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Vecchio 23-05-2007, 15.04.38   #1
donquixote
Moderatore
 
Data registrazione: 23-05-2007
Messaggi: 241
La Decadenza Dell’arte

L’odierna concezione occidentale dell’arte si riduce essenzialmente a due tendenze: quella estetica e quella psicologica. Oggi un’opera, per essere definita artistica, dev’ esser giudicata bella o quantomeno deve esprimere la personalità dell’artista che l’ha realizzata. La bellezza risponde a canoni estremamente variabili; nell’antica Grecia ad esempio essa era la rappresentazione perfezionata della natura, le opere d’arte elleniche ispirandosi infatti in qualche maniera al mito della grotta ed al mondo platonico delle idee, mentre attualmente è definita in maniera incerta e instabile dai cosiddetti “critici” che la fissano secondo i loro gusti personali. La personalità dell’artista invece si esprime principalmente nella cosiddetta originalità, che il più delle volte altro non è che mera stravaganza. Oltretutto tale personalità è spesso inconscia o volutamente inespressa, e sono poi i critici stessi a compiere l’analisi psicologica dell’ artista e trasferirne i risultati, del tutto discutibili, nella critica dell’opera. La moderna storia dell’arte segue identici canoni. Analizza le opere antiche collocandole cronologicamente e, a causa della mentalità evoluzionistica che pervade tutta la modernità, cerca nell’artefatto solo le caratteristiche che possano consentirgli di definire un’opera più vicina a noi nel tempo un “progresso” rispetto ad una di un’epoca precedente. Quindi i criteri compositivi, le sfumature, i chiaroscuri, le prospettive o qualunque altra peculiarità tecnica contribuisce secondo i critici moderni a rendere l’arte, ad esempio, rinascimentale, più bella di quella medievale. Gli storici dell’arte sono concordi nell’affermare che gli artisti più antichi non conoscevano l’anatomia, o il senso delle proporzioni, o il gioco delle prospettive, non cogliendo l’essenza dell’opera che, spesso deliberatamente, trascurava questi elementi stilistici che potevano distrarre l’osservatore per enfatizzarne ben altri, più essenziali, a cui si dava maggiore importanza. Esauriti gli aspetti tecnici si passa ad analizzare l’artista che l’ha realizzata, scandagliando la sua biografia con l’intento di trovare riferimenti psicologici che si possano trasporre figurativamente. Così la vita sregolata di Caravaggio, popolano milanese, diventa origine e movente dei soggetti in qualche misura neorealisti della sua pittura e della drammatizzazione dei suoi contrasti luminosi, e il talento e il genio vengono espressi dal fino allora inedito utilizzo dei chiaroscuri. Quindi quanto più un artista appare originale, e quindi innovativo, tanto più le sue opere verranno esaltate e incensate. Da individualisti e umanisti quali ormai siamo, attribuiamo un valore sproporzionato alle opinioni e un interesse esagerato ai fatti altrui per cui ai nostri occhi l’opera d’arte è divenuta un pezzo di biografia dell’artista
Tale configurazione mentale parte da una serie di presupposti di cui il predominante è considerato un assunto universale, ma non lo è affatto. Questo falso assunto postula che l’opera d’arte, di per sé, non serva a niente se non a dar piacere, a provocare emozioni. Ma solo in tempi recenti l’arte è diventata un lusso, uno status symbol, un orpello per ricchi da esibire durante i ricevimenti. Estraniata dall’attività comune di produrre cose utili, sia in senso materiale che spirituale, l’arte ha finito per rappresentare solo i sentimenti di uomini che, chissà perché, riteniamo particolarmente ispirati e a cui concediamo privilegi che ad altri sono interdetti. Nei secoli passati e ancor oggi nella maggior parte del mondo l’arte ha una serie di specifiche funzioni, la prima delle quali non è certamente quella di dar piacere al possessore o allo spettatore dell’opera. Nel medioevo europeo non esisteva la distinzione fra artista e artigiano; entrambi venivano definiti con il termine “artifex”. Quindi sia colui che costruiva vasi o utensili come colui che affrescava le chiese ed i templi erano considerati alla stessa stregua poiché entrambi realizzavano opere che, ognuna nel proprio ambito, erano funzionali ad una necessità sociale. L’arte figurativa in particolare doveva esprimere in forma simbolica i principi che la teologia o la metafisica tentavano di comunicare in forma discorsiva poiché, proprio a cagione del linguaggio simbolico utilizzato, l’arte è più adatta ad esempio della letteratura per suggerire concetti e principi che di per sé sono inesprimibili.
Le opere d’arte o artefatti, comunque li si voglia chiamare, dovevano riflettere nel proprio ambito specifico una verità principiale, o una parte di essa, o verità relative che ad essa fossero riconducibili. Le opinioni o i sentimenti personali, in qualunque modo fossero espressi, venivano tenuti in quasi nessun conto, relegati nell’alveo del contingente, del volatile, del fuggevole.
Per questa ragione le opere d’arte erano anonime. L’artista doveva avere il talento necessario per rappresentare nel modo migliore, più chiaro, più comprensibile, più evidente ciò che era stato chiamato a raffigurare; qualunque riferimento alla persona o, peggio ancora, ai sentimenti e alle opinioni di tale persona avrebbero senz’altro inficiato la validità del suo lavoro poiché la verità, essendo universale e non umana, può solo esser compresa da chi ha le facoltà per farlo, non escogitata, dominata e patentata da una persona umana. Chi si vantava di essere l’unico possessore di una verità veniva considerato un pazzo o un eccentrico, e minimamente considerato.
Ars sine scientia nihil, dicevano gli antichi. Ove con scienza si intende “sapienza” e non mera conoscenza del materiale e del sensibile, di cui si occupano le scienze moderne. L’arte quindi dovrebbe tornare ad avere uno scopo, a rivestire le caratteristiche di utilità e di servizio che tutte le civiltà mondiali, esclusa la nostra da qualche secolo in qua, le hanno sempre riconosciuto. Se poi appaga anche l’occhio tanto meglio, ma solo in una accezione secondaria e subordinata. E tanti bizzarri pseudoartisti moderni, le cui opere valgono un sacco di quattrini e sono esposte nei maggiori musei dell’occidente solo per una particolare benevolenza (per non dire di peggio) del critico di turno più “up to date”, e che di per sé non avrebbe senso esporle in quanto un museo dovrebbe essere il luogo in cui si conservano solo le opere antiche che altrimenti andrebbero perdute e non quelle di artisti viventi e operanti, potrebbero esprimere al meglio la loro personalità e il loro genio chinati, con un cappello di paglia in testa, nei rossi e brulli campi di pomodoro di una pianura padana arsa da questa torrida estate.
donquixote is offline  
Vecchio 03-07-2007, 17.59.51   #2
trismegistus
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Riferimento: La Decadenza Dell’arte

