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Vecchio 05-11-2005, 23.26.52   #1
Jack Sparrow
Pirate of the Caribbean
 
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Data registrazione: 23-05-2005
Messaggi: 363
Talking Padre Dante

studiare la Divina Commedia al liceo è una cosa davvero pessima.

è un modo perfetto di far odiare un libro che è forse il più incredibile che sia mai stato scritto; se mi ponessero davanti tutti i libri del mondo e mi chiedessero: "secondo te quale è stato ispirato da Dio?"
non risponderei "la Bibbia", bensì "la Commedia dantesca".

premesso ciò, la prima cosa che forse colpisce è la quantità di cose che ci sono dentro.

a parte da un punto di vista linguistico (dante "crea" il 15% della nostra lingua e ne usa quasi il 50%), è artisticamente pazzesco.
le metafore, le similitudini, le immagini, le invettive e le esaltazioni:
tutto è davvero... Divino!!!

vi inviterei a riportare la frase (o qualsiasi altra "cosa") che maggiormente vi ha entusiasmato, magari con la motivazione;

se dovessi cominciare io, direi le terzine di Paolo e Francesca che dicono:

"Amor, che al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui della bella persona
che mi fu tolta; e il modo ancor m'offende.

Amor, che a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.

Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi vita ci spense."
Queste parole da lor ci fur pôrte."


semplice, dolce, con una forte componente di malinconia.
splendido.

Jack Sparrow is offline  
Vecchio 02-12-2005, 12.38.53   #2
raindog
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Data registrazione: 26-02-2004
Messaggi: 15
dante era un tronfio bigotto e avido, ma era un genio. e la commedia è un opera incredibile.
raindog is offline  
Vecchio 03-12-2005, 00.55.17   #3
Alessandro D'Angelo
dnamercurio
 
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Citazione:
Messaggio originale inviato da raindog
dante era un tronfio bigotto e avido, ma era un genio. e la commedia è un opera incredibile.
@@@
Dante, il Sommo, non era nè tronfio, nè bigotto, era un genio e Gran Maesto nel suo tempo.
###
Non era un genio, neanche un santo, ma, se si riflette, qualche cosa di più.

Saluti a tutti
Alessandro D'Angelo is offline  
Vecchio 07-12-2005, 00.45.03   #4
Elijah
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Beh...

Dante era un mistico... e anche un profeta...

Dante ha scritto la Commendia con l'intento di avvicinare la popolazione del suo tempo al suo credo, al cristianesimo, all'amore divino. E l'ha fatto con un'opera suprema...

Dante lo preferisco di gran lunga alla superbia di Petrarca...
Boccaccio è poi un discorso a parte...
Ma in definitiva Dante l'ho trovo il migliore tra i tre grandi alla base della letteratura italiana...

Ciao,
Elia

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Vecchio 10-12-2005, 15.28.50   #5
raindog
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Data registrazione: 26-02-2004
Messaggi: 15
no, dante era tronfio. non che non ne avesse motivo, era un genio.
raindog is offline  
Vecchio 10-12-2005, 18.03.12   #6
BloodyMira
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Data registrazione: 10-12-2005
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Bravo Jack Sparrow


Riappropriamoci dei capolavori della letteratura: quelli che la scuola, con le sue costrizioni, ci ha in qualche modo sottratto ( nel momento stesso in cui ce li offriva ).
Il mio proposito è senz'altro quello di rileggere la Divina Commedia ( da cima a fondo )...Per ora ho cominciato a "riappropriarmi" dei tragici greci
BloodyMira is offline  
Vecchio 12-12-2005, 17.05.48   #7
Elijah
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Messaggio originale inviato da raindog
no, dante era tronfio. non che non ne avesse motivo, era un genio.

Ma guarda, il fatto stesso che Dante abbia scritto in volgare ai tempi in cui il latino la faceva da padrona, ci dimostra che era meno superbo di Petrarca che "snobbava" tutto ciò che non era scritto in latino, o che almeno faceva finta di non leggere (anche se poi osservando le critiche o osservazioni che fa a Boccaccio sul Decameron si capisce benissimo che Petrarca l'ha letto con interesse il libro di Giovanni ).
Quindi, in parte è vero che Dante si sentisse "superiore", perché se no mica avrebbe scritto quel che ha scritto! ... e non avrebbe preso il ruolo di profeta...
... ma è anche vero che Dante si abbassa al livello di tutti quando scrive, in modo tale che tutti capiscano ciò che scrive... e questo è un gran gesto di umiltà.

Ciao, Elia



P.S.: se poi adesso Dante è difficile da leggere, è tutto un altro discorso...

