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Vecchio 14-01-2003, 10.18.52   #1
silent_scream
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Il giovane Holden

Qualcuno l'ha letto? Sono certa di sì.
In questa sede non vorrei fare tanto un commento al libro, che è sicuramente un bel libro, anche se a parere mio non è questo capolavoro come molti sostengono.
A parte che ci sono pure quelli che dicono che è bellissimo "L'uomo che sussurrava ai cavalli", per cui
Scusate la divagazione...
volevo sapere: tra quelli che hanno letto "Il giovane Holden" c'è qualcuno che sa di che tipo di malattia Holden Caulfield fosse malato?!
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Vecchio 14-01-2003, 22.27.28   #2
visechi
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Citazione:
Qualcuno l'ha letto? Sono certa di sì.

Io l'ho letto. Lettura neppure troppo datata
Citazione:
”…è sicuramente un bel libro, anche se a parere mio non è questo capolavoro come molti sostengono...”
Anch’io ricordo di non averlo apprezzato eccessivamente, non lo considererei un capolavoro … un bel romanzo magari si.

Citazione:
…In questa sede non vorrei fare tanto un commento al libro…

Perché mai? Mi piacerebbe leggerlo. Mi piace scrivere commenti su ciò che leggo e anche leggere i pareri degli altri. Io, a differenza di te, ho voglia di scriverci su qualcosa … senza grandi pretese.

E’ la storia di un 'ragazzo contro', preda, se non rammento male, di un ipertrofico disagio nei confronti del mondo, disagio che non mancava di manifestare in ogni occasione e circostanza. In sintesi, la storia di un giovane adolescente alle prese con un intenso malessere dell'animo, in eterna lotta e contrapposizione con la società e 'la vita schifa'.
Il racconto, espresso sempre in prima persona, esordisce con un rifiuto, che è anche, e soprattutto, direi io, quello dell'autore: il rifiuto di mantenersi entro i canoni dettati dall'estetica di una tradizione letteraria stereotipata. Prosegue, fra alterne vicende, esprimendo ancora tanti altri no.
Rammento che l'autore volle raffigurare Holden malato; mi pare di poter affermare, però, che piuttosto che affetto da qualche patologia ben definita, fosse più che altro preda di turbe della personalità riconducibili alla sua giovane età; le tipiche turbe adolescenziali (non so se in questo contesto sia corretto utilizzare il termine 'turbe'). L'atteggiamento, anche scostante, di ribellione assunto dal giovane Holden nel corso dell'intera narrazione rappresenta il rifiuto nei confronti dei valori convenzionali di una società che, a quell'età, è spesso avvertita come una nemica che opera al fine di coordinare tutte le 'forze del male' contro l'individuo.
In relazione a questo particolarissimo e comune stato d'animo, ci sono, nel romanzo, passaggi estremamente significativi. Alcuni, espressi con assoluta maestria e perizia, in cui pare quasi di sentire in presa diretta l'uggia e la ribellione del protagonista, descrivono con chiarezza il suo sconforto e la sua sorda rabbia.
Ho letto un bellissimo commento al romanzo scritto da una persona che non conosco e pubblicato su un sito Internet, mi avvalgo del suo valido contributo e della sua grande capacità di sintesi (cosa che manca a me):
"Titolo originale "The Catcher in the Rye" che alla lettera si traduce "l'acchiappatore nella segale".
L'espressione rappresenta un verso del poeta scozzese Robert Burns che il giovane Holden ricorda sovente storpiandolo.
L'immagine che gli rammenta questo verso ricordato in modo inesatto è quella di un gruppo di bambini che giocano in un campo di segale sull'orlo di un precipizio.
Quando uno di loro sta per cadere giù c'è qualcuno che lo prende al volo.
In un passaggio cruciale del romanzo: il colloquio tra Holden e la sorellina Phoebe in cui discorrono di futuro.
Holden dichiara che da grande vorrebbe fare l'acchiappatore nella segale.
Il suo lavoro ideale sarebbe quello di acchiappare al volo i bambini ed impedire così che cadano nell'abisso.
Holden percepisce che i giovani sono portatori di una visione del mondo alternativa a quella consumistica e arrivista, ma sa anche che poco per volte essi perdono questa carica umana e si adeguano al mondo in cui vivono e vorrebbe salvaguardare i valori dell'infanzia, evitando questa trasformazione.
Le parole catcher e rye hanno, per gli americani, anche altri significati.
Catcher è il prenditore nel gioco del baseball e ha il compito di afferrare la palla lanciata dal lanciatore…
Il ruolo di prenditore, nel romanzo, spetta al fratello minore di Holden, Allie, morto di leucemia, del quale conserva il guantone.
Rye è un tipo di wisky che si ottiene dalla fermentazione della segale…"


