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Cultura e Società - Problematiche sociali, culture diverse.
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Vecchio 31-12-2007, 13.17.00   #1
nexus6
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Un augurio... all'uomo...

Cosa è veramente mutato dell’uomo nel corso dei secoli, dei millenni? Penso la sintesi collettiva risponda a questa domanda elencando tutta la serie di conquiste, scoperte, realizzazioni e progressi accumulati nel corso del tempo, quasi una vertigine pensare alla vita di un secolo, due secoli fa, per le differenze, per le mutazioni alle quali l’uomo è andato in contro; a che livello, però, stanno questi progressi?

Il mondo sta diventando da un certo punto di vista un luogo piccolo, visto enormi distanze possono essere colmate in minor tempo o meglio, possono essere colmate, visto gli orizzonti del passato erano molto più ristretti dei nostri, sembra; si conosce e si comunica con gente dal lato opposto della Terra, si viaggia fisicamente e si percorrono distanze che solo secoli fa sarebbero state considerate siderali, ma si dimenticano le persone che ci vivono accanto, non si conoscono i vicini di casa e sui marciapiedi avviene un rito che si consuma ogni giorno ovvero quello dello sfiorarsi, del toccarsi appena, tante entità sconosciute che credo non abbiano veramente la percezione che gli altri siano esseri umani.

Tanti i passi in avanti, pare vero, ma altrettanto evidente il fatto che questi progressi non costituiscano che la superficie della mente dell’uomo; probabilmente è strutturata in modo tale che solo un certo numero di informazioni possano essere decodificate nel medesimo istante efficacemente ed il resto viene considerato “rumore di fondo”, sfondo, come quello dei vecchi cartoni animati, in cui le parti non in movimento erano sempre più opache, più spente, assenti. In una città, i volti che vediamo non sono sempre gli stessi, solo decine, centinaia come in un paese, ma sono migliaia e l’evoluzione dell’uomo, la sua plasticità cerebrale e la sua coscienza non sono state sinora evidentemente capaci di stare al passo con le dinamiche che l’uomo stesso ha messo in moto; ecco, forse, un motivo dell’alienazione, del senso di isolamento e della mancanza di empatia per la condizione del “vicino”, che a volte rasenta situazioni assurde, episodi di cui le cronache non mancano mai di rendere partecipi le persone ipnotizzate che si nutrono della triste dovizia di particolari amorevolmente confezionata dalla pubblica informazione.

Seppur esistano molti e di gran lunga più efficaci mezzi di comunicazione rispetto al passato, siamo paradossalmente più estranei gli uni agli altri, più lontani; direi che i veri “alieni” siamo noi, anche se proiettiamo questa caratteristica, come tutto il resto, sempre all’esterno, verso altre entità, altri mondi, altre realtà.

Ah, ma tante le scoperte della scienza, della medicina moderna e le conquiste della tecnologia!

Sì, è vero, tantissime, straordinarie ed incredibili, ma voglio ora porre l'accento su quale sia il reale -atteggiamento- delle masse verso coloro che vi lavorano, poiché penso questione di non poco conto visti gli effetti globali di ogni nostra più piccola percezione sul mondo che ci circonda; cosa veramente, nella mente dell’uomo, distingue tale -atteggiamento- da quello antico verso l’uomo-medicina, l’oracolo, il mago, il capo spirituale di tribù, villaggi o qualunque aggregazione umana del passato?

Le percentuali di guarigione, certo, la -relativamente- migliore qualità della vita, almeno per una tristemente ristretta parte della popolazione umana, ma in fondo poi che cosa, tralasciando tutti i nuovi problemi nati riguardo cui le masse sono tenute in educata ignoranza?

Da un lato si guarda con sospetto e paura allo scienziato pazzo, il creatore di frankestein, che si destreggia tra atomiche ed ingegnerie genetiche, ma dall'altro ci si affida, per esempio, al “medico” come all’uomo-medicina di una tribù aborigena, con quella fiducia, che non è coscienza, ma fede dogmatica in qualcosa di magico, esoterico e per definizione inconoscibile ed umanamente inarrivabile; con timore ed insieme attesa fideistica, si ascolta perciò quello che dovrebbe essere il “parere” della Scienza in generale come la profezia di una pizia. Le religioni costituite ed organizzate sono, secondo me, destinate nell’evoluzione a scomparire almeno per come le intendiamo e le abbiamo intese finora ed i segni evidenti già ci sono. Magari non noi, ma le future generazioni potranno vedere lo scomparire di questi dinosauri del passato se gli stessi nella loro scomparsa non si porteranno via anche le future generazioni, appunto.

