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Cultura e Società - Problematiche sociali, culture diverse.
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Vecchio 28-02-2008, 17.05.08   #1
Guido
Ospite abituale
 
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Data registrazione: 09-02-2007
Messaggi: 96
Una casa di tolleranza...

Buon giorno a tutti, scrittori e lettori!
Stralcio un vecchio articoletto apparso su “L’eco di Bergamo”. Leggendolo mi è sembrato interessante come riflessione sul tipo di “tolleranza” che molti di noi, credenti ed atei, gnostici e agnostici, etc. che scriviamo su questo sito, adottiamo verso l’altro, cioè colui che la pensa e si esprime in modo diverso…
Buona... riflessione!

Il filosofo Carlo Sini dice che noi abbiamo una cattiva abitudine: quella di trasformare i nostri pregiudizi sulle persone, una volta riconosciuti, in scrupoli morali, o « psicologico-morali» di scarso effetto: «Con la colf filippina, ad esempio, pensiamo che bisogna avere un po' di pazienza, un po' di carità». Proviene da un altro mondo, non ha il nostro stesso modo di vivere e di pensare e dunque con lei bisogna essere tolleranti. «Bruttissima parola» dice Sini. «Terribile parola, Che già dice: "lo, beninteso, sono nella verità; tu invece sei molto attardato. Però vedi come sono gentile, educato, cristiano, caritatevole ... ». Questo. in fondo, è un modo per «rispettare a parole le differenze» seguitando però, sotto sotto, a pensarla esattamente come prima. A credere che «insomma, prima o poi - basta avere un po' di pazienza - anche questa povera donna si uniformerà» al nostro modo di pensare. Chi tollera sopporta il suo prossimo, almeno per un certo tempo: ma non lo accetta veramente. Non lo abbraccia. Non entra mai realmente in contatto con lui. Né, tanto meno, lo ama. La «tolleranza» dunque. sul piano morale, vale poco. Se si getta lo sguardo un metro al di là dell'apparenza, la nostra generosa accoglienza del «diverso» si rivela spesso - dice Sini - «esattamente quello che dice di essere: una casa di tolleranza».
Guido is offline  
Vecchio 28-02-2008, 18.56.18   #2
annamaria
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Data registrazione: 30-01-2008
Messaggi: 3
Riferimento: Una casa di tolleranza...

concordo pienamente con quanto letto nel tuo messaggio, tollerare ci pone su un piano di superiorità , ci fa sentire buoni , ci mette nella condizione di essere ben disposti verso chi non è ancora come noi , non la pensa , povero, come noi .

Mi piace piuttosto usare il termine accettare,da accipere = capire
annamaria is offline  
Vecchio 28-02-2008, 21.03.38   #3
hava
Ospite abituale
 
Data registrazione: 05-12-2005
Messaggi: 542
Riferimento: Una casa di tolleranza...

Argomento interessante che possiamo estendere a qualsiasi tipo di "carita'", che pur essendo considerata un valore positivo, ci fa anzittutto sentire "migliori" e "differenti".
hava is offline  
Vecchio 28-02-2008, 21.56.01   #4
Karenina
Ospite abituale
 
Data registrazione: 23-11-2007
Messaggi: 41
Riferimento: Una casa di tolleranza...

hai perfettamente ragione caro Guido nel far notare questa doppia valenza del termine e del concetto di tolleranza, anche perchè essa arriva ad un punto che non può essere più considerata in quanto subentra nel caso di una società civile la legge, che non permette nè compassioni, nè scenette tragi-comiche, nè manifestazioni di carità......... ci si ritrova di fronte alla norma, all'articolo, alla riforma e arrivederci e grazie. Il problema vero sai qual è? è che fino a quando lo straniero, l' Altro come spesso si dice in questi anni può costantemente aiutare la nostra autostima lo teniamo ben presente, quando davvero si tratterebbe di riconoscerlo in quanto individuo soggetto attivo per la partecipazione sociale e civile allora ci ricordiamo che è altro da noi, che và evitato, che se la deve cavare da solo... allora mettiamoci in accordo e chiariamo una volta per tutte il concetto perchè esso non vale solo per gli straniere, vale per le donne( e parlo di pari opportunità che nel nostro paese sembrano essere arrivate chissà dove ma in realtà siamo sempre lì, fermi a contemplare la figura maschile), per i disabili, ma anche le persone che non hanno una cultura elevata e che in ogni caso hanno bisogno di linee guida che spesso gli enti istituzionali non sono in grado di dare...
in tutti questi casi io trovo quello che tu hai portato avanti, ovvero casi di tolleranza nel senso che occhio non vede e cuore non duole, oppure vedo solo quando ne sento la necessità e ne ricavo profitto. e tutto questo come dice bene il tuo filosofo può essere avvicinato a pura demagogia!!! Scusa se sono stata così diretta ma ho molto a cuore quanto ho scritto, e sono contenta che tu abbia espresso così bene, forse io non tanto, quale sia il problema reale, se apparire o essere davvero tolleranti........
Karenina is offline  
Vecchio 28-02-2008, 22.59.22   #5
Valerio2
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Data registrazione: 05-09-2007
Messaggi: 113
Riferimento: Una casa di tolleranza...

