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Vecchio 17-09-2006, 12.53.26   #1
Patri15
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Insegnanti carismatici

Ho trovato questa lettera scritta da una insegnante, in risposta ad un articolo di Umberto Galimberti di qualche giorno fa su La Repubblica.

Mi piacerebbe molto avere le opinioni di questo forum sulla lettera che riporto qui sotto e copiata da AetnaNet.


"A me il professore Umberto Galimberti, filosofo e docente all’università di Venezia, sta un po’ antipatico. Anzi non mi sta antipatico, il fatto è che mi irrita. Perché parla parla parla di un argomento delicato come la scuola e poi, infine, dulcis in fundo, se la prende sempre con gli insegnanti.
Viene da chiedersi che male gli hanno fatto per bistrattarli ogni volta così. Il suo ultimo intervento è di qualche giorno fa sulla Repubblica con un articolo dal titolo “La scuola dei ragazzi e le colpe dei professori”, nel quale, tanto per cambiare, Galimberti se ne viene con la solita tiritera della mancanza di personalità dei docenti. In sintesi la sua obiezione è la seguente: i professori devono rendersi conto che non è vero che gli studenti non hanno voglia di studiare. Semplicemente dovrebbero essere motivati da insegnanti «carismatici». Con questa parola egli intende la capacità di intercettare l´entusiasmo, che è una prerogativa giovanile, attraverso la fascinazione, e nella fascinazione far passare i contenuti culturali trasmessi con rigore e serietà. E per corroborare la sua tesi cita, e non è la prima volta, la frase nientemeno che di San Paolo: “Non intratur in veritatem, nisi per caritatem”.
Tutto questo ha a prima vista un fondo di verità: se ci fosse amore nel docente, ci sarebbe amore anche nei ragazzi. Ma siccome, come ci insegna il buon Machiavelli, non dobbiamo immaginare una scuola che non si è mai vista da nessuna parte e che non può realizzarsi da nessuna parte, ma bisogna guardare alla realtà effettuale della cosa, il discorso di Galimberti fa acqua da tutte le parti. Ma insomma ve li figurate 800000 insegnanti, magari dopo decenni di precariato e condannati a una vita di sopravvivenza, dotati di carisma, ottimisti, entusiasti trasmettitori del sapere, indefessi lavoratori, sempre col sorriso sulle labbra, incuranti dell’apatia degli alunni, capaci di sfidare l’impossibile? Ma questa sarebbe una fede, non un lavoro!
Si rassegni, caro prof. Galimberti, non possiamo essere così. E magari ci vada lei, a fare il docente carismatico, per mille euro al mese…"

Ciao
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Vecchio 17-09-2006, 14.17.40   #2
Patri15
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Riferimento: Insegnanti carismatici

Io mi domando: perchè una persona che non ha nulla da trasmettere con entusiasmo, pretende di fare l'insegnante?

E facendolo, trasmette il suo sapere in proporzione allo stipendio?

Sappiamo tutti purtroppo cosa sia il precariato, ma nel mondo della scuola, della cultura, della possibilità di coinvolgere i giovani nella gioia del conoscere, l'insegnante non dovrebbe essere come dice Galimberti una figura carismatica?
Patri15 is offline  
Vecchio 17-09-2006, 20.15.19   #3
meditando
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Riferimento: Insegnanti carismatici

Prima di tutto chi ha scritto quella lettera sapeva benissimo, prima di decidere di fare l’insegnante, a cosa andava incontro; le condizioni degli insegnanti si conoscono ormai da decenni e se lei è ancora dentro significa che le va bene così.

L’insegnante ha, per il ruolo che svolge una responsabilità, ma se provate a parlare con qualsiasi degli 800000 di cui si parla, di responsabilità per quel ruolo troverete al massimo un 2 o 3%, per il resto vi accorgerete che le uniche loro preoccupazioni sono: il contratto di lavoro, i concorsi, le problematiche sindacali e via scorrendo in questo ordine di argomentazioni. Il problema degli alunni è talmente lontano dai loro pensieri che il solo pensare di andare ad insegnare li fa sobbalzare; ma come, dicono, con quello che ci danno dobbiamo anche insegnare?

Sicuramente hanno i loro problemi, ma non sono solo quelli da loro denunciati, i loro problemi sono la formazione scadente che hanno, la cultura del lavoro che hanno, la loro inconsapevolezza, non so quanto involontaria, del danno che recano a degli esseri umani che gli sono affidati, venendo meno al ruolo di responsabilità che si sono assunti. Probabilmente, quindi, è anche un problema di formazione. Infatti molti di loro vengono da una scuola che si è comportata con loro così come loro si comportano con i loro alunni; se semini patate non puoi che raccogliere patate; ma non tinteglielo perché loro sono convinti di essere preparati.

La scuola ha un valore primario in una società, ma oltre ai problemi economici la scuola ha anche un problema di cultura della formazione, un problema di chi insegna agli insegnanti.

Ha ragione la nostra insegnante quando dice che Galimberti vorrebbe una scuola che non c’è, ma non c’è non per i motivi che crede lei ma perché lei ha in testa quei motivi che gli sembrano validi e giustificativi, e non le passa nemmeno per la testa di essere anche lei responsabile della situazione, ma lei questo non lo ammetterà mai.

