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I folli di Dio

Giugno 2019

 

In generale, il termine follia è usato per indicare la mancanza di assennatezza e di prudenza. Il folle è perciò privo di buon senso e rivela un comportamento irrazionale e imprevedibile.
Sul piano clinico invece, follia è quell’insieme di disturbi mentali che vengono chiamati psicosi. Per il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), il concetto di psicosi comprende l’esistenza di una “compromissione” del test di realtà e la presenza di deliri e allucinazioni, mentre il disturbo mentale è definito una “sindrome caratterizzata da un’alterazione clinicamente significativa della sfera cognitiva, delle relazioni delle emozioni o del comportamento di un individuo”.
Oggi, la nozione di follia, che nasce con Philippe Pinel alla fine del Settecento, comprende non soltanto la malattia mentale, ma più in generale la manifestazione di una condizione di devianza e “diversità” relativa sia ad un disturbo interno al soggetto che a una interazione tra il paziente e il suo ambiente.
In campo filosofico, sociologico e criminologico viene preferito il termine alienazione o devianza.

Nel corso dei secoli, l’idea di follia assume vari significati. Nel mondo classico, essa è legata alla dimensione sacra. Il folle è la “voce” del divino. Nel Medioevo, il folle simboleggia non solo il demonio, ma anche l’esaltazione mistica, la quale conduce, per Jacopone da Todi, ad una “santa pazzia”. Si tratta di un comportamento che Erasmo da Rotterdam nel suo libro “Elogio della pazzia” considera molto presente nell’agire umano.
Nel Rinascimento, il folle è una figura rispettata.
I temi della follia e della saggezza compaiono nella letteratura e nell’arte.  Nella “Prima lettera ai Corinti”, Paolo di Tarso sostiene che “quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti. Sono i “folli di Dio”, ovvero “folli in Cristo”, come li ha definiti la Chiesa fin dagli albori.
Chi sono i “folli di Dio”? Sono personaggi stravaganti, bizzarri, autolesionisti. Sono l’eco della parola di Dio, intenti a “smascherare” i difetti e le debolezze umane. Sono figure di mistici che vengono illustrate con passione e competenza da un noto psichiatra, Vittorino Andreoli, nel suo nuovo libro che s’intitola “Benedetta follia. Dai padri del deserto ai mistici di oggi” (Piemme, pagine 335, euro 18,50). Il volume è un affascinante viaggio storico-letterario che inizia con gli eremiti del deserto dei primi secoli cristiani, passa per gli asceti del Medioevo e giunge fino ai mistici dei tempi recenti.

I folli di Dio compiono una scelta di vita con l’ascetismo per acquisire la sapienza di Dio attraverso il distacco dal mondo, la lotta al demonio, la preghiera e il digiuno. Nell’interpretazione psichiatrica, la follia è la mancanza della coscienza di malattia, nella follia di Dio questa invece c’è poiché la visione del mondo fa parte di una decisione, di una “chiamata” del Signore. I folli di Dio non sono quindi casi clinici, ma figure di mistici.
I monasteri sono luoghi per contrastare il diavolo, cioè il male. Un male che è non solo dentro il singolo uomo, ma è legato all’intera società. Riguarda il mondo intero. I demoni sono presenti in tutte le culture precristiane. In Russia, il movimento dell’ascetismo compare dall’ XI secolo e giunge sino al XX secolo, quando il regime comunista limita queste espressioni di vita. La Chiesa ortodossa russa ha canonizzato molti di questi casi.

Rispetto al primo millenarismo, in questo secondo millenarismo - rileva Andreoli - la situazione non è migliorata. Non ci sono più monaci, vuoti i monasteri, vuote le chiese. I folli di Dio non ci sono più. Abbiamo l’immagine di un mondo che vede “la totale anestesia verso un Dio che ha creato il mondo e verso un demonio che è la rappresentazione del male”. È una civiltà non più “teocentrica”, ma “nullo-centrata”. La civiltà occidentale è in “agonia”, e l’uomo è dominato da istinti e pulsioni negative e malvagie. È il demonio dal “volto umano”. I demoni - aggiunge l’autorevole scienziato - sono “tanti quanti gli uomini”. Sono “dentro di noi”. Come difenderci? Ricorrendo a Dio, un Dio “anch’esso dentro di noi”.

La storia dell’uomo è anche la storia del demonio e delle sue vittorie. È una lotta quotidiana tra il bene e il male. Nella tragedia greca, il destino della lotta è sempre regolato da un intervento della divinità. In letteratura, la guerra tra bene e male è presente nelle pagine del “Paradiso perduto” di John Milton, nell’opera di Shakespeare, di Baudelaire (“Fiori del male”), di Flaubert e di tanti altri autori.

Il demonio del male domina nella grande letteratura russa, soprattutto in Dostoevskij, Gogol’ e Tolstoj. In Freud, questo fenomeno è legato a forme di nevrosi, desideri cattivi, ripudiati, che derivano da moti pulsionali rimossi. Il demonio è “ossessione”, “possessione”, lotta tra l’Io e il Super-Io.

Oggi, la forza distruttiva, per Andreoli, non appartiene più a Dio o al demonio, ma all’uomo. L’uomo del tempo presente è attraversato da un senso di paura, panico, insicurezza, violenza. Il “grande culto” che domina tra gli esseri umani è quello della bellezza e della salute. C’è poi Internet, il “demonio” delle apparenze.
È un uomo che ha perduto i principi e i valori “ordinatori, quei principi che hanno fondato la civiltà occidentale. L’Anticristo è “l’ignoranza” dell’uomo rispetto alle grandi possibilità di vivere nella “sapienza e nell’amore”.
Il terzo millennio proietta un’epoca della “stupidità”. L’Homo stupidus stupidus sta rinunciando ad usare il sapere, il logos, la cultura e la scienza per dominare con una “animalità bruta” fatta di istinti e pulsioni. La stupidità - dice Andreoli - uccide una grande civiltà, che comincia con l’Egitto, giunge alla Grecia a Roma e al cristianesimo e che ha inventato la scienza, l’arte, la poesia e prodotto la bellezza. È la morte della cultura, è il ritorno indietro dall’amore all’odio. Si è perduto il senso autentico dell’umanesimo, una condizione che proietta nella vita sociale e in quella religiosa forme preoccupanti di degrado.
Oggi la follia è di chi non segue i principi dell’umanesimo. Siamo convinti, d’accordo con il grande psichiatra, che l’essere umano abbia bisogno di scoprire nuovamente la dimensione del sacro e del trascendente. È una necessità non solo culturale, ma biologica, fatto che ci consente di rifiutare l’idea che tutto possa essere attribuito al caos o al Big Bang. In ogni civiltà infatti è presente una visione che ammette un mondo fisico e un mondo spirituale.

 

Guido Brunetti

 

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