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Vecchio 31-10-2006, 14.07.20   #1
bomber
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Gli Americani

A Vicenza si "combatte" contro la base Usa


Toni Fontana




Piazza
dei Signori, gioiello palladiano, cuore della città elevata dall´Unesco
al rango di patrimonio dell´umanità, dista meno di un chilometro e
mezzo dai quartieri settentrionali. Qui, tra le case, dovrebbe sorgere
la più grande base americana d´Europa, una fortezza destinata ai fanti
che tornano dall´Iraq e dall´Afghanistan.

Da ieri la colata di
cemento appare più vicina, più probabile, anche se la battaglia attorno
alla realizzazione della Ederle 2 si annuncia ancora lunga e tormentata
e sarà un referendum a dire, almeno qui, l´ultima parola, prima che
Roma decida in via definitiva.
Il centrodestra che amministra la città (24 seggi su 41) ha presentato
ieri il documento messo a punto dal sindaco Enrico Hullweck, leghista
transitato in Forza Italia, grande amico di Berlusconi e regista
dell´operazione. E dopo una lunga notte di dibattiti in consiglio
comunale si è schierato nettamente per il sì con 21 voti favorevoli, 17
contrari e due astenuti.

Per
una volta il Giornale di Vicenza, impegnato in una campagna
violentissima contro sindacalisti e semplici cittadini contrari alla
mega-base, ha colto nel segno annunciando ieri «una giornata storica
per la città». Mentre la piazza gremita all´inverosimile urlava e
fischiava in direzione della Loggia del Capitanato, nella sala della
Bernarda, il centrodestra ha spianato la strada «all´accoglimento nel
territorio comunale di Vicenza della 173° brigata aviotrasportata degli
Stati Uniti».

Ma ora comincia la battaglia vera. «Questo
consiglio comunale * spiega Giancarlo Albera, coordinatore dei comitati
per il No * non possiede sufficiente legittimità per prendere una
decisione di questa portata. La gente dovrà dire la sua, gli americani
vogliono militarizzare la città, costruirne un´altra dentro la nostra.
Ora sfoggiano sorrisi, ma sono pronti a dare il via ad una colata di
700mila metri cubi di cemento».
Nella piazza, affollata da almeno 2 mila manifestanti, si sono
intrecciate le varie anime della protesta. Nei comitati per il No,
promotori di un referendum popolare cittadino, ci sono cittadini
impauriti dai rischi che la nascita del complesso americano comporta.
Francesco Scalzotta abita a Longara ad una decina di chilometri da
Vicenza dove ha sede un misterioso deposito di armi americane. «Da 40
anni conviviamo con questa base dove sono custodite armi e munizioni.
Non ci hanno mai spiegato cosa c´è all´interno, ci tengono mine
nucleari?».

Con
la gente dei quartieri si sono mischiati i ragazzi dei centri sociali
che hanno fatto un baccano infernale. Sono arrivati con carri armati,
mitragliatrici e missili di cartapesta, trombe da stadio e fischietti,
bandiere e stendardi contro Bush e le tutte le guerre. C´erano bandiere
dei Ds e di Rifondazione, tante quelle rosse della Cgil.

Oscar
Mancini, segretario della Cgil vicentina è uno dei promotori della
protesta e per questo è bersaglio di violentissimi attacchi da parte
dei fogli della Confindustria. «Se faranno la base a guadagnarci
saranno solo i grandi costruttori, mentre in tutta Europa vengono
ridiscusse le servitù militari e chiuse le basi qui vogliono realizzare
un mega-impianto destinato alla terapia di decompressione per i soldati
che tornano dalle guerre e partono per nuovi conflitti. Si prospetta
uno scempio urbanistico in una delle zone verdi di Vicenza. Per il
governo di Prodi non è facile modificare la scelte imposte da
Berlusconi, ma noi dal ministro Parisi ci aspettiamo una presa di
posizione chiara e decisa».