Credo che il significato, così riassunto, sia piuttosto chiaro: rifiuto del mondo corrotto degli adulti e alle sue regole, cui dovrà però mestamente sottostare (la chiosa lo lascia intuire) e tentativo o forte desiderio di preservare l'innocente purezza dell'infanzia.
Romanzo scritto nel 1951 che, nonostante la presumibile volontà dell’autore di evitare gli orpelli e svolazzi letterari, conserva intatto il proprio fascino che ha incontrato da sempre l'interesse dei lettori.

Vedo che ami questo tipo di letture che parlano del disagio giovanile? Prova a leggere anche <La linea d'ombra> di Conrad … a parer mio merita di più … più allegorico e scritto meglio … poi, eventualmente, facci sapere.

Ciao, mi spiace di non esserti stato di troppo aiuto in ordine alla supposta malattia di Holden, ho voluto cogliere l'occasione per scrivere due righe su un romanzo che, malgrado le premesse circa il mio mancato gradimento, ritengo meriti in ogni caso di essere letto e dibattuto, se non altro per le tematiche di cui si fa portatore.
Chissà se ci sarà un seguito.
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Vecchio 15-01-2003, 19.06.24   #3
silent_scream
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...io invece non avevo voglia di scriverci su niente dato che il libro IO l'ho letto, e a chi non l'ha fatto non vorrei MINIMAMENTE condizionare il giudizio.
Ma più che altro fammi puntualizzare l'enorme svista (sletta, scapita) del tizio dal quale hai tratto la tua citazione (ma chi è sta capra?!).

Citazione:
un verso del poeta scozzese Robert Burns che il giovane Holden ricorda sovente storpiandolo.
sovente?! 1 volta in tutto il libro
Citazione:
Il ruolo di prenditore, nel romanzo, spetta al fratello minore di Holden, Allie, morto di leucemia, del quale conserva il guantone.
non è assolutamente vero che quel ruolo spetta al fratello morto, assolutamente non c'è nessun elemento che possa far dire questo nel libro!
Citazione:
Holden percepisce che i giovani sono portatori di una visione del mondo alternativa a quella consumistica e arrivista, ma sa anche che poco per volte essi perdono questa carica umana e si adeguano al mondo in cui vivono e vorrebbe salvaguardare i valori dell'infanzia, evitando questa trasformazione.
Non sono assolutamente d'accordo, e la cosa è esposta in modo confuso e impreciso. Holden Caulfield, a mio parere, non ce l'ha con certe espressioni della società, men che meno di un certo tipo di società di cui fa egli stesso parte (e nel libro non se ne lamenta affatto, anzi). Più semplicemente prova un fortissimo disagio interiore, che alle persone più vicine a lui pare patologico, tipico di una certa fascia d'età.
Tant'è vero che il professor Antolini, figura alla quale sono consegnate le idee dello stesso Salinger, rassicura Holden del fatto che molti uomini hanno già attraversato questa fase esistenziale (a ennesima dimostrazione che la polemicotta ritrita anticonformista-antisociale non c'entra nulla) e ne hanno lasciato traccia in altri libri.
E che Holden si tranquillizza sul finale, avendo intravisto uno spiraglio di possibile futura felicità attraverso il suo rapporto con la sorellina che ancora riesce a farlo sentire emotivamente vivo.
Il fatto che negli states questo libro sia diventato il manifesto di una certa fase di ribellione generazionale negli anni 60 (il libro è del 61, non del 51 come dici tu) non significa che non sia stato strumentalizzato forzandone i reali significati.
Si tratta quindi di un libro che parla del disagio esistenziale di un adolescente alle prese con le inquietudini della vita, niente di più niente di meno, vissute a tratti in modo patologico, tant'è vero che mi pare che alla fine del libro l'ospedale in cui finisce è un ospedale psichiatrico, ma forse qui sono io a sbagliare, qualcuno parla di ricovero per una semplice polmonite...
E' ovvio che questo rispecchi la mentalità "malata" dell'autore, tant'è vero che Salinger, descritto come un ossessivo compulsivo antisociale dalla figlia, dopo aver scritto altri 3 libri (x cui non ci sono "seguiti" da aspettare, i "seguiti" ci sono già) si è rifugiato a vivere da eremita in una foresta degli stati uniti dov'è di rado raggiunto solo dal suo editore.
E poi alt sul commento generale: NON HO MAI DETTO CHE NON SIA UN GRANDE LIBRO! E molto ben scritto, a mio parere. Ho solo detto che non lo metto tra i libri che mi hanno cambiato la vita. E il fatto che sia un libro "generazionale" non significa che vada ridimensionato nelle qualità. E' un libro dal quale tutti possono trarre qualche insegnameto. Spetta sempre al lettore essere curioso ed attingere a qualcosa...
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Vecchio 15-01-2003, 21.46.38   #4
visechi
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...azzzzz....

