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Come proteggere i nostri figli dalla pornografia e da Internet

Intervista al professor Guido Brunetti

Di Anna Gabriele

Giugno 2018

 

La cronaca quotidiana spesso ci segnala casi allarmanti sull’accesso incontrollato e continuo di bambini al web. Bambini sovraesposti a sesso e pornografia. Nei cellulari di bambini delle elementari sono stati trovati video porno scovati su internet. Molti genitori hanno il terrore che il proprio figlio apprenda le pratiche sessuali su internet. Che fare? Come difendere i bambini e gli adolescenti dalla pornografia e dalla rete? Sullo spinoso tema abbiamo chiesto una riflessione al professor Guido Brunetti, il quale da anni è impegnato come autore e professionista nella ricerca sul funzionamento e la comprensione del cervello e della mente, e sui comportamenti della persona umana, dalla nascita all’ultima età.

 

“Il dilagare della pornografia senza limiti e confini nella nostra vita, sta emergendo in maniera drammatica, diventando - spiega Brunetti - un’epidemia tra gli adolescenti. La famiglia, la scuola, la società sembrano non rendersi conto di questa piaga umana e morale molto diffusa tra i ragazzi. Certamente – aggiunge - ci sono molti genitori che hanno il terrore che il proprio figlio apprenda sesso sulla rete.

Alcune ricerche hanno evidenziato che l’età media della prima esposizione alla pornografia è 10 anni. Altre ricerche hanno mostrato che nel nostro Paese, circa il 36 per cento dei ragazzi scambi immagini, video e testi con contenuti sessuali. I dati ISTAT poi confermano come gli adolescenti si connettano ad internet ad un’età sempre più precoce.

La pornografia, come concorda Therese Hargot, è riuscita a ‘disintegrare’ la persona umana in ‘mille pezzi’. Ora bisogna rimettere insieme i cocci”.
In che modo? “Attraverso un serio e articolato progetto di prevenzione ed educazione che deve cominciare dalle elementari, perché già lì - rileva Brunetti - i bambini sono ‘assaliti’ da un bombardamento di immagini sessuali che ‘decostruiscono’ l’essere umano”.

 

Con quali conseguenze? “Il mondo della pornografia e della rete espone bambini e adolescenti a molteplici rischi, riguardanti lo sviluppo mentale e cerebrale. Lo spettro dei disturbi psichiatri risulta ampio: traumi, ansia, vergogna, paura, repulsione, anomalie sessuali e della personalità, senso di colpa, disturbi del sonno. Spesso ci troviamo dinanzi ad una combinazione di questa sintomatologia. I dati di alcune ricerche hanno rilevato che la pornografia può determinare forti reazioni emotive, modificare la struttura di aree cerebrali e condizionare lo sviluppo cognitivo. Ulteriori ricerche internazionali inoltre hanno indicato che l’uso della pornografia è associato ad atteggiamenti sessuali più permissivi, a forti stereotipi di genere, a rapporti sessuali più precoci e casuali, ad aggressività, vittimismo sessuale e senso di inadeguatezza”.

 

Come articolare gli interventi? “Sul piano educativo e terapeutico occorre predisporre un piano volto a decodificare immagini e contenuti; a prendere coscienza di chi siamo e qual è il ruolo dei ragazzi nella sessualità, superando i limiti e l’incapacità di legare la sessualità al rispetto, all’affetto e all’amore. Educare alla sessualità è anzitutto educare alla conoscenza del proprio corpo e della propria affettività. Un processo che deve mirare alla formazione dell’Io corporeo e dell’Io interiore. Un Io che risulta in uno stato confusionale, sconvolto dal magico mondo del web e da una società caratterizzata da anomia, da assenza di norme chiare, precise e consolidate e da sicuri punti di riferimento per bambini e adulti.

 

È un percorso delicato e difficile che va ‘maneggiato’ con le dovute precauzioni e con molta e accertata esperienza e competenza scientifica e professionale. Le stesse linee guida dell’Oms, Organizzazione mondiale della sanità, per l’educazione sessuale in Europa hanno sollevato un ginepraio di proteste e polemiche. Un testo definito da alcuni giuristi ‘aberrante e nefasto per la società e le generazioni più indifese’. Altri studiosi hanno parlato di ‘allarme educativo’, di un ‘ingresso massiccio dell’ideologia gender nelle scuole’. Ecco una delle perle contenute nel documento: ‘Ai bambini più piccoli (fra 0 e 4 anni) in classe va insegnato il gioco del dottore per far imparare anche a loro il piacere di toccare il proprio corpo’. E dire che il testo in questione è stato redatto da un gruppo di cosiddetti ‘esperti’, sessuologi e ginecologi di diverse nazionalità europee.

 

Vengono i brividi - afferma il prof Brunetti - pensare a ciò che potrebbe accadere in Italia con i nostri cosiddetti esperti. Quanto a questi esperti, si indica un tipo di figura che non sembra facile trovare da noi. La sessualità è un tema importante e molto difficile da affrontare. Un problema morale e pedagogico che va gestito secondo modi, tempi e opportunità, rifuggendo da banalità, pregiudizi e approssimazione. È una questione estranea alla nostra tradizione millenaria, e molto ostile ai meccanismi del sapere. L’educazione sessuale fa paura coperta com’è da silenzio, resistenze, disinteresse e rifiuto”.

 

Come attuare un valido progetto in materia?  “Un serio strumento etico e scientifico è rappresentato - conclude il prof Brunetti - dalla psicoanalisi, una disciplina in grado di orientare l’agire educativo. È stato Freud a scoprire il continente sommerso della sessualità infantile, intesa come il fulcro dell’identità dell’Io, la pulsione dominante dell’inconscio, capace di alimentare tutte le espressioni fisiche e mentali dell’individuo, ovvero l’intero sviluppo infantile. L’educazione sessuale non ha alcuna validità se non è mirata a un modello di costruzione armonica della personalità, se non tiene conto della globalità mentale, intellettuale ed emotiva del bambino”.

 

Anna Gabriele

 

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