Nei corsi e ricorsi della storia, è facile vedere ed è stato già notato che la Scienza stia diventando la nuova religione, con le sue gerarchie, i suoi oracoli, le sue procedure esoteriche e dogmatiche ed il conseguente potere decisionale e politico che ne deriva; accademia è il continuare a discutere in modo sterile su ciò che nelle idee la Scienza dovrebbe essere, libera, aperta e cristallina, ora non è ancora così e di esempi ne esistono a iosa, semplicemente perché la “Scienza” è solo una parola, un progetto a cui si tende, direi anche un possibile alternativo “modello” a cui attingere, ma si è ancora lontani, perché è l’uomo ad essere lontano.


Il mio simbolico augurio di inizio anno, cioè dell’inizio di ogni giorno, va all’uomo, altra parola per dire -noi-, che sia possibile maggiormente avvicinarci a noi ed agli altri, affinché le luminose parole non rimangano solo vaneggiamenti di un mondo addormentato.
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Vecchio 31-12-2007, 21.44.14   #2
VanLag
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Riferimento: Un augurio... all'uomo...

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Cosa è veramente mutato dell’uomo nel corso dei secoli, dei millenni?
……………………………………………………………………………… ………..
Nei corsi e ricorsi della storia, è facile vedere ed è stato già notato che la Scienza stia diventando la nuova religione, con le sue gerarchie, i suoi oracoli, le sue procedure esoteriche e dogmatiche ed il conseguente potere decisionale e politico che ne deriva; accademia è il continuare a discutere in modo sterile su ciò che nelle idee la Scienza dovrebbe essere, libera, aperta e cristallina, ora non è ancora così e di esempi ne esistono a iosa, semplicemente perché la “Scienza” è solo una parola, un progetto a cui si tende, direi anche un possibile alternativo “modello” a cui attingere, ma si è ancora lontani, perché è l’uomo ad essere lontano.


Il mio simbolico augurio di inizio anno, cioè dell’inizio di ogni giorno, va all’uomo, altra parola per dire -noi-, che sia possibile maggiormente avvicinarci a noi ed agli altri, affinché le luminose parole non rimangano solo vaneggiamenti di un mondo addormentato.
Secondo me il problema non è il progresso, ma il rapporto progresso/tempo, cioè in quanto tempo la società è cambiata. Cito me stesso sperando di non violare il codice deontologico del buon forumista.

Alla fine del secolo scorso, ingenti cambiamenti hanno mutato il nostro modo di vivere di relazionarci. Grandi masse di popolazione sono migrate dalla campagna alle città. L’elettricità ha trasformato la notte in giorno. Il vapore ed il petrolio hanno messo in moto le macchine e le macchine hanno aiutato l’uomo a costruire, ponti, viadotti, autostrade, grattacieli, ferrovie, porti, centri commerciali, etc. Navi, aerei, treni ed automobili, hanno reso possibili in poche ore spostamenti che precedentemente richiedevano mesi se non anni. La carta stampata, la radio e la televisione ci hanno portato in casa mondi lontani ed i computer ed i cellulari ci hanno aperto la strada ad una pluralità di comunicazioni che i nostri avi neppure potevano immaginare.

Prima di questo la società contadina è stata la nostra realtà. Chi di noi ha più di cinquanta anni facilmente ricorderà i cortili col pozzo, gli animali nell’aia, ed i carri che tornavano carichi di fieno dai campi oltre la semplicità delle relazioni del paese o anche della città non ancora industrializzata. Ma oggi più nulla è più come prima.

Per millenni le città sono state piene di carrozze lente, di gente cortese che si muoveva pigra scambiandosi i saluti dopo la messa la domenica mattina.
Le città oggi sono gente che si sposta nervosamente sulle auto o sulle metropolitane andando spesso verso un “nessun dove”. Sono occhi a mandorla, pelle scura, idiomi diversi di gente che non si conosce e non si parla.

Per millenni il lavoro è stata la fatica ed il sudore che cadeva dalla fronte del contadino a fecondare la nuda terra, o le mani spellate nelle botteghe artigiane in una realtà dove, se una mattina avevi voglia di fare l’amore, potevi ritardare ad aprire bottega.
Oggi il lavoro sono routine e ruote, chiusi in capannoni o in uffici, legati dai vincoli di un orologio che ti misura i tempi, supervisionato da responsabili ed in continua competizione con chi lavora con te.

