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Vecchio 23-01-2005, 11.23.43   #1
La_viandante
stella danzante
 
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cultura extracomunitaria

L'uomo che camminava sull'acqua

Un giorno un derviscio dalla mentalità convenzionale, prodotto di un'austera scuola religiosa, stava passeggiando lungo un corso d'acqua, completamente assorto in problemi teologici e morali, perché quella era la forma che l'insegnamento sufi aveva assunto nella comunità cui apparteneva. Per lui la religione emotiva corrispondeva alla ricerca della Verità Suprema.
All'improvviso il filo dei suoi pensieri fu interrotto da un forte grido: qualcuno stava ripetendo l'invocazione derviscia. "Non serve a niente", si disse, "perché quell'uomo pronuncia male le sillabe. Anziché salmodiare YA HU, dice U YA HU ...".
Il derviscio ritenne allora che fosse suo dovere - lui che aveva studiato con tanto zelo - correggere quel poveretto che sicuramente non aveva avuto l'opportunità di essere guidato nel modo giusto, e che probabilmente faceva solo del suo meglio per entrare in armonia con l'idea sottesa nei suoni.
Noleggiata una barca, remò in direzione dell'isola donde sembrava provenire la voce.
In una capanna di canne scorse, seduto per terra, un uomo vestito da derviscio che si dondolava al ritmo della ripetizione della formula iniziatica. "Amico mio", gli disse, "la tua pronuncia è sbagliata. Mi incombe dirtelo perché è meritevole dare consigli e altrettanto meritevole accettarli. Ecco come devi pronunciare". E glielo spiegò.
"Grazie", disse l'altro con umiltà.
Il primo derviscio risalì in barca, molto soddisfatto di aver compiuto una buona azione. Dopo tutto, non è detto che colui che riesce a ripetere correttamente la formula sacra possiede anche il potere di camminare sulle acque? Il derviscio non aveva mai visto nessuno compiere un simile prodigio, ma aveva sempre sperato, per qualche ragione, di riuscirci prima o poi.
Dalla capanna non arrivava più alcun suono; tuttavia, era convinto che la lezione aveva dato i suoi frutti.
Fu allora che udì un U YA pronunciato con esitazione: il derviscio dell'isola si era messo nuovamente a pronunciare la formula a modo suo ...
Mentre il primo derviscio era assorto nelle sue riflessioni, meditando sulla perversità degli uomini e sulla loro cocciutaggine nel perseverare nell'errore, i suoi occhi scorsero uno strano spettacolo: il derviscio della capanna aveva lasciato la sua isola e stava venendo verso di lui camminando sulla superficie dell'acqua ...
Stupefatto, smise di remare. L'altro lo raggiunse e si rivolse a lui con queste parole: "Fratello, perdonami se ti importuno, ma sono venuto a pregarti di insegnarmi ancora una volta il modo corretto di ripetere l'invocazione, perché ho difficoltà a ricordarlo".

* * *

Nelle lingue europee è possibile riprodurre solo una gamma dei significati di questo racconto; le versioni arabe usano in genere parole aventi lo stesso suono ma significati
diversi (omonimi), per indicare che si tratta di un artificio concepito per portare la coscienza a un livello più profondo, a prescindere dalla loro morale superficiale.
Questa storia figura nella letteratura popolare orientale. La si ritrova anche nei manoscritti dervisci, alcuni dei quali sono molto antichi. Questa versione proviene dall'Ordine Asaaseen ('Essenziale', 'Originale') del Vicino e Medio Oriente.
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Vecchio 23-01-2005, 11.39.14   #2
ancient
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Esiste anche una versione cristiana di questa storiella, probabilmente reperibile in qualche angolo del web.

Ma ora vorrei ricordare una vicenda, pare realmente accaduta, di ambiente tibetano: la cita John Blofeld in uno dei suoi libri.

Un cinese semianalfabeta aveva ricevuto come mantra il famoso Om Mani Padme Hum, ma scambiò la grafia di Hum per una parola cinese che significa 'bue'.
Dopo aver praticato con Om Mani Padme Bue per diversi anni (nei quali conseguì un certo progresso spirituale) seppe del suo errore da un conoscente.
A questo punto si mise a praticare con la versione corretta del mantra, per scoprire che non aveva lo stesso effetto: anzi, non ne aveva nessuno. Sembrava che i buoni risultati raggiunti lo avessero abbandonato.
Alla fine incontrò di nuovo il Lama che lo aveva iniziato: su suo consiglio tornò a usare Om Mani Padme Bue, e tutto andò bene!

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Vecchio 23-01-2005, 11.55.16   #3
La_viandante
stella danzante
 
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a me fa venire in mente un po' la storiella della trave e la pagliuzza e un po' mi da da pensare sul fatto ke spesso c troviamo a condannare le persone perke' nn seguono il nostro filo logico, politico, religioso, come a noi sembra piu' giusto
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Vecchio 24-01-2005, 19.21.21   #4
fallible
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sentieri

La VERITA' è UNA i sentieri per raggiungerla molteplici
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Vecchio 25-01-2005, 09.29.27   #5
ancient
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ho trovato la versione occidentale di questo racconto: è di Tolstoj, "I tre eremiti":

Durante una traversata, un vescovo che voleva insegnare la parola di Cristo in terre lontane, avvistata un’isola, chiede di visitarla. Lì incontra tre eremiti.

Vescovo: "Come servite Dio? Che cosa fate per salvarvi l’anima?"

I tre eremiti: "Non lo sappiamo, come si serve Dio. La sola preghiera che conosciamo è: "Tre voi siete, tre noi siamo, abbi pietà di noi."

Il vescovo sorride ed impiega il resto del giorno ad insegnare ai tre il Padre Nostro. Il vescovo ritorna alla nave e riparte.

Quando è buio, il vescovo siede a poppa guardando il mare dove l’isola è scomparsa. Improvvisamente vede qualcosa sulla scia luminosa che la luna disegna sul mare. Sono i tre eremiti che corrono sfiorando appena l’acqua.

Quando gli eremiti raggiungono la nave, parlano tutti e tre all’unisono:"Non ricordiamo niente della preghiera che ci hai insegnato. Insegnacela di nuovo!"

Il vescovo si fa il segno della croce e dice a loro: "La vostra preghiera giungerà al Signore, uomini di Dio. Non ho niente da insegnarvi. Pregate per noi peccatori!"



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