Ciao Guido, bella citazione!

Sei arrivato al secondo passo del cristiano. Ma molti devono ancora compiere il primo.

Io mi accontento anche di quella tolleranza. Quantomeno non è aperto rifiuto del diverso.

Però cerca anche di capire il cittadino medio: armato di tante buone intenzioni verso l'immigrato, vorrebbe sentirlo più vicino (non farlo sentire, bada bene).

Ma poi legge sui giornali che quello gira ubriaco e falcia i ragazzini, oppure spaccia, o gli entra in casa e lo riempie di botte.

E di chi è la colpa? Di quel povero disgraziato che entra in punta di piedi (magari anche clandestinamente) e cerca di inserirsi nella maniera più discreta possibile con una paura di noi che mi fa vergognare di stare bene?

O di quei farabutti politici che non prendono i delinquenti per fargli rimpiangere di avere messo piede in Italia? O che anzi li usano come ariete per demolire la nostra quiete paciosa?

Io e mia moglie, comunque, siamo padrini (di battesimo) di un giovane singalese. Una vera peste, ma adorabile! I suoi genitori sono per noi dei veri amici, non degli ospiti quasi indesiderati e mal sopportati. E sono sicuro che molti italiani la pensano come me.
Valerio2 is offline  
Vecchio 29-02-2008, 10.38.46   #6
pallina
...il rumore del mare...
 
Data registrazione: 15-01-2007
Messaggi: 279
Riferimento: Una casa di tolleranza...

In quel tipo di "tolleranza" io ci vedo ancora, purtroppo, tanto razzismo....
pallina is offline  
Vecchio 29-02-2008, 11.03.37   #7
Martino Giusti
Ospite abituale
 
Data registrazione: 09-10-2007
Messaggi: 98
Riferimento: Una casa di tolleranza...

Buon giorno a tutti,
in effetti io userei la parole UGUAGLIANZA anzichè tolleranza. Questa parola nelle sue varie accezioni, è sempre un po' al di sopra del tollerato ed è, secondo me, razzista.
Personalmente non amo neanche parole come carità, preferisco GIUSTIZIA.
Ma forse sono un romantico decadente
Cari saluti
Martino Giusti is offline  
Vecchio 29-02-2008, 18.19.00   #8
veraluce
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Data registrazione: 16-08-2007
Messaggi: 603
Riferimento: Una casa di tolleranza...

La tolleranza per come la vedo io può avere anche un'accezione positiva... anche perché io personalmente sono contenta quando il mio prossimo mi "tollera"... la tolleranza altrui mi permette di essere accolta come persona nonostante i miei limiti... per me certo siamo tutti uguali nell'essenza, siamo tutti esseri umani, ma ciascuno di noi segue percorsi diversi, si porta dietro un bagaglio di vissuti unici, di mentalità "distanti" e abbiamo bisogno di costruire ponti per poter allacciare rapporti con gli altri altrimenti queste "diversità" ci porterebbero ad allontanarci sempre più l'uno dall'altro...

Non conosco il filosofo Carlo Sini... comunque anche in questo caso credo che sia un parere soggettivo come quello che ho trovato anch'io, del filosofo Grayling, che è di tutt'altro tono, riporto quello che dovrebbe essere un sunto di Antonio Carollo circa il contenuto di un testo di quest'altro filosofo:

Il significato della tolleranza

“Chiunque può esporre il proprio punto di vista ma nessuno può costringere gli altri ad accettarlo”

Del libro “Il significato delle cose” di A.C. Grayling, scelto da Armando Massarenti per la collana ‘ Letture di filosofia ‘ delle edizioni “Il Sole 24 ore”, mi hanno attirato subito le pagine dedicate alla tolleranza. Grayling è un filosofo inglese, professore alla University of London; scrive sul “Guardian”, sul “Financial Times”, sulla “Literary Review” e sulla “Times Literary Supplement”.Oltre che dei suoi interessi propriamente filosofici, quali la teoria della conoscenza, la metafisica, la logica, in diversi saggi si è occupato di crimini di guerra, legalizzazione delle droghe, eutanasia, secolarismo, diritti umani. Per questa sua attività di divulgatore egli è assai noto in Gran Bretagna. Il libro presenta una lunga serie di contributi ad una conversazione, come lui li chiama, “una miscellanea di pensieri stimolati dalla riflessione sugli aspetti quotidiani della condizione umana”. I temi sono riuniti in tre gruppi: vizi e virtù, tra cui moralismo, tolleranza, civiltà, dolore, morte, speranza, lealtà, colpa, amore, felicità; nemici e false credenze, quali razzismo, intemperanza, depressione, religione, peccato, fede, oscenità, povertà, capitalismo. L’ultima parte è dedicata a “cose buone e piacevoli”, come ragione, educazione, ambizione, pace, leadership, lettura, viaggi, famiglia, vecchiaia,