In effetti quella di Vicenza è una tipica commedia
all´italiana. All´epoca della politica estera fatta con le pacche sulle
spalle («amico George, amico Silvio») Berlusconi ed il sindaco Hullweck
si sono accordati di nascosto con Washington. Come ha ricordato il
capogruppo Ds in consiglio comunale Luigi Paletto rivolto al sindaco
«lei ha tenuto all´oscuro la città ed il consiglio comunale nascondendo
un evento destinato da incidere sull´assetto urbanistico e sociale per
i prossimi decenni». I rappresentanti dell´Unione hanno usato toni
simili esprimendosi per un «no chiaro, forte, incondizionato e
definitivo». Mentre alcune centinaia di lavoratori civili della base
Usa sfilavano dietro una grande cartello con la scritta «Si al Dal
Molin», migliaia di persone hanno invece detto ieri No. E,
probabilmente a gennaio, sarà il referendum a svelare se i Sì, oggi in
maggioranza, riusciranno a fermare la colata di cemento
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Vecchio 01-11-2006, 00.20.52   #2
Weyl
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Riferimento: Gli Americani

E' un discorso vecchio, ma lo riprendo.
Lo riprendo un po' "lateralmente".
Vedi, caro amico, quando si perde una guerra: ossia, si attacca qualcun altro, gli si spara, si pretende di appropriarsi di qualcosa di suo, però, purtroppo, alla fine si perde... Beh, occorre accettare certe condizioni che permettano ai propri figli e nipoti di "immaginarsi" un futuro.
Ne' il governo italiano, nè, tantomeno, il Comune di Vicenza, possono nulla nei confronti di accordi sottoscritti 60 anni fa che garantivano l'interesse generale del Paese.
O pensi che Vicenza sia stata scelta a caso?
Si tratta della provincia norditaliana il cui elettorato, cattolico e moderato, ha mostrato negli anni la maggior stabilità ed il migliore dei terreni d'impianto possibili.
Vedi, giocare al bluff può andare bene qualche volta, tradire e abbandonare i propri alleati può ancora andar bene, purchè questi ultimi perdano pesantemente e senza possibilità di riscatto.
Ma con chi vince non si scende a patti, nè si gioca più di tanto.
La sostanziale pazienza della vostra terra paga debiti di un paio di generazioni fa: lascia perdere la solita solfa antiberlusconiana, perchè ormai, per fortuna, ai "duri e puri" di questo Paese colabrodo non crede più nemmeno Topo Gigio.
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Vecchio 01-11-2006, 23.25.15   #3
bomber
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Originalmente inviato da Weyl
E' un discorso vecchio, ma lo riprendo.
Lo riprendo un po' "lateralmente".
Vedi, caro amico, quando si perde una guerra: ossia, si attacca qualcun altro, gli si spara, si pretende di appropriarsi di qualcosa di suo, però, purtroppo, alla fine si perde... Beh, occorre accettare certe condizioni che permettano ai propri figli e nipoti di "immaginarsi" un futuro.
Ne' il governo italiano, nè, tantomeno, il Comune di Vicenza, possono nulla nei confronti di accordi sottoscritti 60 anni fa che garantivano l'interesse generale del Paese.
O pensi che Vicenza sia stata scelta a caso?
Si tratta della provincia norditaliana il cui elettorato, cattolico e moderato, ha mostrato negli anni la maggior stabilità ed il migliore dei terreni d'impianto possibili.
Vedi, giocare al bluff può andare bene qualche volta, tradire e abbandonare i propri alleati può ancora andar bene, purchè questi ultimi perdano pesantemente e senza possibilità di riscatto.
Ma con chi vince non si scende a patti, nè si gioca più di tanto.
La sostanziale pazienza della vostra terra paga debiti di un paio di generazioni fa: lascia perdere la solita solfa antiberlusconiana, perchè ormai, per fortuna, ai "duri e puri" di questo Paese colabrodo non crede più nemmeno Topo Gigio.


Si mi domando quanto tempo dovrà durar questo debito con gli stati uniti ???
penso che ormai sia ora di cambiare la strategia ... e non pensare di essere in debito per tutta l'eternità ... insomma svegliarsi un attimo ...
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Vecchio 02-11-2006, 01.31.27   #4
olypaul
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Su questi argomenti è emblematica una celebre frase pronunciata dal Marchese del Grillo interpretato da Alberto Sordi, il quale rivolgendosi ai popolani disse:

''Perchè io sò io, e voi non siete un *****!''