Per millenni la nostra istruzione sono state le informazioni dei “maestri” ed i pochi scambi con amici e conoscenti.
Oggi la nostra istruzione è un bombardamento mediatico senza precedenti, dove gli schermi delle TV e dei computer ci riversano addosso, a getto interrotto, ogni tipo di informazioni.

Per millenni la guerra è stata lo scontro faccia a faccia di eserciti più o meno cavallereschi.
Oggi la guerra arriva senza volto, con gli aerei ed i missili, che superano ogni sbarramento e lanciano bombe “intelligenti” ed il terrorismo è andato persino oltre questa concezione avveniristica della guerra. Il terrorismo il nemico lo costruisce in casa.

Queste considerazioni portano con se un’implicazione importante da capire. Cioè laddove i nostri nonni avevano migliaia di anni di back-ground per gestire il loro tipo di società, noi non abbiamo nel nostro back-ground, o nel nostro DNA, o nella nostra memoria collettiva, informazioni analoghe, cioè viviamo in un mondo nel quale il nostro inconscio non può aiutarci.
Anche un giovane che tipicamente riceve “gratis amore dei” il sommario delle esperienze dei genitori e parte dal punto in cui loro sono arrivati, avrà certo maggiore familiarità col mondo moderno, (basta guardare la confidenza dei giovani con la tecnologia), ma anche lui è sprovvisto di quel back-ground, perché neppure i suoi genitori l’avevano. Questo ci pone in una condizione che è nuova nella storia dell’uomo, [così nuova che nessuno la vede], perché i nostri avi hanno sempre avuto il tempo di formarsi la conoscenza dei lenti cambiamenti che trovavano nelle loro vite mentre noi viviamo in un mondo che ci è sempre più ignoto.

Questi cambiamenti così repentini, provocano la frantumazione di quei valori condivisi che prima aggregavano la società.

Nella società contadina tutto gravitava attorno al bene materiale, perché non solo esso conteneva in se la fatica ed il sangue dell’uomo, ma era legato addirittura alla sopravvivenza dell’uomo stesso. Valori fortemente legati alla produzione come senso del dovere, serietà, impegno, affidabilità, erano quindi ampiamente riconosciuti ed incoraggiati. La religione cattolica stessa, dimenticando gli ammonimenti che Gesù aveva rivolto ai dottori della legge - "Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!” (Lc 11,42-46) - ha difeso il sacrificio ed il senso del dovere, appunto perché questi valori erano valori funzionale alla sopravvivenza di quella società. Ma ora che la produzione è fatta in serie e la capacità produttiva è garantita dalle macchine, valori come senso del dovere, serietà, impegno, affidabilità, non sono più interessanti. Persino la genialità dell’inventore, dello scopritore, oggi non interessa più granché. (Chi come me ha vissuto l’evoluzione delle aziende può facilmente verificare quanto dico sulla sua pelle), perché le macchine producono beni in esubero e quello che interessa oggi è la capacità persuasiva per vendere il bene prodotto, sono cioè le strategie di marketing.

E questo porta ad un altro paradosso dell’era moderna: oggi invece che creare beni per colmare delle necessità, siamo costretti a creare necessità per vendere i beni prodotti.


In pratica viviamo in una società che è costretta a creare il disagio per vendere i rimedi. Questa è il perché dell’alienazione dell’uomo moderno di cui abbiamo visto per ora solo la punta dell’iceberg.

La scienza non può, da sola, fare fronte a questi problemi perché, la scienza, per definizione, tratta solo ciò che è pesabile e misurabile e l’etica e la morale non lo sono, come non lo è l’emotività dell’uomo.

A mio avviso c’è solo un modo per rimettere in “sella l’uomo” ed è quello di trovare una filosofia più snella e funzionale che lo aiuti ad elaborare i cambiamenti e che ridia valore al valore.
Questo è un compito enorme che solo gli illuminati, “fondatori di una religione” fecero in un punto ben preciso della storia umana, ma che oggi, dove la storia umana è la continuazione di quegli archetipi messi in moto da quei fondatori di religioni, sembra impossibile ad aversi. Il campo del pensiero pare saturo, non c’è più posto per nuove filosofie.

Però se questo bisogno, questa urgenza, viene riconosciuta si può incaricare l’intellettualità tutta, (scienziati, dotti, intellettuali, scrittori, giornalisti, artisti, saggisti…etc) affinché attraverso uno sforzo congiunto, elaborino e partoriscano questa nuova “filosofia”.