Ultima modifica di Elijah : 12-12-2005 alle ore 17.07.35.
Elijah is offline  
Vecchio 17-12-2005, 13.54.02   #8
raindog
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Data registrazione: 26-02-2004
Messaggi: 15
Citazione:
Messaggio originale inviato da Elijah
Ma guarda, il fatto stesso che Dante abbia scritto in volgare ai tempi in cui il latino la faceva da padrona, ci dimostra che era meno superbo di Petrarca che "snobbava" tutto ciò che non era scritto in latino, o che almeno faceva finta di non leggere (anche se poi osservando le critiche o osservazioni che fa a Boccaccio sul Decameron si capisce benissimo che Petrarca l'ha letto con interesse il libro di Giovanni ).
Quindi, in parte è vero che Dante si sentisse "superiore", perché se no mica avrebbe scritto quel che ha scritto! ... e non avrebbe preso il ruolo di profeta...
... ma è anche vero che Dante si abbassa al livello di tutti quando scrive, in modo tale che tutti capiscano ciò che scrive... e questo è un gran gesto di umiltà.

Ciao, Elia



P.S.: se poi adesso Dante è difficile da leggere, è tutto un altro discorso...

mah, la memoria mi fa cilecca, ma ricordo vari versi ("sesto tra cotanto senno" quando nella commedia - canto IV dellInf.- si inersice nel novero dei più grandi scrittori di sempre insieme a Omero, orazio ovidio lucano e virgilio)
oppure quando tratta malissimo il suo vecchio amico Lapo (qui purtroppo la memoria non mi assiste minimamente....se mi ricordo andrò a riguardare) e guido calvalcanti poi, attraverso l'eretico padre cavalcante.
e la verneinung (affermazione tramite una negazione) del secondo canto "io non enea, non paolo sono" dice a virgilio riguardo la sua paura di scendere negli inferi, ma poi nel corso dell'opera avremo un dante consapevole - e fiero- di essere una sintesi dei due (o meglio uno scrittore che è la sintesi del genere classico e di quello cristiano, quindi, anche per sua stessa ammissione, il più grande del suo tempo).
per quanto riguarda il latino era la lingua di uso comune nel parlato e non solo anche dei grandi poeti (basti vedere le corrispondenze), quindi l'operazione non è tanto di abbassarsi al volgo ma di innalzare a livello ufficiale una lingua vera e propria, ma non dimentichiamo che lo stesso dante per i trattati "importanti" userà sempre il latino: "de monarchia" "de vulgari eloquentia"....quindi più che umiltà credo si trattasse di intelligenza e lungimiranza (e coraggio), ma sono fermamente convinto che dante non fosse umile, e che in questo stia uno dei principali motivi della sua grandezza.

e poi in finale, la commedia cos'altro è se non "la cronaca romanzata" del raggiungimento di dante di vette mai raggiunte prima nella scrittura (se mi sentisse il professore esprimermi in questi termini barbari mi ucciderebbe)? saprai che in parallelo al cammino verso l'alto di dante personaggio c'è il cammino del dante scrittore, tanto che nel paradiso i latinismi sono molti di più che nell'inferno. comunque lo studio della Comoedia (o meglio, di piccola parte di essa) è stato difficilissimo, ma ho scoprto un'universo praticamente. considera che per prepapare l'esame c'ho messo 6 mesi, e non sono neanche riuscito a prendere 30 (maledetto Curtius !)

Ultima modifica di raindog : 17-12-2005 alle ore 14.04.04.
raindog is offline  
Vecchio 17-12-2005, 17.26.36   #9
oizirbaf
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Data registrazione: 11-01-2005
Messaggi: 168
Ahi serva Italia, di dolore ostello ...

... quanta attualità nel celebre sdegno di Dante messo in bocca a Sordello da Goito!!!


............. Canto Sesto del Purgatorio. (dedicato a Tonino Greco)



6. 76 Ahi serva Italia, di dolore ostello,
6. 77 nave sanza nocchiere in gran tempesta,
6. 78 non donna di province, ma bordello!

6. 79 Quell'anima gentil fu così presta,
6. 80 sol per lo dolce suon de la sua terra,
6. 81 di fare al cittadin suo quivi festa;

6. 82 e ora in te non stanno sanza guerra
6. 83 li vivi tuoi, e l'un l'altro si rode
6. 84 di quei ch'un muro e una fossa serra.

6. 85 Cerca, misera, intorno da le prode
6. 86 le tue marine, e poi ti guarda in seno,
6. 87 s'alcuna parte in te di pace gode.

6. 88 Che val perché ti racconciasse il freno
6. 89 Iustiniano, se la sella è vota?
6. 90 Sanz'esso fora la vergogna meno.

6. 91 Ahi gente che dovresti esser devota,
6. 92 e lasciar seder Cesare in la sella,
6. 93 se bene intendi ciò che Dio ti nota,

6. 94 guarda come esta fiera è fatta fella
6. 95 per non esser corretta da li sproni,
6. 96 poi che ponesti mano a la predella.

6. 97 O Alberto tedesco ch'abbandoni
6. 98 costei ch'è fatta indomita e selvaggia,
6. 99 e dovresti inforcar li suoi arcioni,

6.100 giusto giudicio da le stelle caggia
6.101 sovra 'l tuo sangue, e sia novo e aperto,
6.102 tal che 'l tuo successor temenza n'aggia!