Parliamo della tolleranza. Il dizionario Treccani la definisce la capacità, la disposizione a tollerare, e il fatto stesso di tollerare, senza ricevere danno, qualche cosa che in sé sia o potrebbe essere spiacevole, dannosa, mal sopportata. Comunemente è ritenuta come comprensiva di ogni forma di libertà, morale, politica e sociale; essa viene identificata con il pluralismo dei valori, dei gruppi e degli interessi nella società contemporanea. Marcuse dice che, se la tolleranza indiscriminata è indispensabile nei dibattiti, nella religione e nella scienza, non può essere ammessa quando sono in gioco la pace , la libertà e la felicità dell’esistenza. K.R. Popper considera la tolleranza indispensabile sia come cammino verso la conoscenza, sia come principio etico in una società aperta e democratica. Bobbio le dà il significato di convivenza con le minoranze etniche, linguistiche e razziali che comporta il superamento dei pregiudizi. La tolleranza in tema di religione si è venuta affermando a partire dalle dispute che contrapposero le diverse parti della cristianità nei primi decenni del XVI secolo, dopo la Riforma protestante. Michel de Montaigne fu uno dei primi sostenitori della libertà di coscienza. Spinoza difese il principio di tolleranza affermando che la violenza e l’imposizione non possono promuovere la fede. Locke nella sua Epistola sulla tolleranza sostenne che essa garantisce ugualmente l’interesse religioso della Chiesa e l’interesse politico dello Stato. Il riconoscimento definitivo del principio di tolleranza venne con l’illuminismo nel sec. XVIII (celebre il “Trattato sulla tolleranza” di Voltaire) e con l’affermazione del pensiero liberale nel sec. XIX. Esso oggi fa parte della coscienza civile dei popoli, con qualche eccezione riguardante gli Stati retti dal fondamentalismo islamico.

Torniamo a Grayling. Egli introduce i suoi ragionamenti rifacendosi a John Stuart Mill che nel suo “Saggio sulla libertà” scrisse: “Gli esseri umani avranno molto da guadagnare se ciascuno tollererà che gli altri vivano come meglio credono, invece di vivere come meglio credono gli altri”. Mill poi afferma che nessuno ha il diritto di prescrivere a un altro come debba essere o come debba agire, purché nel suo essere e nel suo agire egli non danneggi gli altri. Questi, dice Grayling, sono principi centrali del liberalismo, il quale prescrive la tolleranza di concezioni e punti di vista opposti lasciando al libero gioco della democrazia la decisione su quale idea debba prevalere; però spesso succede che chi professa principi rigidi, e non ammette compromessi, finisce per zittire gli animi liberali ed imporre la propria egemonia. La tolleranza, quindi, deve proteggersi: il tollerante non deve tollerare l’intollerante; “chiunque può esporre il proprio punto di vista ma nessuno può costringere gli altri ad accettarlo”. L’intolleranza è sintomo di insicurezza e paura. I talebani che impongono il burqa alle donne e proibiscono loro di uscire di casa, di istruirsi e di lavorare temono le conseguenze della loro libertà. La tolleranza è il riconoscimento del più ampio spazio alla convivenza di posizioni diverse. Uno degli obbiettivi primari della vita civile è riuscire a tollerare noi stessi per tollerare meglio il prossimo.


Ho riportato questo non per dire che Sini abbia torto e altri abbiano ragione, ma soltanto perché come in tante altre occasioni ci sono dei punti di vista diversi (che vengano da filosofi o da operai o altri non fa differenza)...

Però penso che l'esempio della tolleranza verso la colf filippina sia molto riduttivo, in quanto non tiene neanche conto dell'altra faccia della medaglia, ovvero della tolleranza che attua lei, che si ritrova in una condizione di "lavoro", lontana dalle sue radici e a contatto con mentalità diverse dalla sua, verso noi...

Inoltre "carità" vuol dire "amore", per cui sinceramente non ci vedo alcunché di condannabile... se provo amore verso una persona non vuol dire che mi sento "nella verità" mentre l'altro è "attardato", vuol dire che gli voglio bene perché è un essere umano come me e che faccio di tutto per superare i miei limiti umani per incontrarlo andando oltre anche i suoi...

Vabbè, già ho parlato troppo... sono solo mie "opinioni"...