Mi rileggo il tutto (il tuo post) con maggior attenzione e calma e poi mi farò sentire... è un autentico piacere...

Ciao
visechi is offline  
Vecchio 16-01-2003, 18.31.22   #5
visechi
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Post 1/2
Citazione:
"...io invece non avevo voglia di scriverci su niente dato che il libro IO l'ho letto…"
Quel voler marcare a caratteri maiuscoli 'IO'? Mah, non sarà mai che ti sei accorta che io (se riferito a me, con caratteri microscopici), invece, quel libro l'ho solo guardato attraverso la vetrina del libraio. Ho osservato la sua copertina, ne ho gustato i colori, ho percepito il tipico profumo che emanava dalle sue pagine, ho desiderato ardentemente leggerlo e, quindi, frustrato, mi sono inventato di sana pianta un commento. Accidenti, speravo non se ne accorgesse nessuno … invece.

Citazione:
"… a chi non l'ha fatto non vorrei MINIMAMENTE condizionare il giudizio."
Di nuovo il maiuscolo, me lo dici quasi urlando. E' come se ti vedessi … ti sei anche sporta dalla finestra del tuo appartamento della tua bellissima città affinché potessi udirti … vabbé, vabbé in questo caso potresti aver ragione, ma che ci vuoi fare, non riesco a resistere alla tentazione; mi piace scrivere le impressioni su quanto leggo o immagino d'aver letto … eventualmente chiedo venia a coloro i quali dovessero avvertire una fastidiosa sensazione di deprivazione, li ho espropriati di un piacere, di un'emozione.

Citazione:
"… sovente?! 1 volta in tutto il libro…"
Azz… le hai contate? Io no, tant'è che, stupidamente, mi sono fidato del commento di un'altra persona. Ma sarà poi così importante?

Citazione:
"… non è assolutamente vero che quel ruolo spetta al fratello morto, assolutamente non c'è nessun elemento che possa far dire questo nel libro!"
Magari, forse, ipotizza, immagina, che ne so … prova a pensare che la persona che ha espresso quell'opinione abbia voluto solo interpretare; che quanto scritto in merito fosse solo una sua libera interpretazione … credo tu sappia, anche meglio di me, quante interpretazioni diverse e contrastanti possono scaturire dalla lettura di un'opera letteraria. Tu, piuttosto, per affermare quel che affermi con tanta manifesta sicurezza, hai informazioni attinte direttamente alla fonte … dall'autore? Dai, non essere troppo severa o ragionieristica nelle tue repliche