L’augurio che faccio io all’uomo del terzo millennio è di svegliarsi dai sogni archetipi che invadono la sua coscienza e di guardare negli occhi il tunnel nel quale si è conficcato per capire dove stà la luce, perché sarà solo da quella comprensione che potrà nascere il rinnovamento.

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Vecchio 01-01-2008, 17.05.28   #3
nexus6
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Che auguri, i miei, in effetti, il “progresso”... a volte amico VanLag, e spero non la reputerai una mancanza di rispetto, se solo apparentemente non tengo conto del tuo scritto (scritti che rappresentano spesso quanto di più stimolante si possa leggere qui dentro), si vede con occhi lievemente differenti, perdincibacco è il 2008! Come mutando di poco le premesse in un sistema caotico, imprevedibilmente differenti sono le conseguenze nel tempo, così mi va di scrivere qualcos’altro...

Auguro all’uomo, qualsiasi significato assumerà questa parola, che possa diventare ciò che desidera dalle piazze più luminose della propria coscienza agli anfratti più reconditi del proprio inconscio, la natura probabilmente la vede molto più lunga di noi sui molteplici destini che ci attendono... rifletto, spesso, sulle innumerevoli morali che ci siamo creati, le quali si manifestano in infinite forme, dai precetti da seguire, alle norme da infrangere, alle nostre immagini sul futuro, come se sul serio, in una forma o nell’altra, dovessimo dar conto delle nostre azioni ed aderire alle paterne aspettative di un ente sovraumano; così potenti eppure così fragili ed infantili, non abbiamo alcun tipo di efficace veggenza sul futuro che ci attende, né d’altronde il controllo che ci illudiamo di avere, sul presente... anche questa è la nostra bellezza... la “limpida meraviglia di un delirante fermento...”

Auguri, dunque, ai frequentatori di questo forum, depositario di parte della mia memoria e coscienza, come delle vostre, d’altronde; hai mai pensato a quanto stiano diventando estese le nostre menti? Innumerevoli bits d’informazione su molteplici livelli di comunicazione interconnessi finemente tra loro... mi chiedo, a volte, cosa stiamo contribuendo a creare, come un meccaorganismo metasenziente la cui pluricoscienza attinga dal substrato delle nostre singole piccole coscienze... e forse già ci siamo dentro... o ci siamo stati da sempre...


Mi raccomando (cioè raccomando anche me), fate casino sempre e comunque, in ogni forma, luogo e dimensione... e siate chi siete e volete essere, una persona, nessuna, centomila... che importa, veramente?



p.s. questa potrebbe proprio diventare una discussione aperta in cui ognuno propone il proprio augurio... all'uomo... ... così che si possa riflettere da intellettuali, scrittori, poeti, artisti, uomini quali siamo...
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Vecchio 01-01-2008, 20.39.23   #4
VanLag
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hai mai pensato a quanto stiano diventando estese le nostre menti? Innumerevoli bits d’informazione su molteplici livelli di comunicazione interconnessi finemente tra loro... mi chiedo, a volte, cosa stiamo contribuendo a creare, come un meccaorganismo metasenziente la cui pluricoscienza attinga dal substrato delle nostre singole piccole coscienze... e forse già ci siamo dentro... o ci siamo stati da sempre...
Quello tsunami di informazioni, da cui siamo sommersi, e la mancanza delle “regole” per interpretarle ed archiviarle, forse è proprio l’origine dei problemi del mondo moderno. Ma non voglio iniziare l’anno con elucubrazioni tetre.

E allora un augurio all’uomo……. (ma anche alla donna ovviamente).

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Vecchio 02-01-2008, 12.24.34   #5
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Grazie della tua risposta, VanLag... ed in effetti auguri anche alle donne... ... da qualche parte ho letto sarebbe più carino mutare il termine “Uomo”, per indicare gli appartenenti al genere umano, in “WoMan”... certo l’inglese consente di far questo, ma in italiano come si potrebbe rendere? Boh... womanità? Vabbè, problema di non poco conto, ma lasciamolo stare ora...

Per “regole” credo intendi modi interpretativi, filtri comunicativi, il background di cui parli nel tuo primo scritto, vero? Manca, dunque, secondo te, la coscienza necessaria a formarsi un’immagine di ciò che sta accadendo, un mondo in mutazione che ci è sostanzialmente alieno, almeno dati i nostri “valori” e meccanismi per interpretare la realtà, sedimentati da secoli. Niente elucubrazioni tetre, solo un’analisi, per di più condivisibile.