Ciao a tutti!
veraluce is offline  
Vecchio 01-03-2008, 17.28.07   #9
Guido
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Riferimento: Una casa di tolleranza...

Prima di tutto mi scuso con tutti per il ritardo nel rispondere che purtroppo non dipende solo da me .
Vorrei rammentare qui da dove nasce la discussione anche se poi sembra vertere sul termine “tolleranza”
“…noi abbiamo una cattiva abitudine: quella di trasformare i nostri pregiudizi sulle persone, una volta riconosciuti, in scrupoli morali, o «psicologico-morali» di scarso effetto…”

Citazione:
Originalmente inviato da annamaria
concordo pienamente con quanto letto nel tuo messaggio, tollerare ci pone su un piano di superiorità , ci fa sentire buoni , ci mette nella condizione di essere ben disposti verso chi non è ancora come noi , non la pensa , povero, come noi . Mi piace piuttosto usare il termine accettare,da accipere = capire
È molto significativa la tua puntualizzazione “piano di superiorità” ovviamente non per tutti è così. Ma c’è eccome!

Citazione:
Originalmente inviato da hava
Argomento interessante che possiamo estendere a qualsiasi tipo di "carita'", che pur essendo considerata un valore positivo, ci fa anzittutto sentire "migliori" e "differenti".
Perfettamente in accordo con te!

Citazione:
Originalmente inviato da Karenina
in tutti questi casi io trovo quello che tu hai portato avanti, ovvero casi di tolleranza nel senso che occhio non vede e cuore non duole, oppure vedo solo quando ne sento la necessità e ne ricavo profitto. e tutto questo come dice bene il tuo filosofo può essere avvicinato a pura demagogia!!! Scusa se sono stata così diretta ma ho molto a cuore quanto ho scritto, e sono contenta che tu abbia espresso così bene, forse io non tanto, quale sia il problema reale, se apparire o essere davvero tolleranti........
Quoto questa risposta "considerazione" che trovo molto limpida. Fa intravedere nella relazione con l'altro (diverso nel senso generale del termine..) un che di relazione subdolamente, e forse inconsapevolmente, "economica" (di profitto).
Un profitto che "remunera" la coscienza e di fatto "errando" la placa!

Citazione:
Originalmente inviato da Valerio2
Ciao Guido, bella citazione! Sei arrivato al secondo passo del cristiano. Ma molti devono ancora compiere il primo……
Ciao Valerio! Le tue considerazioni sono sempre molto ben argomentate.
Io personalmente penso che nel proprio agire non ci siano il primo, il secondo, il terzo passo….da farsi uno dopo l’altro. Forse le leggi che governano la società, devono seguire questa prassi…

Citazione:
Originalmente inviato da pallina
In quel tipo di "tolleranza" io ci vedo ancora, purtroppo, tanto razzismo....
Razzisti! Tristissimo! Hai ragione! E l’assurdo è non accorgersi di esserlo!

Citazione:
Originalmente inviato da Martino Giusti
Buon giorno a tutti,
in effetti io userei la parole UGUAGLIANZA anzichè tolleranza. Questa parola nelle sue varie accezioni, è sempre un po' al di sopra del tollerato ed è, secondo me, razzista.
Personalmente non amo neanche parole come carità, preferisco GIUSTIZIA.
Ma forse sono un romantico decadente
Cari saluti
Sai bene Martino che non è questione di cambiare le parole per eludere e mascherare il problema vero, quello specificato sopra!

Ciao Veraluce! La sintesi per te è davvero un problema…
Che ti devo rispondere? Hai argomentato …su tutto e ti sei data tutte le risposte da te! Ma non ho proposto la riflessione per sapere se fosse vera o falsa ma solo per rifletterci, specialmente su quello che ho meglio puntualizzato sopra!
Guido is offline  
Vecchio 01-03-2008, 19.25.08   #10
veraluce
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Riferimento: Una casa di tolleranza...

Citazione:
Da Guido:
Ciao Veraluce! La sintesi per te è davvero un problema…
Che ti devo rispondere? Hai argomentato …su tutto e ti sei data tutte le risposte da te! Ma non ho proposto la riflessione per sapere se fosse vera o falsa ma solo per rifletterci, specialmente su quello che ho meglio puntualizzato sopra!

Non so se sia un mio problema la sintesi... rifletterò anche su questo...

Ho dato semplicemente ciò che avevo da dare... né ho detto che una cosa è vera e l'altra è falsa (se hai dedotto questo, sta bene, ma non era mia intenzione)... ho trasmesso il mio pensiero, niente di meno e niente di più su ciò che avevi messo a disposizione... l'argomento era interessante e lo approfondito per quel che ho potuto... per il resto lascio spazio agli altri forumisti che, deduco, sicuramente apporteranno un contributo più soddisfacente del mio...

Buona serata a tutti!
veraluce is offline  

 



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