Fiaccolate di protesta e raccolta di firme non servono a niente, prevalgono le ragioni del più forte, alle cui esigenze i deboli sono costretti a sottostare.
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Vecchio 02-11-2006, 11.02.15   #5
bomber
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Originalmente inviato da olypaul
Su questi argomenti è emblematica una celebre frase pronunciata dal Marchese del Grillo interpretato da Alberto Sordi, il quale rivolgendosi ai popolani disse:

''Perchè io sò io, e voi non siete un *****!''

Fiaccolate di protesta e raccolta di firme non servono a niente, prevalgono le ragioni del più forte, alle cui esigenze i deboli sono costretti a sottostare.



bene ... beh immagino che il sindaco di Vicenza potrebbe essere poi licenziato dai suoi datori di lavori (ovvero noi ) in caso di proteste acclamate e molto forti ... più la protesta è forte e più il sindaco e la giunta non può certo rimanere indifferente e costretta a fare qualcosa ..
Va bene che gli Americani hanno vinto, ma ormai sono passati quasi 70 anni arebbe ora di capire quanto ancora dovremo pagare per questa sconfitta ....
monetizziamo forse sarebbe più conveniente ... paghiamo una volta per tutti e basta con la sudditanza agli stati uniti ...
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Vecchio 02-11-2006, 13.11.47   #6
Weyl
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Una soluzione esiste

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bene ... beh immagino che il sindaco di Vicenza potrebbe essere poi licenziato dai suoi datori di lavori (ovvero noi ) in caso di proteste acclamate e molto forti ... più la protesta è forte e più il sindaco e la giunta non può certo rimanere indifferente e costretta a fare qualcosa ..
Va bene che gli Americani hanno vinto, ma ormai sono passati quasi 70 anni arebbe ora di capire quanto ancora dovremo pagare per questa sconfitta ....
monetizziamo forse sarebbe più conveniente ... paghiamo una volta per tutti e basta con la sudditanza agli stati uniti ...

Ed è quella che, da sempre, è stata applicata nelle controversie internazionali, allorquando determinati accordi non si potevano o non si volevano più rispettare.
Si fa, in questi casi, una cosa molto semplice: cioè si stracciano i patti.
Il governo italiano (non certo il comune di Vicenza o il suo sindaco, i quali non hanno giurisdizione in termini di relazioni tra Stati sovrani) dovrebbe semplicemente inviare, tramite il proprio ambasciatore a Washington, la richiesta di ritiro immediato delle forze USA dalle proprie basi dislocate in territorio italiano.
Dovrebbe specificare i tempi e le condizioni del ritiro ed annunciare, contestualmente, l'esecuzione forzata della richiesta ove la stessa venisse disattesa dagli Stati Uniti d'America.

Naturalmente, occorrerebbe ottenere il consenso degli altri stati membri dell'UE, vista la delicatezza degli equilibri internazionali che verrebbero rotti con tale decisione.
Risulterebbe, inoltre, necessario allertare le Forze Armate e prepararsi ad una guerra, dato l'irrinunciabile valore strategico che le nostre basi rappresentano per gli USA.
Con ogni probabilità le forze americane reagirebbero al nostro attacco con tutti i mezzi strategici e militari a loro disposizione.
Non credo che, date le forze in campo, avremmo grandi probabilità di spuntarla, per cui il nostro Paese dovrebbe predisporsi ad un lungo conflitto principalmente organizzato sulla guerriglia e sul terrorismo, unici strumenti che la storia recente ha mostrato essere efficaci nei confronti del potere militare statunitense.
Ma il comune di Vicenza potrebbe intervenire, a quel punto, per organizzare al meglio le azioni di resistenza e gestire la guerriglia sul territorio.
E' molto probabile che le attività economiche della città e provincia verrebbero azzerate ed è del tutto certo che l'intera regione conoscerebbe, per qualche anno, uno stato di miseria e di degrado come in tutta la sua storia mai si vide.
Ma poi, con ogni probabilità, l'intera zona transiterebbe sotto un regime di protettorato americano, comincerebbero a circolare dollari e, data l'indole laboriosa e mite delle popolazioni, nel giro di una generazione o due tornerebbe il benessere.