Citazione:
"… Non sono assolutamente d'accordo, e la cosa è esposta in modo confuso e impreciso. Holden Caulfield, a mio parere, non ce l'ha con certe espressioni della società, men che meno di un certo tipo di società di cui fa egli stesso parte (e nel libro non se ne lamenta affatto, anzi). Più semplicemente prova un fortissimo disagio interiore, che alle persone più vicine a lui pare patologico, tipico di una certa fascia d'età."
Uhmmm, qui, però, non credo tu abbia ragione, o meglio, non penso abbia completamente ragione. Sono certo che saprai apprezzare adeguatamente il senso della frase che segue: <In un certo senso era anche un po’ deprimente, perché uno continuava a domandarsi che fine avrebbero fatta tutte quante. Quando lasciavano la scuola o l’università, dico. C’era da supporre che probabilmente avrebbero sposato quasi tutte dei cretini. Quei tipi che ti raccontano sempre quanti chilometri fa la loro stramaledetta macchina con un litro…> oppure <… Prendi la maggior parte della gente, hanno il pallino delle macchine. Sudano freddo per un graffio alla carrozzeria, e non la finiscono più di raccontarti quanti chilometri fanno con un litro, e se prendono un nuovo modello già pensano di cambiarlo con un altro ancora più nuovo. A me non piacciono nemmeno le macchine vecchie, figurati. Voglio dire, non m’interessano nemmeno. Preferisco avere un maledetto cavallo. Almeno un cavallo è umano, Dio santo… > (estratto testuale del romanzo 'The Catcher in the Rye', giuro, lo posseggo). Il periodo che ho estrapolato è inserito in un contesto tale da non lasciar dubbi di sorta; credo, fra l'altro, se rileggi meglio, che potrai verificare che non è l'unica occasione in cui Salinger fa esprimere tanta insofferenza al giovane per la medesima problematica. Cosa vuol significare secondo te? Forse, magari, che Holden, oltre a lamentare quanto da te magistralmente evidenziato (il disagio giovanile … sai, curioso, me ne sono accorto anch'io, tant'è che ho, come te, del resto, voluto evidenziare, nella parte del commento da me pensato e scritto, il medesimo concetto), avvertiva questo profondo fastidio nei confronti di una società troppo votata ad esaltare la filosofia dell'apparire … l'estetica a scapito di altri valori di ben maggior peso e consistenza. Fra l'altro, il motivo per cui ho carpito la fatica intellettuale di un'altra persona, che mai mi sognerei di definire 'capra', è dovuto semplicemente al fatto che neanche io avevo ricavato la sensazione che Holden contestasse anche questo aspetto della società in cui è immerso; però, ritenendo corretta l'impressione della persona cui ho subdolamente carpito parte del commento, ho inteso completare le mie elucubrazioni con quelle sue. Pensi che abbia sbagliato molto?

Citazione:
"… Tant'è vero che il professor Antolini, figura alla quale sono consegnate le idee dello stesso Salinger, rassicura Holden del fatto che molti uomini hanno già attraversato questa fase esistenziale (a ennesima dimostrazione che la polemicotta ritrita anticonformista-antisociale non c'entra nulla) e ne hanno lasciato traccia in altri libri."
Non vorrei tediarti oltremodo … anzi si, ma anche in questo caso non sarei troppo d'accordo con te. Il professor Antolini, nel corso di una rocambolesca visita fattagli da Holden, fa un pistolotto al giovane; nel corso della chiacchierata l'atteggiamento di Holden è descritto come quello di una persona, se non proprio infastidita, certamente poco incline a seguire e subire il 'pistolotto'. Non percepisci come una chiara metafora il fatto che la persona adulta cui sono affidate parole di saggezza, o solo presunta tale, sia additato anche come colui che, mi pare di capire, tenti di abusare sessualmente del giovane? Non ti pare che volesse rappresentare un mondo, quello degli adulti, infido e tendenzialmente portato a prevaricare quello dell'adolescenza?
Dubito, dunque, che Salinger abbia inteso affidare il proprio pensiero, la propria visione del mondo ad una figura marginale, che, per soprammercato, è anche raffigurata e percepita come fastidiosa. Antolini, a mio modesto parere, rappresenta la maturità, permeato com'è del pensiero borghese tipico di una società che è rifiutata dal protagonista ed è avvertita come soffocante, vuota di significato e ricolma di apparenze.
Confesso che la reiterata domanda che Holden poneva a tutti i suoi interlocutori, anche quelli occasionali (non ho contato le volte in cui Holden pose il quesito), mi ha creato non poca confusione nell'interpretazione del romanzo: <dove andranno le anitre quando il laghetto è ghiacciato?>. E' quasi la colonna sonora del romanzo … stupidamente, mi chiedevo: <cosa mai vorrà dirci l'autore con questo quesito reiterato?> … probabilmente nulla d'importante o fondamentale … o forse no … prova a fornirmi una chiave di lettura in proposito.