La mente è affamata di conoscenze ed informazioni e ne riesce a gestire efficacemente solo un po’ per volta; questo “tsunami” l’ha voluto, costruito e lo sta pian piano realizzando, forse proprio come stimolo evolutivo per gestire sempre maggiori moli di informazioni ed in modi che non possiamo neanche immaginarci, forse verso profonde e lente mutazioni cerebrali, forse verso un punto di saturazione e rottura... la natura, come ripeto, la sa lunga e magari sul serio nulla avviene semplicemente per caso. Sottolineo il “pian piano” perché, secondo me, non stiamo assistendo in quest’epoca che alla fase natale di ciò che si svilupperà pienamente in futuro, apocalisse autodistruttivo permettendo. I veri “alieni”, come detto, siamo noi, tra noi e nei confronti di noi stessi... parliamo di galassie lontane, universi paralleli pieni di vita “aliena”, altra, ma gli infiniti paralleli sconosciuti sono le nostre menti che si sfiorano ogni giorno... e pure tra gli “illuminati” che sembra siano arrivati più in profondità di tutti gli altri nell’analisi della mente e della nostra coscienza, non credo nessuno abbia proferito la parola ultima, almeno voglio pensarlo, semmai possa esistere veramente per un essere dinamico, la parola ultima.

Lo stesso nostro concetto di “essere”, per quanto sembra possa essere in fondo immutabile, è dinamico, in divenire. Vedo noi, questi infiniti paralleli, come formati da una sorta di stratificazioni, sedimenti perennemente attivi e connessi in modo complesso tra loro, verticalmente, orizzontalmente, obliquamente nelle quattro dimensioni spaziotemporali, in modo che non esistano veramente distinzioni tra alto e basso, superficie e profondità, periferia e centro; il tempo è anche una chiave, come hai sottolineato pure tu e l’accesso cosciente ad un “nuovo” strato provoca “luce” [in contrasto con il buio precedente, come mancanza di co(no)scienza (di quel canale di coscienza ora aperto)], provoca mutazioni e sembra porti con sé un benessere dovuto all’ampliamento delle proprie percezioni, alla maggior apertura e sensazione di “potenza”, alla maggior com-prensione relativamente allo spaziotempo in cui ci si trova, l’”essere” in divenire, dunque. Le dimensioni sono dunque (almeno) quattro e questo sistema a strati lo vedo fluido, in perenne mutazione, mescolamento, divenire, nascita, come un caleidoscopio... e tale visione, secondo me, si ricollega direttamente a ciò che hai inteso scrivere tu: i vecchi archetipi messi in moto da quegli “illuminati” vanno in qualche modo “superati”, mutati, resi fluidi dato che le quattro coordinate in cui esprimiamo le nostre coscienze, e che d’altronde da esse traggono vita, vanno sfocandosi e sono, secondo me per definizione, prive di orizzonti ben definiti.

In questa abbozzata vertigine non voglio inserire morali, giudizi relativi al nostro agire, semmai non l’abbia già fatto... vorrei solo poter almeno osservare qualcosina, qualche piccolo scorcio di ciò che accadrà; è stato continuamente il mio pallino e la mia ossessione che, credo, mi accompagnerà sempre.

Ciao VanLag e grazie...
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Vecchio 02-01-2008, 20.31.34   #6
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Per “regole” credo intendi modi interpretativi, filtri comunicativi, il background di cui parli nel tuo primo scritto, vero? Manca, dunque, secondo te, la coscienza necessaria a formarsi un’immagine di ciò che sta accadendo, un mondo in mutazione che ci è sostanzialmente alieno, almeno dati i nostri “valori” e meccanismi per interpretare la realtà, sedimentati da secoli. Niente elucubrazioni tetre, solo un’analisi, per di più condivisibile.
Si intendo proprio quelli.