Naturalmente, il problema delle basi militari non sussisterebbe più, trattandosi di un territorio non più sovrano.
E tutti, anzi no, "alcuni", cioè i sopravvissuti, vivrebbero felici, yankee e contenti.
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Vecchio 02-11-2006, 23.07.43   #7
Bige
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Io sono di Vicenza, quindi credo di avere una certa voce in capitolo. Innanzi tutto voglio precisare che il giorno della manifestazione anti-americana mi trovavo anch' io a Piazza dei Signori (di passaggio) e sono rimasto allibito dal numero di persone. Ma non nel senso che la Piazza era "gremita all' inverosimile" come è scritto nell' articolo qui sopra. Infatti era stato preannunciato che la manifestazione avrebbe contato circa 10000 persone, invece ce n' era uno sparuto migliaio o poco più. Tutta gente dei centri sociali, con tanto di falce e martello e capelli rasta... qua e la anche qualche estremista di destra che faceva finta di non vedere tutte le magliette del Chè. Si sono messi tutti vicini per farsi scattare le foto ed essere filmati dalla tv e dopo qualche oretta se ne sono andati tutti. Un flop terribile. Tuttavia non mi stupiscono affatto i toni pomposi che la stampa di sinistra usa per descrivere l' evento, ma sappiate che sono tutte gonfiature. Non c'è stata nessuna mobilitazione generale dei Vicentini per insorgere contro gli americani. Adesso vi spiego quello che invece pensa la maggior parte delle persone medie di Vicenza: sono favorevoli. Per l' ingrandimento della caserma sarà speso 1 miliardo di euro che andrà tutto nelle tasche di medie imprese edili della zona. I bar e altri esercizi del genere, come ad esempio il bowling, avrà dei clienti assicurati per tutti gli anni a venire. Per non parlare di tutti gli altri piccoli esercizi commerciali. Si sa che gli americani hanno capacità di risparmio pari a zero . Comunque la proposta di referendum è stata respinta dal comune quindi la base è già decisa.
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Vecchio 02-11-2006, 23.29.50   #8
bomber
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Ed è quella che, da sempre, è stata applicata nelle controversie internazionali, allorquando determinati accordi non si potevano o non si volevano più rispettare.
Si fa, in questi casi, una cosa molto semplice: cioè si stracciano i patti.
Il governo italiano (non certo il comune di Vicenza o il suo sindaco, i quali non hanno giurisdizione in termini di relazioni tra Stati sovrani) dovrebbe semplicemente inviare, tramite il proprio ambasciatore a Washington, la richiesta di ritiro immediato delle forze USA dalle proprie basi dislocate in territorio italiano.
Dovrebbe specificare i tempi e le condizioni del ritiro ed annunciare, contestualmente, l'esecuzione forzata della richiesta ove la stessa venisse disattesa dagli Stati Uniti d'America.

Naturalmente, occorrerebbe ottenere il consenso degli altri stati membri dell'UE, vista la delicatezza degli equilibri internazionali che verrebbero rotti con tale decisione.
Risulterebbe, inoltre, necessario allertare le Forze Armate e prepararsi ad una guerra, dato l'irrinunciabile valore strategico che le nostre basi rappresentano per gli USA.
Con ogni probabilità le forze americane reagirebbero al nostro attacco con tutti i mezzi strategici e militari a loro disposizione.
Non credo che, date le forze in campo, avremmo grandi probabilità di spuntarla, per cui il nostro Paese dovrebbe predisporsi ad un lungo conflitto principalmente organizzato sulla guerriglia e sul terrorismo, unici strumenti che la storia recente ha mostrato essere efficaci nei confronti del potere militare statunitense.
Ma il comune di Vicenza potrebbe intervenire, a quel punto, per organizzare al meglio le azioni di resistenza e gestire la guerriglia sul territorio.
E' molto probabile che le attività economiche della città e provincia verrebbero azzerate ed è del tutto certo che l'intera regione conoscerebbe, per qualche anno, uno stato di miseria e di degrado come in tutta la sua storia mai si vide.
Ma poi, con ogni probabilità, l'intera zona transiterebbe sotto un regime di protettorato americano, comincerebbero a circolare dollari e, data l'indole laboriosa e mite delle popolazioni, nel giro di una generazione o due tornerebbe il benessere.