6.103 Ch'avete tu e 'l tuo padre sofferto,
6.104 per cupidigia di costà distretti,
6.105 che 'l giardin de lo 'mperio sia diserto.

6.106 Vieni a veder Montecchi e Cappelletti,
6.107 Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura:
6.108 color già tristi, e questi con sospetti!

6.109 Vien, crudel, vieni, e vedi la pressura
6.110 d'i tuoi gentili, e cura lor magagne;
6.111 e vedrai Santafior com'è oscura!

6.112 Vieni a veder la tua Roma che piagne
6.113 vedova e sola, e dì e notte chiama:
6.114 «Cesare mio, perché non m'accompagne?».

6.115 Vieni a veder la gente quanto s'ama!
6.116 e se nulla di noi pietà ti move,
6.117 a vergognar ti vien de la tua fama.

6.118 E se licito m'è, o sommo Giove
6.119 che fosti in terra per noi crucifisso,
6.120 son li giusti occhi tuoi rivolti altrove?
.............................. .....................

Note (solo la 78 e la 115 son mie, oltre la piccola integrazione alla 81):

78. Si allude alle leggi di Giustiniano, secondo le quali l'Italia non era " provincia, sed domina provinciarum. Esplode il rabbioso sarcasmo di Dante sulla divisione dell'Italia e sulla sua decadenza politica: non signora (domina, in latino) di province, come nell'antichità, ma bordello! E' rabbia d'amore per l'Italia, naturalmente, inserita nella concezione imperiale di Dante e noi possiamo sentirla profondamente attuale e con analoga veemenza nel volere un'Italia solidale, unita e salda all'interno di un'Europa che sia faro di giustizia, cultura e tolleranza. .

81. cittadin: concittadino (Sordello da Goito, quasi concittadino del mantovano Virgilio).

84. di quei: si combattono l'un l'altro i cittadini della medesima città.

85. intorno da le prode: lungo le spiagge.

88. Che val: a che giova che Giustiniano riordinasse il Corpus delle leggi ( " il freno ") se nessuno le fa rispettare (" se la sella è vota ").

90. Cesare: si allude al detto del Vangelo " Date a Cesare ciò che è di Cesare, a Dio ciò che è di Dio " (Matteo, XXII, 21).

94. fiera: è l'immagine dell'Italia paragonata al cavallo (cfr. v. 88), che prosegue. Fella: ribelle.

96. predella: è la briglia, nella parte vicina al morso, che serve per condurre a mano il cavallo. Il rimprovero è rivolto agli ecclesiastici (" gente che dovresti esser devota "), e in particolare al papa, Bonifacio VIII; in più Dante sembra volerli accusare di insipienza e d'incapacità, in quanto non sanno cavalcare la " fiera", ma la conducono a mano con la " predella ".

97. O Alberto tedesco: è Alberto I d'Austria, imperatore dal 1298, morto nel 1308.

100. giusto giudicio: una meritata punizione ricada dal cielo sulla tua famiglia e sia inconsueta ed evidente, sì che il tuo successore ne rimanga impressionato. La sciagura profetizzata sarà la morte del primogenito Rodolfo; il successore é Arrigo VII, in cui Dante riponeva ogni speranza di veder restaurato l'impero.

103. Ch'avete: poiché tu e tuo padre Rodolfo d'Asburgo avete tollerato, presi (" distretti ") dalla cupidigia di consolidare i domini d'oltralpe ( " di costà " ) che il giardino dell'Impero, cioè l'Italia, sia lasciato in rovinoso abbandono. Infatti, dalla morte di Federico II (1250) alla discesa di Arrigo VII (1310), in Italia l'Impero si può considerare vacante.

106. Montecchi: famiglia ghibellina di Verona, ostile ai "Cappelletti" (sono i famosi Capuleti del dramma Shakesperiano); altro esempio di rivalità municipale è dato dai Monaldi e dai Filippeschi di Orvieto.

109. la pressura: le pressioni a cui sono sottoposti i tuoi vassalli.

111. Santafior: contea degli Aldobrandeschi, nel Montamiata, insidiata dai Senesi e dal papa.

115. Ancora ironia amara del cuore ferito di Dante-Sordello.

118. o sommo Giove: o sommo Dio.

oiz
oizirbaf is offline  
Vecchio 17-12-2005, 20.24.52   #10
Weyl
iscrizione annullata
 
Data registrazione: 23-02-2005
Messaggi: 728
"Tu lascerai ogni cosa diletta,
più caramente:e questo è quello strale
che l'arco dello essilio pria saetta.

Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e com'è duro calle
lo scendere e il salir per l'altrui scale"


Cito a memoria, certamente qualcosa l'avrà distorto il tempo e il logorio che esswo esrcita sulla memoria.
Non credo vi siano commenti o ragioni: per qualcuno l'essere straniero, ovunque, è un sentimento, uno stato dell'essere.
Lette a diciassette anni, queste terzine mi rimasero sempre nel cuore, come Illuminazione lungo un percorso già avvertito, se pur non ancora compreso.
Weyl is offline  

 



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