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Vecchio 22-04-2007, 16.30.53   #1
spirito!libero
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Data registrazione: 08-11-2006
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L'ultimo inquisitore

Vi invito calorosamente ad andare a vedere questo film:

“L’ultimo inquisitore” a me è piaciuto moltissimo. Se lo guardate con attenzione tratta alcune delle tematiche chiave di molte discussioni relative al periodo tra medioevo e illuminismo.

Recensioni prese da internet:

Spagna, 1792. Il pittore Francisco Goya gode del suo momento di gloria grazie alla nomina di "pittore di corte", nomina che gli permette di mantenere la sua vena artistica dipingendo il desolante scenario dela guerra e delle misere condizioni di vita cui è costretto il suo popolo. Un giorno, la sua musa ispiratrice - l'adolescente Ines - viene ingiustamente accusata di giudaismo e imprigionata dalla Santa Inquisizione. Durante la prigionia incontrerà fratello Lorenzo, astuto ed enigmatico membro dell'Inquisizione che abuserà della sua ingenuità per sfruttare il proprio potere ecclesiale. Ma un'incredibile vicenda costringerà l'uomo ad allontanarsi dalla Spagna, per farvi ritorno quindici anni più tardi sotto una veste completamente nuova. C'è davvero tutto nel Francisco Goya tratteggiato da Milos Forman: l'indipendenza artistica, il dovere di ritrarre la brutalità a cavallo del secolo, fra le ispirazioni illuministe e quelle ecclesiastiche, dalle barbarie dell'Inquisizione fino gli agi di una corte illuminata.
In fondo, ciò che traspare, è solo l'ineluttabile segno dei tempi, di esseri umani trattati come bestie, impotenti di fronte al divino e sottomessi al volere di altri uomini. C'è l'abile distruzione di ogni retorica e di ogni esemplificazione dogmatica, regalando un'estetica formalmente impeccabile che sfrutta gli occhi di un artista del suo tempo, per raccontare la fine della caccia alle streghe, l'ascesa di Napoleone e dei presunti diritti dell'uomo, fino a una restaurazione quasi obbligata, con l'arrivo delle truppe inglesi sul territorio spagnolo per cacciare gli "invasori" francesi.

Un intreccio che diverte e conquista con una dose di cinica ironia, con un debole manifesto per tutto ciò che - divenendo arte - elevi dalle brutture di un mondo alla mercé di se stesso. Il secolo dei grandi rivolgimenti politici prende le sembianze di un Cristo in croce privo di pietas, trafitto a morte dalle controversie dell'animo umano, costretto a mutar pelle a seconda delle esigenze, pur di sopravvivere alla foga dell'autodistruzione. Da Oscar l'interpretazione di Javier Bardem, nella parte di un inquisitore prima e di un illuminato dopo, irriconoscibile Natalie Portman, matura e straniante nelle vesti di una presunta eretica perseguitata. Un film che lascia storditi, col sorriso amaro di chi, grazie a una colpo di pennello, scopre insieme arte e miserie dell'esistenza.


Oppure

La storia, ambientata nel 1792, ripercorre gli ultimi anni dell’Inquisizione spagnola, l’invasione delle truppe napoleoniche e infine la sconfitta dei francesi da parte dell’esercito invasore guidato da Wellington e la restaurazione della monarchia. Fratello Lorenzo (un bravissimo Javier Bardem) è un inquisitore che vede crollare tutte le sue certezze e i suoi capisaldi per Ines, la bella e giovane musa ispiratrice di Goya (una Natalie Portman quasi irriconoscibile per buona parte del film) che viene condannata perché accusata di essere eretica. Convinto sostenitore di una ferrea dottrina contro il declino morale della Spagna, Fratello Lorenzo che diventa la figura chiave, il vero protagonista della vicenda, nelle sue convinzioni rasenta il fanatismo e con gli altri membri dell’Inquisizione instaura un clima di terrore.

Anche la giovane Ines, sospettata di essere dedita a pratiche religiose ebraiche viene arrestata e torturata e nemmeno le potenti conoscenze del pittore riescono a salvarla. Forman indaga su questi misteri e fa rivivere gli anni più bui della Spagna; i suoi personaggi e le sue ambientazioni gotiche sembrano prendere vita dalle incisioni di Goya, e alcuni dei protagonisti hanno quasi il volto delle sue creazioni, dei suoi “mostri”. Inoltre, la figura del pittore rispecchia quella del regista, con il suo ruolo di testimone dei fatti, chiuso nel suo studio a dipingere con distacco: “Registro ciò che vedo”, come fa dire al personaggio del film, indipendentemente dal fatto che al governo ci siano gli spagnoli, i francesi o la monarchia restaurata, ma sempre con occhio pungente e con la capacità di scavare e andare oltre la semplice ricostruzione storica.


Andrea
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