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La mente è affamata di conoscenze ed informazioni e ne riesce a gestire efficacemente solo un po’ per volta; questo “tsunami” l’ha voluto, costruito e lo sta pian piano realizzando, forse proprio come stimolo evolutivo per gestire sempre maggiori moli di informazioni ed in modi che non possiamo neanche immaginarci, forse verso profonde e lente mutazioni cerebrali, forse verso un punto di saturazione e rottura... la natura, come ripeto, la sa lunga e magari sul serio nulla avviene semplicemente per caso. Sottolineo il “pian piano” perché, secondo me, non stiamo assistendo in quest’epoca che alla fase natale di ciò che si svilupperà pienamente in futuro, apocalisse autodistruttivo permettendo. I veri “alieni”, come detto, siamo noi, tra noi e nei confronti di noi stessi... parliamo di galassie lontane, universi paralleli pieni di vita “aliena”, altra, ma gli infiniti paralleli sconosciuti sono le nostre menti che si sfiorano ogni giorno...
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Lo stesso nostro concetto di “essere”, per quanto sembra possa essere in fondo immutabile, è dinamico, in divenire. Vedo noi, questi infiniti paralleli, come formati da una sorta di stratificazioni, sedimenti perennemente attivi e connessi in modo complesso tra loro, verticalmente, orizzontalmente, obliquamente nelle quattro dimensioni spaziotemporali, in modo che non esistano veramente distinzioni tra alto e basso, superficie e profondità, periferia e centro; il tempo è anche una chiave, come hai sottolineato pure tu e l’accesso cosciente ad un “nuovo” strato provoca “luce” [in contrasto con il buio precedente, come mancanza di co(no)scienza (di quel canale di coscienza ora aperto)], provoca mutazioni e sembra porti con sé un benessere dovuto all’ampliamento delle proprie percezioni, alla maggior apertura e sensazione di “potenza”, alla maggior com-prensione relativamente allo spaziotempo in cui ci si trova, l’”essere” in divenire, dunque. Le dimensioni sono dunque (almeno) quattro e questo sistema a strati lo vedo fluido, in perenne mutazione, mescolamento, divenire, nascita, come un caleidoscopio... e tale visione, secondo me, si ricollega direttamente a ciò che hai inteso scrivere tu: i vecchi archetipi messi in moto da quegli “illuminati” vanno in qualche modo “superati”, mutati, resi fluidi dato che le quattro coordinate in cui esprimiamo le nostre coscienze, e che d’altronde da esse traggono vita, vanno sfocandosi e sono, secondo me per definizione, prive di orizzonti ben definiti.
Io stò qui col dubbio se l’uomo non sia un’anomalia sfuggita al controllo della natura oppure se ci sia in corso questa fantomatica evoluzione e l’uomo stia mutando verso una forma superiore, o magari solo diversa di coscienza.

Me lo chiedo mettendo da parte il mio interesse perché se mi lascio guidare da quello è ovvio che, come uomo, penso di essere destinato ad un grande scopo. Ma se mi rispondessi così piegherei la verità ai miei interessi personali e questo non lo voglio fare. Preferisco riconoscere che “non so”….. Non so e non so vedere dentro il futuro dell’uomo.

Purtroppo, “dati causa e pretesto”, guardando come vanno le cose, viene da pensare che siamo prossimi al capolinea…… e da uomo questo mi provoca rincrescimento ed apprensione. Forse è proprio da questo rincrescimento e da questa apprensione che nasce l’idea che ci possa essere una nuova “filosofia” capace di farci superare gli archetipi del passato.

Ecco sarebbe bello comprendere queste cose, cioè in che senso può essere l’evoluzione dell’uomo…. Non come avverrà l’evoluzione ma come cambierà l’uomo? C’è qualcuno qui che lo sa?

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e pure tra gli “illuminati” che sembra siano arrivati più in profondità di tutti gli altri nell’analisi della mente e della nostra coscienza, non credo nessuno abbia proferito la parola ultima, almeno voglio pensarlo, semmai possa esistere veramente per un essere dinamico, la parola ultima.
Ma vedi, gli illuminati, almeno quelli che ho seguito io, hanno risolto il problema della mente “droppandola” e collocandosi in uno stato di coscienza dove soggetto ed oggetto si ricompongono nel movimento unitario della vita. Questo “fenomeno”, ancorché rilevato in diversi individui, sembra non sia proponibile per l’intero genere umano, anche perché pare che non si verifichi all’interno di una catena di “cause ed effetti” ma sia un’eccezione della natura. Quindi questi “illuminati” pur essendo dei bellissimi “fiori” sono pressoché inutili per i problemi del mondo.

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Vecchio 03-01-2008, 14.24.55   #7
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Qualche idea ce l'avrei...

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Purtroppo, “dati causa e pretesto”, guardando come vanno le cose, viene da pensare che siamo prossimi al capolinea…… e da uomo questo mi provoca rincrescimento ed apprensione. Forse è proprio da questo rincrescimento e da questa apprensione che nasce l’idea che ci possa essere una nuova “filosofia” capace di farci superare gli archetipi del passato.

