnosticano cifre assurde, una donna su otto ne è afflitta e rappresenta il 29% delle neoplasie femminili. Sono stati fatti passi da gigante, la mortalità è in continuo calo grazie a nuove terapie ed alla diagnosi precoce. La sopravvivenza media dopo cinque anni dalla diagnosi è di circa l'80%. Ma ciò nonostante ancora troppe sono le donne che muoiono di cancro al seno. Cosa lo provoca? Quali sono le effettive cause?

 

Sicuramente la genetica gioca un ruolo fondamentale ma non primario, come lo stile di vita, come i fattori ambientali. Con immane sforzo mi obbligai a pensare positivo, per me stessa ma principalmente per non tediare la vita delle persone che più amo al mondo e che mi seguono con altrettanto amore e dedizione. Nel contempo però l'attesa di liberarmene, di risolvere tutto al più presto, diveniva estenuante. Pensavo all'estate in corso che sarebbe dovuta essere un'ennesima straordinaria estate. Avevo per tempo programmato un viaggio fantastico, come mio solito, un viaggio tanto atteso e desiderato che ci avrebbe condotto in Canada, ma quel viaggio era evidentemente destinato a non realizzarsi. Ad ogni modo dovevo fare il possibile per poterlo realizzare che diamine! Bisognava contribuire nel mio piccolo affinché tutto si potesse risolvere al meglio e poi avrei dato spazio ad una svolta. Avrei detto basta alle inutili tristezze che sovente mi assalivano senza una seria motivazione oppure a causa di fardelli antichi e mai distrutti definitivamente. Non sarei stata più pedante e lunatica senza apparenti motivi, non avrei più perso tempo, non avrei sprecato neanche un secondo di questa mia meravigliosa esistenza. La vita è un bene prezioso, inestimabile, da proteggere e godere appieno con immensa gratitudine. Cominciare davvero ad attribuire più valore alle cose, alle persone, perché nulla è stabile o definitivo, è sufficiente un attimo affinché tutto muti. Quindi mi imponevo di essere fiduciosa, ben consapevole di quanto la mente sia il motore di ogni cosa. Quanti errori si commettono. Forse si sbaglia per essere migliori, l'importante è accorgersene, ma necessitiamo della paura per diventare coscienti?

Una notte fui io a sognare la mia mamma. La chiamavo a squarciagola, nello stesso modo in cui l'ho invocata per anni, dopo la sua morte, quando da sola nella mia auto, passavo accanto al cimitero che ospita le sue spoglie. Nel sogno le chiedevo di spiegarmi cosa mi fosse capitato, di aiutarmi a capire. Lei mi guardava sorridendomi, quel sorriso bellissimo che da sempre l'ha contraddistinta mi infondeva e mi infonde tanto coraggio ed immensa speranza.

Fu verso la fine di agosto, ad un passo dall'intervento, che ebbi la sensazione di aver quasi accettato l'idea. Cominciai a convivere con il cancro consapevole che l'avrei annientato e che non avrebbe più potuto incutere alcun timore, avrei liberato le mie notti dal terrore di non potermi più rialzare ed il freddo avrebbe ceduto il posto ad un confortevole tepore perché ero io la più forte, perché avevo ancora tantissimo da offrire, miriadi di baci e abbracci ancora da elargire in questa mia vita bellissima. Sarei riuscita ad affrontare e superare il periodo post intervento? La famigerata e temuta chemioterapia quanto e come m'avrebbe segnata? Avrei perso i capelli, ma questo è un dettaglio reversibile a detta di chi assiste dal di fuori, sarebbero cresciuti di nuovo. Intanto io rabbrividivo al pensiero di ritrovarmi calva ed emaciata...

 

L’intervento si concluse con successo, sono stata davvero fortunata ad accorgermi in tempo di ciò che mi stava accadendo. Quei giorni di degenza in ospedale rimarranno indelebili nella mia memoria. Tutto l'amore e la vicinanza di cui sono stata circondata mi hanno resa forte e propositiva.  Io sono una privilegiata, la mia famiglia è meravigliosa.

Giorni dopo mi fu spiegato l'esito dell'esame istologico che confermava la diagnosi iniziale ma purtroppo rivelava un esame dubbio, poco definito, riguardo il livello di aggressività del cancro.

Nuovamente quella sensazione di crollo e disperazione, non sarebbe potuto andare tutto per il verso giusto? Perché questo nuovo intoppo, questa rinnovata fonte di preoccupazione ed ansia?