Si potrebbe anche parlare di che tipo di insegnamento, di formazione dovrebbero trasmettere ai ragazzi, ma questo è un altro argomento, molto importante ma OT per questo 3d.
meditando is offline  
Vecchio 17-09-2006, 22.08.24   #4
VanLag
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Riferimento: Insegnanti carismatici

Citazione:
Originalmente inviato da Patri15
Io mi domando: perchè una persona che non ha nulla da trasmettere con entusiasmo, pretende di fare l'insegnante?
Secondo Robert M Pirsig autore de: - Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta - (ed Gli Adelfi) le responsabilità in merito all’insegnamento vanno ricercate molto indietro nel tempo, quando il pensiero umano si formava secondo ben precise direttive. Inutile dire che la sua analisi, che sprimaccia la filosofia fin dal suo nascere, mi trova abbastanza d’accordo. Riposto il brano del libro perché secondo me allarga la mente, anche se non è una risposta diretta alle tue domande.

Ho riletto Aristotele, cercando tutto il male che appare nei frammenti di Fedro, ma non l’ho trovato. Ci ho trovato invece quasi esclusivamente un’ottusa raccolta di generalizzazioni, molte delle quali ingiustificabili alla luce delle conoscenze moderne; la loro struttura è molto rudimentale e ha un aspetto primitivo, lo stesso degli antichi vasi greci nei musei. Sono sicuro che se ne sapessi di più non la troverei affatto primitiva, ma così non riesco a capire cosa provocasse la rabbia di Fedro. Certo non vedo in Aristotele una fonte basilare di valori positivi o negativi.
La retorica è un’arte, incominciava Aristotele, perché può essere ridotta ad un ordine razionale. Questa affermazione lasciò Fedro esterrefatto. Era preparato a decodificare messaggi estremamente sottili e sistemi di grande complessità, e invece si trovava davanti una scemenza come quella!
La retorica può essere divisa da una parte in dimostrazioni ed argomenti particolari, dall’altra in dimostrazioni generali. Le dimostrazioni particolari possono essere divise a loro volta in metodi dimostrativi e tipi di dimostrazione. I metodi dimostrativi sono le dimostrazioni artificiali e le dimostrazioni non artificiali. Delle dimostrazioni artificiali fanno parte le dimostrazioni etiche, quelle emotive e quelle logiche. Tra le dimostrazioni etiche vi sono la saggezza pratica, la virtù e la buona volontà. I metodi particolari che utilizzano le dimostrazioni artificiali di tipo etico implicanti la buona volontà richiedono la conoscenza delle emozioni; Aristotele, per coloro che le avessero dimenticate ne fornisce l’elenco. Sono la collera, l’odio (a sua volta divisibile in disprezzo, rancore e insolenza), la tenerezza, l’amore ovvero l’amicizia, il timore, la fiducia, la vergogna, l’impudenza, l’indulgenza, la benevolenza, la pietà, la giusta indignazione, l’invidia e l’emulazione.
Ricordate la descrizione della motocicletta che feci nel Sud Dakota? Quella in cui venivano enumerate dettagliatamente le sue varie componenti e funzioni? Vedete la somiglianza? Fedro era convinto che quello stile intellettuale avesse avuto qui le sue origini. Infatti una pagina dopo l’altra, Aristotele tirava avanti come un qualunque istruttore tecnico di terz’ordine, dava un nome a ogni parte, mostrava le relazioni reciproche, ogni tanto inventava una nuova relazione tra le cose nominate, e poi attendeva la campanella per andare a ripetere la lezione in un’altra classe.
Invano Fedro cercò tra le righe un solo dubbio, una sola inquietudine. Trovò soltanto l’eterna boria dell’accademico di professione. Aristotele pensava davvero che i suoi studenti sarebbero stati retori migliori, dopo avere imparato quella sequela di nomi e di relazioni? E se per caso non lo pensava era davvero convinto di insegnare retorica?
Fedro credeva di si. Dallo stile, nulla indicava che Aristotele si sognasse di dubitare di Aristotele. Secondo Fedro, Aristotele era spaventosamente soddisfatto della sua piccola mania di dare un noma ed una classificazione ad ogni cosa. Vedeva in lui il prototipo dell’insegnante tronfio ed ignorante che per secoli, con questo ottuso rituale analitico, con questo cieco, vacuo ed eterno dare nomi alle cose ha ucciso lo spirito creativo dei suoi allievi.


VanLag is offline  
Vecchio 21-09-2006, 01.53.48   #5
salice
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Un insegnante, un educatore, deve avere una grande passione per quello che fa , entusiasmo, altrimenti crea solo disastri nei cuori dei ragazzi. Ci sono pochi educatori che amano veramente quello che fanno, ma mi sembra che alla lunga spesso l’entusiasmo svanisce, e rimangano tecniche di insegnamento che si ripetano anno dopo anno.
Con i stipendi dei professori in Italia e con la scarsa mobilitazione difficile avere educazione di qualità.
L’educazione è la “valvola di sfogo” per molte discipline universitarie, e dopo anni di precariato, una volta entrati – difficilmente uno lascia il posto soltanto perché “non sa insegnare”. Conosco d’altra parte persone che si occupano di altre cose ma gli piacerebbe tantissimo fare questo mestiere, ma – non si fa insegnante presentando una domanda al ministero o alla scuola. Perciò questa paralisi blocca il ricambio o la “selezione naturale “ come la chiamerei.

E a proposito di Pirsig, caro VanLag - il suo racconto della sua esperienza da insegnante in un college americano è memorabile, ma sappiamo come è finita…
salice is offline  

 



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