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Vecchio 06-12-2003, 23.52.15   #11
Vi@nne
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Data registrazione: 14-09-2003
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No...purtroppo! Sei realista!
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Vecchio 07-12-2003, 02.33.58   #12
moka
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Data registrazione: 05-12-2003
Messaggi: 97
Citazione:
Messaggio originale inviato da dana


Si stava meglio prima, penso.
In una società tecnologica e commerciale c'è meno spazio (e sempre meno ce ne sarà) per la letteratura, la poesia, la filosofia, la psicologia.
Oggi conta solo il guadagno veloce e immediato.

E poi, meno l'uomo pensa, più è manovrabile e controllabile.


Sono parzialmente d'accordo per quanto riguarda letteratura e poesia, invece sono un pò meno d'accordo per quanto concerne filosofia e psicologia. Cercherò di andare con ordine se no mi incasino!

1) Primo argomento: letteratura e poesia nella società attuale. E' indubbiamente vero che nel mondo attuale i valori sono cambiati, forse scomparsi, e si pensa solamente al denaro e al successo sociale. Però bisogna distinguere: io parlerei non tanto di mancanza di spazio per letteratura e poesia quanto piuttosto di mancanza delle condizioni sociali e politiche per il loro sviluppo. Lo spazio non è diminuito ma solo cambiato: se prima c'era il manoscritto, oggi c'è la stampa, se prima c'erano i sovrani che commissionavano le opere e le giudicavano, oggi ci sono le case editrici, se prima c'erano i caffè letterari o i salotti delle dame oggi c'è internet o le varie associazioni ecc. . Secondo me il punto è che attualmente non ci sono condizioni politiche o sociali che possano favorire un certo tipo di letteratura (quella più profonda) . Perchè, secondo me, questo tipo di letteratura nasce solo in periodi storico-politici particolari: in tempi di dittature o autarchie, in tempi di rivoluzione, o ancora in periodi di transizione sociale traumatica. Per esempio, pensa all'opera di Dostoevskij; a quanto nell'Ottocento l'improvvisa e repentina apertura dell'arretrata Russia ad una Europa decisamente più avanzata influì sull'opera di questo indimenticabile maestro. Il trauma di questo evento culturale e sociale così improvviso ha influenzato irreversibilmente l'opera di Dostoevskij. Oppure, per fare un altro esempio, pensa ai poeti del Romanticismo inglese, che espressero il disagio per la nuova società industriale britannica con magnifiche liriche che auspicavano il ritorno alla natura, esaltavano l'irrazionalità, l'infanzia come purezza ecc. Senza questi traumatici eventi sociali, politici, economici, credo che non sarebbero mai nati poeti di tal fatta. Oggi invece, perlomeno in Occidente, viviamo in condizioni politiche e sociali tutto sommato abbastanza stabili, non ci sono tragedie sociali o politiche incontrollabili, c'è una certa stabilità. Dunque lo scrittore moderno non ha grandi tragedie da vivere, se non quelle personali(non che non siano importanti, ma paragonate a quelle della Storia...) . Mi viene in mente Milan Kundera, a quanto profondamente l'occupazione comunista della sua patria (Primavera di Praga) influì sulla sua opera ma anche sulla sua vita...

2) Secondo argomento: filosofia e psicologia nell'attuale società postmoderna. In questo caso, ritengo non solo che filosofia e psicologia abbiano più spazio, ma anche che abbiano maggiori occasioni di sviluppo rispetto al passato. Innanzitutto, la psicologia è una scienza del tutto recente, nata proprio per rispondere ai problemi dell'uomo moderno(prima, se una donna aveva una crisi isterica, al massimo si chiamava l'esorcista...!) . La psicologia trova la sua ragion d'essere proprio nella società attuale, in cui imperano disagi mentali del tutto inesistenti in passato(anoressia, bulimia, depressione, ecc.) . Lo stesso discorso può, secondo me, essere ampliato anche alla filosofia. La società moderna è molto complessa, tutto si mette in discussione; la società del passato era più fissa, gerarchizzata e poco incline al cambiamento. E la filosofia fa proprio questo: mette in discussione tutto. Dunque oggi può avere molti più argomenti di studio, di ricerca ecc.

3) Terzo e ultimo: è verissimo, meno l'uomo pensa e più è plasmabile come un vaso di creta. Ma non credere che in passato non fosse così, anzi, era peggio. Un tempo pochi avevano accesso ad uno strumento di pensiero libero quale il libro, non esisteva il pensiero anticonformista ma solo quello contrario al potere politico allora vigente. Dittature(fascismo, nazismo, comunismo) e autarchie impedivano qualsiasi tipo di pensiero divergente e censuravano qualunque tipo di letteratura o arte non conforme ai propri ideali. Personalmente, ringrazio il cielo di essere nata in epoca di relativa pace e democrazia come questa attuale(però se Berlusca continua così...ma questa è un'altra storia!!) .
Grazie a chiunque mi abbia seguito fin qui(non deve essere stato facile!!!) e arrivederci a presto.

Ultima modifica di moka : 07-12-2003 alle ore 02.37.03.
moka is offline  
Vecchio 09-12-2003, 21.00.08   #13
pennac
supreme being :O)
 
Data registrazione: 24-11-2003
Messaggi: 279
secondo me crescono gli strumenti dedicati alla cultura perchè cresce la quantità stessa di cultura ... un pò come i giornalini scolastici : più notizie , più pagine
pennac is offline  

 



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