Citazione:
Originalmente inviato da donquixote
Gli storici dell’arte sono concordi nell’affermare che gli artisti più antichi non conoscevano l’anatomia, o il senso delle proporzioni, o il gioco delle prospettive, non cogliendo l’essenza dell’opera che, spesso deliberatamente, trascurava questi elementi stilistici che potevano distrarre l’osservatore per enfatizzarne ben altri, più essenziali, a cui si dava maggiore importanza.

Su questo ho molti dubbi, non hai mai sentito parlare delle proporzioni perfette od auree delle statue dell'Antica Grecia?


Non è che l'arte è decaduta ma segue solo la sua naturale evoluzione.
Non è detto che in futura l'arte contemporanea sia giudicata aulica e bella oppure rozza e barbara; esempio tu dici che in relazione all'evoluzione delle tecniche artistiche si dice che l'arte rinascimentale è meglio di quella medievale, prendendo tutte le differenti forme d'arte non direi, dopotutto Notre Dame de Paris non mi pare abbia rivali di bellezza nel rinascimento o che l'arte gotica venga giudicata brutta, è altrettanto vero però dire allora che l'arte barocca è meglio della rinascimentale e così via fino a giungere all'arte contemporanea.
Direi piuttosto che ogni epoca artistica rispecchia il senso estetico del periodo, se questo poi è legato ad altri particolari come l'utilità politica, religiosa o narrativa non ha importanza.
Adesso parliamo di arte ache in senso psicologico però non è deto che dall'arte si possa ricollegarsi necessariamente al carattere dell'artista o alla sua personalità; basti prendere Michelangelo o Leonardo da Vinci, dopotutto dalle opere del primo non si risalirebbe mai suo carattere scontroso o burbero e misantropo come ci è stato documentato, dalle opere di Leonardo altrettanto non si può dire che la sua complessa ed eclettica personalità possa essere racchiusa nei suoi quadri o nelle sue opere d'arti, non esiste infatti una tela abbastanza capiente per contenere la sua personalità.
Perciò dico che l'arte non decaduta o decadente, sarà infatti la Storia a decidere quale sarà l'avvenire di artisti ed arte.
trismegistus is offline  

 



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