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Vecchio 07-01-2007, 20.07.51   #1
Mary
Ospite abituale
 
Data registrazione: 02-04-2002
Messaggi: 2,624
schiavitù e libertà

In questi giorni si sta discutendo di eutanasia, di libertà degli individui.
Non ho potuto fare a meno di estendere il pensiero fino a toccare la schiavitù.

Cosa vuol dire essere schiavi? soggiacere alla volontà di un altro.

In una società sembra quasi inevitabile, ma non credo sia così.

Se per un aborto o l'eutanasia io, individuo dotato di volontà e sentimenti, sono soggetto al volere di altri ne sono in qualche modo schiavo.
Welby è stato per diverso tempo schiavo della socità o quantomeno della volontà di altri.

Se la libertà di uno finisce dove inzia quella dell'altro dovrebbero esserci leggi che indicano confini tra un individuo e l'altro, ovviamente come linee guida che ogni caso resta sempre da discutere e decidere.

Eravamo abituati alle catene e ai ceppi ma dobbiamo renderci conto che i tempi sono cambiati, ci sono catene e ceppi virtuali che l'occhio fisico non vede.
Bambini venduti come schiavi per cucire palloni, bambine schiave per la prostituzione, e sono casi ancora evidenti.

Ma vi è un'altra forma di schavitù che sfugge allo stesso schiavo. Ed è il controllo che viene esercitato con i mezzi di comunicazione. Lo schiavo vive eseguendo la volontà di altri che lo manipolano a proprio piacimento.
Vengono così plasmati individui alienati che producono e consumano, produco e consumano, senza alcuna consapevolezza di se stessi e possibilità di vedere i fili che lo controllano.

Per divenire veramente liberi occorre cercare di rendere visibili i fili di ragno che ci imprigionano. E cercando la libertà dell'altro per poter trovare la nostra.

Difficile, lo so. Specialmente quando scopri che controllare l'altro ti da un piacere che sfugge ad ogni..... controllo. Ed anche essere controllati da assuefazione e un piacere che è davvero difficile scoprire.

Perchè non riusciamo ad accettare la libertà dell'altro? perchè dovremmo accettare anche la nostra. E sono in pochi, almeno così credo, a volerla davvero.

Mary
Mary is offline  
Vecchio 07-01-2007, 20.19.07   #2
dany83
Ospite abituale
 
Data registrazione: 18-09-2006
Messaggi: 618
Riferimento: schiavitù e libertà

hai detto bene,non esiste solo la schiavitù classica,ma esistono anche altre forme di schiavitù che si notano meno ma sono devastanti allo stesso modo.Io credo che è nella natura dell'uomo cercare di sottomettere gli altri con la prepotenza,è sempre stato così...altrimenti non ci troveremmo in un mondo dove c'è questa distribuzione delle ricchezze così mal distribuita!
dany83 is offline  
Vecchio 07-01-2007, 22.49.41   #3
borderline65
Ospite abituale
 
Data registrazione: 23-11-2005
Messaggi: 107
Riferimento: schiavitù e libertà

la liberta' indica l'essere libero, la condizione di chi non è prigionero e non ha restrizioni, non è confinato o impedito. La libertà in senso più ampio è anche la facoltà dell’uomo di agire e di pensare in piena autonomia, è la condizione di chi può agire secondo le proprie scelte, in certi casi grazie ad un potere specifico riconosciutogli dalla legge.

Si può dire che chi compie un'azione è libero, quando ha la possibilità di scelta, e l'azione stessa è: intelligente; spontanea; contingente e non lesiva degli altri. Intelligente, in quanto l'azione libera comporta la conoscenza dell'oggetto della deliberazione, senza di essa, infatti, chi delibera non potrebbe determinarsi a seguire il fine della sua azione poiché questo non è conosciuto. Spontanea, in quanto la causa dell'azione sta in chi la delibera come conseguenza della volontà e non all'esterno, poiché, se così non fosse, l'azione non sarebbe libera ma necessitata da cause esterne. Contingente, in quanto l'azione non deve essere conseguenza di una necessità assoluta.

La libertà non va confusa né con il diritto né con la licenza.

Ecco alcuni esempi. In Italia tutti hanno la libertà di studiare, ma solo i giovani meritevoli hanno diritto ad un aiuto economico. In Italia nessuno ha la libertà di esercizio della medicina, ma i medici hanno la licenza di esercizio della medicina.

La libertà del singolo discende dalla tolleranza verso un dato comportamento a prescindere delle condizioni personali.

Una libertà è anche un diritto per una persona quando tale persona può pretendere dalla collettività che siano garantite le condizioni per l'attuazione di tale comportamento. Nel caso dello studio, un giovane meritevole, non dotato di adeguate risorse economiche può pretendere una borsa di studio dallo stato. Un anziano o un giovane non meritevole, può studiare, ma non può pretendere che il suo studio sia finanziato dalla collettività.

La licenza è invece l'ammissibilità legale di compiere un dato comportamento in base a particolari condizioni personali. Per chi non avesse tali condizioni, la licenza è negata e quindi tale comportamento è illecito. Nel caso della medicina, un cittadino generico non può praticarla, ma se è dotato della laurea in medicina e chirurgia, ne ha facoltà (o autorizzazione).


La libertà è condizione dell'uomo profondamente legata alla responsabilità verso se stessi e gli altri: essere liberi indica infatti un'autonomia di scelte che trova la sua ideale giustificazione nella totale responsabilità delle proprie scelte.
borderline65 is offline  
Vecchio 08-01-2007, 11.58.37   #4
Mary
Ospite abituale
 
Data registrazione: 02-04-2002
Messaggi: 2,624
Riferimento: schiavitù e libertà

Per il sociale, ovviamente, la libertà del singolo si ferma dove incontra la libertà dell'altro. Un medico esercita solo se laureato perchè si scontrerebbe con la libertà dell'altro di essere tutelato nella propria salute.

La libertà sulla quale si dovrebbe riflettere è quella che scaturisce dalla consapevolezza di se stessi e degli altri. La società dovrebbe fornire leggi guida per impedire la prevaricazione di alcuni su altri, fisica e psichica.

Niente è innato nell'uomo, tutto è evoluzione, adattamento, sopravvivenza.
Noi usiamo solo strumenti che ci sono stati forniti da madre natura e dai nostri antenati. La differenza la fa unicamente l'uso che ne facciamo.

E in modo specifico la consapevolezza che raggiungiamo.

La non consapevolezza, la tendenza alla sottomissione, all'obbedienza cieca sia religiosa che civile (vedi suore e soldati) ha condotto i popoli alla cecità.

Ciascuno di noi compie nell'angusto angolo della propria vita degli atti, dei pensieri, delle conquiste, delle ricerche, delle azioni che inevitabilmente si ripercuotono, anche se in modo invisibile e impercettibile, su tutti gli altri esseri viventi a livello fisico e spirituale.

Ogni uomo nasce libero e pieno di potenzialità che la non consapevolezza degli adulti trasforma in schiavitù e distruzione dell'essere.

Persino alcune madri riescono a rendere schiavi i propri figli. Marionette nelle loro mani.

Il primo passo di ogni individuo di buona volontà dovrebbe essere quello di cercare di vedere dove le nuove forme di schiavitù si nascondono.
Solo una umanità libera, che non vuole dire liberarsi dall'errore ed entrare nella perfezione, potrà sopravvivere a se stessa.

Siamo simili a schiavi incatenati ad una galera costretti a remare da un capo invisibile, e se la barca affonda affondiamo con essa.

Mary
Mary is offline  

 



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