Naturalmente, il problema delle basi militari non sussisterebbe più, trattandosi di un territorio non più sovrano.
E tutti, anzi no, "alcuni", cioè i sopravvissuti, vivrebbero felici, yankee e contenti.


beh penso e presumo che l'america non avrebbe interesse a scatenare una guerra contro l'italia senza prima discuterne ... mi sembra che sia un po pessimista tu ....
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Vecchio 03-11-2006, 02.57.58   #9
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Originalmente inviato da Bige
Io sono di Vicenza, quindi credo di avere una certa voce in capitolo. Innanzi tutto voglio precisare che il giorno della manifestazione anti-americana mi trovavo anch' io a Piazza dei Signori (di passaggio) e sono rimasto allibito dal numero di persone. Ma non nel senso che la Piazza era "gremita all' inverosimile" come è scritto nell' articolo qui sopra. Infatti era stato preannunciato che la manifestazione avrebbe contato circa 10000 persone, invece ce n' era uno sparuto migliaio o poco più. Tutta gente dei centri sociali, con tanto di falce e martello e capelli rasta... qua e la anche qualche estremista di destra che faceva finta di non vedere tutte le magliette del Chè. Si sono messi tutti vicini per farsi scattare le foto ed essere filmati dalla tv e dopo qualche oretta se ne sono andati tutti. Un flop terribile. Tuttavia non mi stupiscono affatto i toni pomposi che la stampa di sinistra usa per descrivere l' evento, ma sappiate che sono tutte gonfiature. Non c'è stata nessuna mobilitazione generale dei Vicentini per insorgere contro gli americani. Adesso vi spiego quello che invece pensa la maggior parte delle persone medie di Vicenza: sono favorevoli. Per l' ingrandimento della caserma sarà speso 1 miliardo di euro che andrà tutto nelle tasche di medie imprese edili della zona. I bar e altri esercizi del genere, come ad esempio il bowling, avrà dei clienti assicurati per tutti gli anni a venire. Per non parlare di tutti gli altri piccoli esercizi commerciali. Si sa che gli americani hanno capacità di risparmio pari a zero . Comunque la proposta di referendum è stata respinta dal comune quindi la base è già decisa.

Non avevo alcun dubbio al riguardo dell'atteggiamento medio dei veneti o dei vicentini in particolare.
Le mie erano, intenzionalmente, posizioni iperboliche e caricaturali.
So bene che Vicenza non è Livorno e neppure Bogotà: dalle vostre parti la gente si "scalda" lavorando, non discutendo di politica.
E ciò che prevale è il sano buon senso di chi calcola e considera prima di tutto vantaggi ed opportunità sociali di ogni cambiamento: non certo le rilevanze partitiche della "squadra del cuore".
D'altra parte gli americani, che fessi non sono (ingenui magari, superficiali forse, ma fessi proprio no), non è mica per caso che hanno scelto Vicenza per metterci la loro base più importante in sudeuropa.

Francamente, mi sia concessa questa divagazione, se non fosse per le donne, saccenti e scorbutiche come nel resto del Paese, il veneto non sembrerebbe neppure una regione italiana ( e quando dico veneto, intendo anche il trentino e la venezia giulia, che mi paiono sostanzialmente simili).
Ma, per il resto, la tendenza all'ordine, alla lealtà sociale, il senso di disciplina, la dedizione al lavoro, lo scarso amore per la polemica e l'ambizione al benessere, sembrano in tutto quelli del resto d'europa.
Weyl is offline  

 



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