Citazione:
"… E che Holden si tranquillizza sul finale, avendo intravisto uno spiraglio di possibile futura felicità attraverso il suo rapporto con la sorellina che ancora riesce a farlo sentire emotivamente vivo. "
Santa Maria, che ci posso fare, non pensare che abbia voglia di prendermela con te ... non sono vocato a tormentarti! Non sono d'accordo neanche in questo caso!
Il rapporto idilliaco, e forse un tantino mitizzato con la sorellina, il personaggio, a parer mio, più bello dell'intero romanzo (non credo sia un caso … qui sta' l'indubbia maestria di Salinger: far emergere un personaggio marginale, la cui candida purezza, connessa all'età, aleggia per tutto il racconto ed è continuamente evocata dal protagonista), potrebbe rappresentare il legame inossidabile che lui mantiene con l'infanzia e la tipica ingenuità di quel periodo della vita. Il finale, piuttosto che rassicurante o tranquillizzante, mi sembra sconsolante. Questa è la mia chiave di lettura: Holden, avvertendo impari la lotta contro la società che lo soffoca, ad un certo punto della sua esistenza, rifiuta lo scontro e, arrendendosi, si conformizza, 'rientra nei ranghi'; tant'è che, proprio nelle ultimissime pagine del racconto, riprende a pensare come sarà il suo rientro a scuola l'anno successivo, e l’ultima frase che Holden lascia in eredità non trasmette forse un profondo e doloroso senso di sconfitta? <…Non raccontate mai a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti.>… non pensi sia abbastanza sconfitto? Che Salinger abbia così voluto decretare la sconfitta degli utopici sogni dell'adolescente? Perché secondo te? Ti consegno la domanda … io, non conoscendo la biografia dell'autore, non sono in condizione di fornire una risposta esauriente, potrei solo immaginarla … ma ho la sensazione che incorrerei nel rischio di prestare il fianco a qualche tua reprimenda che al momento vorrei cercare di evitare (almeno su questo argomento, poi, per il resto, avrai potuto costatare che non mi tiro certo indietro … ben vengano le bastonate … per questa mia ultima affermazione, non pensarmi caustico … mi diverto).

Citazione:
"… (il libro è del 61, non del 51 come dici tu)…"
Anche sull'anno di pubblicazione del romanzo, ti chiedo scusa, ma hai proprio 'toppato' (espressione gergale poco elegante per dire che hai sbagliato) … il romanzo fu pubblicato nel 1951 e non nel 1961 e fu sicuramente un pulp (si dice così?) per la generazione degli anni '60 … posso definirla 'Beat generation'?

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Vecchio 16-01-2003, 18.32.53   #6
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seconda e ultima parte

Tralascio il resto e piombo a piè pari sull'ultima tua affermazione, ancora una volta urlata: < NON HO MAI DETTO CHE NON SIA UN GRANDE LIBRO>. Azz… qui l'ammonizione me la sono proprio meritata. Ho interpretato il tuo pensiero e interpretandoti ho preso un granchio. Ho, probabilmente, voluto proiettare su di te un'impressione che era solo mia. Leggi la frase in quest'altro modo <a me, quel romanzo, non è piaciuto molto>.

Ciao, con simpatia (sappi che quando lo dico, non lo faccio mai per sfottere)

PS: ho letto da qualche parte che anche Guccini avrebbe fatto riferimento, in una sua canzone, a questo romanzo … sapresti dirmi quale?

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Vecchio 16-01-2003, 19.28.23   #7
silent_scream
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Non c'è nulla che avvalori maggiormente il mio commento rispetto al tuo se non l'eventuale concordanza con un certo tipo di critica letteraria.
Ecco da dove viene la mia sicurezza, le fonti NON sono tutte uguali...oltre al significato di qualche parola fintamente altisonante è bene avere anche un pronto intelletto a mio parere.

P.S. che tu mi veda alla finestra urlante è giusto una tua fantasia. Malata se mi permetti.

Senza alcuna simpatia. Almeno io non sono ipocrita.
silent_scream is offline  
Vecchio 16-01-2003, 21.15.36   #8
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Messaggio originale inviato da silent_scream
Non c'è nulla che avvalori maggiormente il mio commento rispetto al tuo se non l'eventuale concordanza con un certo tipo di critica letteraria.
Ecco da dove viene la mia sicurezza, le fonti NON sono tutte uguali...oltre al significato di qualche parola fintamente altisonante è bene avere anche un pronto intelletto a mio parere.

P.S. che tu mi veda alla finestra urlante è giusto una tua fantasia. Malata se mi permetti.

Senza alcuna simpatia. Almeno io non sono ipocrita.

Naturalmente scherzavo ... ti chiedo sinceramente scusa, non era mia intenzione offenderti o infastidirti (non sono un ipocrita neanche io).

Ciao
visechi is offline  

 



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