Ecco sarebbe bello comprendere queste cose, cioè in che senso può essere l’evoluzione dell’uomo…. Non come avverrà l’evoluzione ma come cambierà l’uomo? C’è qualcuno qui che lo sa?
Acc... chi può saperlo se non la nostra fantasia ed i nostri sogni? L'uomo muterà in base ai sogni che ha... guarda la scoperta di nuovi “mondi”, la realizzazione del volo... sinora e chissà per quanto ancora i sogni si sono proiettati e realizzati all'esterno (la tecnologia), ma ci sarà una fase in cui la parte dei sogni dedicati al nostro “interno”, al nostro animo, inizierà a prendere forma reale e veramente collettiva...

Ora approfondirò, ma sempre a grandi linee, come l’uomo muterà... ; una prima fase seguito di una sorta di morbido “big crunch” (contrario di big ben) da cui nascerà un nuovo equilibrio: lo predicono teorie che analizzano sistemi in preda al caos, il caos partorisce equilibrio ed il concetto lo faccio mio. Dunque una prima fase post-crisi, in cui l’uomo è ancora alieno a sé ed agli altri, ma le circostanze tendono a modificare tale andamento: meno lavoro, delegato a macchine e robot capaci come gli umani, integrazione tecnica-corpo-mente in modo che la tecnologia entri “dentro” di noi in modo da aiutarci e risolvere problemi come malattie, invecchiamento e creare nuove potenzialità di coscienza; da qui naturalmente nasceranno altri problemi come sovrappopolazione, carenza di risorse e problemi psicologici impensabili ed inesistenti ora, ecc... e diventeranno centrali temi come il controllo delle nascite, lo sviluppo di nuove energie, finalmente svincolato dalla fine del petrolio e la colonizzazione di altri corpi celesti (luna, marte, ecc...); la diminuzione del lavoro per me sarà la chiave della mutazione umana: l’uomo non lavorerà più, tutto il tempo a sua disposizione sarà dedicato alla riflessione, all’arte, alla filosofia, alla scienza, alla più ampia realizzazione di quelle che sono le singole potenzialità di ognuno. Un uomo per cui il sostentamento non costituisce più alcun problema non oso pensare a quali vette possa giungere individualmente e collettivamente; in questa prima fase forti saranno le spinte alla contrazione – ritorno al passato, la vedo insomma come una sfera in espansione e contrazione ed ancora espansione continua. Altri equilibri porteranno a nuovi incubi e problemi e questi nuovamente a nuovi equilibri.

In una seconda fase probabilmente buona parte dell’umanità sarà talmente integrata con la tecnologia che difficilmente tali uomini li chiameremmo uomini; in questa seconda fase si potranno portare a compimento i desideri più profondi dell’animo umano. Le utopie di ora saranno realizzate ogni giorno e se ne creeranno di nuove, i sogni più alti e gli incubi più oscuri inizieranno anch’essi a realizzarsi ovvero a prendere vita nella realtà; se nella prima fase l’uomo inizia a prendere coscienza della propria potenza, in questa seconda inizia a vederla “realizzata” in modo cosciente. Anche nel mondo odierno, penso che la realtà sia espressione in buona parte dei moti inconsci presenti nella collettività, ma appunto tutto sta su un piano non conscio e quasi ci sorprendiamo della nostra violenza, così come della nostra bellezza. In questa seconda fase futura, invece, chiaro e cosciente sarà il fatto che noi creiamo e possiamo realizzare la realtà che ci circonda. Ciò implica la nascita di un’ondata di consapevolezza collettiva, che porterà l’animo-mente-cervello stessi dell’uomo a mutare profondamente, molto più che nella iniziale prima fase; le mutazioni mentali saranno enormemente accelerate dal fatto che le nanotecnologie saranno entrate in simbiosi naturale con le nostre antiche strutture biologiche. L’enorme inerzia biologica che per esempio sperimentiamo attualmente e per la quale ci sembra che neanche stiamo evolvendo, diminuirà proprio grazie al fatto che le nostre realizzazioni tecnologiche, ormai forme di vita autonome e non più “nostre”, con proprio dna e istinto alla vita, entreranno in simbiosi con noi, così come per esempio i miliardi di batteri presenti nel nostro corpo che da centinaia di migliaia di anni hanno imparato a vivere armonicamente con noi. In questa fase potranno nascere oltre a nuovi problemi psicologici, anche problemi fisici proprio dovuti alla progressiva e profonda integrazione tecnologie-uomo. Ma, come detto, centrale sarà l’avvento di questa nuova forma di consapevolezza, che amplierà enormemente la coscienza umana: l’uomo si renderà conto che ciò che immagina si realizza e lo potrà toccare repentinamente con mano.