Con la mia famiglia decidemmo di rivolgerci all'istituto Oncologico milanese IEO per una valutazione approfondita del campione istologico. Qualche giorno dopo mi fu comunicato che quel dubbio era negativo. Toccai il cielo con un dito e piansi di felicità.

Il termine "negativo" è divenuto un mantra per me, adoro questa parola.

Iniziai la chemio conscia dei benefici e pronta ad affrontarne tutti gli eventuali collaterali che si fossero presentati. Appresi, con non poca costernazione, che molte donne vi rinunciano spaventate, nulla di più deleterio ed insensato. Ammetto che il mio impatto con la chemio è stato devastante. Mi ha defraudata di ogni forza. Mi ha resa quasi inerme, afflitta da febbre, vesciche, perdite ematiche dal naso, nausea, unghie bruciate, malessere generale e quant'altro. Mi ha resa passiva e sofferente e mi ha intaccato i capelli. Avvilente guardarsi allo specchio e scoprirsi differente, si ha un impatto visivo a cui non si è preparati. Nonostante tutto ci scherzo ancora su, mi denomino da sola "Smigoll", un famoso personaggio del racconto "Il Signore degli Anelli" ed ho scoperto l'utilità dei cappellini di ogni forma e colore senza i quali mi sentirei davvero a disagio ma solo perché io sono un tipetto precisino ed un po' vanitoso e non certamente per nascondere la mia condizione.

 

Ogni qualvolta che ne ho opportunità espongo con chiarezza e fierezza il mio accaduto perché affrontare un cancro, lottarci contro è cosa grandiosa. Esso è lì a rappresentare la sfida più difficile a cui la vita ti ha sottoposto e non potrò che andar fiera di me stessa.

In questo iter travagliato e doloroso ho incontrato e ritrovato persone davvero speciali che mi hanno supportata e confortata, una cerchia di angeli meravigliosi di cui questo cancro mi ha cosi generosamente circondata.

Ho compreso che gli eventi non accadono perché hanno delle cause ma perché possiedono un fine ed affinché si possa dare inizio ad un percorso di risveglio interiore. In ogni disgrazia fiorisce una grazia. Era necessario ristabilire nella mia vita alcuni equilibri smarriti e paradossalmente il cancro mi ha aiutata in tal senso. Ho realizzato che è tempo perso non gioire di ogni attimo in questa esistenza così delicata, preziosa e fragile. Ho capito che non è giusto basarsi solo su ciò che appare ai nostri occhi, ognuno di noi ha una storia intima e personale, spesso insondabile, che ne traccia l'intero percorso. Ho ritrovato quella dimensione umana che mi induce, in maniera ancora più volitiva del solito, ad inseguire la bellezza, in ogni sua forma, a cercare di rivolgere lo sguardo verso ciò che è giusto e bello e, nonostante siamo circondati da cose peggiori e contrarie, mi impegno e cerco di non lasciarmi soccombere.

Anche il dolore può essere in grado di rappresentare un'opportunità e da un evento terribile può scaturire la consapevolezza e riscoperta di sé stessi che forse diversamente sarebbero mancate. Il cancro mi ha convinta di essere amata, sopendone ogni dubbio. Il mio vissuto di crescita aveva eretto un muro intorno a me e non sono mai riuscita a lasciarmi andare. Ogni qualvolta guardo il mio corpo riflesso allo specchio penso che senza questa mutilazione non sarei ciò che sono ora. Nel contempo si diventa egoisti perché cerchi di proteggerti, perché quella paura sottile, a volte più prepotente, a volte più lieve, sai che ti accompagnerà per sempre. Certo ora è prematuro cercare di svincolarsene, ma so che è destinata ad affievolirsi piano piano. Quando mi sentirò fisicamente più in forma, comincerò, sperando di esserne in grado, a diffondere la cultura della prevenzione, di quanto uno stile di vita sano e corretto ed un atteggiamento propositivo possano essere propedeutici per il benessere di ognuno.

Prevenire è una tappa obbligatoria e fondamentale.

Il tumore al seno è battaglia, è lotta ma anche riscoperta di verità e se ne può uscire.

 

Smettila di avere sempre questa costante paura di non farcela.

Ce la farai.

Sei nata per combattere.

Sei nata per farcela.
Tu ce la farai.

 

Daniela Muccio

 

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