A questa seguirà una terza fase, ma dovrei dire innumerevoli “terze fasi”, tante quante saranno gli organismi coscienti che una volta avremmo chiamato “uomini”, parola che con probabilità muterà nell’essenza: ognuno avrà il proprio personale “universo”, potrà a piacimento regolarne leggi naturali, lo spazio ed il tempo, gli andamenti, caratteristiche, mutarlo ad ogni istante, rimaneggiarlo, contrarlo, espanderlo ed ognuno potrà essere in stretta comunicazione profonda con gli altri, potranno avvenire mescolamenti, fusioni, nuovi modi di fare l’amore, nascita perciò di nuovi sensi e poi creazioni collettive di “multiversi” e sistemi di “multiversi”, l’uomo non sarà da nessuna parte poiché non esisteranno “parti”, luoghi, ci saranno non-luoghi interni, così come sono i nostri “animi”, essenze, questi saranno gli “universi” e non ci sarà distinzione tra le sue creazioni e l’”uomo” stesso... e si comunicherà da essenze ad essenze senza nessun filtro esterno, ambiente, l’ambiente stesso sarà parte dell’universo di ognuno...

... e due “uomini”, creatori di uno degli innumerevoli multiversi, si interrogheranno sul loro futuro e lo partoriranno vividamente lì davanti a loro, tant’è che anche il futuro scomparirà e vi sarà solo una successione infinita di istanti presenti, almeno per quei due “uomini”...

... e, solo ora per tributo ad Asimov, un “uomo” immaginerà in un istante di essere il creatore di un universo, dentro il suo universo, formato da tante piccole ed ignoranti creature, brulicanti su un bel pianeta verdeggiante che non potranno far altro che domandarsi, tra i loro piccoli dolori quotidiani, sul loro presunto creatore e sul senso della loro vita...

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Vecchio 03-01-2008, 14.48.24   #8
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Necessario è dunque nelle società attuali e del prossimo futuro che gli individui possano nascere, essere educati e crescere in società che contribuiscano a coltivare i propri sogni creativi, potenti e positivi e non a perpetuare anche gli incubi, altrimenti nei futuri remoti che ho appena immaginato molto dura potrebbe essere la lotta tra bei sogni ed incubi psicotici che si scontreranno alla pari e coscientemente realizzati nella realtà di ogni giorno... la prima fantascienza è quella luminosa di Asimov, la seconda quella oscura e paranoica di Dick e del cyberpunk... e credo proprio che le due si fonderanno e confronteranno nella realtà presente... del futuro...

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Vecchio 03-01-2008, 20.22.19   #9
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Citazione:
Originalmente inviato da nexus6
……la diminuzione del lavoro per me sarà la chiave della mutazione umana: l’uomo non lavorerà più, tutto il tempo a sua disposizione sarà dedicato alla riflessione, all’arte, alla filosofia, alla scienza, alla più ampia realizzazione di quelle che sono le singole potenzialità di ognuno.
Questa della sgravio dell’uomo dall’onere del lavoro è predetta in molte parti. C’era qui un amico, Oizirbaf che, ora non scrive più, che, se non ricordo male, era un sostenitore di questa tesi.
Anche Martinus, il maestro citato spesso da Rolando, al punto 8, “dell’evoluzione dell’umanità in 12 punti” prevedeva: - L'uso delle macchine per ridurre l'orario di lavoro materiale - a favore di giorni di studio e di tempo da dedicare alla ricerca spirituale.

Più difficile mi riesce credere a questa tua ipotesi:

Citazione:
Originalmente inviato da nexus6
diminuirà proprio grazie al fatto che le nostre realizzazioni tecnologiche, ormai forme di vita autonome e non più “nostre”, con proprio dna e istinto alla vita, entreranno in simbiosi con noi….

Mi riesce difficile pensare che una macchina possa acquisire l’istinto alla vita che implica l’auto-coscienza.

Per il resto la tua suggestiva ipotesi delle tre fasi evolutive è intrigante ed è stato un piacere leggerla.

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Vecchio 21-01-2008, 14.33.27   #10
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Up! :-)

Ciao Van...!

Ascolto il vibrante pezzo di Bjork "All is full of love", da un po' mi mancava... e mi viene in mente questa discussione e le tue parole... chissà se una macchina possa acquisire l'istinto alla vita, non so, voglio immaginare sia così, ho sempre pensato che in ogni nostra creazione vi fosse molto più di "nostro" di quanto noi potessimo immaginare. Nel video della canzone, due robot dalle sembianze umane, lasciati soli, forse appena creati e incompleti in un laboratorio pare asettico, si guardano e iniziano a fare l'amore...



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